Dejà vu

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È una specie di dejà vu.

Ultimo giorno di lavoro prima delle ferie, ovviamente il più terribile dell’estate, clienti come se piovesse, ci manca una persona, dieci minuti prima della chiusura della cucina arriva un gruppo di 15 (!) spagnoli: dieci pizze. Chiamo Osaro, Help me, please! It’s my job, fa lui, e corre. Siamo come la Juve, dice il mio Amico Cacciatore che ogni tanto compare in questi articoli (e lo chiamiamo Gipo, diamogli un nome, a questi amici), lui inizia a stendere, io condisco poi faccio Finish! E lui inforna. Siete una bella squadra. Io non mi intendo di calcio, ma in effetti pare che lo sia, a parte ciò che dicono gli Interisti.

E beh, alla fine saluto tutti, Buone ferie! Divertitevi! Bacio sulla guancia anche Micro(bo), un abbraccio a Sbiru, a Lù, alla Cuoca, a Osaro.

Corro a casa a prepararmi per la festa di mia nipote.

E ormai io e Little Boss siamo d’accordo: le ferie non possono iniziare senza la festa di compleanno di mia nipote, ormai cinquenne.

Il tema di quest’anno? Indiani e cowboy.

La differenza dall’anno passato? C’è anche l’Amico Speciale a godersi i bambini urlanti. Mi chiedo come si troverà, mica è abituato a queste cose, lui, e invece mi sorprende: sempre a suo agio, l’Amico Speciale, chiacchiera con i miei, chiede ai bambini di fare una gara di urli, prende un po’ in giro Little Boss, che quest’anno non si schioda dal mio fianco, forse si sente troppo grande ormai per giocare. Trovo a un certo punto la ragazza dell’anno passato, quella incinta di sei mesi: lei e Woody hanno sfornato proprio un bel pargoletto. È più vispo di suo fratello, dice, e io rabbrividisco per lei, visto che l’altro suo figlio, quello grande, è di nuovo attaccato alla casetta, urlante: forse c’è dall’anno passato, chissà.

E di nuovo (sembra quasi incredibile) mi trovo di fronte a una conversazione sulla differenziata che vede partecipi mio padre e mia madre… davvero non capisco. So che non possono parlare di politica, so che non possono parlare del loro privato, ma è possibile che non si rendano conto che parlano sempre e solo di spazzatura? Non potrebbero discutere, che ne so, di cucina?

Meno male che poi arriva l’Amico speciale e inizia a raccontare del suo anno di militare: una conversazione nuova per la mia famiglia, né mio padre, né mio cognato, né il mio ex avevano storie da naja nel loro repertorio.

Taglio della torta e, come da copione, tutti a casa, domani si parte per le ferie io e Little Boss, Riviera romagnola quest’anno, ho prenotato in anticipo e trovato una super offerta (io ho il radar per le vacanze cheap). Stavolta l’Hotel (con mezza pensione) è talmente cheap che ho paura che la sera mi chiedano di fare un paio d’ore di lavoro al ristorante… speriamo bene.

Inoltre il meteo pare che non sia dalla nostra. Una settimana di acqua piena, dice, ma si sa, i Bernacca di questi tempi non sono poi così attendibili, forse qualche ora si salverà.

E poi, come ogni anno, l’importante è cambiare aria, e stavolta cambio pure mare. Ho almeno un paio di cose in programma: fare un selfie con Little Boss a San Marino (per rendere noto al mondo che abbiamo lasciato l’Italia durante queste vacanze, disobbedendo all’ordine imperativo del mio ex che non mi permette di farla espatriare), e un’alba dal mare.

Quasi pronta alla partenza, non mi resta che finire le valigie e saltare in macchina.

Ah sì: devo svegliare Little Boss!

Ci risentiamo tra una settimana.

E ora Via! Verso l’infinito e oltre!

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Quello che conta. Per Te

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Oggi è il tuo compleanno.

Un giorno speciale per me.

Lo so che ti ho già fatto gli auguri veloci su Whatsapp stamani, e mandato un video scemo con Little Boss, e che ci siamo sentite per telefono fino a un secondo fa, tu con il tuo mal di denti, io con le mie solite paturnie (ma sto migliorando, vero? Sono sempre più brava nella gestione del dolore, qualcosa dovrò pur aver imparato, la maturità a qualcosa porta davvero).

