Dhe, oh, varda ua’ com’è leggero!

Ho quaranta minuti, la cottura del dolce che ho fatto, un cioccolato e mele, rivisitazione dei poveri di cioccolato e pere, che non avevo. Oggi invito a pranzo mio padre e la badante georgiana, più che altro perché così evito di insegnarle a fare il ragù (lo farò, eh, che mio padre ormai associa la domenica al ragù) e approfitto di essere a casa, una domenica ogni tanto. 

Ieri ho comprato lo scooter per Little. Un piccolo affare (o una piccola fregatura, chi può dirlo? Dopotutto era nelle premesse il fatto che non me ne intendo). Il giorno prima chiamo questo numero che è su Subito. Mi risponde un ragazzo giovane, mi dice che il mezzo che avevo adocchiato lo ha già venduto, ma ne ha un altro, un po’ meno potente, ma adatto alle ragazze (proprio così dice lui) perché leggero. Mi manda le foto: carino, in effetti, sella nuova, colore celeste, gomme nuove, revisionato, cinghia rifatta, 12 mesi di garanzia. Vecchiotto, ma prezzo buono. 

Prima di andare a vederlo faccio un altro giro di telefonate ai concessionari. Avete scooter 125 usati, cambio automatico?

Si susseguono una serie di no. Solo nuovi. E poca scelta, ovvio, solo Piaggio, qui siamo nella culla della Piaggio. Della serie: o Liberty o Liberty. Quindi io e l’A.S. partiamo per andare a vedere questo benedetto scooter. Non so per quale motivo intraprendiamo una strada tra le colline che mi fa risuonare in testa per tutto il tempo la voce di max Pezzali. Rotta per casa di Dio. Arriviamo dopo 40 minuti e 400 curve strette. Google ci dice dove è questo rivenditore e noi non lo vediamo: niente cartelli, nulla. girottoliamo a caso nel paesino per dieci minuti, chiediamo info: nessuno sa nulla. Alla fine oltrepassiamo il cancello di una villa, per chiedere, e vediamo lo scooter. Il rivenditore non è altro che un ragazzetto che da anni armeggia ai motorini e ne ha fatto una specie di lavoro dentro casa: compra, sistema, rivende. E stop. Ci fa provare il motorino, ci spiega diligentemente le caratteristiche (deh, oh, varda ua’ com’è leggero!) e poi aspetta. Io lo comprerei anche solo per mancanza di alternative, ma poi ci penso ancora su e decido che in effetti per Little è perfetto: non nuovo, visto che sa andare solo in bici per ora, leggero, un po’ meno potente. E in pronta consegna (a casa) la settimana prossima con foglio di circolazione provvisorio e pure un bauletto nuovo. Ci stringiamo la mano e la decisione è presa. 

Io e l’A.S. andiamo a mangiare il sushi.

Nel pomeriggio arrivano i primi messaggi: Little che è contenta oltremodo (per lei l’importante è avere qualcosa da guidare per essere autonoma) e gli improperi del mio ex, come da copione perché Fate sempre come vi pare, voi. Ebbene sì, stavolta ho fatto come mi pare, visto che lui non ha fatto nulla, come mi ricorda giustamente Little, che è la prima a schivare i suoi proiettili. Al limite non mi darà la metà dei soldi, ma per ora non me ne frega, visto che intesto il mezzo a me. 

E così sapremo cosa fare il sabato pomeriggio da qui in avanti. Prove su pista, sperando che non cada troppe volte. 

Alexa mi dice che al mio timer del dolce mancano dieci minuti. Il profumo è buono, il vecchio gradirà. Se non avessi il dolore al fianco sarebbe pure una bella giornata.

Pubblicità

Riposo forzato e letture

E così ieri ho ritirato la radiografia, la costola è effettivamente incrinata, ma il dottore ha detto che non è nulla di grave, si dovrebbe risolvere in un tempo non meglio specificato.

In che senso?, gli faccio. 

Nel senso che possono volerci cinque giorni. O un mese. Non si sa

Vorrei dirgli che io non lo so, ma lui un’idea dovrebbe avercela, ma vabbè. 

Quindi come mi regolo?, chiedo.

Ti fa male?

Sì, ovvio, sennò mica andavo a farmi la lastra.

Bene! 

?

Nel senso che il dolore serve a questo, a fermarti. Quando non ce l’hai più puoi ripartire

Esco dal suo studio con un punto interrogativo sulla testa, mi è sembrata più la seduta di una cartomante che una visita medica. Visita che in effetti non ha fatto, dischetto che in effetti non ha visto, ma vabbè, di nuovo. Torno a casa, chiamo il mio capo e gli dico che appena sto meglio glielo faccio sapere. Poi chiamo mia madre e la faccio felice chiedendogli aiuto per la spesa (in frigo ci sono solo balle di fieno che rotolano, mi aspetto di vedere anche una sparatoria alla Clint Eastwood). 

