Del NON parlare di politica

Sono rimasta senza acqua. Cioè, ne ho ancora una bottiglia, ma devo arrivarci a lunedì e siamo in due questo weekend. La cosa non è gravissima, a dire il vero, qui a pochi metri ho un fontanello pubblico e posso anche farci un salto per rifornirmi. Quello che mi ha sorpreso, stamani, è che ero convinta, essendo sabato, di poter andare all’alimentari e comprarla.

Insomma, avevo dimenticato che oggi è festa, è il 25 Aprile.

E anche qui, niente di strano a confondere i giorni, in questo periodo di eterni Covidì (credo che questo termine sia stato inventato da Stefano Amato, se non ricordo male).

Ma proprio questo anno, questi mesi… proprio quando conta davvero ricordarsi e gioire di questa liberazione…

Spesso, in questa pandemia, la situazione è stata equiparata alla guerra. Ecco, io non sono mai stata d’accordo con questa linea guida, si rischia di manipolare le persone accostando queste due realtà, il concetto è sottile, ma importante.

Però va detto che ora come non mai sento cosa possa aver significato per un comune cittadino essere in guerra. È come un senso di soffocamento e paura, un senso di irrealtà e perdita.

L’ottimismo non farà mai da padrone in queste pagine, io non sono una persona ottimista, la vita mi ha reso chiaro che per ogni piccola cosa devo lottare, e infatti pessimista lo sono, ma lottando. Ecco, se c’è una cosa che ho imparato è questa: l’unico rimedio è lottare.

E io lo faccio, lotto, soprattutto con me stessa, cerco di riportarmi ogni giorno alla razionalità e mi chiedo spesso, come Ale, se sono io quella spostata. Oppure lo è un presidente che dichiara che una soluzione potrebbe essere il disinfettante in vena?

Ho esposto il problema a mia madre. Lei dice: è una bufala. E io voglio crederci, lo voglio con tutto il cuore, con tutte le gambe, le braccia e la testa, soprattutto.  Ma poi, natura curiosella, mi sono cercata il video originale, troppo sbalordita. E lo dice: iniettare disinfettante. E allora mi chiedo se non ci possano essere fraintendimenti, in questa dichiarazione. Avrà voluto dire altro, mica davvero può aver detto amuchina in vena, eh! Ok. ma cosa diavolo voleva dire, allora? Non sono riuscita a formulare un’ipotesi valida. Qualcuno lo sa?

Gramellini, sul Corriere, ne fa un articolo leggermente satirico: il presidente è in vena.

Io non posso dire altro.

Ora, cosa me ne può fregare a me di Trump? Meno di zero, direi. L’America la vedo come un suolo lontano, da molti punti di vista.

Quello che mi rammarica è vedere quello che c’è. No, non mi rammarica, scusate: mi spaventa. Ci sono molte cose che mi spaventano nella situazione attuale, ma il futuro lo vedo ancora più spaventoso. Sarà perché in questa situazione noto tante persone che credevo in gamba cedere all’illogico, cedere all’offesa, cedere, ancora peggio, alla paura irrazionale.

E sì, capisco anche la paura irrazionale. C’è la paura della critica: ieri ho fatto un consiglio di classe come rappresentante genitori, che è il mio ruolo, e mi sono scontrata con un muro di docenti che volevano essere impermeabili alle discussioni. Massimi sostenitori del Sta andando tutto bene, non vogliono vedere che invece bene non sta andando proprio tutto. Io capisco i loro salti mortali (e capisco che su tante cose hanno poco margine di intervento) ma appiattire la situazione dicendo: va tutto bene, beh, no. La scuola viene lasciata indietro, i ragazzi a se stessi con l’idea che Se la devono cavare da soli. Ok, anche io ne sono convinta. Ma non è una risposta sufficiente. La scuola ha un ruolo ben preciso, deve sostenere il peso dell’istruzione dei Presidenti del Consiglio di domani. E se tanti vengono lasciati a se stessi… non c’è speranza nemmeno per il futuro.

Ora, io parlo sempre poco di politica (se tralascio gli scontri a sangue con mia madre) perché ho capito, nel corso degli anni, che la discussione politica è sterile la maggior parte delle volte. Nessuno vuole davvero un dialogo in questo campo, tutti vogliono solo esporre le proprie idee, non c’è possibilità di discussione.