Manca poco, pochissimo al giorno in cui, finalmente, ci potremo riabbracciare. Quanto tempo è passato? Nemmeno me lo ricordo più, amica mia. Ma sarà come essersi viste ieri, lo so. Sarà un po’ difficile riconoscersi all’inizio, più magre, con qualche ruga di dolore in mezzo alla fronte, ma sempre noi, sempre le stesse. Quel nostro rapporto speciale che nessuno capirà, a cui nessuno ha dato credito in passato, la nostra forza, la mia forza ha il tuo volto.

Chissà quanta magia hai imparato laggiù, dai folletti, quante storie dovremo raccontarci fino a notte fonda (ora sono più brava a resistere quando le stelle infiammano il cielo, una piccola eredità di qualcuno che ho amato), quanto dovremo ciacolare, no?

E non vedo l’ora, e stavolta il count down lo faccio per te, siamo già a meno quattro, perché lo sai che i miei giorni finiscono presto, ma per te li farò durare tutto il tempo possibile.

E sì, un giorno verrò a trovarti in mezzo ai folletti, mi farai vedere le tue magie, come hai già fatto nel paese che era un collegio, ricordi?

E quello che io ti auguro è di ricordarti sempre sempre sempre che sei una persona speciale e ciò che ti chiedo, per me, egoisticamente come solo l’amore può essere, è di non permettere mai a nessuno di dirti il contrario.

Io e te sappiamo che la profondità delle cose è insondabile, a volte inspiegabile, che va presa come un atto di fede, a volte bisogna solo arrendersi e crederci, senza paura, e io con te non ho mai paura.

Quando ti dico che ti voglio bene è sempre un limite.

Oggi è un giorno speciale per me.

È il tuo compleanno.

Non smetterò mai di ringraziare questo giorno.

 

Ti dedico questa canzone che mi ha fatto sentire Little Boss. Perché è bella. Perché tu, un po’ pazza, lo sei…

 

E quindi ieri era il mio compleanno

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E quindi ieri era il mio compleanno. 

Eccoli arrivati, i 40. Ora sono una che finisce in -anta. 

Vi ricordo che il mio compleanno non era proprio ieri, lo ieri in cui pubblico questo post, come vi ho già scritto, ma circa un mese fa, un po’ meno, ora, in effetti, perché sto pubblicando di più e scrivendo meno cercando di mettermi in pari, cosa che non ho ancora calcolato quando avverrà. Diciamo che quando avverrà ve lo dirò. Quando sarò temporalmente stabile e non rivivrò più momenti passati forse qualcosa cambierà, forse mi sentirò meglio, o peggio, non posso prevederlo. Non posso prevedere nulla, ora, in effetti, al contrario di come faccio di solito, che mi immagino il futuro, lo calcolo eccetera. Mi sento sotto l’influenza del butterfly effect. Sarà la vecchiaia? 

Perché quando arrivi a una soglia e la varchi senti sempre che qualcosa lo hai lasciato indietro. E io oggi voglio dirmi che ho lasciato indietro solo lo schifo, ma non ne sono del tutto convinta. Sono perplessa. 

In ogni caso quello che c’è da qui in avanti sarà di certo un certo tipo di cambiamento fisico. Certo, non da 40 anni e un giorno, sarà graduale. Spero. Forse è per questo che i miei colleghi mi hanno regalato un buono dal parrucchiere, un messaggio del tipo: coprili, quei capelli bianchi, vecchietta. 

Ma giuro che se mia madre mi regala una crema antirughe…

L’Amico Speciale non si è invece smentito e mi ha regalato il suo tempo con me ieri pomeriggio e un Kill Bill  sul mio divano davanti a un piatto di pasta con le cime di rapa cucinata da me, quindi discutibile. No. Non è vero: faceva ribrezzo, ma ha mangiato come se fosse addirittura buona… Lui non è un tipo da regali fisici, un fiore, un foulard, ma va detto che mi regala molte altre cose belle. Nei suoi confronti sono un’arpia, sempre a mettere paletti e divieti, ma non ingiusta. 

TDL invece mi ha solo mandato un messaggio in cui mi chiedeva se era il mio compleanno: San Facebook? Ovvio. E allora perché chiedi. Così gli ho ripeto che no, non lo era, era solo una data scelta a caso per farmi fare gli auguri. Silenzio.

La mia Little Boss ieri non era con me e quindi tra una cosa e l’altra ho ricevuto solo un misero Ah, auguri, mentre parlavamo al telefono di compiti da fare e orari. Sì, sì, lo so. Si rifarà stasera, ne sono certa, quando andremo a cena da mia madre (gulp!) che per l’occasione ha invitato anche mio padre (prima volta a casa sua) che per ricambiare la cortesia la reinviterà in occasione del suo compleanno, a fine mese: insomma: i mondi cambiano e i due divorziati per eccellenza -con urla e sangue- alla fine stanno facendo pace. Ci sono voluti solo 20 anni: un tempo giusto, direi. 

