Corpo, cuore e sabotaggio

post 110

 

Ieri sera prima di dormire pensavo.

Beh, mica una novità, pensare, ma insomma, diciamo che pensavo intensamente. Era l’energia che mi aveva dato aver iniziato già (di già!) il romanzo, che lo sento bene, che sta funzionando. Paura? A bestia! Ma non mi ripeto.

Insomma, pensavo al sesso. Prima di dormire, al buio, sotto le coperte, ci sta.

E mi è venuto in mente un episodio di quando avevo 16, forse 17 anni. Una cosa che avevo cancellato. Del tutto. Come diavolo funziona la memoria? Terribile questa selettività, no? Insomma, sta cosa credo di non averla mai raccontata nemmeno a Ale, e io e Ale ci siamo dette una vagonata di cose. Magari poi la sento e le chiedo, se gliela ho raccontata. Perché è saltata fuori dalla mia testa così, come un sogno, non come un ricordo. Eppure lo è, un ricordo. Ne sono certa.

Dicevo, avevo quell’età lì. Mi ero appena mollata con il primo ragazzo con cui ero andata a letto, una relazione a distanza che non funzionava perché lui era il Tipo Duroe io invece facevo solo finta di esserlo. E lui questa cosa l’ha annusata e mi ha mollato. O io ho mollato lui? Non ricordo, sul serio. So solo che io non ci stavo bene. Questo lo ricordo perfettamente. Ma uscivo, eccome, anzi, avevo un amico, Giorgio, un darkettone con i segni delle lamette sui polsi, che tutti dicevano che voleva fare il triste anche se non lo era, ma in realtà no, in realtà non lo era affatto triste, tutt’altro, era divertente, ci divertivamo, ecco, ci divertivamo molto, parlavamo molto, veniva a casa mia, quando non c’erano i miei ci cucinavamo qualcosa, guardavamo la tv, insomma, amici, nessuna pretesa sessuale da lui, e io non me la aspettavo.

Poi un pomeriggio accadde una cosa.

16, 17 anni. Appena provato il sesso. Ormoni in delirio. Insomma, ci ho provato io, con lui. E lui ovvio non si è tirato indietro, siamo andati in camera mia, ci siamo spogliati, ma proprio nell’istante esatto in cui tutto doveva iniziare io ho iniziato a piangere. Ma non piangere poco, piangere a dirotto. Inconsolabile.

Il mio povero amico ha provato a parlare, capire, consolare, ricordo che poi uscimmo e mi comprò un gelato. Ma poi ci siamo visti sempre meno. Imbarazzata io, stufo lui, forse. Oppure la vita ci ha portato in luoghi diversi, chi lo sa.

E ecco ieri sera pensavo a questa cosa, del tutto rimossa, e al perché è successa, perché ho pianto. Oltre al fatto del perché mi sia venuta in mente ora.

E nulla. Tabula rasa. Nessuna spiegazione.

Pensavo che scriverne portasse a qualcosa, ma stasera mi sa che sono scarica, il vento di oggi mi ha prosciugato il cervello, le seghe mentali pure e io mi sento un pulcino che è stato tutto il giorno sotto la pioggia. Ma per sua volontà. Chi è causa del suo mal…

L’unica cosa che posso dirmi è che se il corpo ha le sue necessità (il mio corpo, per l’esattezza), al cuore non gliene frega un cazzo proprio. E fa sabotaggio.

Per ora mi basta questa spiegazione.

Sul sabotaggio sono una vera maestra, va detto. Altro che corso per barman.

