Sesso, scuole e Covid

post 208

 

 

Di notte il mio telefono, a un certo punto, si disconnette dalla carica. Lo fa spesso. Io lo so che è solo colpa di quella cavità che accoglie il caricabatterie che non mi ricordo come si chiama, ma dentro di me, in piena notte, dico: è esausto.

Non mi sopporta più, sempre lì a consultarlo per ogni cosa, dalla ricetta per i ravioli al (drammatico) conto delle calorie per una banana (in realtà lo so, quante calorie contiene una banana, ma voglio essere rassicurata, come i bambini al buio nel proprio letto).

E se non lo consulto io, è obbligato a chiamarmi lui, con le millemila notifiche che mi arrivano: Facebook, Instagram, Duolingo (povero Duo… non lo cago più dopo che ho gettato la spugna con il tedesco, e lui lì a dirmi: Mi manchi! E lo dice sul serio), Corriere della sera (ognuno ha le proprie debolezze), Yazio per la dieta(hai bevuto? Hai inserito la colazione? Eccheppalle!)… e poi tutte quelle App per il lavoro: Google my Business, Tripadvisor. Messaggi su messaggi: Ma quando riaprite? Fate l’asporto? Vorrei 1 chilo di mignon per sabato… ehi, bella, aspetta!

In una di queste sessioni divertenti mi arriva la notizia del ragazzo che ha abbracciato la fidanzata all’aperto ed è stato multato. 400 euro, mica noccioline.

Chiamo subito l’Amico Speciale e gli faccio: te l’avevo detto? No? Vedi? La gente è folle e se usciamo insieme e non stiamo attenti ci becchiamo pure la multa.

Poi però mi chiedo: ma secondo loro due fidanzati che non si sono visti per due mesi interi causa lockdown, ora che è permesso, come si dovrebbero comportare?

E così apro il vaso di Pandora delle assurdità.

Ci sono decine di articoli (anche se poi mi rendo conto che più o meno è sempre la stessa minchiona a parlare)dove si consiglia alle giovani (o meno giovani, come noi) coppie come fare sesso durante questa emergenza.

La regola aurea è quella del niente baci con la lingua. Solo baci a stampo. Chè il virus si trasmette con la saliva eccetera. Uhhh. Godurioso. Ma andiamo avanti. Solo rapporti protetti. E, udite udite, necessaria l’igiene intima prima e dopo!

Ora. Io non è che voglio far polemica per forza, ma qualcuno mi spieghi che cavolo c’ha ‘sta gente nel capo. Qualcuno mi spieghi cosa c’entrano queste pratiche con la trasmissione del virus. Non è che credono sul serio a quello che dicono, vero? Non è che credono sul serio che due persone che fanno sesso con il preservativo e si stampano solo baci in bocca sono meno a rischio, vero? Ma soprattutto, non è che credono che l’igiene intima prima e dopo sia di qualche utilità, vero? E infine, non è che credono sul serio che due persone che stanno insieme si rivedano in casa a un metro (o un metro e 80, o due metri, dipende, questo) con la mascherina, vero?

Beh, a chiunque abbia letto qualcosa sulla rivoluzione sessuale forse è suonato un campanello d’allarme.

Ma tranquilli. Queste sono solo indicazioni da fonti non costituzionali.

Quindi facciamoci una grassa risata e finisce lì.

Quello che a mio avviso sta iniziando a costituzionalizzarsi, invece, è l’istituzione scuola come parcheggio.

Certo, certo, ci sono solo ipotesi, adesso, sulla ripresa della scuola a settembre. Ma in una di queste dichiarazioni-ipotesi, è stato suggerito di far tornare sui banchi i ragazzi fino alla terza media, lasciando a casa (o in didattica mista, ancora peggio) i ragazzi delle superiori. Il motivo? Beh, i ragazzi delle superiori sono grandi e sanno gestirsi da soli la didattica a distanza, inoltre possono essere lasciati a casa da soli se i genitori devono tornare a lavorare. Inoltre, aggiungono, i ragazzi sotti i 14 anni hanno bisogno della socialità.

La cosa mi sgomenta. In nessuna di queste dichiarazioni (ipotetiche, ok) viene messo al primo posto l’unico scopo della scuola: insegnare. E se è vero che lo sapevamo tutti, che la scuola non è un granché in linea generale (fatte salve alcune eccezioni, certo), adesso ce lo dicono proprio in faccia.

