E alla fine se le sono date…

post 38

E nulla, sono rientrata a casa verso le quattro e mezzo decisa a farmi un bel piatto per pranzmerendacena, un bel riso al pomodoro (suvvia, fatemela anche voi la faccia schifata, come tuuuutti quelli a cui l’ho detto… ma a me, il riso al pomodoro piace da morire). Ho fatto la salsa, messa a bollire l’acqua e sono scivolata in bagno a farmi una doccia. Quando l’acqua nella pentola stava per bollire ho sentito uno strano rumore. E una strana puzza. Il camion che vuota la biologica sotto casa: perfetto: davvero un momento di merda, ho scelto.

Quindi ho spento i fornelli in attesa che finiscano. E speriamo mi torni la fame, prima o poi…

La scelta di fare un pasto unico, in very pet style, è stata dettata dal fatto che oggi, finito il mio turno di lavoro, non avevo davvero voglia di mangiare. Vuoi perché mi è toccato servirlo per forza, oggi, TDL, mandando a puttane la strategia dell’Evitamento, vuoi perché avevo la testa piena zeppa di pensieri. 

È che a lavoro non ci si annoia mai, va detto. 

Allora vi racconto una storia.

C’era una volta una coppia di giovani ragazzi che ogni sabato a pranzo prenotava al Ristorante. Loro: carini, ben vestiti, educati, dolcissimi. All’inizio li vedevo tenersi per mano, avvicinarsi l’uno all’altra da una parte all’altra del tavolo, sorridersi. Giovani innamorati, dicevo. Macché, mi ha risposto un giorno la cuoca: quelli stanno insieme da quindici anni! 

Insomma: se volete immaginare la storia d’amore perfetta credo che anche voi visualizzerete i loro volti. 

Poi di punto in bianco hanno smesso di prenotare. Un sabato, due, e me ne sono dimenticata. A volte i clienti lo fanno: cambiano posto, decidono di risparmiare eccetera.

Ma un giorno vedo la ragazza al tavolo. Con un altro uomo. Ohmygod!, dico alla cuoca. Abbiamo uno scandalo sotto al sole. Fatto sta che la ragazza ha cambiato uomo ma non abitudini: e ora ogni sabato viene con l’altro. Di nuovo, sono il ritratto della dolcezza: Pucci Pucci bau, per intenderci. Mi ha sgomentata un po’ questa cosa, all’inizio, ma poi ho finito per farci l’abitudine. Se c’è una cosa che ha l’uomo è proprio questo: alla fine riesce ad abituarsi a tutto.

Oggi il servizio è partito alla grande. I clienti arrivavano scaglionati (chi lavora nella ristorazione sa cosa intendo: il delirio arriva quando si presentano cinque tavoli contemporaneamente e sai che alla fine qualcuno dovrà per forza aspettare), io e la mia collega ci intendevamo alla perfezione (abbiamo deciso un codice per tutto: porta il pane al tavolo 2? Un cerchio e poi il numero due con le dita. Insomma, ci sentiamo geniali e possiamo comunicare a distanza senza urlarci dietro). Poi è arrivata la Nuova Coppia Perfetta. E fin lì nulla di nuovo. Peccato che poco dopo sia arrivato l’ex fidanzato. Ha preso una sedia, si è seduto con loro al tavolo e ha iniziato a discutere animatamente (uso degli eufemismi: in realtà ha sputato un’offesa dietro l’altra. Ma da seduto, che forse gli faceva più elegante, chissà). Io e la mia collega siamo rimaste interdette. Ovvero ci sono cascate le braccia. Erano insieme alle braccia della ragazza, ovvio, e forse anche insieme a quelle del nuovo Lui. Sono bastati pochi minuti, in effetti, prima che il nuovo Lui si alzasse e lo invitasse ad uscire. E quello è stato il momento in cui è iniziata la rissa. Sì, se le sono date. Proprio lì, davanti a tutti. Le braccia di chiunque in sala erano assieme alle nostre, per terra. 

Il mio boss si è precipitato a chiamare i carabinieri, in sala qualcuno ha provato a fermarli, insomma, era il caos. Ed è stato, ovvio, il momento in cui è entrato TDL. 

Ho cercato di parare i buchi mentre la mia collega faceva acrobazie per spostare la discussione fuori senza prendersi uno schiaffo come ricompensa. 