Le donne non parlano di sesso

post 79

La giornata è stata impegnativa. Lo è stata a lavoro per via di un paio di tavoli particolarmente esigenti, nonostante la mancia. Lo è stata per il pomeriggio, incastrata tra un appuntamento dall’estetista (sempre lei, sempre la mia Little Boss) e un impacchettamento regali dell’ultimo secondo sennò si perde il treno. Lo è stata perché ho pensato molto a quello che stavo per fare, la sera, ovvero uscire. Non uscire da casa e basta, ma uscire con un uomo, un appuntamento di quelli veri, una cena. E lo accettavo qui, per via di TDL. E ieri, rimanda rimanda, negati negati (per i motivi più diversi), ecco che invece ho detto sì. Le occasioni vanno prese così, in contropiede, le cose vanno provate di nuovo, i dubbi bisogna toglierseli.

Ed ecco che la serata è partita come mi aspettavo, basso profilo, nulla di che. Parliamo di lavoro, delle piccole cose, chiacchere informali che avremmo potuto fare anche al Ristorante. Poi arriviamo nel posto che ha prenotato. E lì, non lo so, è scattata la Moon che è in me. Perché non so come, ma aveva toppato alla grande il ristornatino intimo e aveva beccato un discopub dove dal finestrone riuscivamo a vedere felici coppie over sessanta che ballavano il liscio attorno ai tavoli. Lui, il Tizio Molto Carino, si è rifiutato di entrare: due punti in meno: io stavo già saltellando di gioia all’idea di una serata lì dentro. Già mi immaginavo il dolce vecchietto che, in un attimo di riposo della sua compagna, mi invitava a ballare il liscio. Gesù…sarebbe stata una serata unica, di quelle da cornice. Mi sarei divertita.

Peccato, ha deciso per un posto caldo, carino, ma molto più normale. Dove siamo stati benissimo, per carità, abbiamo chiacchierato ancora del più e del meno, come persone normali. Forse è questo che mi sta stretto: la normalità. Ottimo pesce, ottimo vino, camerieri solerti. Ma io avevo la modalità Moon e non ho resistito: a metà serata, mentre mangiavamo un dolce al punch, sono entrata nell’argomento sesso. Perché, mi dico io, fare tanti giri di parole per dirsi cose che non servono quando sappiamo entrambi che lo scopo della serata è quello? Ora, lasciate stare il fatto che io non posso farloe quindi non ho ancora capito se sono svantaggiata o avvantaggiata. Ma è anche vero che ho assistito a una telefonata con una ragazza con la quale si sta vedendo e ho sentito queste parole: sono a cena con Rossano per lavoro. Siccome eravamo ancora in macchina il naso gli si è allungato tanto che ha sfondato il vetro. Carglass, suggerisco. Quindi è ovvio l’intento, no? Che a me sta anche bene, non è affatto quello il punto. Dopotutto ho detto di sì, ho accettato il fatto che la serata fosse di un certo tipo, non è un’uscita tra amici, si va a vino, niente birrette.

Quello di cui mi sorprendo, ancora, è questo stupore da parte degli uomini per donne che parlano liberamente di sesso. Perché per molte è un tabù. Siamo nel 2018, eppure ci sono ancora donne che pensano che parlare di sesso con un uomo al secondo appuntamento (il primo è stato anni fa, ma vabbè), sia sconveniente.

Ora. Va detto che il Tizio Molto Carino mi piace, ok, ma finisce lì. Non abbiamo argomenti in comune. Secondo me capisce davvero metà delle cose che dico (non è una questione di superbia, ma di riferimenti: io ho dei riferimenti diversi dai suoi. Lui mi ha parlato del linguaggio del suo navigatore nel rally tutta la sera e io me lo sono fatto ripetere spesso per imparare, perché sono curiosa, ma dovessi dirvi qualcosa ora…boh. E io, siccome sono una citazionista, ho sparato citazioni a go-go. Che lui di certo non può aver colto. Non puoi cogliere Russel se non sai chi è Russel. Non puoi cogliere il rally se non fai rally).

Insomma, funziona così, non è solo questione di chimica, perché alla fine la chimica ci poteva anche stare, se non avessi avuto questo blocco momentaneo ci poteva stare anche altro, ma poi … di tutto resta un niente(per citare Tabucchi, appunto).

