Vivere nella paura

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Stamani mi sono svegliata e mi sono affacciata alla finestra: stava nevicando, gran bei fiocchi ciccioni e piccoli fiocchi che sembravano cenere. Sveglio Little Boss, Guarda, rospa, nevica! Ce ne restiamo diversi minuti in silenzio ognuna con la sua tazza in mano e il naso in su. Poi non attacca e via, andiamo, a scuola tu, a lavoro io, e siccome ancora sfiocchetta, lei in macchina mi dice che sembra di fare un viaggio nello spazio col Millennium Falcon e allora eccoci lì a cantare il theme di Star Wars come due deficienti. E ok, mi sembra tutto meno drammatico, così, anche pensare che l’Amico Speciale mi abbia definita la sua kriptonite fa meno male. Almeno finché non lo rivedrò. Il che accade esattamente un’ora dopo, ovvio. E allora l’imbarazzo tra noi è talmente palpabile che se accorge pure la mia collega, e la considerazione di essere una persona orribile si riaffaccia prepotente. E così per tutta la mattina non faccio che pensare a quanto male ho fatto, proprio nei momenti in cui pensavo al male che mi facevano gli altri. E nel calderone ci infilo tutti: il mio ex, il Mentore, mia madre, TDL, e, ovvio, L’Amico Speciale. Ci infilo anche le possibilità che avrò di fare male: l’Amico Atipico, lo Shogun. Dopotutto se sono stata paragonata a Luna e kriptonite si vede che di umano ho ben poco…

Ne esco svuotata e stanchissima.

A pranzo arriva un amico che mi dice che ho la faccia che fa schifo. Tu pensi troppo, aggiunge. Già, questa cosa non la riesco a pilotare, il pensiero, ho provato con un sacco di trucchi, ma alla fine falliscono tutti.

Oltretutto è un periodo in cui c’è poco lavoro, pochi clienti, tanti tempi morti e le giornate non passano mai. In queste condizioni il pensiero prolifera come una colonia di batteri.

E alla fine concludo che il mio problema è la paura, maledetta lei. E io ci provo, sul serio, a scacciarla, ma alla fine sono sempre terrorizzata da tutto. E sono lì che penso a questo e faccio il count down alle due e mezza, ora della chiusura della cucina, quando arrivano due ragazzi. Sfogliano il menù, mi chiamano e uno dei due mi fa: ok, guarda, iniziamo con le allergie, poi ti dico le mie intolleranze. E praticamente mi elenca tutti gli allergeni esistenti tranne molluschi e crostacei e poi tira fuori il siringone di adrenalina. Giusto per farmi capire meglio. Panico in cucina. Qui si rischia di mandare all’ospedale una persona per una distrazione minima. Siamo quasi sul punto di dirgli di cercarsi un altro ristorante, ma è lui a convincerci, in realtà, confrontandosi con noi sulle modalità di preparazione e sugli ingradienti. Il panico diminuisce, ma credo di avergli chiesto almeno mille volte l’elenco delle allergie, fino a che non me le sono segnate sul foglio e via. La cuoca cambia griglia, taglieri, cucchiai, pentole. Poi mi fa: esci a guardare se è ancora vivo!

E sì, è ancora vivo alla fine del pranzo, e pure felice della tagliata ai porcini. Mi mostra due foto in cui ha la faccia gonfia come una palla. L’ultima volta che sono stato all’ospedale,dice.Mi hanno fatto una puntura di adrenalina nel cuore. Fa molto Pulp Fiction…

E poi glielo chiedo:scusa, ma non hai paura a magiare fuori? E  la domanda vera che vorrei fargli è : ma sei pazzo a andare al ristorante con il tour di allergie che hai?

E il mio Segno oggi è lui. È la risposta che mi dà e che mi risolve un pochino la giornata.

Non si può vivere nella paura.

Ecco. Sono queste le cose che mi capitano nei momenti in cui mi devono capitare e che davvero faccio fatica a capire. Nel senso, forse vedo le cose che voglio vedere nel momento in cui le voglio vedere. O forse no. Forse le cose accadono per un motivo. Sempre.

A fine turno un messaggio dello Shogun la giornata la risolve del tutto.

L’unica cosa che mi mancava era scriverne qui.

