Piano B

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Ho un piano B per superare questo momento che, per motivi fatti da: un ex fuori di testa, una bambina malata da una settimana, il lavoro che aumenta, mi rende un po’ nervosetta, facendo naufragare anche le attività più semplici, come cucinare il pollo.

Il piano B l’ho ideato questa mattina, dopo una notte diversamente dormiente. Mi sono svegliata credo millemila volte, mi sono girata nel letto come un cane che non trova la cuccia, ho contato un numero di pecore che mi avrebbero permesso di fare maglioni a tutto il mondo per cento anni.

E ho sognato. Maledetti sogni, di nuovo. Ho sognato di non riuscire a smettere di fare pipì. Stamani il libro dalle pagine ingiallite mi ha detto diverse cose a proposito di questo sogno. Pare che abbia sentimenti repressi che si sono accumulati come la spazzatura nella discarica, e che io abbia bisogno di sganciarli dalla repressione, ed esprimerli. Dai retta alla tua pancia e non alla tua testa, ha consigliato. Beh, la mia pancia mi dice solo che non ho fame, complice di sicuro il caldo.

Ed ecco che allora ho inventato il piano B: visto che comunque non riesco a seguire in questo momento (ma l’ho mai fatto?) un’alimentazione normale, nonostante ogni tanto la cuoca al Ristorante faccia le orecchie da mercante quando le dicoNon mangioe butti comunque la pasta anche per me (Ormai l’ho cucinata, e sfodera un sorriso), tanto vale bere. Quindi una tisana ogni ora, più o meno. So che le tisane fanno caldo e sembra una scelta bizzarra, ma almeno bevo e provo a rilassarmi.

Ma perché non ti droghi come tutti?,mi dice Micro(bo) mentre pulisce una piccolissima ditata sul vetro della porta: il ragazzo sta diventando come la badante russa di mio nonno, che ti faceva infilare le pattine all’ingresso per non sporcare.

Bella idea!,rispondo. Giusto per aggiungere disagio al disagio…

Il risultato per ora è che il mio sogno sta diventando realtà: faccio pipì di continuo.

Forse era un sogno premonitore.

Intanto la domenica sta finendo pigra, alla tisana ho aggiunto un incenso, giusto perché la tazza che sto bevendo ora sa di zenzero e mi pare di stare in Oriente così: il viaggio dei poveri.

La mia Little Boss è a finire di guarire da suo padre già da venerdì, mi manca, ci mandiamo post con Commenti memorabili su Instagram, disquisiamo al telefono se posso chiamarla cucciolae zucchina(credo di averla chiamata in tutti i modi, anche zuppetta di pesce, non esiste un nomignolo che non le abbia affibbiato), mi aggiorna sul sapore schifoso degli antibiotici e quello invece decente della Tachipirina orosolubile (Ma perché c’è scritto orosolubile?, chiede lei appena vede la confezione. Viene dal latino, os, oris è bocca.Significa che si scioglie in bocca. Lei mi guarda e sembra sollevata. Che credevi?,chiedo. Che fosse una supposta. Beata ignoranza…). Ma non è come averla qui.

L’Amico Speciale invece è partito per uno dei suoi viaggi, mi telefona annoiato, io gli racconto del tizio con il kilt che al Ristorante oggi ha allietato tutti suonando e cantando una canzone scozzese con la chitarra, Ti mando il video, dico. Lui mi chiede se aveva le mutande e se ha fatto il gesto epico di Mel in Braveheart.

Penso al mio romanzo: statico da un mese e più, penso che se scrivessi un pezzetto tutti i giorni, invece che scrivere qui, forse lo finirei in poco tempo. E mi torna in mente che anni fa il Mentore mi disse una cosa molto simile.

Si vede che magari non sono un tipo da romanzo. Forse non è proprio la mia forma. O non lo è ancora.

Il progetto resta comunque sul mio muro.

Vediamo intanto di far finire anche Giugno e poi tasterò di nuovo il terreno del mio Dentro per capire se c’è dello spazio adatto per piantare questo seme.

Mi scappa di nuovo la pipì, uff…

Maledetti sogni…

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Venerdì sera, nessuna fame. Qui sotto suonano la musica di RDS, quella che ascolta Little Boss, una musica fatta di poche note, frasi veloci, un ritornello che ha poco senso ma che ti entra nel cervello. Abbiamo la sagra del pesce azzurro: peccato che il mare da qui sia lontano almeno 40 minuti di macchina…

Inizia il periodo delle sagre di paese ed io, che sto proprio in centro, mi prendo tutta la musica da balera e le barzellette su Pierino: ma sul serio?

Ok, ok, colpa mia che sono asociale, direte, e che non vado a magiare il baccalà fritto e, dopo, a ballare in piazza.

È che sono nervosa e la mattina mi sveglio con un senso di angoscia.

