Le cose cambiano in un attimo

post 83

 

Ci sono momenti in cui il mio piccolo neurone ha bisogno di ricorrere a pensieri elementari. Vi capita mai? Roba facile da dire, da scrivere, da pensare. Per esempio stasera ho questo pensiero: le cose cambiano in un attimo. Una verità più o meno assoluta, che ho constato io stessa anche nel corso dell’anno scaduto: incontro TDL e le cose cambiano in un attimo; mi dicono del tumore e le cose cambiano in un attimo, e via dicendo.

Ma ci sono cose che davvero corrono molto veloci.

Cose che potrebbero (condizionale, almeno, usalo, tesoro) cambiarti tutto: cambiare il modo di vedere le cose, la vita, il mondo.

E sì, lo so, sono generica. Di solito lo sono quando ancora devo capire delle cose, quando ancora devo pensarci, e (tediosa, tediosa e ripetitiva) io penso qui, con le mani qui, con gli occhi qui.

Ecco perché vi annoio: per pensare. Perché è vero che potrei farlo in solitudine, al limite con un’amica, ma non mi funziona allo stesso modo.

E quindi penso, stasera, alle perdite. Alle persone che necessariamente ho perso nel corso della vita. Come sarebbero le cose se non perdessimo mai nessuno?

L’altra sera mi sono ritrovata catapultata in un gruppo whatsApp che aveva questo nome: Buon anno. Io e altre 30 persone, tra l’altro. Aggiunta al gruppo da una certa J, che non avevo in rubrica. Unico altro membro del gruppo della mia rubrica? TDL. Leggermente inquietante, lo ammetto. Cerco di capire chi cavolo sia questa J, ci penso, ma poi è l’ultimo giorno dell’anno, cena con la piccola, fuochi di artificio, mille cose per la testa, non ci arrivo da sola, allora chiedo. A J, ovvio(Grazie per avermi aggiunto, tanti auguri anche a te, ma chi sei?). Beh. J è stata la mia migliore amica al liceo. Di più: il liceo senza di lei sarebbe stata una vera barba. Si era ripescata il mio numero, chissà dove. Ma l’avevo persa. Beh, la ho persa, nonostante i messaggi di rito: dai, prendiamoci un caffè,eccetera.

(Il fatto che conosca TDL continua ad essere inquietante e così domando: come la conosci J? E beh, lui mi fa un mille discorsi, ma poi arriva a un punto e mi dice che J ha avuto un sacco di problemi. Psichiatrici, aggiunge. Con fare un po’ schifato, forse. Beh. Io i problemi psichiatrici di J li conosco. E a me non fanno schifo, anzi. La sento vera per questo. E il fatto che me lo abbia detto con quella faccia gli fa perdere molti, molti punti… ha dei pregiudizi. E a me non è che mi piaccia poi tanto la gente con i pregiudizi, eh…)

CHIUSA LA PERENTESI.

Insomma, dicevo che si perdono persone. E J me la sono persa. E non volevo, ma è successo.

Ora ho 40 maledetti anni. E non sono più così disposta a perdere le persone importanti.

Ma ci sono cose che non si possono certo trasformare con la magia. Ci sono scelte che vanno fatte, prima o poi.

E così l’Amico Speciale stasera se ne è andato. Per non tornare, credo.

E io lo so che doveva andare così.

E lo so che prima o poi eccetera.

E lo so. E punto.

Solo che le cose cambiano in un attimo.

 

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Sono sempre i dettagli a fare la differenza

post 78

 

Questo è il mio primo documento scritto con Word.

Che a voi non farà differenza, ma a me la fa, la fa eccome, perché ero orfana da Word da più di un anno e il fatto che lo abbia di nuovo è un miracolo dell’Amico Atipico. Qui, nel Moonverso, sono sempre i dettagli a cambiare le cose, e chissà perché i dettagli sono piccolezze che ti fanno sentire amata.

Sono stati giorni di regali non previsti. Ma no, non è il Natale, demonizzatelo voi, io ho smesso, visto che se è vero che il costume da Mamma Natale non sta alle colleghe tettone, è anche vero che ho già un piano B, che se è vero che i biscotti di Natale mi hanno stroncato la schiena, è anche vero che si sono venduti in un week end. Non è il Natale. I regali mi sono arrivati perché ho persone intorno che mi vogliono bene. Piccole cose: una bottiglia di olio, un messaggio, Come stai?, dei quaderni nuovi per Little Boss, una canzone, un bicchiere di vino a fine pasto, una giacca nuova che non entra più, un programma di videoscrittura, la foto di un Americano,  un bacio sentito davvero.

