Sostiene Moon

post 172

 

Un piccolo omaggio blasfemo a un grandissimo scrittore a me vicino… spero mi perdoni la messa in burla. Ma sono certa che lo farà. 

 

 

Sostiene Moon che la mattina sente una canzone nella testa, I’m strong enought, che non si ricorda le parole, ma solo questo pezzetto del ritornello e se lo ripete all’infinito, nuovo mantra, per darsi forza.

Moon sostiene che la vita sta facendo la difficile, le tiene il muso, fa le bizze come una bambina viziata, ma lei, sostiene, non si farà prendere per i capelli.

Sostiene Moon che da quel cunicolo c’è già passata e che l’età a qualcosa servirà pure, diamine!, o deve solo servire a farsi dire da Little Boss che è vecchia perché non chiude le finestre sul telefonino? Moon racconta di serate troppo brevi e notti un po’ inquiete, di risvegli con il cuore che batte come un tamburo e di analisi che ancora vanno male. Ma sostiene, Moon, che nonostante tutto tiene botta, che le cose sa che si aggiusteranno. E lo sa perché, quando è in macchina, parcheggiata sotto la casa del suo ex, e le vengono in mente mille pensieri e si preoccupa per Little Boss e si preoccupa per sé e il suo futuro e le cose sembrano diventare grigie, ecco che arriva lei, Little Boss; la piccola sfodera un sorriso, le fa la linguaccia e gli occhi storti, apre la macchina e inizia a parlare come se non ci fosse un domani e deve raccontarle tutto, ma tutto tutto(avete presente la scena dei Goonies?)e poi è vero che il cervello di Moon è sovraccarico di info, ma è anche felice, felice come non mai, ha un tesoro che la accompagna giorno dopo giorno, che brilla tanto forte da riuscire a donarle un po’ di quella luce, e allora tutto, ma tutto tutto, passa in secondo piano, si rende conto che ciò che conta lei lo ha già. E dito medio a quelli che la odiano. Perché Moon sente l’oroscopo la mattina, mentre scende dal suo monticello per portare Little Boss a scuola, su RDS c’è Branco (con quella voce odiosa, diciamocelo, e quelle parole che non sanno né di me né di te) e lui dice che ci sono persone che la odiano e che riescono a metterle, anche oggi, i bastoni tra le ruote. Ma Moon, sostiene, fa il dito medio anche a Branco, e se la ride per una piccola vittoria legale: se qualcuno mi odia (non ha dubbi, Moon, che sia così, e potrebbe tranquillamente fare il nome del suo ex) io ho fatto tanto per costruire ciò che ho e è talmente solido che non riuscirà a sfondarlo, nonostante sia un Ariete. Tiè, aggiunge Moon, sostenendolo.

Moon sostiene, ancora, che le serate se ne vanno via come le noccioline all’aperitivo, tra un ripasso dell’Illuminismo (che poi Little Boss ha il compito) e la spiegazione delle subordinate, i pomeriggi scappano tra la palestra* e il circolo di lettura, tra le lezioni di chitarra e l’orientamento per le superiori, tra le due ore per il sesso, rubate, (sempre due Wal, sono intransigente, amare ha bisogno del suo tempo) e la telefonata a un amico, tra il ragù, ché ogni tanto bisogna anche cucinare, e l’impasto per i biscotti di pan di zenzero a lavoro (sì, fuori orario, ma il lavoro è anche questo, metterci passione).

Sostiene Moon che le manca la tastiera, ma che quando vede il calendario sul telefono le piglia un colpo: ci sono più pallini grigi che numeri, lì. Ci sono le elezioni per il consiglio di istituto (e che, non si propone, Moon, come presidente, visto che non lo fa nessuno?), le riunioni a scuola, gli scioperi, il dentista, le cresime…

Ma Moon sostiene anche che domenica chiappa l’Amico Speciale e lo porta a teatro. Giusto per…

Mi gonfierà il cervello?, chiede lui.

Lo spero proprio, sennò che ci andiamo a fare?, risponde Moon.

Moon sostiene che l’esproprio della tastiera è solo un momento, una cosa che finirà. Il suo Capo le dice: Come farai, poi, quando non avrai tutti questi impegni? Sentirai un gran vuoto.

Moon sostiene che lo riempirà con la scrittura.

 

ah… lascio la canzone. Eh. Il meglio sarebbe leggere ascoltando la canzone.

Manco mi piace tanto… (troppo discotecara), ma ci sta.

Ci sta.

 

 

 

 

 

Lavori in corso

post 165.jpeg

 

 

È davvero tanto che non prendo la tastiera in mano per scrivere, un po’ troppo. Mi devo preoccupare? Istintivamente direi di sì, come se facessi fatica a riconoscermi senza il ticchettio delle mani sui tasti. Se però ci penso bene bene invece direi che dovrei esserne sollevata. So perfettamente che scrivo tantissimo solo quando sto male. Quindi 2+2… ma tutte queste supposizioni sono solo esperienziali, dettate da quello che ho fatto prima. Quindi potrebbero valere quello che valgono: nulla. Oppure sì, chi lo sa. Sono dubitativa, oggi.

Va da sé però che occuparsi della dieta (e tra pochi giorni anche della palestra) richiede un grande dispendio di energie: le verdure, parte principale dei miei pasti e di quelli di Little Boss, devono necessariamente essere cucinate. Stop alle soluzioni easy to eat, in stile Metti due sofficini in forno e tra che ci sei infilaci anche le crocchette di patate, che le patate piacciono sempre a tutti, anche se sono finte.