E io mi chiedo se sono strana io a parlare di sesso a un appuntamento visto che pare non ci siano altri argomenti in comune, o se siano strane le altre a non farlo. Alla fine c’è stato un bacio. Altro no. Ma la libertà con cui ne ho parlato lo ha stupito, e questo ha stupito me. L’onestà tra due persone è così sbagliata? Così fraintendibile? Dobbiamo raccontarci balle a vicenda per quanti, tre, quattro appuntamenti? Cinque?

Alla fine chissà se finirà tutto stasera. È molto probabile, visto che a me rally, palestra, caccia, pesca e tutto quello che a lui piace non mi interessa. Che poi alla fine è questo? Interessi in comune? Non sono convinta nemmeno di questo.

Forse, come ho detto a lui, siamo solo due scarpe spaiate. C’è qualcosa, ma non possiamo capirci. E rimetterci a studiare ora, a quaranta o cinquant’anni… mi sa che non si può.

 

Ma in fin dei conti… destra 3, chiude, 100 vista, più più… no, non ce la faccio a ricordare…

De media necessitudo

post 55

Ho il pc in aggiornamento e quindi rispolvero carta e penna, carezzando il mio lato vintage. 

Sarebbe bello poter solo fare delle foto di queste pagine  da mettere sul blog invece che trascrivere, peccato che la mia calligrafia sia diventata pessima (lo è perché voglio scrivere velocemente, per tenere dietro al mio cervello, ma con la tastiera sono più veloce, molto più veloce).

E quindi nulla: ieri sera, alla fine, l’ho fatto. Mi sono allenata con voi e poi l’ho fatto. 

All’inizio ero proprio convinta che avrei rinunciato, sono onesta. L’Amico Speciale è arrivato a casa mia quando avevo appena iniziato a guardare un film horror (sera di Halloween, che altro avrei dovuto fare?) suggeritomi da Tim Vision (1)  e mi ha chiesto: parliamo prima o dopo il film? 

Così l’ho trascinato sul divano, sotto la coperta, con me, ho appoggiato la testa sulla sua spalla e risposto: rimandiamo?

Un atto salvifico, per lui, che già sopporta poco le conversazioni, figuriamoci quelle su di noi.

E dopo il film avevamo fame e ci siamo fatti due spaghi, come diceva Elio, e dopo ancora ci siamo visti la cagata con Cusack ed ecco lì che siamo arrivati alla buonanotte e, mentre eravamo ancora abbracciati sul divano, lui mi ha chiesto : sei sicura che vuoi rimandare? Un atto di coraggio estremo, non ho altro da dire.

E così ha tolto il tappo. E, visto che comunque mi ero allenata, le parole sono uscite tutte in fila, come piccoli indiani, e ho confessato, finalmente, la mia grande verità:

Mi girano le scatole al pensiero di fare un passo indietro, ma non riesco a fare un passo avanti con te, e inizio a stare male in questa mezza relazione. 

Sì, sì, lo so, è un discorso da donne. Ma lui è lui. Mi ha sorriso, mentre io, come sempre, piangevo, e mi ha chiesto: quindi che si fa?

E io a questo non ho risposta. 

Allora si è alzato, si è messo il giubbotto, la scarpe, un bacio sulla fronte, uno sulla guancia, uno sulle labbra e in meno di dieci minuti eravamo già nudi nel mio letto. 

Lui ha riso, alla fine, Sono irresistibile, ha detto, ma so che ha capito quello che gli ho detto, forse più di me, so che mi lascerà libera, lo so, e non sparirà, non si allontanerà. Lui è così. 

Vorrei saperlo amare. 

Perché di cose buone, lui, ne è pieno. 