E l’ultima volta che ho visto TDL lui è stato così delicato da ricordarmi che avevo una psicologa che mi seguiva e poi Dovresti tornarci, magari. Certo, non è il primo che me lo dice. Ho sentito questa frase due anni di fila. Da tanta gente. Troppa. E io ogni volta ci ho pensato. Seriamente. Che poi è il mio modo di pensare: seriamente. Io adoro giocare, adoro fare la cretina, ma quando si tratta di pensare sono seria, molto seria. E ci sono tornata anche, dalla mia Psi, come ho imparato a chiamarla. Ci sono tornata una volta ad Agosto, in piena crisi TDL. E come sempre, non so perché penso sempre la stessa cosa, che tutto, ma proprio tutto quello che scelgo di fare, sia sempre utile, in fin dei conti. Andarci mi è servito a capire che non mi serviva più. Che, come dice lei, tengo botta. Certo, la prima volta che ci sono andata, diversi anni fa, non tenevo botta per nulla. E tutto quello che ho fatto con lei mi è servito, mi serve ancora. Ha cambiato gli occhiali con cui guardo il mondo. Cioè. Lo abbiamo fatto insieme. Fatto sta che prima sì e ora…ora sento di no. E siccome con lei ero rimasta che ci saremmo sentite a Settembre e ora siamo a Dicembre, oggi le ho scritto un lungo messaggio di addio. E devo dire che mi dispiace davvero liquidarla così dalla mia vita, per mesi è stata un’ancora, un bastone, e un’amica, anche. Ma certo, ha fatto solo il suo lavoro, questo è indubbio. Diciamo allora che lei è stata l’unica a farlo bene. E dirle addio mi ha fatto venire il classico nodo alla gola. Ma dovevo farlo. Perché ora posso camminare da sola, con le mie gambe. Basta essere Bambi sul ghiaccio.

Riconoscerlo per me è stato fonte di orgoglio in primis, ma non è solo merito mio. È anche merito delle persone che mi stanno intorno. Ed è vero che ci sono persone che mi stanno intorno è perché io glielo permetto, ora. Sono tornata a essere quello che dovevo essere. Sono tornata a me stessa abbattendo i muri e continuando a dare fiducia. E facendomene una ragione delle delusioni. Ma non provarci più (e io per anni non ci ho provato più per molti motivi) è stato snaturante. E quindi devastante.

Quindi sì, Psi, hai ragione tu, ora tengo botta, tengo botta nonostante tutti i miei conflitti, tengo botta nonostante i casini, tengo botta nonostante la confusione, tengo botta perché allo specchio mi riconosco, nonostante tutto. Tengo botta perché sono io, e anche se a volte mi sto sulle balle, è sempre bello riconoscersi.

E tengo botta perché ho capito finalmente che le persone ti amano solo se glielo permetti.

Piccole conquiste.

Sono sempre i dettagli a cambiare le cose.

 

 

 

Stasera le cose cambiano anche grazie a questa canzone, che avevo dimenticato e non voglio farlo più, allora la aggiungo qui:

Perché ci sono due cose che mi salvano sempre il Coca button: la prima è scrivere, la seconda è la musica.

Somethimes they come back (devo organizzarmi)

post 68

Eccomi qui, dall’intervento non sono passate nemmeno 24 ore e io già mi sto rompendo le scatole.

Devo organizzarmi.

Sto alla grande (vabbè, non esageriamo, facciamo che tutto è relativo), alla fine, Barbara, comunque, avevi ragione, come ho già detto (scusate questo treno di virgole…)

La mia Doc era in gran forma ieri. Spippolava su un Samsung maledicendosi per aver infilato il suo iPhone dritto nel cesso, parlava di case in affitto al mare, di appuntamenti con uomini, tutte cose di cui onestamente non poteva importarmi nulla, ma che in effetti mi hanno distratto mentre compilava  fogli, mi faceva firmare fogli, stampava fogli.

Posso ascoltare la mia musica mentre…?

Perché no, che ascolti?

Radiohead

Rilassante…

La mia Doc ha un bel sorriso.

Mi sono fatta girare il monitor e mentre Thom cantava le sue canzoni, io mi sono vista tutto in diretta, meglio che un programma su Focus.

Qui dovrei sentire qualcosa se sentissi?, le ho chiesto.

Sì, certo.

Ho tirato un sospiro di sollievo: anestesia? Funziona.

E poi nel giro di mezz’ora ero già fuori, Magari aspetta un pochino prima di andare, ma c’era un odore di paura in quella sala d’aspetto e io me ne sono venuta alla svelta, nonostante le proteste dei coccolatori (avevo tutto un team con me, che sembrava dovessi partire per la guerra).

E il pomeriggio è stato in effetti un po’ fumoso, con tutta quella gente intorno, nemmeno la pentola dell’acqua mi hanno fatto mettere sul fuoco, e poi Non puoi dormire da sola, stanotte, e così è rimasto l’Amico Speciale, ci siamo visti due commedie in tv, Certo che così non ci si capisce più nulla, se dormiamo insieme. Sono d’accordo. Ma stanotte ho dormito benissimo.

Ci penserò domani. Firmato: Rossella.

E domani è già oggi, ho cercato di non far tornare i coccolatori, ma ci sono riuscita al 50%. Con la smorfia telefonica di mia madre.