E quindi il mio Tempo è rubato dalle verdure, in sintesi. Zucchine fedifraghe. Carote infingarde. Insalata crudele. Ok, l’insalata no, lo so che si fa in due secondi.

Poi ci sono altre cose che mi assorbono, diciamo così. La festa (le feste!) di Little Boss sono andate alla grande. Anche grazie all’Amico Speciale, redento. Era con me il giorno prima per cucinare, sbafandosi un po’ dell’impasto del dolce, era con me il giorno stesso per addobbare casa, almeno dieci palloncini con la scritta Sei vecchia, tredicenne (la sua rivincita personale, per tutte le volte che lei lo dice a lui), era con me il sabato sera, ad accompagnarla e riprenderla alla cena al Ristorante con gli amici (praticamente ha festeggiato a casa anche lì, ricevendo abbracci e baci da tutti. E pure la torta omaggio). La settimana passata non l’avrei affrontata bene da sola. Grazie a lui è stata davvero bella.

E poi c’è un nuovo trasloco che mi assorbe. No. Non il mio, nonostante un po’ di maretta (in cui, stavolta, non c’entro nulla), il mio affitto è al sicuro. Ma l’Amico Speciale invece trasloca. Dopo aver venduto la sua immensa casa adesso si restringe in un appartamento. Ottima scelta, direi. Solo che l’appartamento (grazioso quasi quanto il mio, e decisamente più grande) ha bisogno di qualche lavoretto. Ben pochi, più che altro una ripulita. E quindi oggi eravamo dietro alle tinte per le pareti.

Perché non colori ogni stanza?

Perché, il bianco non va bene?

Sì, ma è monotono, non credi? Vedi la volta? Riprendi il bianco lì e poi sotto fai uno stacco. Visto che hai la testiera del letto a forma di sole (che ha fatto nella sua fase Lavoro il ferro)ci starebbe bene un giallo. E poi lì ci metti quel quadro (che ha fatto nella sua fase Dipingo i quadri), che riprende lo stesso colore.

La faccia che ha fatto non ve la descrivo. Ma era un misto tra il divertito e lo scassato. Ma più sul divertito.

E nella stanza degli ospiti che colore ci vuoi?, ha chiesto.

Pensavo a un colore sul mattone, ma più chiaro. Ci facciamo delle spugnature?

E, vinto dall’idea delle spugnature, ha recuperato dei campioni di colore e poi ci siamo messi a guardare tutorial su You tube, imbroccando in un tizio che ho eletto ormai a mio nuovo mito, un certo Ciro, imbianchino di Napoli, che spiega tutte le tecniche alla perfezione, usando un linguaggio extra semplice (per idioti, ndr): quindi diluiamo il fissante del 20%. Ciò significa che se mettiamo un litro di prodotto, metteremo 20 cl di acqua, come vi faccio vedere qui.  Che chissà, magari per qualcuno è davvero necessario ribadire che i mobili e i battiscopa vanno protetti prima di tinteggiare. E che bisogna seguire le istruzioni sulla latta di vernice per la diluizione. In ogni caso l’ho seguito ammirata. Anche perché per ogni prodotto o utensile che mostrava nel video dava anche il costo approssimativo e io, che sono abbastanza calcolatrice, ho apprezzato.

La fine della storia è che dopo ore di visione video (in cui il mio amore per Ciro cresceva) l’Amico Speciale ha detto: davvero, ma il bianco no? Vuoi fare le velature, l’effetto guantato, lo stile impero? Mi pare un pelino impegnativo…

E come dargli torto? Ciro per fare una parete ci ha messo 3 giorni! Bella eh. Ma lasciamolo fare a Ciro, che si vede che ha passione, che le pareti le ama. Abbiamo concordato per un colore tenue e a tinta unita. Niente effetti. Per ora…

E quel quadro che stava tanto bene in quell’angolo con la parete spugnata sul giallo?

Beh, ha trovato un’altra casa…

 

 

Autumn in the Moonverse

post 164

 

 

Ho scaricato un’applicazione sul telefono per aiutarmi nell’alimentazione. Monitoro più o meno quello che mangio e i nutrienti in fondo alla giornata, giusto per capire se sto mangiando abbastanza. Sono tre settimane ormai e devo dire che ho iniziato a fare progressi. Il mio problema principale era il fatto di non avere mai fame, saltare i pasti a piè pari, magiare cibo casuale. Il risultato principale è stato un affaticamento generale, come è ovvio. Ora a inizio settimana scrivo un menù e cerco di rispettarlo. Vario i carboidrati del pranzo, ciò implica che a volte mi porto il tegamino a lavoro: riso, farro, etc. Il mio capo e i miei colleghi mi prendono in giro, Chi si porta da mangiare al Ristorante?, ma ormai ci ho fatto il callo e devo dire che pensare al cibo mi fa sì un’enorme fatica, ma ci metto sempre meno tempo e la mia energia si sta accrescendo. Mi sveglio meglio, ho più voglia di fare le cose, sono più produttiva (il che, per una come me è il risultato principale).