Che peccato che abbia incontrato me…

(1) Su questo apro una nota, qualcosa di molto wallaciano, chi ha letto DFW lo sa. Ecco, mi sono vista ben due film proposti da Tim Vision per la sera di Halloween, proprio film a tema horror, secondo loro. Il primo, Morgan, era vagamente tollerabile, ma di certo fantascienza e non horror; il secondo, Cell, lo abbiamo scelto – io per la seconda volta, quindi ditemelo tranquilli: errare è umano, perseverare…- per il dannato John Cusack, il bellissimo – questione di gusti, certo- Cusack. E questo superava tutte le aspettative possibili dell’orrido: mai vista una trama tanto brutta e inconsistente. E lui, Cusack, se l’è pure prodotto … ora, io mi dico che il genere Horror è tutt’altro. Horror è Shining, giusto per dirne uno. Quindi concludo che Tim Vision abbia catalogato Horror in senso letterale: pellicole tanto orribili da far vergognare per secoli e millenni regista, sceneggiatore, attori… pure lo scenografo.

Hallelujah

post 37

 

Stasera ascolto Hallelujah, nella versione di Buckley, una delle tante, un classico, certo, delle canzoni smielenze. Forse dovrei ascoltare Because of you, degli Skunk, che sarebbe più in linea con quello che dovrebbe essere il mio umore nei confronti di TDL in questa nuova fase dell’Evitamento. Ma mi sento più da Buckley, stasera, forse perché anche TDL sta seguendo la mia stessa strategia, mi evita per benino, come se lo avessimo deciso nello stesso istante, o forse si è accorto che la mia scintilla si sta esaurendo quando lo guardo, che mi sta regalando solo tanta tristezza, non lo so. 

Magari mi legge nel pensiero.

Magari legge questo blog…

No, questo lo escludo. 

Insomma, in ogni caso questa canzone mi rende molliccia perché mi fa pensare al sesso. Che non devo mica spiegare pure a voi, come ho fatto con TDL, che l’Hallelujah Buckley lo canta per il sesso e non per Dio, vero? E non solo mi fa pensare al sesso, ma al sesso con TDL (per ovvi motivi: non li devo spiegare, di nuovo, vero?). Una vera bomba a orologeria. 

Ringrazio il cielo che comunque sto davvero malissimo, il mio raffreddore è peggiorato, e quindi da una parte è proprio il momento giusto per mettere in atto la strategia dell’Evitamento. Sono talmente rinco che potrei farmi davvero male abbinando raffreddore e TDL. 

Ciò non vale però per il mio lavoro. È come se vivessi in una bolla: non sento nulla, parlo come un trans, mi è toccato leggere il labiale dei miei clienti tutto il giorno per capire cosa diavolo stavano ordinando (un signore caritatevole ha sorriso commosso quando mi sono allontanata per starnutire. In realtà sembrava il lamento di un cane, più che un semplice starnuto, ma lui non si è scomposto).

Ma sopratutto non è la condizione ideale per un dannato corso di cucina.

Lo Chef Stellato si è mostrato comprensivo, certo, mentre cercavo di seguire le sue ricette e scrivere le dosi, prendendo continuamente abbagli sui numeri (cento grammi di sale? No, Monica, 20 grammi, vuoi far schizzare la pressione di qualcuno dei tuoi clienti?), cercando di mantenermi sveglia refrigerando la fronte sul piano di acciaio, allontanandomi continuamente per soffiarmi il naso (che tra l’altro penso di non avere più. L’ho consumato e sono la nuova versione di Tu Sai Chi).

Ma. Quando siamo arrivati ad assaggiare le pietanze… che disastro! Non sentivo nulla. Ma nulla nulla. Nemmeno se mancava il sale. Già che le mie papille gustative sono rozze per via dei quintali di tabacco che fumo. Il raffreddore ha anestetizzato quel poco che rimane. 

È troppo piccante?

Beh. Definiamo piccante, Chef…

Monica, dai: brucia la lingua?