(Omissione della conversazione con TDL di questa mattina: continuo a essere brava?)

E ho tutte queste giornate in cui non devo fare nulla che già mi spingono all’angoscia, meno male che devo scrivere il racconto, mi ci infognerò per benino, e poi mi rimetto in pari nel leggere qualche articolo qui, e poi magari finisco il libro che ho comprato, e poi magari…

Riposati, rilassati, riguardati: santocielo che incubo!

No, no: devo organizzarmi…

Riposarsi, rilassarsi, riguardarsi

post 67

 

Il giorno prima dell’intervento. Cioè oggi.

Ultimo giorno di lavoro, cerco di farmela prendere bene, mi godo i miei clienti, li coccolo e in cambio ricevo, come sempre, grandi sorrisi. Ci sono volte che amo le persone.

Una ex collega viene a trovarmi, l’ha saputo, resta a pranzo con noi, si scherza su cosa dovrò fare domani, ci facciamo tutti delle grasse risate, siamo a tavola in sei, oggi (di solito siamo in tre, ma si è aggiunta una collega fuori turno e la nuova aiuto cuoca), il mio Boss tira fuori una bottiglia di vino (riserva) e si brinda.

Avrei preferito brindare dopo, Boss, gli dico.

Ma questo è un augurio, risponde.

Un sorriso al Boss.

Passa un amico a trovarmi, sta lavorando qui vicino, mi dice. Io nel frattempo ho finito il turno, mi chiede come sto, mi dice che domani alla Normale c’è il traduttore di Haruf. Che cazzo di sfiga! Non posso. E gli racconto tutto. Ma alla fine mi metto a ridere anche con lui, questa cosa si vede che è divertente e io non lo sapevo, ma sì, me la rido. Un grande abbraccio, in bocca al lupo, in culo alla balena, auguri, e io non so mai che rispondere, ma mi prendo tutti queste parole, che sono parole per me, mi prendo tutti questi abbracci e questi baci, e questi Ci vediamo martedì!, Mi raccomando!, e questi Ma per avere cinque giorni di festa tutta questa storia dovevi inventare? , e rido, e sorrido, e va a finire che ho finito il turno da due ore e sono ancora lì. E intanto iniziano a chiamarmi mio padre e mia madre.

In questa cosa sono unitissimi, si chiamano da giorni, organizzano, A prenderti a casa ci vango io (mamma), Io faccio il brodo (babbo), che verrebbe da dirgli, mica ho l’influenza, eh!, Devi prendere le ciabatte, Posso restare a dormire io…

Torno a casa e mi gira la testa.

Chiama l’Amico Speciale che, vi ricordo, ho mollato impunemente.

Domani ho preso un giorno di festa, ti rompe se ci sono?

Ma come cavolo fai a pensarlo, che mi rompe.

Ho mollato proprio un bravo ragazzo…

E mentre gli altri pensano, si affannano (la spesa ce l’hai? Il certificato va fatto dove? Chi dorme con te domani notte?) io per una volta questa cosa la vivo passiva.

Quello che mi interessa davvero è vedere almeno per un’ora la mia piccola creatura, domani, avrò bisogno del suo abbraccio, dopo, non posso non vederla. E allora per quello mi arrabatto, chiedo, mando messaggi, domando: voglio solo questa sicurezza. E la voglio in maniera del tutto egoistica. Sono una madre di merda, pazienza. Io di lei ho bisogno come l’aria. Perché sa farmi ridere, sa consolarmi, lei è magica, e una come me non se la merita una figlia così, ma a me è toccata e allora me la godo, come stamani che mi ha chiesto, prima di alzarsi, se restavo con lei abbracciata solo per un minuto…

E quindi ho paura? Sì. Non dell’intervento, mi rendo conto oggi, ma del dopo. Perché dopo dovrò, almeno per un po’, girare un po’ più lenta, come un motore che ha qualche valvola da regolare o che so io. E dovrò riposarmi, mi dicono tutti. Gesù…ma come si fa?

Riposarsi, rilassarsi, riguardarsi. Iniziano tutte per ri. E non ne so fare una. Forse il mio è un problema etimologico…

(Sono stata bravissima a non parlare di TDL in questo articolo: vedete come sono brava? Non che lui non ci sia stato nel giorno stesso e nei precedenti: c’è stato eccome. Ma io sono di parola e non ne scrivo, non ne parlo. Mi applaudo da sola!)

Piccoli passi da geisha

post 56

Ok.

Vediamo cosa riescono a fare la mie mani qui, stasera, le mani rubate all’arte, come mi disse una volta Sergio, il Mio Primo Cliente.

Sto muovendo i miei piccoli passi, piccolissimi, sembro una geisha con sul kimono stretto, ma qualcosa lo sto facendo, e il mio naso mi dice che non sono passi a caso, che lo sapete che delle cose fatte a caso, ormai, ne sento l’odore.

Il primo passo era parlare con l’Amico Speciale. Faccio un tick: spuntato.