Per almeno quattro o cinque giorni ho deciso che starò ferma ferma, senza fare alcun tipo di sforzo e vedere se miglioro, così da rientrare la prossima settimana. 

Avrò così il tempo di leggere, grazie al cielo.

Intanto ieri mi sono finita il malloppone del Principe Harry, un libro che aspettavo e avevo addirittura preordinato. Ora, non è che mi interessi la vita di un reale, meno che mai la sua. Era mia nonna fissata con i reali. Siccome sua madre aveva il cognome Grimaldi, lei sognava di esserne discendente (non è vero, N.d.r.). E si fissava a leggere i gossip sulle varie famiglie reali, compresa quella inglese. A me però le notizie che mi raccontava non mi sono rimaste affatto, tanto che ho letto la sua biografia non sapendo assolutamente nulla.

La scelta che ho fatto comprando questo libro era di leggere un’eccellente narrativa, non la sua storia. Il suo biografo è uno dei miei scrittori preferiti, Moehringer, già scrittore di Open (Agassi) e del Bar delle grandi speranze (il suo capolavoro, a mio dire). Quindi le aspettative erano alle stelle.

Ma. 

Ma anche i grandi a volte fanno scelte sbagliate. 

O meglio, la scelta è stata giusta (ci ha fatto un sacco di soldi e il libro è effettivamente ben scritto), ma la storia di Harry dal punto di vista di Harry è… come dire? Un termine che piace tanto a me: disonesta. Non si empatizza. Ci sono dei pezzi, dove lui è in guerra, che sono chiaramente troppo patriottici (potrebbe essere diverso?) e risultano eccessivi (insomma, i talebani che vanno eliminati perché non sono uomini, ma pedine…ti viene da pensare dove stia l’umanità di questo uomo, come possa provare amore uno convinto che uccidere in guerra sia un bene). Tutto il libro (ma tutto tutto) è impermeato di odio viscerale nei confronti dei paparazzi. Li offende, denigra, sono la causa esclusiva della sua rovina, sono la causa della morte della madre e quindi della fine della sua vita, delle sue relazioni, della sua libertà. Il che è vero, per carità, ma se me lo dici a ogni pagina dovevi intitolare il libro: io e i paparazzi: una storia di odio. Le frecciatine alla sua famiglia sembrano più uno sfogo che altro. Tutto il libro appare solo come una grande (sono più di 500 pagine) e pubblica smentita delle storie raccontate sui giornali. Non sembra la sua storia, ma la versione di Harry della sua storia (non so come meglio dire). Che è esattamente quello che voleva fare (oltre ai soldi, visto che papà ha poi tagliato i fondi), ma ciò non lo rende un buon libro. 

Mi dispiace soprattutto per Moehringer, perché se è vero che guadagna soldi, è altrettanto vero che perde punti. Non mi lancerò al preordine al suo prossimo libro. 

Dopo Harry, credo che mi lancerò su un Vitaliano Trevisan, che tanto mi è piaciuto questa estate con Works, quindi vediamo se almeno lui non mi delude. 

Torno a sdraiarmi nel mio lettino… 

Gamarjoba (traduzione sotto)

Questa mattina avevo iniziato a scrivere questo pezzo, ma poi mi sono resa conto che il mio umore era troppo basso per scrivere senza che ne uscisse fuori una lagna spaventosa, così ho chiuso tutto senza salvare e sono uscita. 

Sono talmente abituata alle rogne che quando stamani mio padre mi ha chiamata (erano le otto e io ancora non avevo finito il caffè), già immaginavo una nuova catastrofe. E invece mi diceva di andare a prendergli la colazione al bar. 

Mandaci Badante 3, babbo, ieri gli ho fatto vedere come si fa

, mi fa lui, ma tu sei più brava.  

Ora, è vero che il mio lavoro in effetti è anche quello, preparare la colazione alla gente, ma nel caso specifico bisogna solo andarla a prendere al bar di sotto e portarla in casa (mio padre è un viziato, vuole la sfoglia e il cappuccino del bar, e siccome non si muove più c’è bisogno di qualcuno che gliela porti). 

Come previsto, anche se io sono più brava, c’è andata Badante 3. Badante 3 non parla italiano se non mela, olio, bravo. Cose così. Parla solo georgiano. E sa Dio se c’è una lingua meno assimilabile all’italiano del georgiano. In ogni caso è brava. Sempre sorridente ( e lì, con lui che la notte fa pisolini di 5 minuti e basta, c’è poco da ridere), forse non sveglissima, ma si dà da fare. Oggi ci siamo insegnate i giorni della settimana, così ora so che il lunedì è orshabati e il sabato shabati. Quindi se non sto attenta è un attimo confondere il lunedì con il sabato. Le patate sono più facili, k’art’opili. Che ricorda un po’ il katoffel tedesco. Pomodoro è ancora meglio: p’omidori. Una passeggiata, il georgiano. Ah ah. 