Questa applicazione si connette automaticamente ai dati di un’altra app preinstallata nel mio telefono, Salute, che invece regista i passi che faccio durante il giorno (se tengo il telefono in tasca). Ho scoperto cose interessanti, qui: durante la settimana percorro una media di 7 chilometri al giorno durante le ore di lavoro, con picchi a 10 chilometri quando la sala è bella piena. Sono tanti passi. Ora capisco perché sono stanca, a volte.

Ma nonostante le mie applicazioni mi facciano capire che, tabacco a parte, sto facendo una vita sana (ok ok: solo dal punto di vista della non sedentarietà e dell’alimentazione: per lo stress non ci sono app), ho accettato di accompagnare Little Boss in palestra, che ha espresso questo desiderio per il suo compleanno (che è giovedì). Un mese di prova.

Ecco. La palestra. Vogliamo parlarne? Un posto dove tre quarti delle persone va per fare vita sociale e mostrare i completini del Decathlon. Ma cosa c’entro io, lì? Nulla, ve lo dico io. Ma Little Boss si è fissata e anche se so perfettamente che non è un posto neppure per lei (la sua posizione preferita è stesa sul divano o sul letto e se le faccio fare due passi a piedi si lamenta che è stanca), io sono sua madre e devo incoraggiarla, giusto? Ho provato con Facciamo delle belle passeggiate, qui intorno è perfetto, cavolo, stiamo in piena campagna, ci sono sentieri, anelli (ce ne è uno che facevo da sola l’anno passato completamente immerso nel verde, 7 chilometri di pura bellezza), ma nulla, lei ha 13 anni tra 4 giorni e ha le sue fisse che legge su articolini che ai miei tempi sarebbero apparsi su Cioè, e che oggi sono tutti on line sulle pagine Instagram. Quindi la accontento, mio malgrado. Si troverà una settimana da incubo, con il martedì occupato dalle lezioni di chitarra e canto (e la sera il dentista, visto che abbiamo deciso che metterà anche l’apparecchio fisso), il mercoledì e venerdì palestra, il giovedì lezione di yoga: ma si può vivere così a 13 anni?, mi chiedo. Lei non vede l’ora. Io mi auguro che le passi subito.

Insomma, questo autunno si apre con tutti questi propositi che la gente considera salutistici, mentre io non ne sono poi così convinta: sono vecchio stampo. E faccio 7 chilometri di media al giorno lavorando.

Intanto penso a nutrire anche il mio cervello, però. E leggo tanto. E penso anche a nutrire il mio cuore. E ho fatto pace con AS. Senza cedere, stavolta, solo tentando di portarlo davanti al mio punto di vista (una cosa difficilissima da capire per un uomo, lo so, e infatti lui annuiva a annuiva, ma chissà che ha capito).

Ed è andata a finire che sono giorni che mi fa regali, lui che di principio non ne faceva mai a nessuno. Io, che invece capisco un po’ di più il punto di vista maschile, me lo ha insegnato il Dottor Minchione nel suo libro, so che lo fa per farsi perdonare. Non è il mio stile, accettare regali in cambio di offese, ma so cha a lui fa stare meglio. E quindi sto meglio anche io.

Alla fine non è così difficile capire che le donne vogliono solo non essere trascurate. Io preferisco una carezza o un abbraccio o una parola, ma anche un paio di scarpe vanno bene.

E ora sono già le 8.25 di un lunedì mattina di festa, devo scappare a fare la spesa per il compleanno della mia piccola che si sta facendo grande. Ho in serbo per lei stavolta un sacco di effetti speciali. Vorrei che ricordasse questo giorno. E anche, egoisticamente, che ricordasse quanto la amo.

P.s. Il lunedì faccio di solito un migliaio di passi: vorrei che almeno la mia domenica restasse così… sull’intoccabilità del lunedì Little Boss concorda.

 

 

Funziona così:

Funziona così: quando qualcosa non va io ci provo a glissare, mi dico: non sei così ferita, te lo dovevi aspettare, dopotutto. Mi metto sul divano, accendo la tv, ci metto ore a scegliere un film, mi dirigo sugli horror, poi magari è una cagata, allora magari un bel thriller, ne scelgo uno del tutto a caso, la tv on demand ha troppa offerta, diamine!, ne posso vedere talmente tanti che non me ne va più uno.

Poi mi ricordo che io i film, da sola, non sono in grado di guardarli. È come se fosse una cosa che si può fare solo con la compagnia giusta. Tipo quella dell’Amico Speciale. Ecco, solo con lui e Little Boss sono riuscita, negli ultimi anni, a guardare la tv sentendomi tranquilla. Che poi, mi dico, se non guardo la tv e invece mi leggo un libro non è meglio? Certo che lo è. Solo che mi rompe avere un handicap. Anche se l’handicap alla fine non è che mi rovina la vita.

Insomma, comunque, stasera mi sono messa sul divano, ho pigiato i tasti del telecomando come una pazza in cerca di un film sulle ben 3 app di film on demand che ho sulla tv, ne ho scelto uno, Escape room e ho dato il via. Solo che il film non era ancora iniziato che ho iniziato a sentire qualcosa, come un formicolio. Come se non fosse giusto risolvere così. Come se non fossi nel giusto a cercare di non tirare fuori la rabbia e il dolore che ho dentro.

Ed eccomi qui, con sommo dispiacere vostro immagino, a vomitare di nuovo cose.

Il fatto è che la tv la guardavo da sola perché l’Amico Speciale stasera l’ho spedito fuori da casa mia.