I risultati? Nessuno può saperlo, come mandare una sonda su Marte: tante previsioni, nessuna certezza.Intanto oggi mi ha chiamato, per sapere se sto bene: lui è così, non sparirà.

Il secondo passo era lui. Sempre lui. Maledetto lui.

Io questa storia la devo concludere: simbolicamente, almeno. E invece ogni volta che gli ho chiesto cinque minuti per parlare solo io e lui ha accampato mille scuse, tanti Spero che non sarà l’ultima, tanti Se e tanti Ma.

L’ho inchiodato con un trucchetto giusto due giorni fa.

Il trucchetto è stato dirgli: voglio vederti l’ultima volta come dico io.

Il testosterone ha accettato: quando?

Anche sabato.

Ma sabato ho poco tempo, magari rimandiamo.

E ti pareva.

Ma io sono paziente, caro TDL. È da Agosto che scrivo di te (vi ho risparmiato tutto quello che è stato prima), quindi settimana più settimana meno…

Che poi alla fine se avesse accettato per oggi, che è sabato, appunto, sarebbe stato un disastro anche per me. Perché ho una paura maledetta di vederlo. Ho bisogno di farlo, perché ho bisogno di capire (tentare di capire) cosa sta dietro a quel tremore che ancora provo appena entra al Ristorante. Ho bisogno di guardarlo negli occhi (quel maldetto fremito che ha all’occhio destro quando mi guarda… maledizione, come fanno a fregarti così i dettagli?)ci sarà ancora?

Al contrario di quello che penso dell’Amico Speciale: come vorrei saperlo ignorare

Che poi, siccome non sono capace di restare fuori delle cose che non capisco, siccome ho sempre bisogno di andare a fondo, mi sono pure infilata nei casini con l’Amico Atipico, che ho smesso di sentire perché mi stava facendo bene.

Ok.

La follia sta cercando di prendere la residenza, qui, io lo so.

Se la guardo da un profilo prettamente logico io sto eliminando tutto quello che mi fa bene per andare incontro a tutto quello che mi fa male. Io sono una dichiarata Masochista Del Cazzo (MDC), ma questo non può spiegare tutto.

Me lo auguro, almeno.

I piccoli passi da geisha, ricordate? Sono io. Piccoli passi. Perché ci sono delle cose che non mi tornano. Ma capire quali cavolo siano… è tutta un’altra storia.

De media necessitudo

post 55

Ho il pc in aggiornamento e quindi rispolvero carta e penna, carezzando il mio lato vintage. 

Sarebbe bello poter solo fare delle foto di queste pagine  da mettere sul blog invece che trascrivere, peccato che la mia calligrafia sia diventata pessima (lo è perché voglio scrivere velocemente, per tenere dietro al mio cervello, ma con la tastiera sono più veloce, molto più veloce).

E quindi nulla: ieri sera, alla fine, l’ho fatto. Mi sono allenata con voi e poi l’ho fatto. 

All’inizio ero proprio convinta che avrei rinunciato, sono onesta. L’Amico Speciale è arrivato a casa mia quando avevo appena iniziato a guardare un film horror (sera di Halloween, che altro avrei dovuto fare?) suggeritomi da Tim Vision (1)  e mi ha chiesto: parliamo prima o dopo il film? 

Così l’ho trascinato sul divano, sotto la coperta, con me, ho appoggiato la testa sulla sua spalla e risposto: rimandiamo?

Un atto salvifico, per lui, che già sopporta poco le conversazioni, figuriamoci quelle su di noi.

E dopo il film avevamo fame e ci siamo fatti due spaghi, come diceva Elio, e dopo ancora ci siamo visti la cagata con Cusack ed ecco lì che siamo arrivati alla buonanotte e, mentre eravamo ancora abbracciati sul divano, lui mi ha chiesto : sei sicura che vuoi rimandare? Un atto di coraggio estremo, non ho altro da dire.

E così ha tolto il tappo. E, visto che comunque mi ero allenata, le parole sono uscite tutte in fila, come piccoli indiani, e ho confessato, finalmente, la mia grande verità:

Mi girano le scatole al pensiero di fare un passo indietro, ma non riesco a fare un passo avanti con te, e inizio a stare male in questa mezza relazione. 

Sì, sì, lo so, è un discorso da donne. Ma lui è lui. Mi ha sorriso, mentre io, come sempre, piangevo, e mi ha chiesto: quindi che si fa?

E io a questo non ho risposta. 

Allora si è alzato, si è messo il giubbotto, la scarpe, un bacio sulla fronte, uno sulla guancia, uno sulle labbra e in meno di dieci minuti eravamo già nudi nel mio letto. 

Lui ha riso, alla fine, Sono irresistibile, ha detto, ma so che ha capito quello che gli ho detto, forse più di me, so che mi lascerà libera, lo so, e non sparirà, non si allontanerà. Lui è così. 

Vorrei saperlo amare. 

