Open the door

Photo by lalesh aldarwish on Pexel.com

Non è stato facile venire a patti con il mio Mac stasera, sembra che non voglia assecondare la mia urgenza di scrivere, forse ha ragione lui, chi lo sa.

Ho lasciato Little nel bagno: durante l’adolescenza pare che le ore nel bagno siano direttamente proporzionali al disordine, venerdì mi sono azzardata a salire nella sua tana e l’unica cosa che non ho trovato è stato un animale morto. Ma in tutta onestà mi sono stupita di non averlo trovato. In compenso ho trovato un libro di Harry Potter che cercava da Maggio, Ci saranno degli Stargate?, ha chiesto lei timidamente. No, la casa nasconde ma non ruba, diceva mia nonna. Sei solo scarsa a cercare e riordinare.

In ogni caso, il cambio di guardia del mio umore è arrivato proprio quando sono salita in camera di Little questo venerdì. Fino ad allora il mio grado di rilassatezza era quasi pari a zero, con una dose massiccia di Difuorismo che mi scorreva nelle vene. Il panico da lockdown aveva talmente preso il sopravvento da farmi dimenticare anche le cose base, da rendermi quasi inutile a lavoro, da enunciare frasi tristemente apocalittiche sul gruppo whatsapp dei genitori, da mandare a puttane una cena con l’Amico Speciale (Sei di compagnia, stasera…, ha detto. Ragione da vendere). 

Vedere il caos primordiale che regnava in quel piccolo loculo mi ha dato la carica. Prendiamo la carica da cose strane, si sa. E mi sono detta: devo cambiare atteggiamento, o finirò per soccombere a me stessa. E alla tv di scarsa qualità. 

Per una volta nella mia vita, detto fatto. Sabato già mi ero impegnata nel sociale cercando una carrozzina per il neo padre di due gemellini, un ragazzo con pochissimi mezzi, carrozzina che ho trovato gratis grazie alla rete social di Facebook (semel in anno pure Facebook serve) e che ho preso e consegnato oggi stesso. 

Ma non era di questo che volevo parlare oggi, perché in realtà il mio Io ha bisogno di leggerezza per proseguire la sua cacciata del Panico da lockdown, e quindi nulla, ho bisogno di un parere. 

Questa cosa dell’annuncio su Facebook, non so come, ma mi ha messo in contatto con un sacco di gente. Qualcuno lo conosco e voleva davvero aiutare. Qualcuno invece ha preso la palla al balzo per contattarmi per cose altre (pubblicità) e un tizio addirittura per provarci (lui dice che mi conosce, io non me lo ricordo). Tra tutti questi c’è anche un altro tizio, un carabiniere di cui ho parlato a Ale. Gliene ho parlato perché è, a mio avviso, una figura fuori dal coro nell’ambito dell’arma: simpatico, intelligente. Che i carabinieri non me ne vogliano, ma se hanno inventato tante barzellette…l’ironia estrema si fa su una base di verità, o no? 

Lui no. È (damn!) un lettore. Sono mesi che ci scambiamo titoli, uno dei libri più belli che io abbia letto negli ultimi tempi me lo aveva consigliato lui. Come sia iniziata non lo so, forse mi sono resa scimmia quando l’ho visto leggere una domenica mattina al tavolo e gli ho chiesto cosa stava leggendo. Mi capita spesso di chiedere, visto che di gente che legge libri se ne vede poca. Poi parlando a qualcuno dei miei colleghi è sfuggito che andavo (e amavo) il teatro. Abbiamo parlato di Santeramo. Poi delle case editrici (di cui sono abbastanza esperta). Poi che scrivo (eh, qui ho forse un po’ gonfiato le cose…ormai scrivo davvero poco, e quel poco che scrivo sono cazzate, come il mio romanzo fast).

E insomma, va a finire che lui prima mi definisce la sua bibliotecaria di fiducia davanti a mia madre, poi mi lascia al Ristorante un libro in prestito da leggere (l’ho iniziato e, nonostante io sia diffidente con l’Iperborea, devo dire che l’Islandese che ha scritto il libro se la cava alla grande). E poi ecco il contatto su Facebook. 