Certo, io ho avuto una giornata impegnativa, mi sono alzata prestissimo (stanotte), ho lavorato 10 ore, sono andata a prendere Little Boss a scuola al volo approfittando di una breve pausa dal lavoro, sono tornata a casa per riposare, cercando di soffocare i sensi di colpa nei confronti di mia figlia (dopotutto per lei è sabato, non è colpa sua se io lavoro tanto nel weekend).

Il problema più grande che ho con l’Amico Speciale è il mio passato: non riesco a scrollarmi di dosso la relazione con il mio ex, durata tanto, più di 15 anni, e che mi ha ferito in tanti modi, ma in particolare in due modi. E c’erano delle dinamiche che per spossatezza avevo preso per normali che se rivivo ora mi colpiscono duro. Ci sono cose che il mio ex faceva e che mi facevano male. Ma io avevo smesso di dirlo: per non litigare, per non essere sempre quella che rompe le balle, perché, alla fine, non cambiava nulla. Ecco, quelle cose, quelle dinamiche, io le subivo. E basta. E ora, per un presunto rispetto di me stessa, non sono più capace di tollerarle.

Gli ho detto le cose in un modo molto crudo, lo so, quando mi ci metto sono terribile, sono un cane ferito che morde chiunque tenti di aiutarlo, sono rigida di una rigidità che di solito non mi è consona, sono il dittatore che afferma: questa è casa mia e io faccio le regole e questo non è ammesso, ma hai sempre l’opzione porta: mica viviamo insieme, mica siamo sposati, mica mi devi nulla e non ti devo nulla: vivi la tua vita come meglio credi, ma anche io devo fare lo stesso.

E io stasera ho affermato. Certo, mentre pulivo il lavello come quella che sono, una nevrotica, mentre sfacevo la lavastoviglie, che a me non piacciono le conversazioni incazzate se sto seduta, devo fare qualcosa per farmi passare la rabbia, la frustrazione.

Il risultato è sempre lo stesso: sono sola. Lui ci deve pensare. E siccome un po’ di empatia ce l’ho, io lo capisco: perché attaccarsi una sanguisuga ai coglioni che critica il mio modo di passare le giornate, che mi fa sentire una brutta copia del suo ex?

Beh. Nemmeno io la voglio, questa brutta copia.

Sono stanca di essere ferita sempre nello stesso modo.

Io questa strada l’ho già percorsa.

Non credo di meritarmelo.

E se invece sì, se invece mi merito questo, beh, allora sarà la solitudine quella mi meriterò di più.

Quello che mi fa più male, in assoluto, è che, alla fine, io queste cose me le aspettavo. Non mi stupiscono.

Ho esaurito la capacità di sorprendermi…

A volte sto anche bene

IMG_1995 2.jpeg

 

 

La settimana inizia così: una tazza di caffè mentre Little Boss ancora dorme, un salutino a Raschio, una candela alla vaniglia e i mille pensieri che mi affollano la mente.  Ho una To do list zeppa questa settimana, che è l’ultima di lavoro prima delle ferie.

Ho quindi voglia di cullarmi ancora un po’ nel dolce far niente, prima di partire alla carica. Ho voglia di scrivere qui, ancora.

Ho passato un sabato busy, come direbbe la mia Ale, il lavoro mi ha stroncato le ginocchia, ma una promessa è una promessa (mi pare sia anche il titolo di un film, sbaglio?) e ho dovuto accompagnare Little Boss in Città per sostituire il vetro del suo telefono. Trovo molto interessante il luogo verso il quale ci siamo dirette: un buco semi nascosto dove tre ragazzini (proprio: ragazzini) cinesi hanno dato un’occhiata veloce al suo smartphone e hanno detto: sessantacinque, tla mezz’ola. E in mezz’ora in effetti, mentre io, Little Boss e l’Amico Speciale ci deliziavamo il palato con una specie di the con le bolle di gelatina (se mai vi capita di andare in un Bobble Bobble non scegliete il Matcha: fa schifo alla grande, specie con le palline di Tapioca), hanno cambiato il vetro, perfetti, precisi, con la metà dei soldi che mi chiedeva il Centro Apple. Stupefacente.

Dopo questo gran risparmio ho ritenuto giusto invitare tutti per un aperitivo e una cena, quindi dopo un Coca-prosecco-birra ci siamo diretti in un locale da gourmet, adatto alle mie tasche (se voglio andare in ferie le mie tasche devono essere strettine): il mitico Mc Donald. Erano anni che non ci andavo, credo di averci portato Little Boss solo due volte e lei se ne ricorda solo una, quindi la prima volta mi sa che più che mangiare ha giocato con lo scivolo lì fuori, con grande guadagno per la sua salute. Mentre eravamo in fila, due ragazzini (l’età sarà stata quella dei cinesi del negozio) si sono fatti portare al tavolo ben 20 cheeseburger. Interessante modo di passare il sabato sera, ha detto l’Amico Speciale. Ma loro sembravano felici di quella pseudo sfida spacca stomaco. Lo sembravano un po’ meno quando io e Little Boss gli siamo passate davanti dopo una ventina di minuti per andare in bagno. Mi sono fermata davanti alle carte unte e appallottolate, erano quasi alla fine: come va ragazzi?,ho chiesto. Insomma…, ha risposto uno dei due. Tranquilli, domani sarà peggio,ho concluso. Dalle loro facce nauseate credo di non aver sbagliato oracolo.