(la traduzione del titolo è Ciao)

Badante 3 non mangia nulla. Anche se è enorme, si nutre principalmente di biscotti, caffè zuccherato, pomodori, patate e cotolette di pollo impanate. Non beve latte, né succhi, né (per fortuna) vino. Non mangia né pasta né riso. Spero che fra poco non occorra una Badante 4 per la Badante 3…

Dal mio canto, sto per esaurire questa settimana di ferie bellissima, indimenticabile. E la finisco con una (sospetta) costola incrinata. Ieri notte sono caduta dal letto mentre dormivo. Lo so. Non mi accadeva da quando avevo tre anni. non posso dire cosa stessi sognando, ma non era di certo qualcosa di bello, immagino. Siccome ho questo dolore quando respiro e tossisco e mi alzo eccetera, come tutte le persone poco assennate ho fatto una ricerca su Google (il medico di sabato e di domenica non c’è e io COL CAVOLO che torno al pronto soccorso, viste le recenti avventure). Google è diventato il medico di base più affidabile. C’è sempre, e ti prospetta per ogni cosa uno largo spettro di patologie, dal Non è nulla, si risolve in poco tempo, al Morirai presto di un terribile male.Imprecisato. Perché comunque se non ti rivolgi a un medico non puoi saperlo. Ma io insisto, perché credo in San Google. Così chiedo al nostro oracolo elettronico come si fa a sapere se una costola è incrinata. Risposta: vai al pronto soccorso e fai una radiografia. Perché se ti fa male a respirare e ti fa male se la tocchi può darsi che sia incrinata, oppure no.  Una tautologia perfetta. 

Va beh. Anche lì vediamo. Camminare cammino, guidare, guido, quindi anche fosse devo solo tenermi alla larga dalla tosse e alzarmi il meno possibile. Imparerò a dormire in piedi. Che se lo fanno i cavalli posso farlo anche io. 

Altro giro, altra corsa. Finirà, eh…

Sul rifare i letti, una specie di disamina (inutile)

Quando ero piccola, tipo verso gli otto o nove anni, mia madre iniziò a puntare il dito affinché io, la mattina, mi rifacessi il letto e una volta a settimana mi cambiassi le lenzuola. Era un compito che affrontavo molto meglio di mia sorella, che non ne voleva sapere. Per invogliarla allora mia madre mise su un sistema di ricompense: se ti rifai il letto allora ti do una fetta in più di pane e Nutella, se ti cambi le lenzuola puoi stare alzata un’ora in più, cose del genere. Presa dalla frenesia del sistema di ricompense, iniziai a svolgere altri compiti in casa: pulire il bagno, apparecchiare e sparecchiare, rifare il letto dei miei. Ora, non so perché ma tra tutti questo lo trovavo il compito più importante, quello che mi avrebbe lanciato come super star tra le figlie. Insomma, ero io quella brava e diligente e volevo dimostrarlo. Fatto sta che a causa delle mie braccette corte, il compito mi si rivelava assai arduo: tiravo su le lenzuola, le ripregavo per bene sopra il copriletto da una parte, poi correvo dall’altra e irrimediabilmente creavo una nuova piega dalla parte opposta. Facevo di nuovo il giro e via dicendo, mille volte fino a che mi sembrava di aver fatto un buon lavoro (era un lavoro mediocre, in realtà). 

Sono sempre stata ossessionata dai letti rifatti. Una volta sposata era la prima cosa che facevo suonata la sveglia, le lenzuola dovevano essere tirate, perfette, senza una piega. Questa mia mania (che ammetto si unisse ad altre al tempo, come la fissa per l’ordine) con il tempo mi ha lasciato un po’ di spazio. Ora la mia casa è caotica quanto basta e non ho più crisi isteriche se vedo qualcosa fuori posto (anche perché sennò sverrei ogni volta che entro in camera di Little, alla quale non metto mano per principio, anche se a volte…). 

