Sostiene Moon

post 172

 

Un piccolo omaggio blasfemo a un grandissimo scrittore a me vicino… spero mi perdoni la messa in burla. Ma sono certa che lo farà. 

 

 

Sostiene Moon che la mattina sente una canzone nella testa, I’m strong enought, che non si ricorda le parole, ma solo questo pezzetto del ritornello e se lo ripete all’infinito, nuovo mantra, per darsi forza.

Moon sostiene che la vita sta facendo la difficile, le tiene il muso, fa le bizze come una bambina viziata, ma lei, sostiene, non si farà prendere per i capelli.

Sostiene Moon che da quel cunicolo c’è già passata e che l’età a qualcosa servirà pure, diamine!, o deve solo servire a farsi dire da Little Boss che è vecchia perché non chiude le finestre sul telefonino? Moon racconta di serate troppo brevi e notti un po’ inquiete, di risvegli con il cuore che batte come un tamburo e di analisi che ancora vanno male. Ma sostiene, Moon, che nonostante tutto tiene botta, che le cose sa che si aggiusteranno. E lo sa perché, quando è in macchina, parcheggiata sotto la casa del suo ex, e le vengono in mente mille pensieri e si preoccupa per Little Boss e si preoccupa per sé e il suo futuro e le cose sembrano diventare grigie, ecco che arriva lei, Little Boss; la piccola sfodera un sorriso, le fa la linguaccia e gli occhi storti, apre la macchina e inizia a parlare come se non ci fosse un domani e deve raccontarle tutto, ma tutto tutto(avete presente la scena dei Goonies?)e poi è vero che il cervello di Moon è sovraccarico di info, ma è anche felice, felice come non mai, ha un tesoro che la accompagna giorno dopo giorno, che brilla tanto forte da riuscire a donarle un po’ di quella luce, e allora tutto, ma tutto tutto, passa in secondo piano, si rende conto che ciò che conta lei lo ha già. E dito medio a quelli che la odiano. Perché Moon sente l’oroscopo la mattina, mentre scende dal suo monticello per portare Little Boss a scuola, su RDS c’è Branco (con quella voce odiosa, diciamocelo, e quelle parole che non sanno né di me né di te) e lui dice che ci sono persone che la odiano e che riescono a metterle, anche oggi, i bastoni tra le ruote. Ma Moon, sostiene, fa il dito medio anche a Branco, e se la ride per una piccola vittoria legale: se qualcuno mi odia (non ha dubbi, Moon, che sia così, e potrebbe tranquillamente fare il nome del suo ex) io ho fatto tanto per costruire ciò che ho e è talmente solido che non riuscirà a sfondarlo, nonostante sia un Ariete. Tiè, aggiunge Moon, sostenendolo.

Moon sostiene, ancora, che le serate se ne vanno via come le noccioline all’aperitivo, tra un ripasso dell’Illuminismo (che poi Little Boss ha il compito) e la spiegazione delle subordinate, i pomeriggi scappano tra la palestra* e il circolo di lettura, tra le lezioni di chitarra e l’orientamento per le superiori, tra le due ore per il sesso, rubate, (sempre due Wal, sono intransigente, amare ha bisogno del suo tempo) e la telefonata a un amico, tra il ragù, ché ogni tanto bisogna anche cucinare, e l’impasto per i biscotti di pan di zenzero a lavoro (sì, fuori orario, ma il lavoro è anche questo, metterci passione).

Sostiene Moon che le manca la tastiera, ma che quando vede il calendario sul telefono le piglia un colpo: ci sono più pallini grigi che numeri, lì. Ci sono le elezioni per il consiglio di istituto (e che, non si propone, Moon, come presidente, visto che non lo fa nessuno?), le riunioni a scuola, gli scioperi, il dentista, le cresime…

Ma Moon sostiene anche che domenica chiappa l’Amico Speciale e lo porta a teatro. Giusto per…

Mi gonfierà il cervello?, chiede lui.

Lo spero proprio, sennò che ci andiamo a fare?, risponde Moon.

Moon sostiene che l’esproprio della tastiera è solo un momento, una cosa che finirà. Il suo Capo le dice: Come farai, poi, quando non avrai tutti questi impegni? Sentirai un gran vuoto.

Moon sostiene che lo riempirà con la scrittura.