Il sole ancora non era calato, e Little Boss fa: andiamo a giocare a bowling?

Di nuovo, sono anni che non gioco a bowling, ho pensato. E qui la conclusione è partita da sé: sono anni che non fai un cavolo di nulla!

In pratica la sala da bowling l’abbiamo aperta noi, se la russa che la gestisce mi dava una scopa sono certa che le avrei dato una mano. Che nomi mietto ragazzi?, ha chiesto poi. Mi fa sempre un po’ strano sentir parlare un russo, sembra a volte la caricatura di se stesso (un po’ come i cinesi di prima), solo che mi ributta anche negli anni ’80, in mezzo alla Guerra Fredda, e mi aspetto sempre che ne esca fuori uno scontro tra spie in stile James Bond.

Drugo, Bunny e Maude, gli faccio. Mi aspetto che qualcuno, se non lei almeno il tizio che ci dà le scarpette, colga la citazione. Ma non siamo in una sala da bowling? Possibile che nessuno, qui, abbia visto Il grande Lebowski?

A quanto pare no, visto che il tizio quasi si incazza a sentir nominare Drugo. Niente Drughi, qui! La porta è quella!

E ora siamo pari, perché come lui non ha colto la mia, di citazione, io non raccolgo la sua. Ci vuole l’Amico Speciale per spiegarmi che i Drughi sono i tifosi della Juve. Abbiamo incappato in un Interista, si vede. Maledetto calcio…

Chiarite le cose ripeto quattro volte Bunnyalla russa. Vanny?, chiede. No, Bunny, con la B di Bologna. Ah, come il coniglio!, mi fa lei. Mi arrendo. Mi becco il nome del coniglio sullo schermo. Accontentiamoci.

Little Boss rischia di rompere la pista un paio di volte, io invece pensavo peggio, un paio di Strikeli infilo (ma mai quanti i miei Gutter), con il risultato finale che, ancora oggi, mi fa male il gluteo sinistro e il braccio destro: una vera campionessa! Alla fine vince Drugo, come da copione. Magari se mi davo il nome di Jesusavevo qualche possibilità.

Più tardi l’Amico Speciale mi scopre a guardarlo mentre sorrido.

Che c’è?, Che sorridi?, mi fa.

Niente. Ah, che risposta fastidiosa. La dico apposta. Ma poi non reggo e gli dico:

È che sto bene.

E questo è il massimo della dichiarazione che posso fargli al momento. Ma lui lo sa. E restiamo abbracciati fino a che Little Boss non ci dice: mi fate venire il diabete!

Siamo quasi a un anno di blog e tiro qualche filo perché è un sabato pomeriggio pigro e caldo

post 154

 

 

Tra sei giorni sarà un anno che ho aperto questo blog.

L’ho aperto per un motivo preciso, per farmi passare una super mega cotta simil adolescenziale per un tizio di nome TDL (Tizio Della Luna). Ma nel frattempo sono successe molte cose. Ho incontrato lo Shogun. Poi lui è sparito,talmente beneche ora ho quasi l’impressione di essermelo inventato. E dopo due storie che io credevo d’amore ho realizzato una sola cosa: che l’amore ancora non ho capito cosa sia, come trattarlo e soprattutto come uscirne.  Se ne esce benino quando l’altro scompare, si fantasmizza, perché nella tua testa e nel tuo cuore resta solo una cornice come di sogno, e se fai un bel lavoro anche gli oggetti si fantasmizzano. Certo, ci sono cose che restano, ci sono ponti che non cadono. Ma è più facile.

Lo è meno con chi resta e insiste, come TDL, a tirare il gomitolo di lana al gatto. La mia condizione felina a volte mi farebbe venire voglia di prenderlo, quel gomitolo. Il mio corpo ancora qualche volta mi gioca brutti scherzi, ma diciamo che l’ho presa come una nuova condizione. Nulla che abbia a che fare con il cuore.

Perché se c’è una cosa che Ale mi ha detto e di cui mi convinco giorno dopo giorno è che amare è una scelta.

Sbagliata, nel mio caso. Ho un certo radar che chissà dove si nasconde, forse tra la scapola e la spalla, che mi indirizza verso gli uomini sbagliati. Che poi, sbagliati… mica è del tutto vero. Solo che a me piace ancora pensarlo, che esistano uomini giusti e uomini sbagliati, che se sono giusti tutto è facile e se sono sbagliati si vede subito. E lo so da sola che è una conclusione del tutto fuorviante, che questo sì che lastrica il sentiero di mattoni gialli di difficoltà e infelicità, perchè dentro di me credo alle favole. Tutta colpa di Jane Austen, diceva un libro. È che essere realista non è che mi piaccia sempre sempre. Ogni tanto godo anche a sognare di credere, a sognare di fidarmi, quando in realtà faccio sempre più fatica.

E così la mia vita si allunga, senza allargarsi, come ricordava Non mi ricordo più chi.

Spezzare la corazza, che metto e levo senza alcun senso logico, non è poi così facile.

Ho iniziato dicendo che i 365 giorni iniziali sono quasi passati. E sì, sto meglio, ho una vita che alla fine mi sembra quasi normale, che poi alla fine è l’unica cosa che ho risolto davvero in questo ultimo anno: il mio conflitto spazio-armadio.