Sarà che sono quattro giorni che Little Boss è malata e, come per ogni cambio di programma improvviso, si scatena un putiferio con il mio ex. Sarà che continuo a dormire male.

Stanotte ho sognato lo Shogun.

Io pagherei a sapere perché diavolo devo sognare quello che voglio dimenticare, pagherei a sapere perché il mio subconscio è tanto stronzo. Appena si prospetta un attimo di panico dovuto ad altri pensieri pesanti, eccolo lì, lui, il subconscio, a rompere i coglioni aggiungendone altri.

Ma un po’ di normalità no?

Nella rosea banalità di ogni giorno si insinuano piccole cose di poco conto, magari un riferimento al Giappone fatto da un cliente, un foglietto che esce da un cassetto, una suoneria sentita per la strada identica alla sua, una maledetta canzone, addirittura un articolo intero su un libro che mi ha regalato in una rivista: maledizione. E tutto nel giro di 48 ore. Poi ci sta che sogni di lui, no?

In realtà credo di non aver sognato per anni. Ovvero. Non mi davano quel fastidio tale da doverli ricordare.

Ma quando ero bambina facevo un sogno ricorrente, un sogno terribile che poi ho fatto di nuovo da adulta, qualche anno fa.

Sognavo di rincorrere un bambino per tutta casa (la mia vecchissima casa dove sono nata) e alla fine riuscivo a prenderlo sul piccolo balcone. Solo che, appena lui mi vedeva, si accucciava in un angolo e iniziava a bucarsi il braccio con un’unghia, e il suo braccio era come di carta e lui faceva buchi neri e profondi.

Ho fatto di nuovo quel sogno pochi giorni fa.

I sogni ricorrenti mi fanno venire i brividi, a voi no?

Ormai questo è diventato il mio sogno simbolo. Ma simbolo di cosa non saprei…

E altrettanto spesso di lavorare. E va da sé che se me lo ricordo c’è qualcosa che va a finire in merda: troppi clienti tutti insieme, assenza del personale, assenza di tovaglie, piatti, bicchieri. Come se i miei sogni volessero creare solo distanze: dall’amore, dal bambino, dal lavoro.

A volte la mattina mi guardo un vecchio libro, un libro dalle pagine ingiallite che ho conosciuto in casa mia fin da sempre. Spiega i sogni e svela il futuro. Non ci azzecca mai. Ma guardarlo è un’abitudine, come una tradizione.

A volte la mattina prendo solo il caffè. Guardo il muro della follia, pieno di post-it sul romanzo che ancora non ho scritto, negli spazi vedo un fantasma di me stessa. Vedo le strade che non ho percorso. Vedo le paure che ho avuto, quelle che ho ancora, cerco di liberarmene, le spazzo via dalla parete.

Ci provo sempre a partire positiva.

Solo che le notti a volte non mi lasciano scampo.

E non mi lascia scampo nemmeno il tizio qui sotto che mette Rino Gaetano…

È proprio ora di tentare di dormire…

Illusione…

post 30

Io per scrivere uso il Courier. Ho rubato questo carattere al Mentore e non ne ho potuto più fare a meno. Mi ricorda la typewriter, come mi disse una volta l’insegnante di inglese all’università. Adoro la macchina da scrivere, forse perché è lì che ho cominciato a muovere i primi passi, o forse solo perché sono una fanatica del vintage.

TDL si lamentava sempre del Courier. Non lo leggo bene, diceva. Ma non l’ho cambiato. Mai. Una sorta di piccola ripicca personale, qualcosa del tipo: ehi, guarda che io, per te, non voglio cambiare nulla della mia vita. Ed è andata a finire che invece, la vita me l’ha stravolta… e nemmeno so come ha fatto. 

È che rifletto su un articolo che ho letto qui. Questo articolo. Il blog di Viviana Chinello mi piace, sono sempre stata affascinata dalla mente umana e la psicologia a volte mi ha dato una mano a capire, a indagare. La pragmatica della comunicazione, ad esempio: non farebbe male a nessuno darci un’occhiata.

Ma divago, come sempre. Dicevo dell’articolo. Amare una persona o illusione?

La fase dell’innamoramento può provare seri danni, scrive. Ci rende ciechi, ci fa vedere una persona diversa da quella che abbiamo davanti. La realtà è adulterata dalle nostre emozioni, aspettative e illusioni. 

Ecco, nulla che io non sapessi già, credo di averci riflettuto moltissimo e prima di scrivere qui ne ho scritto per mesi nelle Pagine del Mattino, un quaderno dove ho vomitato parole per mesi prima di conoscere TDL. Dopo un matrimonio andato a carte quarantotto mi sono costruita il mio piccolo muro di cinta, cercando di tenere fuori un po’ tutti, amici compresi. Come se avessi bisogno, in un certo senso, di leccarmi le ferite prima di mostrarmi di nuovo al mondo. E il mio leccarmi le ferite era un Non hai fatto nulla di male, non sei quello che dice il to ex, hai migliorato la tua vita, quella di tua figlia, hai preso la Decisione Giusta. È solo ora che inizio a pensarla davvero così. Ho preso la Decisione Giusta, lasciandolo, mentre finora mi sono detta che non avevo altra scelta. Che non è la stessa cosa. 