Perché di cose buone, lui, ne è pieno. 

Che peccato che abbia incontrato me…

(1) Su questo apro una nota, qualcosa di molto wallaciano, chi ha letto DFW lo sa. Ecco, mi sono vista ben due film proposti da Tim Vision per la sera di Halloween, proprio film a tema horror, secondo loro. Il primo, Morgan, era vagamente tollerabile, ma di certo fantascienza e non horror; il secondo, Cell, lo abbiamo scelto – io per la seconda volta, quindi ditemelo tranquilli: errare è umano, perseverare…- per il dannato John Cusack, il bellissimo – questione di gusti, certo- Cusack. E questo superava tutte le aspettative possibili dell’orrido: mai vista una trama tanto brutta e inconsistente. E lui, Cusack, se l’è pure prodotto … ora, io mi dico che il genere Horror è tutt’altro. Horror è Shining, giusto per dirne uno. Quindi concludo che Tim Vision abbia catalogato Horror in senso letterale: pellicole tanto orribili da far vergognare per secoli e millenni regista, sceneggiatore, attori… pure lo scenografo.

Lettera all’amico Speciale che non vedrà mai la luce

old-letters-436501_1920Te lo scrivo perché è più facile. E inizio a pensare che le scorciatoie mi piacciano troppo. 

Te lo scrivo perché tra poco sarai qui e io mi devo allenare, perché saremo di nuovo come la prima sera che stiamo usciti, io sulla sedia e tu sul divano, ti offrirò da bere e poi inizierò. Tra pochi giorni saranno due anni che ci vediamo. Te lo ho chiesto io di uscire. Di nuovo, chi cerca chi non so se ha più importanza, ma quel giorno di due anni fa ti ho chiesto io di venire con me a mangiare il sushi. Io e il mio ex ci eravamo appena lasciati, io vivevo da sola solo da due mesi e tu mi hai confessato che mentre venivi a prendermi ti ripetevi: sto facendo una cazzata, sto facendo una cazzata… chissà se avevi ragione. E poi eccoci lì, tu sul divano e io sulla sedia che ti chiedo: cosa ti aspettavi da questa serata? Perché io lo sapevo, cosa aspettarmi: una serata e stop. Dopotutto era quello che ho sempre sentito di te, tante donne, ma nessuna che sia durata più di otto mesi.  Eri perfetto per me allora. Doveva essere solo una serata. 

E poi la serata è diventa una settimana in cui non ci siamo più visti vestiti. E poi era ancora Novembre e ci ripetevamo che non saremmo arrivati ad Agosto. E poi un giorno mi hai detto: sai che ci vediamo da un anno? E io no, non lo sapevo come ci eravamo arrivati, lì. E ancora adesso non lo so, come abbiamo potuto vivere questa storia a metà. Questa storia immobile. Come ci siamo riusciti non facendoci mai vedere in giro insieme, come ci siamo riusciti tenendoci nascosti a noi stessi, come ci siamo riusciti senza mai dirci una parola di troppo, senza eccessi di sentimentalismi, senza vederci davvero insieme. 

Quello che penso oggi è invece che non siamo riusciti a non farci del male. E io mi prendo le mie colpe. 

Una volta mi hai detto che il momento in cui abbiamo cominciato a vederci era sbagliato, che io non ero pronta. Certo che avevi ragione, te l’ho sempre data, ragione. Ecco cosa cui ha impedito di vivere questa storia per intero, dico oggi: io. 

Ma forse non è solo questo. 

Mi hai anche detto, un giorno, che bisognerebbe definirla, la parola Amore. E io ti ho risposto che sto cercando di riempirla da anni, quella parola, senza grandi risultati. Ma oggi so una cosa. So che Amore toglie ogni dubbio. E io i dubbi con te ce li ho. E non per quello che sei, non per quello che fai, ma quello che non provo. 

Ed ecco che penso, ancora, che io quindici anni senza Amore li so fare. Li ho già fatti. È stato il mio Armadio. E poi ho sentito la necessità dello Spazio. 

Ecco, quello che penso oggi è che Amore regala Spazio e Armadio. 

E potrebbe essere una cosa impossibile, questo lo so, dannazione, lo so. E potrebbe essere anche che, anche fosse possibile, io non ci arriverò mai più. E potrebbe anche essere che, come con TDL, lui sia Amore e io non lo sia per lui. 

Ma mi chiedo, ancora, basta questa consapevolezza per arrendersi? Per avere un uomo accanto ( e tu per tante cose so che mi faresti felice, so che mi faresti stare bene) e non sentirsi soli? 

Devo arrendermi sapendo che è una resa? Posso farlo davvero? 

Non credo di essere ancora pronta. 

E ora so che tu vorresti la mia resa. So che sei stanco come lo sono io, di questa vita a metà. Che non è vero che siamo Amici, ma non siamo neanche Innamorati. 

Se solo sapessi dirtele queste cose, così come le scrivo. 

Ma il mio mezzo è questo: la scrittura. 