Ma siccome sono io… qualcosa mi dice che non sono in zona sicurezza. Che non mi posso rilassare. Che non mi devo rilassare, soprattutto, che devo stare attenta, che ricadere nel sonnambulismo cronico della non vita (che, appunto si allunga senza allargarsi mai) è un attimo. Dove i giorni sono tutti uguali, dove le cose sono sempre le stesse, dove io non sono altro che un corpo che cammina, lavora, fa l’amore, mangia.

Qualcuno dice che la vita senza quella follia scioglimembra che è l’amore non ha senso. Qualcun altro lo rifugge (e capisco ora perché). C’è chi lo vive e ne è felice.

Io, devo dirlo, la differenza l’ho notata. In me, dico. Ma non so se fosse davvero una cosa positiva. A conti fatti ho sofferto davvero troppo per augurarmi di innamorarmi di nuovo.

Che è la frase più triste che un essere umano posso scriversi…

Lunedì, il mio Armadio, ciliegie

fullsizeoutput_d5a

 

 

Sono giorni che il sole non dà tregua, picchia duro manco fosse Mohamed Ali, giusto per ricordare la favolosa canzone di Mengoni che Little Boss mi fa sentire un giorno sì e uno sì. Oggi, che è l’ultimo giorno di scuola (grazie al cielo!) e che ho prenotato in un bel ristorante con piscina per una mini fuga mia e di Little Boss dalla vita, immaginando di mangiare frittura e sbiaccarmi( ovvero fare il biacco)al sole su un comodo lettino, leggendo la Nothomb fino all’ultima pagina, ovviamente è nuvoloso con probabilità di precipitazioni, dice il Meteo del mio telefono. 

Si chiama in realtà Legge del Menga. O di Murphy, fate voi.

Ma non desisto. Vado lo stesso. Al limite starò sotto le nuvole sul lettino, leggendo comunque il mio libro e ascoltando Spoty a diritto, visto che mi sono fatta una nuova scheda telefonica con XX giga di internet e ho con me il Super batterione, come lo chiamiamo io e Little Boss, un regalo del mio Amico Atipico. 

Sabato era il compleanno dell’Amico Speciale. Non ha voluto regali, siamo andati a cena fuori. Abbiamo parlato in modo serio, io con un po’ di tremarella in stile pulcino bagnato, lui con la faccia da Vorrei prendermi cura di te anche se so che sei una donna forte e non ne hai bisogno: una faccia davvero impegnativa, non trovate? Fa tante facce diverse, di recente, l’Amico Speciale. Ha la faccia da Ti amo ma posso spiegarti, in stile Catalano, quella da Vorrei darti tempo, ma io ho appena compiuto 46 anni, anche quella da Per me sei la donna giusta. Poi ci sono le facce interrogative: Io sono per te l’uomo giusto? , e quella, terrificante, Sei sicura che non vuoi sposarti? Eh. Dopo questa faccia ho solo detto: Andiamo a prenderci un aperitivo, che dici? 

Da brava maniavantista (un lavoro del tutto inutile che dovrei smettere di fare) gli ho ricordato che essere nella mia vita non è una passeggiata: sono un pacchetto pesante, io. Che un conto è ascoltarla, la mia vita, come fanno tutti, e un conto è esserci, con tutti i piedi nella merda. Non ho mica paura, lo so perfettamente, ha detto la sua faccia. 

E io voglio crederci. Non ho poi molte alternative. 

E quindi abbiamo detto di provarci. Sul serio. Fare questo tentativo. 

Ne ho già parlato alla piccola Boss, che come sempre mi dice: voglio solo che tu sia felice, e mi fa sciogliere in una pozza ai piedi che profuma di amore. 

Mi fa un po’ strano decidere a tavolino di iniziare una relazione, specialmente con chi per anni ha vissuto la mia vita come un porto di mare, restando e andando, seguendo il flusso dell’onda. Non so decidermi sulla sensazione che mi dà questa nuova cosa. Da una parte è una zona confort (se così si può chiamare per mille motivi), dall’altra invece è sentirsi finalmente liberi. 

In ogni caso sta vincendo Armadio, nella famosa lotta. Un Armadio come quello dell’Ikea che abbiamo montato insieme io e lui una mattina di due anni fa e che ora è in camera mia. Piccolo, incasinato, ma confortevole. 

Una nuova Moon con nuove regole, un Moonverso che si sposta un pelino.

E vediamo come va, ho detto L’amico Speciale, che ormai di amico ha ben poco. Devo firmare qualcosa?, ha concluso ridendo. 

E a firmare tra poco dovrò essere io, invece, per la causa di affido di Little Boss. O per una denuncia, chi lo sa. Stamani, mentre provavo a richiamare per la sesta volta il mio avvocato, ho incrociato TDL. Mi ha mandato un messaggio, Le vuoi due ciliegie? Per la bimba, ha aggiunto. Mi sono fermata, Bella maglietta, ti vedo stanca. Lo sono. Non riesce mai a regolarsi con il cibo, pare che abbia passato il dopoguerra, penso mentre mi dà il sacchetto di ciliegie. 

Mangiale, che ti fanno meglio delle schifezze che ti piacciono. E poi smettila di dimagrire. 

Va beh. Intanto provo a vedere se recupero un paio di chili con una bella frittura di pesce al ristorante…

La follia che viene dalle ninfe 2 (la vendetta)

post 93

 

La mattina di solito sono un bradipo.

La mattina sono lenta, ho sonno, la caffeina deve entrare in circolo per benino prima che il neurone si attivi.