Non ho più una lingua, Chef… (oltre al naso)

Quindi ho sguazzato tra flan, filetti di maiale in crosta, paella (il mio boss è andato in ferie alle Canarie e si è preso la fissa) e sughi di faraona senza distinguere nulla. Come mangiare plastica. 

Ho salutato lo Chef Stellato con un mezzo sorriso: ci vediamo al tuo ristorante! 

Sì, ma chi avrà mai tutti quei soldi per farsi una cena? Io no di certo. Più facile che lo incontri in pista con la moto, ve lo dico io. 

E sono distrutta, vuota e senza naso, sopratutto. 

E questa cosa che sto evitando TDL…

Sono di nuovo inquieta e confusa. 

Diamo la colpa al raffreddore, prendiamo una tachipirina come dessert e andiamo a letto: domani mi tocca un turno doppio e un pomeriggio senza Little Boss. Ci vorrà del coraggio per affrontare tutto con il sorriso. 

Hallelujah

Domanda ancora non risolta

post 36

Ieri sera era qui a cena da me l’Amico Speciale. Io e lui abbiamo visioni molto diverse della vita. Lui non capisce perché io adoro complicarmi la vita e io non capisco come lui possa vivere senza pensare al futuro. Lui non capisce la passione che io nutro nei confronti dell’umanità e io non capisco come lui possa ridurla a una semplice specie animale. Insomma, sebbene ogni tanto ci capiti di discutere su argomenti vari che poi portiamo in fondo costruendo dialoghi sui massimi sistemi, l’Amico Speciale ha un sistema di frenata tutto suo. A un certo punto smette di parlare, mi guarda e, anche interrompendo il discorso a metà mi dice: ah, è tutto degradato.

È come se avesse un limite temporale alle conversazioni. 

La cosa delude la Moon polemica, certo, ma è anche vero che è l’unico sistema per non impelagarsi in discussioni del tutto inutili, visto che abbiamo già stabilito che su tanti punti non siamo d’accordo. L’Amico speciale riesce sempre a tamponarmi. E riesce anche a farmi stare bene in una serata autodichiarata di Sesso Senza Pretese, a volte mi chiedo se sia una questione di ormoni o altro. Resta il fatto che ho dormito come un agnellino e stamani mi sono svegliata rilassata, sebbene martoriata dal raffreddore, e ho ripensato con calma alla storia del premio letterario. 

Non saranno certo tre mesi passati a fare una fatica inutile a cambiarti la vita, aveva detto ieri sera l’AS, chissà quante volte lo hai già fatto. Logica incontrovertibile. E così mi ero iscritta. Ma si sa, la notte porta consiglio… ovvero: risveglia il neurone solitario. 

Non si possono fare le cose a caso. 

Nemmeno io posso fare questa cosa a caso, io che di cose a caso ne faccio talmente tante che sono certa di sentirne anche l’odore, ormai. 

Quindi, come direbbe la Bandabardò: stoppa tutto, stoppa tutto, stoppa tutto. 

Farò le cose a modo mio, tornerò a pensare alle riviste e ai racconti, affinerò lo stile, cercherò personaggi, insomma, le solite cose. 

Solo che per fare le solite cose, devo cercare di passare meno tempo possibile a struggermi per la Testa di Legno (preferisco chiamarlo così, ultimamente mi fa proprio arrabbiare la sua ottusità, il suo passarmi accanto facendo un piccolo inchino con la mano sul cuore per poi vederlo fare il cascamorto con la mia collega, come se fossimo interscambiabili: una cameriera vale l’altra). Quindi ho deciso di mettere in pratica la teoria dell’Evitamento. Che è molto semplice: eviterò di servirlo, eviterò di parlarci, eviterò di scrivergli, eviterò di rispondergli. Così non dovrò subire gli stravolgimenti del mio corpo che avvengono ogni volta che lo vedo: mani e gambe che tremano, respiro affannato, cervello in errore. Che poi per riprendermi ci vuole del tempo che io non voglio dedicargli. 