Tu sei la cosa più bella che potesse succedermi in questi due anni. 

Ma ho paura che sia il momento di lasciarti andare…

Ti voglio bene. 

Te ne voglio più di quello che ti dimostro. 

Durante la stagione delle piogge

post 53

È la stagione delle piogge. Doveva arrivare. Non la volevo, ma doveva arrivare. Non la volevo perché la pioggia mi ricorda TDL; non la volevo perché, che voi ci crediate o meno, per andare a portare Little Boss al pulmino devo passare da una passerella sul fiume (attenzione, non è un ponte!), che se piove si inonda e mi costringe a fare un giro lunghissimo: stare in mezzo ai lupi ha i suoi pregi e suoi difetti; non la volevo perché i miei capelli fanno schifo, quando piove, sembro Alda Merini ai tempi del manicomio; non la volevo perché fa freddo e mi tocca accendere il riscaldamento e il che non fa bene alle mie tasche; ma sopratutto non la volevo perché la mia macchina regge la strada come un Ape e quindi sono stata costretta a cambiargli le scarpe, non vogliamo rischiare la vita, no? E quindi, oltre ai soldi, pure lo sbatti sbatti di star lì ad aspettare, mentre veri maschi Alfa (di cui ho la nausea, ricordate?) fanno pessime battute a triplo senso su ogni cosa. Ma oggi è andata benino, direi, anche perché Fascione (che è il vero soprannome del mio gommista) mi ha chiesto dopo aver pagato: vuoi due bottiglie di vino? Oppure del limoncello? Sennò ho anche un salamotto. 

Breve silenzio.

Cos’è, hai le gomme in offerta speciale?

No, è che i nostri clienti li vogliamo o grassi o alcolizzati. 

Così ho scelto di alcolizzarmi. Il vino stasera mi farà dimenticare i soldi che gli ho lasciato. 

E sono tornata a casa con il mio bottino alcolico di ottima annata, decisissima a provare il trucco da vampira per domani mattina. E nel mentre ho fatto una cosa che non facevo da millenni: ho chiamo Ale. 

E come sempre la mia piccola maga mi ispira un casino e dopo un’ora e dodici minuti di conversazione mi ha catapultato qui a parlare del Sorprendere. 

Ok. Lo so. Noi donne siamo bravissime a capirci e non capirci e siamo altrettanto brave a mandare messaggi confusi agli uomini: concordiamo tutti su questo. I nostri No spesso sono e viceversa. Così accade che, quando anche siamo cristalline (come lo sono stata io con TDL) gli uomini si confondano e, privati dalla nascita dell’empatia (non è colpa loro, io e Ale lo diciamo sempre: manca quella gambetta: XX vs XY) non ci capiscano più nulla. Ricordatevi sempre che sono una giustificazionista. Ma. 

Quello a cui davvero gli uomini non arrivano è che una donna va sorpresa. Questo non significa solo arrivare a casa in un giorno qualsiasi con una rosa in mano (che spesso fa solo nascere il sospetto: cosa hai combinato se mi porti una rosa?). Sorprendere è quando non ti aspetti un abbraccio in un momento di debolezza, quando non ti aspetti un fazzoletto quando piangi, quando non ti aspetti un complimento ben fatto (le parole, cazzo, sono così difficili?), quando non ti aspetti che ti stenda il bucato, quando non ti aspetti che ti faccia un regalo per San Valentino…

Ok. Mentre scrivevo mi si è accesa una strana lampadina. Una di quelle a risparmi energetico, sapete? Quelle che all’inizio non ci vedi un cavolo. Poi piano piano ti acceca(le detesto: io la luce la voglio subito come mi pare). 

Sono tornata lì, sono tornata alle Aspettative. E poi sono tornata all’Amico Speciale. E poi al Sorprendere. E poi allo Spazio, l’Armadio. E, ovvio, a TDL.

Insomma, lo so che voi non ci avete capito nulla, siete ciechi come lo sono io, la luce ancora deve accendersi, ma io alla fine mi sono resa conto che sto blaterando a caso. 

Non è quello che fa l’altra persona.

Io credo proprio sia solo in me. 

Ho il sospetto (il sospetto, badate bene) che quello che sto vivendo sia solo Paura. 

Sei terrorizzata, mi ha detto l’Amico Atipico.

Ho bisogno di altro tempo. 

Ho bisogno di pensarci ancora.

E poi, ovvio, come al solito arriverò a delle conclusioni che vanno bene per ora.

Ma senza pensare, che razza di persona sarei?

Posa il dannato Pessoa

post 52

C’è un vento fuori che sembra il preludio alla tempesta perfetta. 

Me ne sto rannicchiata sulla sedia, davanti al pc (si può stare rannicchiati sulla sedia se, come me, detestate le posizioni classiche: io sulla sedia ci sto accovacciata come un Sioux) e penso all’Amico Speciale. 

Sabato l’ho cacciato da casa. 