Sì, stamani mi sono svegliata nervosetta. Sarà che lo stress aumenta in proporzione ai giorni in cui non lavoro (e non porto a casa la pagnotta intera, ma solo mezza pagnotta), sarà che sono stufa di essere presa per i fondelli, sarà che sono seriamente preoccupata per il nostro futuro (in generale) e il nostrofuturo (mio e di Little, in particolare), sarà che guardo troppa televisione e troppe notizie e troppi approfondimenti (una cosa che avevo smesso di fare per non farmi saltare i nervi, e ora eccomi qui, quasi costretta a farlo).

Sarà che forse ha ragione il mio telefono, a essere esausto.

Padri fantastici e dove trovarli

post 207

 

 

Ieri è stata una giornata particolare. Per la prima volta, dopo tanti giorni, mi sono svegliata fiduciosa. Almeno per un momento.

Finalmente è arrivata la fatidica cassa integrazione. Beh, una miseria, ma c’era da aspettarselo. Se ho dovuto aspettare tanto per questi tre spiccioli, immagino che i prossimi mesi saranno duri. Ma non mi lamento, ho la forza dei contributi straordinari e alcuni ultimi appelli che posso fare se proprio sono nella merda.

Subito dopo aver constato l’arrivo della CIGD, ho mandato un messaggio al mio Capo, che, poverina, iniziava a struggersi anche per noi dipendenti. Anche lei c’è rimasta male per la cifra. Quindi ho passato un quarto d’ora buono a consolarla. Finché non mi ha detto che secondo i suoi calcoli riusciremo a riaprire a Luglio. Luglio?, credo che i miei occhi abbiano fatto un salto in avanti. Eh, i lavori di ristrutturazione vanno avanti lentamente

Ma, nonostante tutto, ho tenuto botta, e senza scoraggiarmi ha infarcito la conversazione di nuovi discorsi motivazionali: dai, non è così grave, anzi! Sarà meglio per noi, tutti avranno già riaperto e noi avremo il tempo di orientarci nelle nuove misure, no?  

Ci ho quasi creduto anche io.

Vabbè, vado dal dentista, dopo. Questo dentista credo mi abbia preso per il pozzo di San Patrizio. Ogni volta che ci vado (e questa è la terza) se ne viene fuori con qualcosa in più: prima devitalizzazione del dente, poi pulizia (altri 80 euro), ieri ha iniziato a parlare di Bite e di capsule. Al che ho detto: ma io ho già un Bite! (che non porto quasi mai). Portamelo che lo guardiamo e al limite lo correggiamo. E immagino che non lo farà gratis perché sono gentile.

Nel frattempo ho saldato il conto (temporaneo, mi sa) e comunque esco tranquilla.

Dopo pranzo iniziano i messaggi del gruppo del lavoro: chi ha ricevuto la CIGD? Io sì, io no, Ma è una miseria! Come faremo? Ma quando riapriamo? Il panico ha iniziato a dilagare. Al che, niente affatto scoraggiata, ho rifilato i discorsetti motivazionali che avevo fatto al Capo anche a loro. Evvai, teniamo duro che ce la faremo!

Ero talmente soddisfatta che poi mi sono messa a fare i biscotti. Un piccolo regalo per mio padre che, incredibile ma vero, ha deciso di venirmi a trovare in serata. Incredibile perché lui, da quando è iniziata questa pandemia, non ha fatto altro che rifilarmi mega pipponi su quanto sia pericoloso il Coronavirus, su quanto lui fosse spaventato e su cosa dovevo o non dovevo fare (vai a passeggiare in mezzo al nulla? Ma sei matta? Fai la spesa senza i guanti? Ma sei matta? Fai dormire lì l’Amico Speciale? Ma sei matta?). Quando mi ha detto che sarebbe venuto, da bravo congiunto, ho provato timidamente a invitarlo a cena. La risposta? Non mi sembra il caso, io vengo con la mascherina e tengo la distanza.

Poi in realtà si è sciolto, una volta qui, e si è addirittura azzardato a dare un abbraccio. Si vede che alla fine si sentiva ridicolo se avesse fatto diversamente.

