De familia *

* questo perché Little Boss sta iniziando a studiare latino prima di iniziare il liceo, e io sto ripassando con lei

 

post 218

Qualche anno fa girava un video: cosa succede se regali un’Ipad a tuo padre. Se non lo avete visto o non ve lo ricordate ecco qui.

Guardandolo oggi mi sento libera di dire: magari fosse stato solo così!

I miei genitori, entrambi, ma ognuno a modo suo, hanno preso il peggio dalla tecnologia.

Inizio con mia madre. Una donna che vivrebbe volentieri nel 1800, più precisamente in romanzo dalla Austen, a ricamar merletti e fare chiacchiere all’ora del the, tuttalpiù per darsi un tono le classiche vacanze a Bath. È una perfetta donna degli anni ’50 (che sono i suoi): casalinga, ama cucinare (ma non lo sa fare), ama starsene in casa a cucire, vive una vita ritirata (non ha sentito cambi di corrente con il Covid). Ma da quando gli è stato messo in mano il primo Iphone (mia sorella ama cambiarli spesso e dona gentilmente gli smessialla famiglia, me compresa) è cambiata. In peggio. Della tecnologia ha preso il lato peggiore. Si informa su Facebook (attenzione! Questo mi era stato personalmente preannuciato dal direttore del Tirreno – noto(?)giornale locale- Barnabò ben 10 anni orsono: i giovani si informano solo su Facebook. Ma dei vecchi non diceva nulla e io mi chiedo se non sia stato ottimista). Dato che le sue news viaggiano solo un canale che lei stessa sceglie senza esserne consapevole, ovviamente si infervora sempre più, sentendosi dare ragione praticamente ogni minuto da gente che scrive : habbiamo vinto! E sebbene lo snobismo sia di famiglia, si vede, ciò non la frena dall’esaltazione.

In pratica sta sempre appiccicata alla sua terza mano: le ricette? Su Pinterest! I libri? Su ibs! I video divertenti sui cani? Su Youtube!

Salvo poi non capire la differenza tra le tre.

E qui entro in gioco io.

Mi stampi questo disegno da Pinterest?

Mi prenoti questo libro su Ibs?

E, il peggiore: guarda questo video su Youtube! (con tanto di Memojipersonalizzata di Apple, che mi chiederà di modificare appena si taglia i capelli).

Ma se poi le dai la dritta super dritta, stile Scarica Spotify e potrai sentire tutta la musica che vuoi, da Baglioni a Cocciante, allora si ritira come un riccio (si vede che non segue i miei consigli, ma solo quelli di mia sorella, che è senza dubbio la figlia migliore delle due) e per dispetto compra pure un giradischi. Uno vintage, color pastello. Per sentire i suoi vecchi vinile. Pur di non darmi retta… (non fraintendetemi: io, appassionata di vintage fino all’osso, sono anni che vorrei un aggeggino come quello. Ma poi penso sempre alla bolletta dell’acqua, alla spesa. E sapete com’è: non ne faccio mai di nulla).

E poi c’è mio padre…

Ultimo modello di Iphone (eh sì, è una degenerazione familiare, ci stanno studiando), non si perde un messaggio, una foto, un vocale. Ogni tre secondi il suo telefono trilla: sono gli amici di Torino, quelli di Grosseto, quelli di Livorno…

Se non trilla nessun problema: si collega a Facebook (così guarda i video divertenti sui cani) oppure mette le foto superfighe su Instagram (lì mia madre, ancora non c’è arrivata). Appena andiamo a trovarlo è già lì che parte con i video o con i selfie da inviare a mezza Italia. In metà ho la faccia da pesce lesso. Dopotutto sono fotogenica come un mocassino usato.

Se non usa il telefono ha il suo Macbook, dal quale ascolta la sua Playlist preferita su Youtube (nulla, Spoty, il mio amore, lo scartano tutti tranne Little Boss), oppure si legge l’ultimo Roth sul suo nuovo Kindle.

Eh sì.

Vecchi e supertecnologici.

Eppure vecchi.

Sarà un momento, sarà che vedo anche me tanto invecchiata (la pelle, soprattutto la pelle), sarà che il tempo passa anche per loro, non solo per la mia Little e me.

Ma oggi mio padre l’ho visto davvero male. Lento, sconsolato, impaurito dal Covid.

Mentre mia madre la sento sempre più acida, autoconclusiva in un certo senso, dimentica le cose per ricordarsi solo ciò che la aggrada (quindi non me).

Magari è solo questo momento mio, che ho la percezione del mondo in nero.

Magari invece stanno invecchiando sul serio e devo iniziare a farmene una ragione: non sono più da anni i miei genitori (fonte di consigli, simbolo di protezione eccetera), ma da qui a essere io la loro badante a tempo sperso ce ne corre.

Ma soprattutto, come si fa a bilanciare le cose? Come si può essere figlia comunque (facendo la parte della figlia) e prendere anche il ruolo opposto, quello di assistere?

Ho paura che non mi ci vorrà molto a scoprirlo…

 

 

Sometimes they come back

post 161

 

 

Eccomi tornata a casa, sto prendendo il secondo caffè della mattina (decaffeinato, che sto cercando di riequilibrare la mia alimentazione) e fuori piove. Non che sia una novità, su sei giorni di ferie, tre sono state bagnate di pioggia, già meglio di come dicevano le previsioni.