Per semplificarmi la vita con il letto qualche anno fa ho comprato il famoso sacco dell’Ikea. Avete presente? Il piumone si infila dentro il lenzuolo e la mattina basta stendere quello di sotto e tirare su. Un gioco da ragazzi! Solo che infilare il piumone nel suo sacco non è così immediato… soprattutto se come me si hanno, in pieno inverno, due piumoni agganciati l’uno sull’altro tramite quelle piccole clip. Il risultato è che stendi, stendi e stendi e alla fine c’è sempre una gobba da qualche parte. È un letto con i bozzi. Dopo l’acuirsi della mia artrosi ho iniziato a chiedere aiuto. In due il compito è decisamente più facile e veloce. All’inizio c’era solo Little, poi, da un anno a questa parte, abbiamo iniziato a farlo io e l’Amico Speciale. Di solito lo aspetto per rimettere le lenzuola pulite. 

Ma ieri invece mi ero messa in testa di farlo da sola. Forse c’entra la storia del post precedente, questo mio bisogno di dimostrare che sono autosufficiente, o forse solo il fatto che le lenzuola non ne potevano più e io non sapevo quando e se l’A.S. sarebbe tornato.  Inizio, infilo, sbatto e risbatto. Una fatica enorme per le mie spalle. Si apre la porta. È l’A.S. Aspetta, ti aiuto, dice. Ma io ero partita per la tangente del Ce la faccio da sola. Sbatto di nuovo, ancora bozzi. Mi infilo dentro il lenzuolo per stenderlo a mano, esco e la situazione è peggio di prima. Inizio a sudare. Tiro e destra, tiro a sinistra, il bozzo si sposta e basta, non vuole andarsene. Sto annaspando, sono sfinita. Guardo il letto e dico: ok, adesso stai così, ti stenderai per bene quando ci saremo dentro. L’A.S. è rimasto tutto il tempo appoggiato allo stipite della porta guardandomi e sogghignando. Mi abbraccia, mi dà un bacio sulla fronte sudaticcia e di quell’abbraccio ne avevo proprio bisogno. Dura una vita e mi fa bene al cuore. Poi mi fa: faccio una doccia e preparo qualcosa da mangiare io, ok?

Quindi ok. 

Nonostante siano passati anni il sistema ricompense è sempre valido. 

Mi piace il sistema delle ricompense.

L’oroscopo della Bilancia aveva ragione

L’altro giorno leggevo l’oroscopo del mio segno per il 2023. Gennaio inizia con difficoltà, diceva, nella prima quindicina potresti essere un po’ sotto stress. 

Uhm, ho pensato, non sarà peggio di Dicembre. 

Era meglio se stavo zitta.

Iniziamo l’anno con il Covid (l’Amico Speciale, che però sta bene) e un’influenzetta bastarda che fa stare male, ma senza febbre alta (io). Al lavoro iniziamo l’anno con -4 persone, tutte con la febbre alta, loro. Quindi io, che non ho né il Covid né la febbre alta, devo lavorare con turni doppi. E in un orario che per me è poco gestibile, pomeriggio-notte (io sono il tipo che si sveglia presto e alle nove e mezzo va a letto, come si chiama quel cronotipo? Il gallo?). Inoltre mi tocca la settimana delle feste, quindi ogni sera c’è un sacco di gente, tanti americani ancora in giro e ieri sera mi è toccata una cena di un diciottesimo con trenta ragazzini urlanti (amici di Little) che alle undici ancora mangiavano la pizza… insomma, un disastro. 

Mio padre invece deve avere il ciclo, che ne so, questa settimana ne combina a diritto. Prima si inventa che la badante lo picchia, poi si sveglia di notte e cena per la seconda volta, poi prende le medicine di tre giorni in uno solo. Ieri si era piccato di volere una certa tovaglia stirata. Gli ho detto di dirlo alla badante. Ma lui stamani mi ha scritto che l’ha fatto da solo. Sono qui che aspetto che faccia effetto il caffè poi andrò a controllare cosa ha bruciato. 

In compenso avere l’Amico Speciale fermo a casa proprio questa settimana ha il suo perché. È vero che non può uscire, quindi non può aiutarmi nelle commissioni, ma quando torno a casa a mezzanotte lui è lì che mi aspetta con la cena scaldata, le lavatrici sono sempre fatte, la lavastoviglie idem. Se avessimo lavorato entrambi questa settimana avremmo vissuto come barboni. 

Inoltre abbiamo del tempo per stare insieme e abbiamo scoperto una nuova serie tv, The witcher, che non è affatto male. Un po’ sboccata, devo dire, strano per il genere che è, un fantasy. 

E ora il tempo stringe, mi sono alzata tardi e dovrò rientrare a lavoro presto anche oggi, immagino (appena il mio Capo risponde).

Aggiornamento: il mio Capo ha risposto: Sarà meglio che mi muova. 