Parlo poco di politica perché in realtà sono stufa della politica attuale. Ho le mie idee politiche (quelle famose, che non si mangiano), ma non trovo nei rappresentanti politici qualcuno che le rifletta davvero. Da anni. Anzi, forse non ho mai trovato qualcuno. Perché in ogni caso avere idee è un conto, fare politica è un altro e io non mi metto mai dalla parte di chi dice: oh, io avrei fatto così. Io, in un sistema come il nostro, se fossi un qualsiasi parlamentare, mi metterei le mani nei capelli. Non saprei proprio come gestire la baracca. E infatti lavoro in un Ristorante.

Questi sono, più o meno, i motivi per i quali di solito mi astengo dalle discussioni politiche.

Ma ormai, in questi mesi, tutto è diventato politica. Perché non dimentichiamoci cosa significa questa parola, anche se spesso viene scambiata per faziosità. Nel senso che se dichiari qualcosa, una cosa qualsiasi, parte subito un coro: Ah! Allora sei di Salvini! (era solo un esempio).  Pare che non possa esistere un pensiero politico al di fuori dei partiti. Della serie, o prendi tutto il pacchetto o nulla.

E sennò ci sono quelli come mia madre che, dopo avergli spiegato la tua idea, che non sei con Tizio, con Caio o con Sempronio, allora ti additano come Una che non gliene frega nulla. Perché una posizione la devi prendere, anche se la senti sbagliata.

Sennò io con chi litigo?

Risultati della clausura

 

 

 

post 69Risultati della clausura:

Ho male alla schiena perché sono stata troppo sul divano;

Ho male alla pancia perché ho mangiato troppo;

La pila del bucato è ancora in camera che mi aspetta:la coccolatrice si è ritirata dalla gara perché le fa male un braccio (è artrosi, mamma? Boh, che ne so. Ma dal medico? See, poi mi fa fare quelle cose che si fanno in palestra, fisioterapia mi pare. Sì, quella, ma se te la fa fare significa che funziona… ma in ogni caso, lui magari ti dice che dolore è. Ma che ne sa lui!– Qui ho lasciato perdere -)

Ho decisamente ridotto ai minimi termini le puntate di Lost che mancano al finale di stagione;

Ho una faccia slavata e irriconoscibile;

Ho fatto un dolce (e ora quindi riuscite a capire come sono messa, se per noia ho pure fatto un dolce);

Ho scritto.

Ecco, quello tanto. Certo, nei momenti magici in cui i coccolatori se ne sono tornati a casa. Sennò è stato tutto un parlare di cani e politica (mia madre), politica e viaggi (mio padre) e politica e politica (mio padre con mia madre).

Ed ecco che in questi giorni mi sono convinta sempre più che il mio allontanarmi dalle notizie, sia di cronaca che, sopratutto, di politica , non sia disinteresse. Forse sarò, come diceva Non mi ricordo chi nel discorso di Atene, inutile. Lo sono, certo. Ma per sopravvivenza.

Ascoltavo il discorso dell’ex sindaco di Treviso, un gran bel personaggio, che diceva che i culattoni (oltre alle altre categorie ormai blasonate) se ne devono andare da un’altra parte. In un altro video dichiara che gay e lesbiche devono stare nei loro recinti. Il web è pieno delle sue amenità.

Ora.

Io sono tollerante verso le varie forme di pensiero.

Sarà forse che mi sento toccata personalmente.

Ma questa roba non si può sentire.

Detesto parlare di politica. Perché mi sono scontrata con molte persone che non ragionano. Che non pensano. Che non sanno. Che non capiscono. E queste persone, che più volentieri credono nelle scie chimiche piuttosto che nel progresso (perdonate la parola obsoleta: e Pasolini si girerebbe nella tomba), sono quelle che amano scrivere Troie! Sotto un post di Salvini che ritrae tre ragazzine a una manifestazione.

Detesto parlare di politica. Perché mi sembra una battaglia persa, perché non capisco come cavolo siamo ancora qui, perché ho visto formarsi un Ministero delle pari opportunità, quando già il pensiero che debba esserci mi fa venire il voltastomaco.

Detesto parlare di politica. Perché mi sale la pressione, perché poi mi scoraggio, mi deprimo, il mondo mi sembra ancora più schifoso e faccio difficoltà a ridere con mia figlia.

E quindi faccio la persona inutile. Non sarà il sistema. Ma è il mio sistema per sopravvivere.

Detesto parlare di politica. E non l’ho fatto nemmeno qui. Ho solo pensato, in questi giorni, al perché lo detesto. E forse mi do solo un sacco di giustificazioni per il mio inanismo.

Forse.