Ma torniamo alla fase dell’innamoramento. Credo ormai di aver capito molte cose del mio matrimonio, ma la fase dell’innamoramento, quella cecità assoluta, con il mio ex non l’ho mai passata. La sto decisamente passando con il Tizio della Luna. E questo mi riporta all’illusione. Ovvero, mi sono solo illusa che lui fosse quello giusto? Era solo un’illusione, non realtà, quello che eravamo? Quello che ancora dice che siamo? Due persone che saranno comunque legate per sempre? Non ho voluto vederli, i suoi difetti? Non l’ho mia visto per quello che è? 

Ecco, oggi, pensandoci, mi sa che è vero, che non ho visto. Ho voluto ascoltare le sue dolci parole, ho voluto vivere nei sogni, mi sono sottratta alla realtà, ho voluto cedere all’inganno. 

La realtà me la vado ripetendo da giorni, ormai: lui non ti ama, dimenticalo. Lascialo perdere e fai in modo che lui ti lasci perdere, sopratutto, che la smetta di giocare con te. 

Sono solo un giocattolo per sopperire alla monotonia della sua vita. 

Forse, scriverlo, scriverlo anche qui, me lo farà entrare in testa più velocemente. Forse posso scontarmi altri giorni. Forse questo blog finirà prima del previsto. 

Certo.

Ma con l’amaro in bocca.

Stanotte ho sognato TDL

Post 13

Stanotte ho sognato il Tizio della Luna. Mi stava sorridendo, con quel suo mento sbruffone e l’occhio sinistro che trema solo un pochino quando si ferma a guardarmi. Alzava una mano, l’altra sul cuore, come sempre, come se si dovesse difendere dal mio sguardo. Faceva dei buffi passi di danza, e io ridevo, ferma, le gambe inchiodate dalla paura, quella morsa allo stomaco che mi prende quando si avvicina, e lui lo faceva a passo di danza, Lifeline, mi diceva, balliamo insieme, ti prego, come una volta, come quella notte, e poi leggimi ancora le poesie della Kristof, leggimi ancora Con un abbraccio. Stenditi sopra di me ed eclissa ancora la luna, Moon. 

E io alzavo la testa, le nostre bocche a sfiorarsi, i nostri respiri mescolati, le sue mani sui miei fianchi, le mie nei suoi capelli, Vieni più vicina, Moon, non ti farò male. So che è una bugia, me ne farà tantissimo e nessuno riuscirà a vederlo, ma il bene, il bene che ora voglio, non riesco a trattenermi, mi sollevo solo un po’, ci fondiamo, ci scambiamo l’anima in un continuo passaggio, e intanto tutto il mondo si è fatto più scuro, c’è solo la luce della luna, gli rischiara solo una guancia, fa brillare le sue palpebre socchiuse e poi. 

E poi i sogni se li porta via la sveglia. 

Il fatto è che fino a questo momento, cioè, fino a ieri, solo ieri, stavo pensando che scrivere questo blog e tutto il resto facesse davvero la differenza. Solo ieri, ripeto, mi dicevo: vedi? Già stai meglio! TDL sta sprofondando nel tuo inconscio, insomma, te ne stai dimenticando, brava Moon, vedrai che è stato solo un fuoco fatuo. Ti riprendi in poco tempo, altro che 300 giorni, ah ah! 

Ah.

Ed ecco che stanotte arriva e mi fa sentire come quel benedetto giorno di primavera e io mi chiedo: ma cosa ho che non va? Ma perché non ti rassegni? Ma che ti frulla in quel cervello atipico? Nulla, ecco cosa. Non ho nulla nel cervello, sono diventata mononeuronale. Non ho altre spiegazioni. 

E intanto la vita prosegue lenta, i giorni sembrano mattoni che non riesco a mettere uno sull’altro per farci delle buone fondamenta, sono tutti sparsi lì, a terra. 

Mi sono ripromessa che dopo le ferie (lavorando al Ristorante ho le ferie quando tutti rientrano a lavorare: una bella fortuna) dovrò mettermici con impegno, fare cambiamenti, prendere decisioni da persona adulta quale l’età mi dice che sono. Darmi una deadline mi ha sempre aiutato. Quindi aspetto. Aspetto e intanto sogno. E non dirò bugie: stanotte, di sicuro, cercherò di tornare lì, con lui. Se esiste un momento perfetto per credere ai sogni lucidi è questo.