Ma devo dirlo. Il regalo migliore l’ho ricevuto stamani da Ale. Un email lunghissima e bellissima dove mi augurava di fare mille cose splendide, e io manco una ne ho fatta, ma le farò, prima o poi. Ci riesco, prima o poi. 

E allora finisco questo post mettendo un po’ di Ale, qui. Sono certa che non si arrabbierà…

Ciao  Moon, 

è dalle 9 di stamani che converso con te e non lo sai

Ho in mente una scena, non mi ricordo bene quando, in cui te con un bicchiere di vino in mano ti volti e mi dici che non vuoi essere festeggiata per il tuo quarantesimo compleanno.

Mi auguro di cuore che tu stia festeggiando, anzi spero che ti stiano festeggiando come è giusto che tu venga festeggiata.

Ti auguro la sorpresa che io non sono riuscita a farti, ti auguro una leggera arrabbiatura per una festa a sorpresa che non volevi ma è riuscita bene e ti scappa un sorriso 

Ti auguro una improvvisata, un regalo per te da chi pensa a te. Magari niente di romantico, ma utile, perché chi ti fa un regalo utile sa di cosa hai bisogno e ti fa risparmiare magari 30 euro per quel pezzo della cucina che si rompe

Ti auguro una lacrima di nostalgia verso il tempo trascorso, ma un pianto di gioia per il tempo che partorirai da ora in poi

Ti auguro di tenere per mano qualcuno che ti faccia sentire protetta quanto te hai voglia di proteggerla

Ti auguro una sbornia allegra che ti fa ballare una vecchia canzone della Bandabardò

Tanti auguri di routine

Gli auguri della tua famiglia sgangherata, ma neanche troppo

Un regalo inutile ma romantico

Un abbraccio di quelli talmente familiari che non ti ricordi neanche di aver ricevuto ma non per questo meno sentito

Un abbraccio di quelli da stritolo da qualcuno che non vedi da un po’

Una carezza di tua figlia

Un bacio mentre dorme a tua figlia

Ti auguro di trovare una cena pronta quando sei troppo stanca per cucinare 

Ti auguro un pò di solitudine per goderti un caffè e una sigaretta prima di cominciare a correre la tua giornata

Un angolo comodo e caldo per te

Un’arrabbiatura che diventa abbraccio

Una torta bella e comprata

Una torta fatta per te anche se un pochino sbruciacchiata

Una buona torta con 40 candeline da spegnere 

Un desiderio sincero

Un panino cotto e fontina

Uno due tre … cinque cento …mille desideri che vedrai avverarsi

La forza che hai avuto fino ad ora raddoppiata

Un passo dopo l’altro

Ti auguro un cappello buffo(ieri ho visto un matrimonio e voglio un cappello assurdo e orrendo come quelli)

Ti auguro di lasciare le zavorre in un angolo 

Ti auguro un cuore leggero almeno per qualche momento

Ti auguro di arrabbiarti sempre di fronte alle ingiustizie

Ti auguro di trovare la pentola d’ oro alla fine dell’arcobaleno 

Ti auguro di trovare un paio di scarpe belle e comode a 10 euro

Un tanti auguri in ritardo

Un milione di rinascite

Ti auguro di trasmettere a tua figlia la ribellione verso i soprusi

Il rispetto di te stessa 

Un biglietto di auguri sonoro

Le candeline che non si spengono e una cappellino a cono colorato

Una spalla che ti sorregge prima di cadere

Una mano che ti aiuti ad alzarti ogni volta che cadi

Una serata sul divano a guardare qualcosa di divertente 

Ti auguro un viaggio in autostop

Un complimento da uno sconosciuto

Ti auguro di chiedere “hai mangiato? ti cucino un piatto di pasta se hai fame”

Ti auguro di sentire questa domanda rivolta a te

Un sonno ristoratore

La bellezza dei colori autunnali

Di dividere una cena in un unico piatto 

Una carezza che fa scendere i brividi sula schiena

Ti auguro Passione 

Ti auguro….

Di vivere e non sopravvivere qualunque cosa voglia dire

Soddisfazione per te stessa

Un paio di occhi che non ti giudicano e fanno finta di credere alle bugie che dici

Ti auguro ….