Sono abbastanza scafata nel mio lavoro da sapere come evitarlo. 

Inizio oggi. 

Sono decisa. 

Forza, Moon, pensa alle tue storie e vedi se riesci a combinare qualcosa. 

Tutta questa carica quanto durerà? 

Domanda ancora non risolta. 

Birra, sigarette e sesso

post s.n.

E siccome Qualcuno mi ha detto che in questo blog manca La Parte Bukowski, stasera ve la scrivo.

 E siccome questa è una serata di birra e sigarette mi sento libera, anzi, liberissima, di parlare di sesso.

La colonna sonora è delle migliori, gli Weezer con Undone, una delle mie preferite, manco lo so perché, ma non decido io, decide il Mio Amante Preferito, Spofity, e io lo assecondo e mi chiedo, Ma mi ha seguito nei locali in questi anni? Si è infilato nelle mie cuffiette? Ha hackerato il mio pc? Ha scoperto che scaricavo musica con Torrent?…cazzo! Scatta la denuncia?

Comunque, dicevo, sesso. 

Una delle cose più controverse dei miei 40 anni. Nel senso che per troppi anni ho fatto sesso scadente. No. Ho fatto sesso. E io sognavo di fare l’amore. E sognavo, e mi dicevo che fare l’amore avrebbe cambiato tutto, che in passato lo avevo fatto (davvero?) e che c’era solo questa differenza sostanziale: si fa l’amore con chi si ama, e si fa sesso con chi non si ama. Semplice. Efficace. E adesso arrivano i No Doubt con Just a girl a dirmi che… che cazzate ti sei raccontata per anni! 

Ero solo una ragazzina… hanno ragione i No Doubt. 

Il fatto è che non avevo trovato uomini che ci sapessero fare. Che si perdessero un po’ con me. A capire. A studiare. Insomma, gente!, un po’ di sana fatica a capire cosa cavolo vogliono le donne a letto? 

Perché, più o meno, quello che vuole l’uomo, più o meno eh, lo sappiamo. Ma quello che vogliono le donne… ecco, ce lo chiedono! Eccheccazzo! Non può davvero esistere che un uomo con cui sono uscita mezza volta possa chiedermi Come ti piace? Aiutami, fammi vedere. 

NO. Non funziona così.

Non funziona così per me, almeno. 

Funziona che ti ci perdi, ti ci smazzi, e allora se proprio vuoi, te lo dico.

Insomma, ci vuoi almeno perdere tempo, con me? O deve essere tutto semplice fin da principio? 

E allora mi dico che non c’ho capito nulla per anni. E che il sesso non ha a che fare necessariamente con l’amore. Credo. Anzi, no. 

E io e l’Amico Speciale ce lo siamo detti molte volte, che se la gente facesse più sesso starebbe meglio, sarebbe più rilassata. L’Amico Speciale ha ragione. E noi siamo, difatti, più rilassati. Quando lo facciamo, ovvio. Perché i benefits con lui di cui parlavo, sono questi.: un buon sesso. 

E sebbene l’Amico Speciale sia stato speciale per un sacco di cose anche fuori dal letto, di sicuro è lì che mi dà il massimo. È l’unica persona che mi abbia fatto sentire amata e capita sotto le lenzuola. Poi va detto che fuori da lì… ma questa è un’altra storia.

Stasera è una serata di birra e sigarette e si parla di sesso. 

E io che ho una figlia ci penso, che lei deve sapere. Che deve capire. Che alla fine perché questa cosa va fatta male se sai come farla bene? Che sì, l’amore è un valore aggiunto, che sì, essere innamorate è importante per stare bene, ma che bisogna anche sapere come farlo? Io mi sento così stupida, a volte. Così ritardata. E non voglio che mia figlia si senta così, alla mia età. 

E io e l’Amico Speciale sappiamo (o almeno lo so io ) che alla fine nella vita conta solo stare bene. Almeno un po’. 

Almeno per un momento