 

ah… lascio la canzone. Eh. Il meglio sarebbe leggere ascoltando la canzone.

Manco mi piace tanto… (troppo discotecara), ma ci sta.

Ci sta.

 

 

 

 

 

Varie ed eventuali: più meno mi trovo sempre qui…

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Questo articolo ha bisogno di una prefazione postfazionata: nel senso che è una follia prefatoria, in puro stile pasoliniano, ma scritta dopo aver finito. Che poi, se ci penso, ogni prefazione è scritta dopo aver terminato la stesura, quindi è una prefazione che va bene. No?

In ogni caso ciò che tento di esprimere saltando di palo in frasca, come spesso mi accade, facendo impazzire il povero Wal, è che non lo dico spesso (ma qualche volta sì), un buon 50 per cento della motivazione che mi spinge a scrivere qui è per la mia Ale. È lei il mio lettore ideale di questo blog. È per lei che cerco di tenerlo aggiornato tanto da non farla preoccupare (anche se sa che meno scrivo più sto bene), è per lei che racconto le piccole cazzate della mia giornata. È il mio modo, spesso, di rispondere alle sue mail, alle sue bellissime mail che mi strappano lacrime, che mi tengono incollata al telefono leggendo e rileggendo. Ale, tesoro, sa solo il cielo quanto mi manchi…

La mia follia prefatoria ha bisogno di un’altra precisazione: questo articolo ha più gusto, a mio avviso, se si legge contestualmente alla canzone in appendice. Billie… quante cavolo di canzoni hai scritto e cantato che mi hanno toccato il cuore?

 

 

 

Più o meno mi trovo sempre qui: a una certa ora della sera o del mattino, con un sottofondo musicale bassissimo, giusto volto a contrastare le canzoni di Coez di Little Boss e le notifiche dei messaggi del mio ex, che si stanno intensificando in modo direttamente proporzionale alla vicinanza dell’udienza per la causa di affido. Lui urla e sbraita con la piccola, sbatte porte, le manda messaggi al limite della tollerabilità, minaccia me e lei, fa il famoso diavolo a 4, ma siccome è lui, lo fa anche a 6, ‘sto diavolo. È il classico uomo che se solo avesse le palle mi avrebbe già buttato una boccetta di acido sul viso. Meno male non ha le palle…

Ma insomma, come ho detto spesso, questi sono solo i soliti cazzi. I soliti cazzi da 5 anni, dal giorno in cui ho detto basta. E, come ho detto ieri al mio avvocato, alla fine ci sto facendo l’abitudine (come è buffo fare l’abitudine alla violenza, non è vero?) e sono comunque stranamente felice, ho tutto quello che mi serve. Ho una figlia bellissima, simpatica e intelligente, un lavoro che mi affatica sì, a volte, ma mi dà soddisfazioni e tanti sorrisi, ho un bel po’ di amici importanti, roba che non si trova facilmente, devo dire, molti di questi a volte non li nomino neanche qui, ma questo non perché non siano importanti, tutt’altro. Sono la mia rete. Ho l’Amico Speciale, ora, bello avere qualcuno che ti fa stare bene senza assecondarti, che sa come prenderti per farti sorridere anche nelle difficoltà, che poi mi chiedo come fa, lui, con una come me che manderebbe sempre tutto in tragedia, manco fossi un Eschilo o Sofocle, ma sa come pigiare i pulsanti giusti.

Insomma, povera, incasinata, ma felice.

E da oggi anche allenata. Alla fine il primo giorno di palestra è arrivato. Devo dire che un pelino di ansia lo avevo, il terrore di non riuscire a muovermi il giorno successivo aleggiava nella mia testa, già immaginavo il dolore ogni volta che alzavo un piatto o per ogni pizza infornata. Ma il ragazzo, Michele (che tra l’altro, come metà delle persone che ho visto lì, è un mio cliente; tranne una che invece è una mia collega. Quindi come stare al Ristorante… ma con più attrezzi) è stato clemente. Avevo dato un’occhiata alla mia app per sapere quanti chilometri avevo fatto a lavoro e già ero a 7 e mezzo. Ho chiesto venia, quindi, e posso quasi affermare con quasi sicurezza (quasi) che domani non avrò ripercussioni. Vabbè, domani ve lo dico.