Gli rendo il favore, gli dico che gli presterò dei libri anche io, preparo una selezione seguendo la nazionalità: un giapponese (Murakami, Tokio Blues, di cui ho un doppione), Donatella di Pietrantonio con L’arminuta (non la migliore italiana a mio avviso, ma se la cava alla grande) e poi la mia migliore americana, Aimee Bender con uno dei mie libri preferiti, Un segno invisibile e mio. 

E mentre sono lì che smessaggio mi chiedo (da qui il vostro parere): ma ci sto flirtando?

No, perché l’uomo è davvero bello (e simpatico e intelligente, come detto), ma.

Ma. 

Ma. 

Ma.

Io sono felice con l’Amico Speciale. Mi rende felice, sul serio, mi fa ridere, mi sdrammatizza e mi capisce, non mi fa pressioni per nulla, ma non mi lascia mai sola. Insomma, io lo voglio sposare, sul serio. Lo amo. È parte di me.

 E questo tizio, invece, il carabiniere, il Maresciallo per essere precisi, è davvero interessante, lo ammetto, ma non in quel senso. Lo sarebbe, certo, ma se non fossi felice. Ma non così, non ora. È bello avere qualcuno con cui condividere una passione. 

Non so se sono stata chiara. 

Sono anni che mi arrovello e mi arrotolo su me stessa per questa cosa. 

Trovare qualcuno che condivide la tua passione non è facile. Mai. Specie se si tratta di libri. Io e mia madre siamo entrambe lettrici forti, ma non ci piacciono le stesse cose. 

Il punto è che io non voglio flirtarci. E non lo sto facendo, a mio avviso. Ma allora dovrei fare la gelida? In tanti mi hanno riferito che faccio così. Pare che io non abbia mezze misure: o flirto o sono gelida. 

Inizio a pensare che non so come ci si relaziona con gli uomini…

Forse sono io che sbaglio tutto, che esprimo troppo entusiasmo per le cose, mi capita a volte di dovermi, in effetti, frenare. Per non farmi dare della maestrina, della sapientina, della professoressa. Ma poi va così: se una cosa mi interessa e la so in una conversazione passo da quella: quella piena di Ego che vuole mettersi in mostra. Alcuni miei amici mi darebbero ragione. E io, sapendolo, mi castro a tal punto da sparire. 

Qui vale lo stesso: la mia voglia di parlare di qualcosa può passare da un tentativo di flirt? 

A volte vivere sembra incredibilmente a un camminare sulle uova. 

In attesa del nuovo dpcm…

NOTA: non mi fa caricare la foto della MIA porta… ecco perché ne ho scelta una a caso.

14 pensieri riguardo “Open the door

  1. È veramente un camminare sulle uova, la vita. Non so darti una risposta. So che credo sia possibile trovarsi bene con più di una persona nello stesso momento. E questa cosa che tra persone dello stesso sesso viene chiamata amicizia, tra sessi diversi può sforare facilmente in qualcos’altro. Da uomo, posso onestamente dirti che un uomo quando guarda una donna la valuta sempre, dico sempre, dal punto di vista sessuale. E credo funzioni così anche per voi. Almeno lo immagino. È la natura. E quindi. Se ti sei fatta la domanda, sai già la risposta…

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        1. Ahhh… ora sono ancora più confusa… quindi significa che se una persona del sesso opposto ti piace ma non vuoi andarci a letto eccetera non puoi comunque parlarci senza rischiare di complicare le cose?

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          1. La vita è bella perché è complicata.
            Comunque secondo me è come per il ballo. Il ballo nasce come rituale di seduzione ma poi se hai superato i 15 anni puoi anche ballare perché apprezzi il ballo non per altri fini. Così si flirta per il flirt. What else?

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          2. Ok. Non risponderò più ai suoi messaggi . Non voglio flirtare rischiando che capisca cose che non voglio. Da qui ci sono già passata e ora non voglio incasinarmi la vita

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