Andrà meglio eh…

Benvenuto(?) 2023- In diretta

Sono sopravvissuta anche a Capodanno, sono le otto e mezza del primo gennaio e io sono in coma perché non ho dormito quasi. Non perché io abbia fatto cenoni e fuochi, anzi. Il mio programma per ieri sera era il SSN, che non è il Servizio Sanitario Nazionale, ma Sushi, Sesso e Nanna (il piano di riserva era RSA, Risveglio, Sesso e Allegria, ma stamani sento che all’RSA potrei andarci io). Comunque, idea: nanna presto. Che ho fatto, tra parentesi. Alle dieci e quaranta ero già sotto le coperte e mi sono detta: speriamo di svegliarsi già nel 2023. E così è stato, solo che non ho specificato l’ora, e quindi a mezzanotte e un minuto mi ha chiamato mio padre, per farmi gli auguri. Ho deciso di non rispondere, capirà, mi dico. E no, l’ultima telefonata è stata a mezzanotte e quarantaquattro.

Ho un sonno leggerissimo in questi ultimi tempi, se mi sveglio poi non mi riaddormento più, e così è stato stanotte, ovviamente, compreso il russare dell’Amico Speciale, che ha il raffreddore, per carità, ma fa tremare i muri, domani gli compro un camion di Vicks Sinex. 

Abbiamo deciso di fare il cenone in ritardo di un giorno, cioè stasera, perché come ho già detto in tempi non sospetti, ho amici che lavorano nella ristorazione e non erano disponibili per il 31. Festeggeremo stasera, a mezzanotte faremo i finti tonti e stapperemo una bottiglia di prosecco. Per fare questa cena ho speso quasi uno stipendio. Non solo ho svuotato i mari dai suoi pesci, ma ho avuto la malsana idea di fare una vellutata di ceci come primo. E non ho voluto accontentarmi dei ceci già cotti, come avrei fatto normalmente, ma ho fatto la sborona, ho preso i ceci bio e ho letto la ricetta: 600 grammi di ceci, rosmarino, carota… guardo la mia busta e leggo 400 grammi. Metto a bagno due buste, 800 grammi. Poi capisco la cazzata che ho fatto. I 600 grammi si riferivano ai ceci cotti, non secchi. Mi armo di pazienza, metto a bollire i ceci in due pentole. E qui arriva la telefonata di Putin che mi ringrazia: cinque ore per cuocere ‘sti ceci. E poi, siccome ne ho cotti un esercito, sono dovuta andare a comprare dei vasetti per metterli in sottovuoto, ma al ferramenta hanno sbagliato a darmi i tappi (che io avevo già aperto e lavato), quindi torna a comprarne di nuovi, falli bollire di nuovo, insomma, questa vellutata mi è costata più del pesce. Non la farò mai più. 

In compenso mio padre mi ha già chiamata. 

Buongiorno e buon anno!, mi fa. I vecchi non dormono mai… nessun commento al fatto che non ho risposto stanotte, per fortuna.

Hai fatto colazione?, chiedo (gli argomenti di conversazione tra noi si sono ridotti a domanda e risposta quando va bene e di solito io chiedo (hai mangiato? Hai preso le medicine?) e lui monosillaba.

No, non ce l’ho la colazione.

Sì, babbo, è nel frigo.

Non c’è. Risposta secca, ostinata.

Guarda bene. 

Non c’è!, risponde piccato.

Sospiro e aspetto. Gli do direttive per trovarla (è davanti ai tuoi occhi, babbo, guarda bene, l’ho vista ieri sera), poi aspetto che mi risponda che sì, avevo ragione, è nel frigo. 

A volte la mia pazienza vacilla… 

Comunque direi che l’anno è iniziato nel migliore dei modi, no? Devo solo fare in modo di arrivare a fine giornata senza sbroccare ed è fatta. 

Vado a finire la vellutata di ceci. Sì, deve ancora cuocere. Di questo passo tanto vale che mi trasferisca in Russia direttamente. Chissà se a Putin piace la vellutata…

Bilanci

Con l’anno che si chiude viene spontaneo fare un bilancio del 2022. Come è andato quest’anno Moon?

A inizio anno ci siamo letti, più o meno, sono partita abbastanza garosa, io e l’Amico Speciale abbiamo iniziato a convivere, Little boss l’ha presa bene, il lavoro sembrava decollare, insomma un inizio abbastanza quieto dopo una fine 2021 abbastanza turbolenta. A Aprile ho fatto il corso della Holden con un tizio che inizialmente ho chiamato il Soporifero: le sue lezioni, oltre a non dirmi nulla di nuovo, avevano quell’andamento tedioso dei vespri. Per due, tre settimane ero arrabbiatissima. Ho creduto di aver buttato via i miei soldi, erano anni che aspettavo di avere i soldi per fare questo corso e poi… e poi invece alla fine il corso si è sbloccato. Le revisioni del Soporifero erano sì crudeli, ma anche molto utili. Mi ci sono buttata a capofitto e per l’ultimo testo sottoposto (il finale del mio romanzo) ho messo tutto l’impegno che potevo. Il risultato è stato davvero eccellente. Il Soporifero ha cantato le mie lodi, il mio Ego è cresciuto fino a raggiungere il livello dell’Empire State Building e, finito il corso, ho scritto il mio manoscritto. Ogni giorno sveglia alle 5, un capitolo al giorno. Il risultato non è stato perfetto, ma l’ho terminato. A maggio avevo 7 quaderni carichi di parole. 