Io e Little Boss siamo una bella squadra. Alla fine lei si è impegnata tanto e abbiamo riso tanto ed è stata una bella idea, devo dire.

È la prima volta che facciamo qualcosa insieme, mi ha detto.

Certo che potevamo iniziare con yoga, ho ribattuto.

Ma eravamo entrambe entusiaste del pomeriggio.

Forse lei avrà qualche doloretto, domani, visto che abbiamo alzato gli stessi pesi.

E poi va detto che in effetti sono uscita da lì bella rilassata.

Vediamo come va.

Una frase che dico spesso di recente, che non è nel mio stile, ma che inizia a piacermi. Quel che di imprevedibilità, quel cosa che mi fa scivolare i problemi sulle spalle, quel quando che mi dice Adesso, non domani.

Mi godo i piccoli piaceri quando posso, quando il mio carattere impossibile mi consente: una cena con Little Boss in cui ridiamo di tutto, un bacio rubato all’Amico Speciale tra un caffè e l’altro, una telefonata a un amico lontano, una foto stupida, un abbraccio inaspettato, un messaggio che mi dice Quanto sei bella, un libro di King che non avevo ancora letto, un bicchiere del mio vino preferito, una canzone dei Green day che avevo dimenticato.

Come questa:

 

 

 

 

 

Costruire

 

post 132

 

Sulla decisione di tenere aperto o meno questo blog ha pesato un breve commento di Ale, detto a bassa voce, come solo lei sa fare, che a volte è al limite dell’udibile.

Secondo me dovresti tenerlo.

E siccome io mi fido di lei, moltissimo, più che di me, le darò retta. E vediamo come va.

Sì, Wal, anche il tuo parere ha influito.

Mi sono data, come forse ho già detto, un Tempo Massimodi Lutto (TML).Il lutto lo tengo per la Morte della Speranza. Non posso permettermi di far andare avanti il lutto a oltranza, e alla fine il mio lutto è solo un vestire di nero e poco più. Ma siccome sono Programmino, come mi hanno definito in tanti, il Mentore prima di tutti, ho deciso che il lutto finirà tal giorno alla tal ora. Non durerà un anno, niente 365 giorni stavolta, niente count down, niente pianti. Diciamo che sarà qualcosa che assomiglia di più alla riservatezza. Ma una volta finito questo lutto, basta. Quello che ho capito grazie allo Shogun è che ho risolto il conflitto spazio/armadio. Ora sono pronta a provarci.

E a tal proposito l’Amico Speciale si è presentato con un mazzo di fiori (metaforico. In realtà erano lampadine, che a casa mia la spesa delle lampadine va di pari passo con la bolletta del gas in pieno inverno, sarà perché detesto il buio e appena metto un piede in casa accendo tutte le luci accendibili manco fossimo a Las Vegas), un sorriso sincero e mi ha detto: non te lo dico che ti amo, preferisco dimostrartelo. E visto tutto quello che gli ho fatto passare direi che sta facendo un buon lavoro. Ma ho messo le mani avanti, come sempre, come mi viene bene fare: avrò il mio periodo di lutto; poi vediamo che succede. Per ora siamo quello che siamo stati sempre: due persone che si vogliono bene, e scusate se è poco.

Quindi non mi resta che tuffarmi a capofitto nel lavoro, e il periodo ricomincia a fiorire. Pure troppo. Oggi forse era San Sughero, non lo so, ma il Ristornate a pranzo era strapieno, quasi fosse una domenica. E il personale ridotto, ovvio, perché in realtà era solo mercoledì. Ridotto a due, cioè: io e la cuoca. Le mie gambette hanno corso, le mie braccia hanno sfornato pizze e portato piatti alla velocità della luce, ma ho avuto anche il tempo di far due chiacchiere. Ha pranzato da me una Signora che conosco da tanto tempo, che mi ha conosciuto sposata in realtà e ora passa volentieri anche solo per salutare (e darmi laute mance, a dire il vero). La Signora è molto ricca. E lo specifico perché è del tipo che mi piace, che sa di avere tanti soldi, ma non è dimenticata di cosa vuol dire non averli. Sono queste le persone che mi piacciono, quelle che non ti fanno sentire mai una serva solo perché porti loro i piatti. E fidatevi: dell’altra categoria il mondo è pieno. Insomma, tra una chiacchiera e l’altra, la Signora mi chiede di Little Boss, che ha visto nascere. Ha quasi 13 anni, le dico, ormai è una signorina. Lei mi guarda e chiede: ma ti sei risposata?La risposta che mi viene di solito in automatico in queste occasioni è: ma che, mi credi scema? Ma chi me lo fa fare, sono così felice e libera ora, un uomo? No, grazie, ho già dato, di figli ne ho già, certo, ho qualcuno, non sono una suora, ma una relazione…

Ma stavolta ho risposto: non ancora. Forse in un futuro, non lo so.