Non lo so come cavolo stavo, non so perché, ma a un certo punto mi sono sentita arrabbiata e non so, ancora ora, se ero arrabbiata con lui o con me. 

È che questa storia dura da tanto tempo. E, come ho detto, siamo in una mezza posizione, non ci muoviamo. Non ci muoviamo, sono certa, perché io non voglio muovermi. È solo che questo perenne conflitto, Spazio e Armadio, negli ultimi giorni si è inasprito. E si è inasprito perché l’Amico Speciale si sta comportando diversamente. O magari sono io che la vedo così. Fatto sta che la cosa mi rende da un parte insofferente, dall’altra mi crea il dubbio. E ora, che non lo sento da due giorni, non so cosa fare. Forse non dovrei più chiamarlo e mettere fine a questa farsa. Questa mezza vita. Questa mezza relazione. Ma così deve finire? Con un Non ti chiamo più? E poi mi mancherà. Non potrà che essere così. 

Qualche persona con un po’ di cervello potrà dormi: parlaci. Già, come se fosse facile, l’ho già fatto, ritenta, sarai più fortunato. 

Guardo il telefono e poi non lo chiamo. È così da ieri. E mi sento una merda, ovvio, l’ho cacciato non perché avesse fatto qualcosa. Ma perché non l’ha fatta. E se non l’ha fatta è perché io gli ho chiesto di non farla. Ah, il mondo delle donne, che casino, vero? TDL me lo diceva sempre, che siccome era un uomo dovevo dirgli le cose direttamente. Poi va detto che anche se ero cristallina lui fingeva di non capire lo stesso, ma vabbè, la scusa è vero che è classica, ma anche noi donne, a volte, siamo troppo cervellnevrotiche. 

Sono in momento di nausea da cervello maschio Alfa, e infatti, come sempre, sto benissimo solo con Little Boss. La mia compagna di merende in tutti i sensi. Cantiamo le canzoni a squarciagola in macchina, ci seguiamo le nostre serie tv, parliamo di amicizia. E poi con lei posso sfogare il mio lato da maestrina quando mi fa le domande sui compiti. 

E Halloween è ormai alle porte (voi lo avrete di sicuro superato da un pezzo e già state pensando al Natale) e io non ho nemmeno voglia di mascherarmi per andare a lavoro (ok, solo in un locale come il nostro ci si maschera per Halloween, finora l’ho trovato sempre divertente, ma quest’anno mi pesa pure un po’ di cerone bianco in faccia) e c’è una frase di Pessoa, qualcosa che nel mio cervello si ripete in loop. 

Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l’anima”. 

E quindi ieri era il mio compleanno

post 46

E quindi ieri era il mio compleanno. 

Eccoli arrivati, i 40. Ora sono una che finisce in -anta. 

Vi ricordo che il mio compleanno non era proprio ieri, lo ieri in cui pubblico questo post, come vi ho già scritto, ma circa un mese fa, un po’ meno, ora, in effetti, perché sto pubblicando di più e scrivendo meno cercando di mettermi in pari, cosa che non ho ancora calcolato quando avverrà. Diciamo che quando avverrà ve lo dirò. Quando sarò temporalmente stabile e non rivivrò più momenti passati forse qualcosa cambierà, forse mi sentirò meglio, o peggio, non posso prevederlo. Non posso prevedere nulla, ora, in effetti, al contrario di come faccio di solito, che mi immagino il futuro, lo calcolo eccetera. Mi sento sotto l’influenza del butterfly effect. Sarà la vecchiaia? 

Perché quando arrivi a una soglia e la varchi senti sempre che qualcosa lo hai lasciato indietro. E io oggi voglio dirmi che ho lasciato indietro solo lo schifo, ma non ne sono del tutto convinta. Sono perplessa. 

In ogni caso quello che c’è da qui in avanti sarà di certo un certo tipo di cambiamento fisico. Certo, non da 40 anni e un giorno, sarà graduale. Spero. Forse è per questo che i miei colleghi mi hanno regalato un buono dal parrucchiere, un messaggio del tipo: coprili, quei capelli bianchi, vecchietta. 

Ma giuro che se mia madre mi regala una crema antirughe…

L’Amico Speciale non si è invece smentito e mi ha regalato il suo tempo con me ieri pomeriggio e un Kill Bill  sul mio divano davanti a un piatto di pasta con le cime di rapa cucinata da me, quindi discutibile. No. Non è vero: faceva ribrezzo, ma ha mangiato come se fosse addirittura buona… Lui non è un tipo da regali fisici, un fiore, un foulard, ma va detto che mi regala molte altre cose belle. Nei suoi confronti sono un’arpia, sempre a mettere paletti e divieti, ma non ingiusta. 

TDL invece mi ha solo mandato un messaggio in cui mi chiedeva se era il mio compleanno: San Facebook? Ovvio. E allora perché chiedi. Così gli ho ripeto che no, non lo era, era solo una data scelta a caso per farmi fare gli auguri. Silenzio.