La mattina non è il momento migliore per scrivere, per me.

Ma questa mattina è diverso.

Perché devo dire come ha funzionato ieri.

Dopo gli strani e contraddittori comportamenti dell’Amico Speciale del fine settimana, gli mando un messaggio e chiedo: come devo comportarmi, quindi? Ci salutiamo e basta? Posso mandarti messaggi? Posso invitarti a cena se mi va? O sono di nuovo la kriptonite eccetera?

Fai come vuoi, risponde.

E siccome come voglio è che nella mia vita, nel mio Cerchio, lui non ci esca, lo invito a cena se non ti crea disagio.

Va bene,risponde.

Sono di nuovo fuori piazza. Chiedo ancora: hai capito che ti sto invitando qui a cena e che la serata non prevede sesso o altro, vero?

Sì, ho capito, risponde.

Quindi vieni a cena?,insisto.

Avevo già detto di sì. Vuoi una conferma tramite Pec?

Ma no, mi basta la doppia affermazione.

Quando mi chiama per sapere se può salire ha una voce che riconosco bene. E quando sale le scale riconosco pure la camminata. È incazzato. Lo conosco da quasi vent’anni, mi preparo a un’altra dose di merda. Penso che se è venuto a cena solo per questo dopotutto lo posso accettare, ma non potrò farlo per sempre.

Il mio istinto non sbaglia e iniziamo a discutere. Non litigare come venerdì, niente toni alti, ma non sono nemmeno le sette che quasi quasi lui decide di andare via. Penso che posso accettare anche questo, e glielo dico: per me va bene se resti, ti ho invitato io, per me va bene se ci vediamo, ti voglio bene, devi decidere tu, però. Sai come stanno le cose. Sai che vedo un altro. Sai anche che se vedo un altro tra noi non può essere come prima.

E qui gli scatta il nervo:prima pensavo che tu fossi mia.

E su questo in effetti abbiamo sempre avuto visioni diverse. E il bello è che non ce lo siamo mai chiarito, questo punto. E il buffo è che siamo costretti a farlo ora, che le cose tra noi finiscono.

E per la millesima volta cerco di fargli capire il mio punto di vista e lui di farmi capire quanto male gli abbia fatto.

Parliamo ancora un’ora.

E poi.

E poi non lo so.

E poi non lo so come le cose siano cambiate.

Ma cambia tutto. In un attimo. Lui inizia a ridere. Mi prende in giro e mi dice: sai come ti ho messo in rubrica? Monica Merda. Mi faccio mandare lo screenshot, non ci credo, ridiamo ancora, alla fine abbiamo fame e mangiamo e dopo cena siamo sempre lì a scherzare, come abbiamo sempre fatto, gli racconto di Ale, del lavoro, lui mi racconta di suo fratello, del lavoro, e siamo di nuovo noi fino a che poi non dice: ho capito.

Cosa?

Tu non preoccuparti, ho capito. E poi: grazie.

Ma no, non mi basta, anche io voglio capire. Insisto.

Voglio far parte della tua vita, mi dice. Non riesco ad essere incazzato con te. Non mi fa bene.

Per una volta pare che concordiamo.

Ma poi aggiunge: digli al tizio con cui ti vedi che se però ti tratta da schifo vado lì e lo schiaccio con la macchina.

Ok.

E se ti vedo con un occhio nero lo stesso, vado lì e lo schiaccio con il pullman.

Beh, se mi vedi con un occhio nero sei autorizzato a farmi nero l’altro perché ho permesso che qualcuno mi facesse l’occhio nero, rispondo.

Ma è un controsenso, dice.

Lo so.

Io sono un controsenso.

E io non lo so cosa ha davvero capito. Non lo so se domani tornerà ad essere incazzato. Ma lo vedo che stasera è felice e me lo dice. Mi ringrazia altre mille volte, se ne va sorridendo.

Penso che vedrò come vanno le cose. Ma se vanno così sarà perfetto.

Alle 6 stamani mi manda un messaggio: giorno 1: nessuna tempesta in arrivo. Ci sentiamo più tardi.

Allora forse non è impossibile, mi dico.

Allora forse c’è ancora Speranza.

Allora forse non sarò costretta a perderlo.

Piccoli passi da geisha

post 56

Ok.

Vediamo cosa riescono a fare la mie mani qui, stasera, le mani rubate all’arte, come mi disse una volta Sergio, il Mio Primo Cliente.

Sto muovendo i miei piccoli passi, piccolissimi, sembro una geisha con sul kimono stretto, ma qualcosa lo sto facendo, e il mio naso mi dice che non sono passi a caso, che lo sapete che delle cose fatte a caso, ormai, ne sento l’odore.

Il primo passo era parlare con l’Amico Speciale. Faccio un tick: spuntato.

I risultati? Nessuno può saperlo, come mandare una sonda su Marte: tante previsioni, nessuna certezza.Intanto oggi mi ha chiamato, per sapere se sto bene: lui è così, non sparirà.

Il secondo passo era lui. Sempre lui. Maledetto lui.

Io questa storia la devo concludere: simbolicamente, almeno. E invece ogni volta che gli ho chiesto cinque minuti per parlare solo io e lui ha accampato mille scuse, tanti Spero che non sarà l’ultima, tanti Se e tanti Ma.

L’ho inchiodato con un trucchetto giusto due giorni fa.