Lei ha sorriso e ha detto:ho sempre pensato che meritassi di meglio.

Già. Frase standard di chi conosce me e il mio ex. Se avessi un euro per ogni volta che me lo hanno detto forse sarei ricca. Eravate una coppia squilibrata(che così pare pure la verità); non eravate fatti l’uno per l’altra; tu sei così intelligente; è stata una fortuna per te lasciarlo; la famiglia del tuo ex ha qualcosa che non va; non so come hai fatto a sopportare per tanti anni; ti vedo rinata; finalmente hai ricominciato a sorridere. Vabbè, ho un sacco pieno di queste frasi che si sono accumulate in quasi 4 anni. Sono certa che a lui dicano lo stesso. Ma che io meriti di meglio, mah, chi lo sa, alla fine ognuno non ha ciò che si merita? Mia sorella continua a dirmi che nella vita mi sono lasciata scappare tante occasioni. Io alla fine ho avuto tante cose belle, e siccome non sono ancora alla resa dei conti, voglio credere che ci siano ancora tante occasioni per me.

In sintesi: barcollo, ma non mollo.

Oppure Se mi rilasso, collasso.

O ancora: nel mezzo c’è tutto il resto, e tutto il resto è giorno dopo giorno.

La canzone sceglietela voi.

Io ho scelto la mia…

Riuscire a vedere la bellezza

post 120

 

 

La giornata odierna è iniziata nei peggiori dei modi, con una velata minaccia del mio ex, Non la passerai liscia, che non so perché ma ha innescato tutta una serie di pensieri negativi terribili e odiosi rivolti a me, soprattutto, su come io mi senta un po’ come la Maga Magò della Spada della roccia, avete presente quando tocca il fiorellino e quello si incenerisce? Ecco, a volte mi sembra di essere questo. Ma certo, non è che invento tutto tutto, non sono solo seghe mentali venute dal nulla, è roba che mi viene detta e ripetuta spesso. Certo, mi viene detta dai miei haters, ma solo il fatto che io ne abbia più di uno non è perlomeno strano? Lo Shogun mi dice che in effetti passo pure per occhio, non sono in politica, non sono iscritta ad associazioni strane, tipo archeosofica (che manco so cosa sia, ma so che c’è) o massoneria, non vado a bere l’aperitivo al bar come abitudine, non mi metto a ballare per la strada, quando arrivo a casa di solito scendo dall’auto e entro (veloce) in casa e lì resto fino al mattino dopo, tengo la musica e la tv bassa negli orari proibiti… insomma non rompo le balle a nessuno. Mi pare. Però respiro. E penso. Anche se nei social non ostento quasi mai pensieri forti o decisi, per scelta (i social mi servono per il lavoro non pagato e, a volte, per quello pagato). Forse, dico, faccio pensieri rumorosi…

In ogni caso, il turbine di pensieri negativi mi ha portato anche a piangere sulla frolla versata, cioè, sulla frolla impastata per i dessert di domani, che come sapete è Pasqua e quindi si lavora come schegge impazzite. E il mio capo mi ha guardata e mi ha detto: non ci perdere energie, per quello stronzo. Ma io piangevo per quella stronza di me. E questo non l’ho detto.

Ma si sa… a volte le giornate cambiano. E stavolta è stata Little Boss a dare la svolta decisiva. Perché, nonostante un messaggio inquietante di suo padre ricevuto alle 2 di notte, lei è sempre allegra, positiva, distaccata (sì, lo so, meglio che scriva sempre apparentemente) e con tanta voglia di vivere. E allora mi sono lasciata trasportare dalla sua onda, mi ha presa proprio per mano, letteralmente, e mi ha portata a giocare. Il gioco è Geo caching , il suo nuovo trip. Per le spiegazioni vi mando qui.