La mia Little Boss ieri non era con me e quindi tra una cosa e l’altra ho ricevuto solo un misero Ah, auguri, mentre parlavamo al telefono di compiti da fare e orari. Sì, sì, lo so. Si rifarà stasera, ne sono certa, quando andremo a cena da mia madre (gulp!) che per l’occasione ha invitato anche mio padre (prima volta a casa sua) che per ricambiare la cortesia la reinviterà in occasione del suo compleanno, a fine mese: insomma: i mondi cambiano e i due divorziati per eccellenza -con urla e sangue- alla fine stanno facendo pace. Ci sono voluti solo 20 anni: un tempo giusto, direi. 

Ma devo dirlo. Il regalo migliore l’ho ricevuto stamani da Ale. Un email lunghissima e bellissima dove mi augurava di fare mille cose splendide, e io manco una ne ho fatta, ma le farò, prima o poi. Ci riesco, prima o poi. 

E allora finisco questo post mettendo un po’ di Ale, qui. Sono certa che non si arrabbierà…

Ciao  Moon, 

è dalle 9 di stamani che converso con te e non lo sai

Ho in mente una scena, non mi ricordo bene quando, in cui te con un bicchiere di vino in mano ti volti e mi dici che non vuoi essere festeggiata per il tuo quarantesimo compleanno.

Mi auguro di cuore che tu stia festeggiando, anzi spero che ti stiano festeggiando come è giusto che tu venga festeggiata.

Ti auguro la sorpresa che io non sono riuscita a farti, ti auguro una leggera arrabbiatura per una festa a sorpresa che non volevi ma è riuscita bene e ti scappa un sorriso 

Ti auguro una improvvisata, un regalo per te da chi pensa a te. Magari niente di romantico, ma utile, perché chi ti fa un regalo utile sa di cosa hai bisogno e ti fa risparmiare magari 30 euro per quel pezzo della cucina che si rompe

Ti auguro una lacrima di nostalgia verso il tempo trascorso, ma un pianto di gioia per il tempo che partorirai da ora in poi

Ti auguro di tenere per mano qualcuno che ti faccia sentire protetta quanto te hai voglia di proteggerla

Ti auguro una sbornia allegra che ti fa ballare una vecchia canzone della Bandabardò

Tanti auguri di routine

Gli auguri della tua famiglia sgangherata, ma neanche troppo

Un regalo inutile ma romantico

Un abbraccio di quelli talmente familiari che non ti ricordi neanche di aver ricevuto ma non per questo meno sentito

Un abbraccio di quelli da stritolo da qualcuno che non vedi da un po’

Una carezza di tua figlia

Un bacio mentre dorme a tua figlia

Ti auguro di trovare una cena pronta quando sei troppo stanca per cucinare 

Ti auguro un pò di solitudine per goderti un caffè e una sigaretta prima di cominciare a correre la tua giornata

Un angolo comodo e caldo per te

Un’arrabbiatura che diventa abbraccio

Una torta bella e comprata

Una torta fatta per te anche se un pochino sbruciacchiata

Una buona torta con 40 candeline da spegnere 

Un desiderio sincero

Un panino cotto e fontina

Uno due tre … cinque cento …mille desideri che vedrai avverarsi

La forza che hai avuto fino ad ora raddoppiata

Un passo dopo l’altro

Ti auguro un cappello buffo(ieri ho visto un matrimonio e voglio un cappello assurdo e orrendo come quelli)

Ti auguro di lasciare le zavorre in un angolo 

Ti auguro un cuore leggero almeno per qualche momento

Ti auguro di arrabbiarti sempre di fronte alle ingiustizie

Ti auguro di trovare la pentola d’ oro alla fine dell’arcobaleno 

Ti auguro di trovare un paio di scarpe belle e comode a 10 euro

Un tanti auguri in ritardo

Un milione di rinascite

Ti auguro di trasmettere a tua figlia la ribellione verso i soprusi

Il rispetto di te stessa 

Un biglietto di auguri sonoro

Le candeline che non si spengono e una cappellino a cono colorato

Una spalla che ti sorregge prima di cadere

Una mano che ti aiuti ad alzarti ogni volta che cadi

Una serata sul divano a guardare qualcosa di divertente 

Ti auguro un viaggio in autostop

Un complimento da uno sconosciuto

Ti auguro di chiedere “hai mangiato? ti cucino un piatto di pasta se hai fame”

Ti auguro di sentire questa domanda rivolta a te

Un sonno ristoratore

La bellezza dei colori autunnali

Di dividere una cena in un unico piatto 

Una carezza che fa scendere i brividi sula schiena

Ti auguro Passione 

Ti auguro….

Di vivere e non sopravvivere qualunque cosa voglia dire

Soddisfazione per te stessa

Un paio di occhi che non ti giudicano e fanno finta di credere alle bugie che dici

Ti auguro ….

Io invece auguro a tutti voi di trovare un’amica così…

No: vi auguro di incontrala, una donna così…