Io invece auguro a tutti voi di trovare un’amica così…

No: vi auguro di incontrala, una donna così…

Cazzeggiare pallido e assorto

 

post 39

È una domenica pomeriggio come altre, finito il mio turno da massacro me ne sono tornata a casa ad aspettare Little Boss cercando di concedermi il famoso relax che non trovo mai. Ora. È molto probabile che non vi tornino i giorni, quando leggerete, l’ho spiegato nel Riassuntino…(lato destro del blog, credo, se mi ricordo bene): io scrivo troppo. Nel senso che se dovessi pubblicare subito tutto quello che scrivo, intaserei WordPress. Quindi li programmo e chissà quando leggerete questo… per ora sono avanti di un mese. Cioè. Indietro di un mese? Boh, ditemelo voi, non lo so. E la distanza tra i giorni in cui scrivo e quelli in cui pubblico effettivamente l’articolo sta crescendo come se fosse Blob. Questo significa: A) che devo rallentare, devo farmi una vita, andare fuori, vedere gente, restare umana, come consigliava giustamente Miller nel suo decalogo per gli scrittori; B) che sto dilatando il tempo, anzi, lo sto contorcendo: oggi pubblico qualcosa che è successo un mese fa, ma è come se mi succedesse di nuovo: un paradosso temporale che manda ai matti il neuroncino solitario. 

Certo, qualcuno potrebbe dirmi che dovrei semplicemente eliminare gli articoli inutili, ripetitivi, fare una selezione, insomma. Ma così rischierei di non pubblicare più nulla, e sebbene quel qualcuno potrebbe esultare perché così divento una cittadina modello, prendo le mie cartacce e invece di buttarle per strada me le metto nella borsa e le porto a casa, a me piace stare qui. Mi piace essere un’incivile del web. E poi lo spazio è ancora grande, tendente all’infinito, quindi, siccome pago le tasse, avrò qualche diritto no?

Questa follia prefatoria, citando Pasolini in Petrolio, non ha un vero scopo. Anzi, non lo ha l’articolo in sé. È solo un mio cazzeggiare pallido e assorto perché dovrei fare la lista della spesa e non ne ho voglia, anzi, non ne ho cervello. 

È che mercoledì è il compleanno di Little Boss: 12 anni tondi e pari (non so perché ma i numeri pari mi piacciono tantissimo, provo tenerezza per loro, e io e Little Boss, entrambe, quest’anno compiamo numeri tondi e pari a dieci giorni- tondi e pari- di distanza. Ma non fate auguri: tanto sarà già passato un mese quando pubblicherò questo), e quindi voglio farle una piccola piccolissima festa. I soliti ignoti a cena: mia sorella con la truppa, mio padre e mia madre con Teresa (se se la porta, che è sempre una Question Mark). 

Ma siccome ormai sapete che detesto cucinare, sarà tutto un delirio di toast e pizzette (con la scusa che ai bambini piacciono). E la torta sarà con la Nutella, ovvio. Questa è una tradizione di ogni anno.

Sarà divertente vedere di nuovo mio padre e mia madre insieme, loro, che non si sono rivolti parola per quindici anni dopo il divorzio e ora sono costretti a stare nella stessa stanza per ore (la tregua tra loro è avvenuta dopo la mia separazione: già avevo problemi con il padre di Little Boss, che non mi rivolge parola e quindi i compleanni di Little Boss sono diventati doppi: uno da me e uno da lui.  Se avessi dovuto farne uno con mia madre e uno con mio padre -separatamente- la piccola rischiava di festeggiare tutto l’anno… molto felice lei, poco io).

Insomma, comunque, ho scoperto che riescono anche a parlarsi, i due, ogni tanto. Ma sempre sullo stesso argomento: la differenziata. Ora, non chiedetemi perché, ma riescono a stare minuti interi a confidarsi dove buttano il barattolo dei pelati o il tovagliolo di carta usato, ridendo come bambini.  E si scambiano opinioni: nel mio comune si fa così, nel mio cosà…

Sono davvero dei grandissimi misteri…

Io, che la differenziata ancora non ce l’ho, fingo di ascoltarli con interesse. Ma ogni volta che mi trovo a casa loro sono sempre confusa sui vari sacchi e bidoncini. Così di solito lascio la spazzatura in giro: ci penseranno loro, che hanno studiato il manuale. 

