Zen e narcisismo

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Non so se vi è mai capitato di andare in quei centri benessere, qualcosa tipo Spa, per intenderci. C’è una cosa simile vicino a me, lo chiamano Thermarium, entri (dopo aver lasciato la mamma come garanzia), ti accoglie una signorina vestita di bianco, hai la sauna, il bagno turco, la doccia sensoriale, la tisana e, sopratutto, quel profumo di Patchouli e la musica: uccellini, flauti, eccetera.

Ed ecco che proprio oggi, primo giorno di lavoro dopo la mia dichiarata tregua (che per me significa anche: rilassati cara, distendi i nervi, prenditi tempo e tutte quelle cose lì) entro in cucina e sento, accanto al microonde, un suono strano. Sono uccellini, ne sono certa. Fuori fa parecchio freddo: qualche passerotto in cerca di riparo? Ispeziono gli scaffali, cerco ancora e trovo…un telefono. La nuova aiuto cuoca ama la musicoterapia si vede e infatti eccola che mi spunta alle spalle (sempre sorridente, sempre pulita, sempre calma) e mi chiede: ti piace?

Ma sì, why not? Un po’ di aiuto non può che far bene.

E quindi oggi escono piatti zen, volteggio tra i tavoli, nemmeno mi incazzo per le due spagnole che ci mettono cinquanta minuti (!) per finire un piattino di formaggio in due. Che solo quello hanno ordinato. Un piattino di formaggio in due.

Ma ho altro da pensare, alla svolta, no? Prima di tutto ora sono decisamente single(1), me lo ha detto ieri lo Scrittore (si sarebbe incazzato se lo avessi chiamato così prima. Ma ora posso, dato che ha pubblicato il suo primo libro). Mi ha telefonato verso le dieci per chiedermi come sto, l’esame eccetera e poi, alla fine, mi ha parlato di un progetto, qualcosa che mi risvegli dal torpore, lo so che lo fa per me di farmi entrare in questa cosa. Si tratta di scrivere un racconto incentrato sulla figura del narcisista covert. Ovvio che io non ho idea di cosa sia, al più arrivo al narcisismo, ma più per il mito che altro,  e quindi sono già due giorni che leggo (anche qui su WordPress), mi informo e cerco di capire. E alla fine, leggi leggi, qualcosa è arrivato.

E allora mentre sto andando alla riunione della scuola (alla quale arriverò all’orario sbagliato trovandomi costretta a riorganizzare tutto il pomeriggio in tre minuti e la cosa, ovvio, funzionerà un po’ male e dovrò correre per riuscire ad arrivare in tempo, quello giusto, trovandomi davanti il culo di un cinghiale che per un pelo eviterò) penso che questo progetto mi serve. 25000 battute in dieci giorni. Su qualcosa che non conosco. Ma che mi piace da morire…

Non lo so perché ma i disturbi mi attraggono. Nel senso che ci scrivo volentieri. E ci ho scritto. Perché è quell’essere in bilico tra normalità e patologia. È quella parte nascosta che sta in ognuno di noi. Le paure, le ansie…

Ognuno è disturbato a modo suo. Io per prima.

E quindi nulla, alla fine ho accettato.

E dopo trenta secondi ecco che faccio parte di un gruppo che ha a che fare con fave letterarie (no, non lo chiedo il motivo) e mi arrivano un sacco di benvenuta! Buon lavoro! Info gruppo, riunioni… oddio! Speriamo di riuscire a farcela.

Ma sì! Io so scrivere bene! Verrà un racconto formidabile! Sono brava, diamine, so scrivere!

Ecco, visto? Mi sto già calando nella parte del narcisista.

Overt, però.

(1) Il fatto di sentirmi chiamare single mi ha dato da pensare. Prima non lo ero? Insomma, con TDL lo ero, lui aveva un’altra… e con l’Amico Speciale lo stesso, non c’era nulla di definito. Quindi cosa ho, una medaglietta, ora? Mi fanno gli sconti? Ma sopratutto, non è che single significhi sola. Perché io sola non lo sono. Sono piena di amici, di persone che mi vogliono bene e a cui io voglio bene. Persone che vanno e vengono. La mia famosa rete. Quindi, esattamente, cosa significa essere single? Che non vado a letto con nessuno? Ma quello me lo ha prescritto il dottore, quindi…