TDL, serafico, mi ha chiesto cosa fosse successo. Ho goduto un po’ a rispondere : non tutti la prendono bene (come te) quando la donna che ama (dice di amare) se ne va.

Non ha detto nulla.

Chissà cosa ha dentro quella testa. Mi piacerebbe essere una cartografa e farne un mappa, giusto per orientarmi. 

Finalmente il camion della biologica se ne è andato. Il mio riso è pronto e ora me lo vado a mangiare. Un treno di peperoncino e via, come piace a me. 

Domani è un altro giorno (di lavoro folle).

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Hallelujah

post 37

 

Stasera ascolto Hallelujah, nella versione di Buckley, una delle tante, un classico, certo, delle canzoni smielenze. Forse dovrei ascoltare Because of you, degli Skunk, che sarebbe più in linea con quello che dovrebbe essere il mio umore nei confronti di TDL in questa nuova fase dell’Evitamento. Ma mi sento più da Buckley, stasera, forse perché anche TDL sta seguendo la mia stessa strategia, mi evita per benino, come se lo avessimo deciso nello stesso istante, o forse si è accorto che la mia scintilla si sta esaurendo quando lo guardo, che mi sta regalando solo tanta tristezza, non lo so. 

Magari mi legge nel pensiero.

Magari legge questo blog…

No, questo lo escludo. 

Insomma, in ogni caso questa canzone mi rende molliccia perché mi fa pensare al sesso. Che non devo mica spiegare pure a voi, come ho fatto con TDL, che l’Hallelujah Buckley lo canta per il sesso e non per Dio, vero? E non solo mi fa pensare al sesso, ma al sesso con TDL (per ovvi motivi: non li devo spiegare, di nuovo, vero?). Una vera bomba a orologeria. 

Ringrazio il cielo che comunque sto davvero malissimo, il mio raffreddore è peggiorato, e quindi da una parte è proprio il momento giusto per mettere in atto la strategia dell’Evitamento. Sono talmente rinco che potrei farmi davvero male abbinando raffreddore e TDL. 

Ciò non vale però per il mio lavoro. È come se vivessi in una bolla: non sento nulla, parlo come un trans, mi è toccato leggere il labiale dei miei clienti tutto il giorno per capire cosa diavolo stavano ordinando (un signore caritatevole ha sorriso commosso quando mi sono allontanata per starnutire. In realtà sembrava il lamento di un cane, più che un semplice starnuto, ma lui non si è scomposto).

Ma sopratutto non è la condizione ideale per un dannato corso di cucina.

Lo Chef Stellato si è mostrato comprensivo, certo, mentre cercavo di seguire le sue ricette e scrivere le dosi, prendendo continuamente abbagli sui numeri (cento grammi di sale? No, Monica, 20 grammi, vuoi far schizzare la pressione di qualcuno dei tuoi clienti?), cercando di mantenermi sveglia refrigerando la fronte sul piano di acciaio, allontanandomi continuamente per soffiarmi il naso (che tra l’altro penso di non avere più. L’ho consumato e sono la nuova versione di Tu Sai Chi).

Ma. Quando siamo arrivati ad assaggiare le pietanze… che disastro! Non sentivo nulla. Ma nulla nulla. Nemmeno se mancava il sale. Già che le mie papille gustative sono rozze per via dei quintali di tabacco che fumo. Il raffreddore ha anestetizzato quel poco che rimane. 

È troppo piccante?

Beh. Definiamo piccante, Chef…

Monica, dai: brucia la lingua?

Non ho più una lingua, Chef… (oltre al naso)

Quindi ho sguazzato tra flan, filetti di maiale in crosta, paella (il mio boss è andato in ferie alle Canarie e si è preso la fissa) e sughi di faraona senza distinguere nulla. Come mangiare plastica. 

Ho salutato lo Chef Stellato con un mezzo sorriso: ci vediamo al tuo ristorante! 

Sì, ma chi avrà mai tutti quei soldi per farsi una cena? Io no di certo. Più facile che lo incontri in pista con la moto, ve lo dico io. 

E sono distrutta, vuota e senza naso, sopratutto. 

E questa cosa che sto evitando TDL…

Sono di nuovo inquieta e confusa. 

Diamo la colpa al raffreddore, prendiamo una tachipirina come dessert e andiamo a letto: domani mi tocca un turno doppio e un pomeriggio senza Little Boss. Ci vorrà del coraggio per affrontare tutto con il sorriso. 

Hallelujah