E quindi oggi abbiamo approfittato del sole pieno, dei 23 gradi, ci siamo immerse nella natura (farlo, qui da me, è semplicissimo, basta farsi due metri oltre un qualsiasi paesello), abbiamo passeggiato in boschi, giardini, stradine, punti panoramici, e abbiamo cercato le sue scatoline(non ditele che le chiamo così).

Due su tre i ritrovamenti. Ma si sa che non è mai l’arrivo, ma il viaggio. E il viaggio è stato dannatamente divertente. Un po’ perché io, con Little Boss, mi diverto sempre tanto, mi tira fuori la parte bambina si vede, ma spiritosa e intelligente lo è davvero, insomma è sul serio una bella compagnia.

E dopo tutto questo camminare, scavare, cercare in posti tanto belli che fatico ancora ad abituarmici il risultato è stato che i pensieri negativi sono tornati nel buco dal quale erano usciti. Quasi del tutto. E sono stanca (metteteci anche il lavoro) e i piedi mi fanno tanto male che sto scalza per riprendere contatto con la terra, ma il cuore mi fa molto meno male.

E poi Little Boss ama David Gilmour e alziamo a palla tutte le canzoni in macchina e una volta tornata a casa mi lascia scrivere e… ora devo andare. Devo portarla da suo padre. E anche se stasera sarò sola (e non lo sono spesso, ormai, di sera) ho un’altra cosa da attendere e alla fine la bellezza c’è davvero. In mezzo a tanta merda (sterco, direbbe la mia collega) c’è pura bellezza. Allora dicevo bene, anni fa: ognuno deve spalare la propria per riuscire a vedere la bellezza.

Illusione…

post 30

Io per scrivere uso il Courier. Ho rubato questo carattere al Mentore e non ne ho potuto più fare a meno. Mi ricorda la typewriter, come mi disse una volta l’insegnante di inglese all’università. Adoro la macchina da scrivere, forse perché è lì che ho cominciato a muovere i primi passi, o forse solo perché sono una fanatica del vintage.

TDL si lamentava sempre del Courier. Non lo leggo bene, diceva. Ma non l’ho cambiato. Mai. Una sorta di piccola ripicca personale, qualcosa del tipo: ehi, guarda che io, per te, non voglio cambiare nulla della mia vita. Ed è andata a finire che invece, la vita me l’ha stravolta… e nemmeno so come ha fatto. 

È che rifletto su un articolo che ho letto qui. Questo articolo. Il blog di Viviana Chinello mi piace, sono sempre stata affascinata dalla mente umana e la psicologia a volte mi ha dato una mano a capire, a indagare. La pragmatica della comunicazione, ad esempio: non farebbe male a nessuno darci un’occhiata.

Ma divago, come sempre. Dicevo dell’articolo. Amare una persona o illusione?

La fase dell’innamoramento può provare seri danni, scrive. Ci rende ciechi, ci fa vedere una persona diversa da quella che abbiamo davanti. La realtà è adulterata dalle nostre emozioni, aspettative e illusioni. 

Ecco, nulla che io non sapessi già, credo di averci riflettuto moltissimo e prima di scrivere qui ne ho scritto per mesi nelle Pagine del Mattino, un quaderno dove ho vomitato parole per mesi prima di conoscere TDL. Dopo un matrimonio andato a carte quarantotto mi sono costruita il mio piccolo muro di cinta, cercando di tenere fuori un po’ tutti, amici compresi. Come se avessi bisogno, in un certo senso, di leccarmi le ferite prima di mostrarmi di nuovo al mondo. E il mio leccarmi le ferite era un Non hai fatto nulla di male, non sei quello che dice il to ex, hai migliorato la tua vita, quella di tua figlia, hai preso la Decisione Giusta. È solo ora che inizio a pensarla davvero così. Ho preso la Decisione Giusta, lasciandolo, mentre finora mi sono detta che non avevo altra scelta. Che non è la stessa cosa. 

Ma torniamo alla fase dell’innamoramento. Credo ormai di aver capito molte cose del mio matrimonio, ma la fase dell’innamoramento, quella cecità assoluta, con il mio ex non l’ho mai passata. La sto decisamente passando con il Tizio della Luna. E questo mi riporta all’illusione. Ovvero, mi sono solo illusa che lui fosse quello giusto? Era solo un’illusione, non realtà, quello che eravamo? Quello che ancora dice che siamo? Due persone che saranno comunque legate per sempre? Non ho voluto vederli, i suoi difetti? Non l’ho mia visto per quello che è? 