E poi non lo so, mi sono persa per via del lavoro. La mia collega, la Figlia del Capo, ha cercato di coinvolgermi in un grandissimo progetto di marketing, io mi ci sono buttata così a capofitto, di nuovo, che ho fatto pure il corso di Google, quello gratuito. E poi altri corsi di Food photography, di copywriter, libri di Ristoratore Top e altre cose che mi hanno sì distratto tanto, ma hanno portato a qualche risultato. Ho imparato a fare i reel, a capire come funziona Instagram, ho avuto l’ambizione di costruire un sito da sola e legarci un blog per l’attività. Idee splendide, che mi hanno caricato tantissimo, un progetto che prevedeva di unire la scrittura (la mia passione) con il mio lavoro effettivo. avevo l’idea di fare da sola questa cosa, farle prendere piede e poi mollare tutto per propormi come copy in un’altra azienda. 

Sì, lo so. Forse è stato quell’ego così grande causato dal corso… 

Comunque nulla, grazie al mio impegno a inizio estate è arrivata la promozione. La prima persona ad essere promossa in senso reale al Ristorante. Ed ecco che il mio Ego è tornato a crescere. 

Ma poi è arrivata l’estate piena. E ho preso il Covid. Due settimane a casa e un mese di strascichi che, uniti al caldo bestiale, mi hanno atterrato. Rimando tutto a settembre, dopo le ferie (ferie bellissime, a proposito, io e Little prima a Roma e poi in montagna). E poi a settembre invece le cose sono precipitate. Nuova organizzazione fallimentare del lavoro, mio padre che peggiora, visite una o due volte a settimana, Little che cambia giro di amicizie e inizia la scuola cadendo spesso nell’insufficienza, un peggioramento ai miei dolori (che non ho il tempo di investigare seriamente), stress stress stress. 

E l’anno finisce così. 

Sono felice di averlo messo per scritto. Mi sono resa conto che alla fine ho avuto tante vittorie. Anche se non ho davvero concluso nulla. Anzi, ne ho messo su anche un altro, di progetto (quello del concorso in comune) e sono ferma su tutti i fronti. 

Ale mi dice che dovrei finire il romanzo. Io mi dico solo che dovrei concludere uno di questi progetti. 

Beh, cosa accadrà nel 2023 stiamo per scoprirlo, mi sa.

Quindi buon anno a tutti !

Sonno e muffa

Ebbene sì: sono sopravvissuta al Natale, sono stata brava (nessuna discussione con mia sorella nonostante gli attriti), mi sono vestita con maglioncino natalizio e cappello per il 25, ho sorriso e, soprattutto, fatto ridere (con il cappellino di Babbo Natale con le paillettes non poteva che essere così)e sono stata ricompensata come meritavo: un piccolo stop lavorativo fino ad anno nuovo. A leggermi di recente non faccio altro che parlar di ferie. La ragione è semplice: scrivo quando ho tempo, che di solito è quando sono in ferie. 

Ma siccome qui a casa Moon non c’è mai un attimo di gioia, ieri sera ho scoperto una cosa terribile dietro al canterale: muffa. E dietro l’armadio: muffa. La mia camera da letto è invasa da quelle piccole spore tossiche che secondo me sono loro a friggermi il cervello mentre dormo. Sarà per questo che sogno sempre cose assurde? Perché di solito sogno di lavorare, a tal punto da confondermi parecchio quando sono effettivamente a lavoro. Tipo: Moon, hai fatto la scorta di biscotti? 

Certo, Capo. 

E allora dov’è?

L’ho messa in magazzino, secondo ripiano.

No, non c’è. 

Ma come… ?

E poi mi ricordo che mentre mettevo a posto la scatola è arrivata mia nonna (morta da anni) e capisco che l’ho sognato. 

A volte può essere difficile distinguere realtà e sogno. 