Passare un’ora con mio padre, di recente, non è mai facile. Si distrae con tutti i messaggi che gli arrivano da mille gruppi diversi, gli viene in mente di fare una telefonata proprio quando è qui e se inizi un discorso qualsiasi cambia subito argomento. Ve lo dico con onestà: è stata una tortura a livello nervoso. E quando finalmente è arrivata Little, verso le sette e mezza, e lui se ne è andato, ho tirato un sospiro di sollievo.

Mio padre non è mai stato un buon padre. Ma non è una critica soggettiva. È talmente oggettivo che spesso qualcuno mi chiede come faccia a parlargli ancora. Io do la risposta più semplice del mondo: perché è mio padre. E se devo sopportare un’ora di conversazioni interrotte e di vacuità una volta ogni tanto, beh, direi che ci posso stare. Certo, l’incontro con lui ha fatto evaporare del tutto il senso di fiducia che sentivo dalla mattina.

Ma per rifarmi, dopo, mi sono mangiata un mega cheeseburger home made.

Strafalcioni da Covid

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L’altro giorno Little Boss mi leggeva alcuni messaggi sul suo gruppo di classe. Strano ma vero, questi tredicenni discutevano di politica.  Un Ragazzino in Particolare criticava aspramente Conte e agognava la riapertura di tutte le attività commerciali per evitare la povertà, visto che i soldi promessi non sono arrivati. Un altro ha risposto che ci doveva essere un equilibrio tra riaperture e sicurezza. Insomma, difficile non leggere in queste parole quelle dei genitori dei suddetti ragazzini, che io conosco. Ma vabbè, funziona così, si sa. Se adesso Little non è una fan di Salvini un motivo ci sarà. Ma il discorso non è questo. Il Ragazzino in Particolare a un certo punto ha scritto che per evitare il contagio basta che non siano assemblamenti. Little rideva come una matta, io pensavo a qualcosa come le mie Barbie da piccola, che mutilavo e decapitavo solo per poi rimetterle di nuovo insieme. Ok, dura da digerire che alle soglie di un esame di terza l’italiano ancora tentenni, ma dopotutto sono certa che anche io abbia spesso scivolato sulla lingua, in quel periodo.

Ma il caso italiano distrutto e strafalcione detto non si limita certo ai tredicenni. E così a Roma appare un cartello ai cancelli di un parco dove, anche lì, si vietano assemblamenti. Forse non vogliono che i ragazzini ci portino le Barbie suddette o, chissà, la Lego.

C’è anche l’altro tema, quello del C’è la faremo. Che se (purtroppo) si vede a qualche finestra o sulla bacheca di Facebook del dirimpettaio, allibisce leggerlo sulla bandiera di Razzi. Ora… se è vero che il correttore automatico del nostro telefono predilige il c’è al ce, innescando a volte qualche errore involontario, se lo scrivi su una bandiera ci devi mettere dell’impegno, ci devi pensare. È lo stesso discorso dell’hanno e dell’abbiamo: se in un messaggio ti può scappare una h e scrivi anno è sì certo grave, ma può essere una distrazione; se scrivi habbiamo, cacchio, ci hai pensato! Ignorando il correttore, a questo punto.

Ma gli strafalcioni da Covid non finiscono qui. Il più famoso a questo proposito è il sindaco di Boscoreale, il cui video avrete sicuramente visto. Un concentrato di ilarità! Si parte dal Coronarovirus, si passa dalle Fuck news (era forse un messaggio in codice?)e si approda parlando di sieropositivi riferendosi ai pazienti Covid. Io questo tizio lo amo già.

Ma non ci sono solo gli errori di lingua. Molti politici, virologi, filosofi e chi più ne ha più ne metta si sono lanciati verso il complottismo, il negazionismo e hanno messo in campo strane ironie. Di Trump avevo già parlato, del suo rimedio del disinfettante in vena (ironia, dice, ok, prendiamola per buona), ma sullo stesso piano ci si è messa la signora Bruni, che dopo aver finto un attacco respiratorio, si è poi messa a ridere dicendo: scherzavo! Beh, davvero di pessimo gusto, questi scherzi. Ma io dopotutto non ho il senso dell’ironia.

Concludo con qualcosa che fa male al cuore, e che ha fatto male soprattutto ad Ale. Lo scrivo per te, Ale.