Giorni di mare? Zero. Dopotutto ha ragione l’AP (Allegro Pessimista), quello non è mare. Ma almeno l’ho annusato. L’albergo (già chiamarlo così significa dargli un riconoscimento di cui non ha diritto) ha svelato il suo essere cheap sin dal primo giorno. Dico solo che ho ringraziato il cielo tornando a casa e trovando stoviglie e bagno puliti.  Inoltre (ma è normale per quei posti, lo so) c’era la Feria del Vecchio in Vacanza. All’ora di colazione e cena dovevamo sgomitare per avere una porzione di cibo non meglio identificato e bevande annacquate. Ho una teoria sulle bevande: credo che, data la presenza massiccia di persone over 70, che non volessero farle ubriacare o sovreccitare. Squisita, come premura, ma io la mattina non lo voglio l’orzo nel mio caffè! Ora. Che, come dice Little Boss, mi faccia meno male tutto questo, è vero. Ma…

Ah. Dimenticavo la piscina. Ecco. Dimentichiamola.

Nonostante ciò siamo donne risolute, e automunite per giunta. L’auto ce l’ha munital’Amico Speciale, visto che la sua è nuova (e a gas, con aria condizionata funzionante) e la mia Winny invece è già una sessantenne con problemi di olio e una frizione durissima (ma come ho fatto non accorgermi di avere una frizione così dura?). Dicevo: donne risolute e automunite.

Il primo giorno abbiamo espatriato, il nostro primo espatrio insieme, il primo espatrio di Little Boss. Abbiamo varcato il confine nazionale senza nemmeno accorgercene. San Marino è davvero carina. Ma è fredda. O almeno, lo era quel giorno. Fredda e nebbiosa, sembrava di stare a Silent Hill, ma con più turisti.

Belle le torri, bello il Passo delle Streghe, ma alla fine del pomeriggio sembravo un cubetto di ghiaccio, mentre Little Boss aveva una magliettina a maniche corte e diceva Ah, come si sta bene. Forse non è mia figlia. Usa troppi prodotti da bagno, adora i pantaloni a vita alta, non le piacciono le linguine, ha sempre caldo. Dovrò indagare all’ospedale dove ho partorito…

Il giorno dopo abbiamo visto Gradara. Giro con il trenino turistico, pranzo decente in un ristornate (Portami la tagliata. Cottura? La voglio che fa ancora muu), passeggiata sui camminatoi delle mura con panorama mozzafiato. E un bel sole.

E poi dovevamo scegliere: acquario di Cattolica o Oltremare? Oltremare ha vinto e non me sono pentita. Little Boss si è divertita tanto a fare i giochetti del passaporto che danno all’ingresso ai bambini (all’inizio si è sentita offesa, ma poi ha visto che cosa doveva fare e ha cambiato idea. Torno ai tempi della mia giovinezza, ha detto). Inutile dire che lo spettacolo con i delfini è stato il più emozionante. Ma.

Ma non sono riuscita a non pensare che da un momento all’altro avrebbero detto la mitica frase: addio e grazie per tutto il pesce. E di pesce ne hanno mangiato uno sbotto, quei sei, durante lo spettacolo.

E poi il sabato. Il sabato del rientro. Ho pagato l’albergo anche meno del prezzo previsto da Booking, ma non ho fatto domande, sarebbe stato idiota. E poi direzione Bologna.

Ecco. Bologna. Festival del Be you (l’agenda che ha preso il posto della nostra vecchia Smemoranda, in pratica). Un Festival per ragazzine di 12 anni (come è Little Boss), dove non si altro che ore di fila per incontrare gli Idoli. Ok. E chi sono questi Idoli? Boh. Mica ho capito. Youtuber, per lo più, altri ragazzini che fanno gaming, star di Tik Tok(lo avrò scritto bene?), insomma per me perfetti sconosciuti. Ho visto cose che voi umani… ho visto e sentito ragazzine urlanti, genitori annoiati, incazzati, basiti. Ho guardato Little Boss negli occhi e ho pronunciato questa frase:

Se mai un giorno litigheremo (fisiologico, prima o poi, nonostante tutti i Ti voglio bene e i Dammi un abbraccione e Ancora un bacino, dai) e mi dirai l’altrettanto fisiologica frase: Tu non mi vuoi bene, ecco, in quel momento ti ricorderò questo giorno e ti dirò che se non è Vero Amore questo, non so mai cosa possa esserlo.

Ha risposto: ma noi non litigheremo mai. Illusa. E poi una bella rufianata: io ti voglio troppo bene.

È così che mi frega. Sempre.

In conclusione siamo state felici di tornare a casa, perché è bello sì partire, ma anche tornare. E devo dire che L’Amico Speciale mi è mancato davvero. Sono stata felice di trovarlo a casa mia al rientro.

E anche se non è stata certo una vacanza da sogno, non è stato quello che mi aspettavo (un po’ di mare me lo aspettavo, i costumi non hanno visto la luce), è stata bella perché ero con lei. E abbiamo riso tantissimo, soprattutto dei vecchi che sgomitavano al buffet dell’Hotel, e dello sciacquone che buttava acqua di continuo e del traghetto Caronte che faceva tre metri sul fiume per portare la gente da Cattolica a Gabicce per 40 centesimi (gli abbiamo arrotondato le tasche, a quello), e della puzza di pesce ovunque, del panorama dal nostro balcone vista altri Hotel, dell’alligatore a Oltremare che ha terrorizzato Little Boss (e del relativo cartello che diceva: non gettate oggetti agli alligatori, chi lo farà verrà accompagnato a recuperarli personalmente  subito dopo), e delle foto che ci siamo fatte, e di tantissime altre cose che ricorderemo per sempre.

Ho ancora 4 giorni di ferie da dedicare alle lavatrici, alla spesa, alla lezione di Little Boss, al secondo capitolo di It che è appena uscito al cinema…

La foto rappresenta uno dei momenti condivisi con Little Boss. Perché l’alba dal mare mica siamo mai riuscite a vederla…