Cavolo, è già tardi e ancora non ho fatto la lista…

Mi ridurrò a fare la spesa a caso, domattina, infilando nel carrello a istinto, come sempre. Perché l’istinto per le schifezze ce l’ho ancora buono…

Ferie, compleanni e bebè

Post 21
Sono ufficialmente in ferie da tre ore e diciotto minuti.
Ho fatto un turno massacrante, oggi, scrostato forni, teglie, pulito pavimenti (il Ristorante deve essere perfetto prima del riposo), ma finalmente sono a casa. Il mio ex mi ha portato Little Boss che sarà tutta per me, 24 ore su 24, per i prossimi dieci giorni. Domani partiamo per una settimana di mare (il tempo sembra già invernale, ma chissenefrega, il mare è bello anche così, quando non se lo fila nessuno), mi riposerò, leggerò, scriverò.
Tutto sembra un idillio, ora, che è il sabato del villaggio.
Ho solo un ultimo scalino da fare, uno piccolo, una festicciola di compleanno di mia nipote, la figlia di mia sorella, anni quattro. Non sarà poi così terribile…
Quindi regalo incartato (un miracolo che abbia trovato nascosta in un cassetto una vecchia busta decorata), capelli messi in piega (io e Little Boss), mi sento benissimo, tanto che decido di dare la seconda occasione a un paio di scarpe con tacco dieci che ho comprato questa estate.
La casa di mia sorella, invece, è un inferno.
Bambini che urlano, piangono, corrono. Genitori che parlano di pannolini e grembiuli dell’asilo. Vecchi che parlano di badanti e malattie.
Ok. Sapete quella cosa del Partito dei Cinici, no? Sono ancora militante, specie durante le feste di compleanno, che non ho mai del tutto apprezzato, nemmeno quando dovevo portarci Little Boss (ormai lei è nell’età in cui le feste si fanno con una cena in pizzeria tra amiche), ricordo che mi portavo sempre un libro da leggere, sceglievo un posto isolato e via.

Ma ORA. Ora che questo periodo per me è passato, non ricordo nemmeno più come si fa conversazione. Ma tanto sarebbe impossibile farla, vista la cacofonia.
Quindi lascio che Little Boss confabuli con quei due/tre bambini della sua età (fratelli maggiori di nanetti dell’età di mia nipote) e mi metto a guadare.
Mia sorella ama fare le feste a tema e quest’anno ha scelto il Messico. Quindi mi prendo un sombrero, stappo una Corona e mi siedo accanto alla pignatta (in seguito questa cosa si rivelerà una pessima scelta: i bambini con una mazza da baseball in mano sono armi improprie).
Mi avvicina una mamma che non ho mai visto, pancia a occhio e croce sei mesi, suo figlio sta sbizzando attaccato alla porta della casetta di legno mentre il padre cerca di farlo uscire tirandolo per un braccio. Che bella festa, mi dice, tua sorella è davvero brava!
Cerco di mettermi nei suoi panni: gravidanza durante l’estate, piedi gonfi, un bambino che urla per ogni pinzo di zanzara, un marito che sembra la brutta copia di Woody Allen (ma senza umorismo). In effetti questo per lei potrebbe essere El Dorado. Sorrido come un automa , ma non le dico nulla. Lo so che non si fa,  ma ha l’effetto voluto e lei se ne va.
Passo le tre lunghissime ore che dura questa agonia sbocconcellando sandwich, bevendo caffè e cercando di non sbadigliare vistosamente. Little Boss è sparita sul retro: meno male si è aggiunta anche qualche bambina.
Rifletto molto, in queste tre ore. Rifletto sul fatto che sono in una fase pericolosa. I bambini, prima di Little Boss, non mi sono mai piaciuti. E nemmeno dopo, a dire il vero. Io ho amato alla follia Little Boss quando era un batuffolo cicciottello e vomitava pappette, non so perché, ma era adorabile anche quando dovevo cambiarle il pannolino o piangeva perché voleva guardare i cartoni animati. Ma gli altri bambini non è che mi piacessero molto. Non sono il tipo che Ma dai, come è carino, posso prenderlo in braccio?
E invece ora è già qualche mese che i bambini piccoli mi fanno una strano effetto: tenerezza. Vengono al Ristorante dentro le loro carrozzine e io sono già lì che faccio facce da scema mentre li guardo. Ecco, se devo dirlo, sono diventata altamente tollerante nei confronti dei bambini. E questo mi preoccupa. Perché avere un bambino ora, per me, nella mia condizione un po’ parecchio disastrata…sarebbe come guidare una Ferrari senza sapere cos’è un cambio. Eppure. Eppure siamo agli sgoccioli, pensa il mio corpo. Non avrò mai più un altro figlio, pensa la mia mente.
Eppure nulla, Moon
.

Togliti dalla testa tutte le tue idee assurde, guarda ancora questi bambini urlanti e fai il conto alla rovescia per Little Boss: taglio della torta e dopo dieci minuti che è andata via la prima famiglia (prima sarebbe scortese) andiamo a casa.
E domani si fanno le valigie e andiamo al mare.