A causa del Coronavirus è morto, come sapete, Sepulveda. Quando Little era piccola credo di averle letto tutti i suoi libri con sincero divertimento. Per me, lettrice grande, forse erano un po’ troppo ripetitivi (tutti questi animali insieme, uff), ma la morale era semplice e mai tropo scontata (certo, parliamo di bambini). Insomma, mi è dispiaciuto tanto. Ma mai quanto sentire che aveva scritto Cent’anni di solitudine. Come si fa a confondere Sepulveda con Gabo? Mah, ai posteri l’ardua sentenza.

Ma non mi stupisco più di nulla. Ieri sera cazzeggiando sul web ho incontrato un sito di recensioni. C’era una pagina su L’isola di tesoro. Di Henry James! Mi sono chiesta da dove diavolo potessero aver tirato fuori questa info. Forse James ha scritto un libro dal titolo simile (che io non conosco)? L’isola del giorno dopo? Perché l’isola del giorno prima è di Eco. Poi, aguzzando la vista, ho capito l’inghippo: l’edizione Mondadori del suddetto romanzo ha in copertina la scritta: con un saggio di Henry James. E ok… magari quello è stato solo un errore del sistema. Spero.

(Anche loro avranno riso a crepapelle:

 

Ho solo bisogno di allenamento?

post 205

 

 

Ci sono cose di cui non ci stanca mai.

Tarantino, per esempio. Ho passato il weekend riguardando tutti (o quasi) i suoi film insieme all’Amico Speciale.

La musica in generale. Rientra nella categoria.

Il caffè. Se non lo bevo come fosse acqua è solo per salvarmi da un futuro fatto da un braccio sinistro dolorante prima di cadere al suolo. Morta.

Poi ci sono cose che stancano, dopo un po’. La pasta al pomodoro, per esempio, che Little non mangerebbe altro per pranzo. La tv solo per guardarla. Anche stare a letto oltre una certa ora (ok, questo forse vale solo dopo i 30 anni). La quarantena.

Dopo due mesi ero davvero stanca di non essere stanca. Di andare a letto alla stessa ora (improponibilmente presto, ma sono abituata così) e di rigirarmi nel letto senza sosta, di alzarmi dal divano solo per fare pipì, di passare buona parte della giornata a cucinare (provate a dire un piatto: l’ho fatto senza dubbio, a meno che la materia prima non fosse troppo cara).

Il weekend appena trascorso con L’Amico Speciale è stato una serie di interventi chirurgici alla mia abitazione mentre io sfornavo cose: cheesecake, Piadine Romagnole alla Toscana (PRT, in gergo, è una cosina inventata sul momento), risotto ai porcini… insomma, l’ho già scritto, credo che il suo intestino sia stato lieto di aver lasciato questa abitazione. L’Amico Speciale forse no, giusto ieri sera mi diceva che il weekend è volato. E poi ci va messo che ho fatto la parte della geisha (anche se l’ho avvisato: goditela ora, bello, non ricapiterà fino alla prossima pandemia). Sono stata felice di fare qualcosa per lui. O forse solo di fare qualcosa. Avere uno scopo nella giornata è una cosa sottovalutata.

E poi oggi ecco che arriva il lunedì. Per me il giorno di festa per eccellenza, anche se questa pandemia ha confuso un po’ le acque. Settimana nuova? Regole nuove.

E no, non sono tornata a lavorare, ci vorrà ancora un mese, ma mentre sono lì che mi martorio il cervello per vedere di non chiedere prestiti in banca (sì, dai, Moon, puoi farcela, basta che fai economia…prima o poi arriverà la maledetta cassa integrazione in deroga!), che anche se la mia banca è a chilometro zero e mi piace tanto come il direttore e tutti i cassieri mi trattano, come una di famiglia, diciamocelo: una banca è sempre una banca e quindi sarebbe come pensare che i Vigili giurati li assumano per la loro intelligenza (qui lo so, forse offendo qualcuno e di sicuro sono di parte, visti i miei trascorsi con la categoria, ma il Censore non è arrivato), insomma, perché costringersi a patire più del dovuto?

Quello che mi ci voleva era solo fare una passeggiata.

