13 pensieri riguardo “Capisaldi che muoiono e un istrice

  1. Accettare l’impotenza comprendendo, da impotenti, cosa possiamo essere. Ho una formazione cattolica, per cui la Bibbia ci torna utile; mica lo sapevo, io: me l’ha detto mia madre che ne sa più del prete. Al di là del motivo per cui si narra di Giobbe (la fede) a questo personaggio accade di tutto (subisce la perdita di ogni bene, ma soprattutto la morte dei sette figli e delle tre figlie che muoiono nel crollo della casa di uno di loro. È anche colpito lla lebbra, che gli causa dolori e sofferenze) … e agli amici non resta niente di sensato da dire o da fare. Semplicemente gli si siedono accanto.
    Perché mi fregava di tutto questo? Perché c’è stato un periodo in cui morivano tutti. E io non sapevo che dire, che fare e raccontai di questa frustrazione. Alla fine lo trovai utile: io stesso non avrei voluto molto di più: ci sei, mi sei accanto, non serve altro.
    Alcuni lustri dopo mi successe, osservando la mia piccola nipotina, di pochi mesi, di sentirmi completamente impotente – proprio io che lo sono parecchio, sessualmente parlando – e di desiderare di scambiare la mia vita con la sua all’istante, piccola creatura che soffriva tanto, piangendo disperatamente e noi non potevamo fare niente. Erano le coliche… ad un certo punto la madre imparò a farle un massaggio al pancino… aiutava. Ma quello che si poteva fare era essere con lei. E basta. Non si poteva “fare” o “dire” niente. Questo, dopo innumerevoli ascolti di esperienze ho capito anche del parto e degli inutili mariti. Perché quando è nata, la nipota, c’era solo la sorella della mamma.
    Io personalmente non avrei avuto paura, le dicevo, di stare li. Schifo, casino, concitazione. Ma pensavo: se quella che caga bambini squarciandosi in due fosse l’amore della mia vita… io avrei paura per la sua vita! E non potrei fare niente! E…
    E quello che vuole la persona che sta li, a fare la sua parte, a cagarsi sotto mentre sanguina e le si spezza la vulva che non riesce più ad estendersi – come dicevano le enciclopedie “a volontà” – è solo che tu sia li, e basta, ad essere impotente ma lì, in presenza, in conforto. A subire il fatto che non puoi fare niente, con contegno, la tua forza è essere a gambe aperte mentre ti squarci, mentalmente, senza poter fare nulla, mentre fisicamente sei in piedi a tenere una mano. O a tenerti fuori dalle palle.

    Ci sono impotenze che non sono tutto. Sono una parte. E sono la parte in cui vivi l’impotenza tua contemporaneamente a quella dell’altro. E la tua parte è non andare via da tutto questo.

    Per la tua piccola tu ci sei e puoi anche solo dare una carezza. O spiegare lo schifo o che non c’è solo quello. Qualcosa non puoi. Molto puoi.

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  2. La primavera è arrivata e si fanno le pulizie, va bene così… fuori tutto e quel vuoto si riempirà di altro. Goditi il momento è l’unica cosa vera. Per il resto puoi solo cercare di creare le condizioni perché qualcosa accada non certo farla accadere… io invece manco mi applico… impollina impollina, io non sono allergico 😉

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