Una settimanetta fa ho sognato TDL. Ricordate il Tizio della Luna? Lui. Lo vedo ogni giorno, ancora, come cliente è il più assiduo (ci ha fatto pure un regalo per Natale, a tutto lo staff). Beh, ho sognato che era un giorno di pioggia terribile, quella pioggia che fa tipo muro, sapete? E lui entrava dentro, faceva colazione con la sua sfoglia al cioccolato e il cappuccino con il cacao (la logica vorrebbe che fosse 200 chili e avesse il diabete, ma no, TDL va fuori logica) e poi usciva e qualcuno lo investiva. Quando glielo ho raccontato mi ha detto Tiè! E si è toccato le parti intime. Poi mi ha suggerito di mangiare meno, la sera e di prendere il Brioschi. 

Ma i sogni non sono sempre lavorativi. A volte sogno animali (fantastici o no). L’altra sera ho sognato che qualcuno maltrattava un cucciolo di cane e mi sono svegliata piangendo. Altre volte sogno di litigare con Little (una Little più grande, nello specifico) e mi sveglio triste. Una volta mi è successo di sognare che mio padre era dimagrito tantissimo (io e la badante siamo dietro a una super dieta molto restrittiva e faticosa che in effetti lo sta facendo dimagrire, ma il sogno è antecedente) e stava bene, era lucido e agile. Il risveglio con relativo ricordo della realtà è stato uno shock. 

Insomma, è regolare a volte sognare di più. O meglio: ricordarsi di più i sogni. Mentre altri periodi della vita ce ne ricordiamo meno o per nulla. 

Ovviamente non sarà la muffa a farmi fare questi sogni. Ma forse è lei che mi fa svegliare almeno tre volte a notte. Che poi mi sveglio sempre alle tre di notte, regolarmente. Google mi dice che ho accumulato troppa rabbia se mi sveglio a quest’ora, perché è la fascia oraria legata al fegato… ah! Ecco allora! Incazzati di meno e dormirai meglio! Sono ancora molto legata a queste cavolate, non posso farci nulla (qualche anno fa le abbracciavo completamente, oggi ne sono sempre molto attratta, ma il mio cervello mi spinge verso la razionalità. A essere sinceri mi preferivo prima).

Comunque intanto tra poco esco e vado al ferramenta per comprare il debellatore di muffa. 

Poi Dio vede e provvede, eh… 

Lo spirito giusto del Natale

Ho lo spirito giusto e la musica giusta per scrivere un post di Natale, che ci siamo quasi e quando uscirà questo mio breve e sconclusionato scritto lo sarà per davvero. Beata pianificazione…

Natale. Dunque. Come sarà quest’anno a casa Moon? Ricco di sorprese, a quanto pare. Vediamo… Ho passato giorni a pianificare tutto: cena con mio padre il 24 sera, cena con mia madre e mia sorella il 25, pranzo di Natale per me a casa di mia suocera, che Little è da suo padre e io dovrei finire di lavorare alle 13, tardino, ma sempre nella fascia pranzo, così evito di passare il Natale da sola come una scema (una volta l’ho fatto, il pranzo di Natale da sola: ho mangiato una piadina e pianto in vestaglia. Tristissimo). Mio padre invece lo avevo piazzato da mia sorella per il pranzo, soluzione perfetta, vero che mi è toccato chiederglielo, mica si offriva, la stronza, ma fa lo stesso perché mio padre era talmente felice di vedere sua figlia e le nipoti che è una settimana che mi scassa le balle: 

Mi aiuti a preparare la tavola per Natale?

Certo, babbo

Allora vai

Ma è lunedì, Natale è domenica! 

Poi mi manda messaggi e mi chiede: 

Ma il vino l’hai preso? Il dolce c’è? 

C’è tutto! 

Non lo trovo

(Sì, perché li ho nascosti, ah ah, sennò apri la bottiglia e ti mangi il dolce prima del 25) Tranquillo, babbo, avrai tutto…

Organizzazione quasi perfetta, no?

E poi arriva la mazzata. Il mio Capo mi fa: ma per Natale se abbiamo bisogno per il pranzo resti?

Cioè. Fammi capire. Ci sono tre cameriere in sala, tre persone in cucina, una al banco per fare i conti e hai bisogno che io ti faccia 12 ore per Natale?

No, se non puoi… non importa, mi fa. Quindi, no, non lavoro a pranzo, ma forse sì. Della serie, riuscirò ad andare via? Perché le 13 o le 14 fanno differenza per un pranzo. Della serie arrivi e tavola e mangi gli avanzi e tutti ti guardano con gli occhioni e con un po’ di fastidio perché hai turbato la cronologia degli eventi. 

E poi mia sorella manda un messaggio a mia madre e le dice che sono tutti malati. Tutti con l’africana, l’asiatica o come cavolo si chiama. Quindi salta il pranzo da mio padre e la cena da mia madre? Non si sa. Vediamo come stiamo, dice lei. Che per tutte le persone normali va bene, ma non per me, non per Moon. Moon deve organizzarsi, cazzo. Perché se non va mia sorella da mio padre, devo saperlo, sennò resta senza cibo. E io sono a lavoro. 