Uff, che palle Moon, quante cazzo di parole per dire che ti sei fatta due passi!

Eh, lo so, ma faccio così sempre. Parto da un punto A per arrivare a un punto B e passo da lettere di un alfabeto perduto. Quando poi il punto B non è che sia poi così interessante…

Beh, però va detto che siccome il mio corpo era quasi immobile da due mesi non mi sono accontentata di fare un giretto. Mi sono percorsa tutto l’anello che gira intorno al mio paesello passando dallo sterrato e godendo della vista bellissima di questi posti a cui, devo dirlo di nuovo, non mi abituerò mai. Solo guardare mi ha fatto bene al cuore. Vorrei potervi prestare gli occhi per farvi vedere (no, le foto non rendono, fidatevi).

Da moto zero, quindi, a 8 chilometri in un’ora e mezza (salite e discese comprese nel prezzo). Tornata a casa avevo l’aria di chi è stato schiacciato da un elefante in corsa (e secondo me un elefante ha davvero camminato sul mio petto per farmi espellere tutta la nicotina pigramente accumulata), le braccia tremanti (l’ultimo chilometro è stato duro) e una gamba che ancora adesso mi dà dei problemi.

Sfinita.

Ma felice.

Mi sono convinta di aver solo bisogno di allenamento.

Magari è davvero così.

Ma stanotte vedrai che dormo.

p.s. la foto l’ho modificata per non far vedere il nome del mio paesello… lo so che ho fatto un troiaio (ma il mia coulisse di fragole per il cheesecake era buonissima: a ciascuno il suo!)

A passeggiare ci vado lunedì

Per due mesi ogni sera l’Amico Speciale mi ha chiamata e scattava subito la domanda: novità?

Le prime volte rispondevo: sì, oggi il bollettino è…sì, oggi Conte ha detto…sì, oggi dal comune è arrivato un avviso… eccetera.

Va detto che negli ultimi giorni invece avevo sbroccato.

Ma che novità vuoi che ci siano? Sto chiusa in questo buco di 40 metri tutto il santo giorno, il mio momento sociale è quando vado a fare la spesa e sto in fila insieme ad altra gente triste per almeno due ore, fingo di fare cose interessanti, ma la verità è che mi rompo le palle tutto il santo giorno…

Evvabbè, l’Amico Speciale avrà pensato spesso che il mio sbrocco fosse naturale e non ha mai rigirato il coltello nella piaga.

Ma se mi avesse fatto ieri sera la stessa domanda  la mia risposta sarebbe stata diversa.

E finalmente dopo due mesi di reclusione, con un anticipo di tre giorni, ieri mattina si è presentato proprio lui, l’Amico Speciale. Il mio Affetto Stabile si è alzato presto ed è arrivato con il favore della rugiada, svegliando me e Little, ma che bello svegliarsi così (certo, parlo per me).

Mi sembra di aver riacquistato un po’ di normalità, in questo modo, con la sua presenza caciarona. E mentre tutta la mia regione ieri si riversava in strada per fare la passeggiata lunga consentita dal Presidente, io mi sono chiusa in casa e mai stare sul divano a non fare nulla mi è sembrato più bello.

Devo dire che, a dispetto di ciò che dicevo nell’articolo precedente, mi sono comportata proprio come non avrei voluto, cucinando per lui ciò che voleva (perché non fai uno strudel? Certo, che ci vuole a fare la pasta sfoglia? Tra tre orette è pronto) e ingrassandolo come un pollo in batteria. Credo che dovrà fare attenzione alle articolazioni quando lunedì uscirà da qui.

In compenso lui si è messo subito a guardare in giro.

Eh, ‘sta lampadina va cambiata, questo gancio si è sganciato, il tubo lo hai stretto bene? , confermando il suo ruolo maschio. Certo che la lampadina la potevo cambiare da sola, ma non diteglielo.

E dopo che ieri sera ho portato a casa di suo padre Little, finalmente mi sono potuta concedere un brindisi (con una bottiglia di Cannonau da 16 euro che aveva portato l’Amico Speciale) e… devo dirlo, era proprio l’ora.

E siccome lui è ancora qui e sta facendo la doccia, io vi abbandono qui.

A passeggiare ci vado lunedì.

P.s. Ora è lì che smonta il telefono del bagno… il mio maschio!