Ecco, oggi, pensandoci, mi sa che è vero, che non ho visto. Ho voluto ascoltare le sue dolci parole, ho voluto vivere nei sogni, mi sono sottratta alla realtà, ho voluto cedere all’inganno. 

La realtà me la vado ripetendo da giorni, ormai: lui non ti ama, dimenticalo. Lascialo perdere e fai in modo che lui ti lasci perdere, sopratutto, che la smetta di giocare con te. 

Sono solo un giocattolo per sopperire alla monotonia della sua vita. 

Forse, scriverlo, scriverlo anche qui, me lo farà entrare in testa più velocemente. Forse posso scontarmi altri giorni. Forse questo blog finirà prima del previsto. 

Certo.

Ma con l’amaro in bocca.

Di cosa parliamo quando parliamo di ex

post 19

Questa sera sono qui che penso. Sì, lo so che non è una novità, come dice l’Amico Speciale Io penso troppo. Che poi, come si fa a pensare troppo me lo deve ancora spiegare, anzi, mi chiedo, come si fa a pensare meno? Perché io, di sistemi, ne ho inventati a dozzine, ma l’unico che ha funzionato (e nemmeno poi molto) non ve lo dico.
Comunque. Sono qui che penso.
È passato un mio amico a trovarmi, un ragazzo che conosco da molto, due chiacchiere, ceniamo insieme? Ma sì, dai. Faccio una pasta veloce eccetera. E alla fine sono ricaduta nello stesso errore. Ho parlato del mio ex. Di quanto mi faccia incazzare come un toro appena vede la bandiera rossa. E sono due anni ormai che non parlo d’altro alla gente. Di quanto sia ingiusto avere una situazione devastante con un ex che insulta e minaccia e una figlia quasi adolescente di cui preoccuparsi e lui non mi parla, lui offende, non ragiona, e il tempo doveva sistemare le cose e non l’ha fatto, e ora sono stanca, e devo preoccuparmi davvero della mia incolumità?, ma perché non si trova un’altra e se ne sta zitto? E tutte le solite cose.
Da due anni
.
Insomma. Alla fine mi vengo a noia da sola. Forse è per questo che faccio un po’ la gnorri sull’argomento, qui, su questo blog: perché mi è venuto a noia. IO mi sono venuta a noia. Sempre a lamentarmi di non poter far questo. O quello. Quando la colpa è solo mia: mia che ho permesso; mia che non agisco; mia che me la prendo.
Però, scusate, il fatto è che ho passato metà della mia vita (vera) con quest’uomo. E sebbene mi chieda come tutte le donne farebbero nella stessa situazione: ma come hai fatto?, beh. In qualche modo ho comunque fatto, non credete? E questa è un’altra delle cose che non ho risolto della mia vita. Un’altra domanda a cui non so rispondere.
Fatto sta che il mio amico mi ha detto, dopo ore di dialogo (leggi: monologo), che stavamo parlando di niente. E che l’unica soluzione era andarmene. Andare via proprio. Via di qua. E portare Little Boss come me.
Ora. A parte il fatto che non posso farlo, avrei un inseguimento in stile Thelma e Luoise prima del burrone.
Ma in ogni caso, sto pensando, sebbene la soluzione sia splendida per Me, magari non lo è per Little Boss. Ho passato tutta la sua vita a pensare a cosa potesse essere meglio per lei. E per farlo mi ci sono sbattuta, l’ho ascoltata, anche quando piangeva per le maledette coliche, e ho cercato di entrare in contatto con lei in mille modi. L’ho guadata: da vicino, da lontano, anche da media distanza, che non si sa mai.
Tutto ciò che chiedo, ora, è poterle dare opportunità. Non negargliele. Tutto ciò che vorrei è che fosse non certo felice, non sono così stupida, ma almeno sicura del suo nido. Conoscete la Teoria dell’attaccamento di Bowlby? Se non la conoscete, conoscetela. Perché a me ha cambiato la vita.
Un nido. Almeno questo. Il nido sicuro dal quale partire.
Alla fine, visto che in teoria sono fatta di stecchi e bava, non dovrebbe essere così impossibile…