Il trucchetto è stato dirgli: voglio vederti l’ultima volta come dico io.

Il testosterone ha accettato: quando?

Anche sabato.

Ma sabato ho poco tempo, magari rimandiamo.

E ti pareva.

Ma io sono paziente, caro TDL. È da Agosto che scrivo di te (vi ho risparmiato tutto quello che è stato prima), quindi settimana più settimana meno…

Che poi alla fine se avesse accettato per oggi, che è sabato, appunto, sarebbe stato un disastro anche per me. Perché ho una paura maledetta di vederlo. Ho bisogno di farlo, perché ho bisogno di capire (tentare di capire) cosa sta dietro a quel tremore che ancora provo appena entra al Ristorante. Ho bisogno di guardarlo negli occhi (quel maldetto fremito che ha all’occhio destro quando mi guarda… maledizione, come fanno a fregarti così i dettagli?)ci sarà ancora?

Al contrario di quello che penso dell’Amico Speciale: come vorrei saperlo ignorare

Che poi, siccome non sono capace di restare fuori delle cose che non capisco, siccome ho sempre bisogno di andare a fondo, mi sono pure infilata nei casini con l’Amico Atipico, che ho smesso di sentire perché mi stava facendo bene.

Ok.

La follia sta cercando di prendere la residenza, qui, io lo so.

Se la guardo da un profilo prettamente logico io sto eliminando tutto quello che mi fa bene per andare incontro a tutto quello che mi fa male. Io sono una dichiarata Masochista Del Cazzo (MDC), ma questo non può spiegare tutto.

Me lo auguro, almeno.

I piccoli passi da geisha, ricordate? Sono io. Piccoli passi. Perché ci sono delle cose che non mi tornano. Ma capire quali cavolo siano… è tutta un’altra storia.

De media necessitudo

post 55

Ho il pc in aggiornamento e quindi rispolvero carta e penna, carezzando il mio lato vintage. 

Sarebbe bello poter solo fare delle foto di queste pagine  da mettere sul blog invece che trascrivere, peccato che la mia calligrafia sia diventata pessima (lo è perché voglio scrivere velocemente, per tenere dietro al mio cervello, ma con la tastiera sono più veloce, molto più veloce).

E quindi nulla: ieri sera, alla fine, l’ho fatto. Mi sono allenata con voi e poi l’ho fatto. 

All’inizio ero proprio convinta che avrei rinunciato, sono onesta. L’Amico Speciale è arrivato a casa mia quando avevo appena iniziato a guardare un film horror (sera di Halloween, che altro avrei dovuto fare?) suggeritomi da Tim Vision (1)  e mi ha chiesto: parliamo prima o dopo il film? 

Così l’ho trascinato sul divano, sotto la coperta, con me, ho appoggiato la testa sulla sua spalla e risposto: rimandiamo?

Un atto salvifico, per lui, che già sopporta poco le conversazioni, figuriamoci quelle su di noi.

E dopo il film avevamo fame e ci siamo fatti due spaghi, come diceva Elio, e dopo ancora ci siamo visti la cagata con Cusack ed ecco lì che siamo arrivati alla buonanotte e, mentre eravamo ancora abbracciati sul divano, lui mi ha chiesto : sei sicura che vuoi rimandare? Un atto di coraggio estremo, non ho altro da dire.

E così ha tolto il tappo. E, visto che comunque mi ero allenata, le parole sono uscite tutte in fila, come piccoli indiani, e ho confessato, finalmente, la mia grande verità:

Mi girano le scatole al pensiero di fare un passo indietro, ma non riesco a fare un passo avanti con te, e inizio a stare male in questa mezza relazione. 

Sì, sì, lo so, è un discorso da donne. Ma lui è lui. Mi ha sorriso, mentre io, come sempre, piangevo, e mi ha chiesto: quindi che si fa?

E io a questo non ho risposta. 

Allora si è alzato, si è messo il giubbotto, la scarpe, un bacio sulla fronte, uno sulla guancia, uno sulle labbra e in meno di dieci minuti eravamo già nudi nel mio letto. 

Lui ha riso, alla fine, Sono irresistibile, ha detto, ma so che ha capito quello che gli ho detto, forse più di me, so che mi lascerà libera, lo so, e non sparirà, non si allontanerà. Lui è così. 

Vorrei saperlo amare. 

Perché di cose buone, lui, ne è pieno. 

Che peccato che abbia incontrato me…

(1) Su questo apro una nota, qualcosa di molto wallaciano, chi ha letto DFW lo sa. Ecco, mi sono vista ben due film proposti da Tim Vision per la sera di Halloween, proprio film a tema horror, secondo loro. Il primo, Morgan, era vagamente tollerabile, ma di certo fantascienza e non horror; il secondo, Cell, lo abbiamo scelto – io per la seconda volta, quindi ditemelo tranquilli: errare è umano, perseverare…- per il dannato John Cusack, il bellissimo – questione di gusti, certo- Cusack. E questo superava tutte le aspettative possibili dell’orrido: mai vista una trama tanto brutta e inconsistente. E lui, Cusack, se l’è pure prodotto … ora, io mi dico che il genere Horror è tutt’altro. Horror è Shining, giusto per dirne uno. Quindi concludo che Tim Vision abbia catalogato Horror in senso letterale: pellicole tanto orribili da far vergognare per secoli e millenni regista, sceneggiatore, attori… pure lo scenografo.