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Durante la stagione delle piogge

post 53

È la stagione delle piogge. Doveva arrivare. Non la volevo, ma doveva arrivare. Non la volevo perché la pioggia mi ricorda TDL; non la volevo perché, che voi ci crediate o meno, per andare a portare Little Boss al pulmino devo passare da una passerella sul fiume (attenzione, non è un ponte!), che se piove si inonda e mi costringe a fare un giro lunghissimo: stare in mezzo ai lupi ha i suoi pregi e suoi difetti; non la volevo perché i miei capelli fanno schifo, quando piove, sembro Alda Merini ai tempi del manicomio; non la volevo perché fa freddo e mi tocca accendere il riscaldamento e il che non fa bene alle mie tasche; ma sopratutto non la volevo perché la mia macchina regge la strada come un Ape e quindi sono stata costretta a cambiargli le scarpe, non vogliamo rischiare la vita, no? E quindi, oltre ai soldi, pure lo sbatti sbatti di star lì ad aspettare, mentre veri maschi Alfa (di cui ho la nausea, ricordate?) fanno pessime battute a triplo senso su ogni cosa. Ma oggi è andata benino, direi, anche perché Fascione (che è il vero soprannome del mio gommista) mi ha chiesto dopo aver pagato: vuoi due bottiglie di vino? Oppure del limoncello? Sennò ho anche un salamotto. 

Breve silenzio.

Cos’è, hai le gomme in offerta speciale?

No, è che i nostri clienti li vogliamo o grassi o alcolizzati. 

Così ho scelto di alcolizzarmi. Il vino stasera mi farà dimenticare i soldi che gli ho lasciato. 

E sono tornata a casa con il mio bottino alcolico di ottima annata, decisissima a provare il trucco da vampira per domani mattina. E nel mentre ho fatto una cosa che non facevo da millenni: ho chiamo Ale. 

E come sempre la mia piccola maga mi ispira un casino e dopo un’ora e dodici minuti di conversazione mi ha catapultato qui a parlare del Sorprendere. 

Ok. Lo so. Noi donne siamo bravissime a capirci e non capirci e siamo altrettanto brave a mandare messaggi confusi agli uomini: concordiamo tutti su questo. I nostri No spesso sono e viceversa. Così accade che, quando anche siamo cristalline (come lo sono stata io con TDL) gli uomini si confondano e, privati dalla nascita dell’empatia (non è colpa loro, io e Ale lo diciamo sempre: manca quella gambetta: XX vs XY) non ci capiscano più nulla. Ricordatevi sempre che sono una giustificazionista. Ma. 

Quello a cui davvero gli uomini non arrivano è che una donna va sorpresa. Questo non significa solo arrivare a casa in un giorno qualsiasi con una rosa in mano (che spesso fa solo nascere il sospetto: cosa hai combinato se mi porti una rosa?). Sorprendere è quando non ti aspetti un abbraccio in un momento di debolezza, quando non ti aspetti un fazzoletto quando piangi, quando non ti aspetti un complimento ben fatto (le parole, cazzo, sono così difficili?), quando non ti aspetti che ti stenda il bucato, quando non ti aspetti che ti faccia un regalo per San Valentino…

Ok. Mentre scrivevo mi si è accesa una strana lampadina. Una di quelle a risparmi energetico, sapete? Quelle che all’inizio non ci vedi un cavolo. Poi piano piano ti acceca(le detesto: io la luce la voglio subito come mi pare). 

Sono tornata lì, sono tornata alle Aspettative. E poi sono tornata all’Amico Speciale. E poi al Sorprendere. E poi allo Spazio, l’Armadio. E, ovvio, a TDL.

Insomma, lo so che voi non ci avete capito nulla, siete ciechi come lo sono io, la luce ancora deve accendersi, ma io alla fine mi sono resa conto che sto blaterando a caso. 

Non è quello che fa l’altra persona.

Io credo proprio sia solo in me. 

Ho il sospetto (il sospetto, badate bene) che quello che sto vivendo sia solo Paura. 

Sei terrorizzata, mi ha detto l’Amico Atipico.

Ho bisogno di altro tempo. 

Ho bisogno di pensarci ancora.

E poi, ovvio, come al solito arriverò a delle conclusioni che vanno bene per ora.

Ma senza pensare, che razza di persona sarei?