Quindi. Natale. Una festa zero stressante. Perché farci tanto chiasso? 

Ma è ovvio che ci sono le eccezioni. Per esempio, arriva Little a casa, come ora, sente che ho messo su musica di Natale e si mette a ballare e cantare. E poi mi fa: allora cena e PLL? (Pretty Little Liars, una serie che guardiamo da due eoni e stiamo, finalmente, per concludere. Ho attaccato anche a lei il gusto per gli acronimi).  

Qualcuno qui ha detto che il Natale è solo per i bambini, che è bello solo per loro. Io invece credo che diventi speciale solo per chi ama. Se hai qualcuno da amare e che ti ama, allora tutto diventa più nataloso (so che i vostri occhi non l’ardiscon di guardare, ma se la Crusca ha passato petaloso, io mi passo questo). 

Quindi: un Natale di amore per tutti.

Dell’Amico Speciale e altre delizie (?)

Sta tornando a casa l’Amico Speciale. 

Entrerà dicendo: che giornata di merda (lo avevo detto che tornavo senza censura, no? Quindi ho tolto gli asterischi: faccio pregressi, vero?). Ma poi annuserà l’aria, dirà Che profumino, che si mangia?  E andrà diritto al forno dove stanno cuocendo le lasagne. E io avrò una notte di sesso. Quindi direi che le cose si prospettano bene. 

Mi chiederete come lo so, se leggo il futuro. E invece no, è la solita solfa della profezia che si autoavvera, Watzlawich, il mio amico di sempre. Ma stavolta mi sa che ci guadagno.

Sono talmente sicura che ci scappi una seratina che, dopo la doccia, mi sono messa a fare una maschera (che mi ha dato la mia estetista per i miei capillarini, così dice lei, che sul viso si notano un po’ troppo). Poi mi sono data il tonico e la crema Super blu (quando me la do, sembra Puffetta, ma meno carina). Sempre per i miei capillarini, sempre crema super cara dell’estetista. Poi mi sono data la crema corpo elasticizzante (quella della Coop, stavolta). Mi sono lisciata i capelli con la piastra, che sennò sembro Merida (Ribelle, presente?) e mi sono lavata i denti. Poi siccome il mio dentista ci tiene (io ‘nsomma), mi sono passata il filo. 

Tutto per dire che prima, forse un prima di tanto tempo fa, non avevo bisogno di tutte queste manutenzioni. Facevo la doccia, al limite il deodorante, niente ceretta, solo rasoio, il parrucchiere una volta ogni sei mesi… ora è un turbine di appuntamenti: estetista una volta al mese, parrucchiera ogni mese e mezzo, ginnastica posturale una volta a settimana. Sembro proprio la mia vecchia Winny, che mi fa vedere il meccanico più di quanto veda mia madre, e per quanto la compagnia del mio meccanico sia più piacevole di quella di mia madre, fa battute splendide e mi fa ridere un sacco, il mio portafoglio non è così felice quando vado via dalla sua officina. Mi sa quindi che ho raggiunto i 150.000 chilometri. 

Ma l’Amico Speciale, per fortuna, è un amante del vintage, quindi tutto ok. Inoltre, come sopra, conosco il suo punto debole: il cibo. Nutrilo e ti ringrazierà come meriti. 

Va detto che non è neanche così difficile accontentarlo in cucina. non è come Little che non mangia i gamberetti perché gli dispiace o i fagiolini perché Sono piena, grazie. E poi si abbuffa di riso. Lui mangia tutto. Ma tutto tutto.  

L’altro giorno, tornando a casa, l’ho trovato con un bastoncino Findus in bocca. Guardo il forno: spento. Tocco il forno: freddo. Guardo l’A.S. Lui fa finta di nulla.

Quello da dove lo hai tirato fuori? 

Dal congelatore.

E quando l’hai cotto?

Tocco il bastoncino: congelato. 

Stai mangiando un bastoncino ancora congelato? (mi trattengo dai conati)

No, sto mangiando gelato di pesce!

Ho iniziato a imprecare e a dire che se poi sta male io all’ospedale non ce lo porto e tutto il repertorio. Ma poi non ho resistito e ho iniziato a ridere talmente tanto che la pancia mi faceva male. 

Quindi posso permettermi di essere pure una pessima cuoca: tanto tutto quello che faccio sarà buonissimo. 

p.s. Ho sbagliato di poco, la sua battuta, entrando, è stata: Sono stanco morto, che giornata di merda. Poi tutto come sopra, finora. Aspetto di aver finito le lasagne per sapere quanto sono brava.

p.p.s. ovvio che non comprerò più i bastoncini Findus