Il Cerchio di Moon e Ale

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Ci sono giorni, come questo, in cui penso che l’amicizia sia fondamentale per una persona. Almeno lo è per una persona come me. 

Devo essere sincera, non ho sempre creduto ciecamente nell’amicizia, l’ho sempre considerata una cosa fasulla, un po’ come l’amore. La mia militanza nel Partito dei cinici è stata ferrea, è stato tutto un Yes Sir! dall’età di tredici anni, più o meno, dall’età della mia prime delusioni, amicizia e amore, roba che forse era influenzata dagli ormoni ballerini e dall’ingenuità, insomma la mia prima cotta mi disse che somigliavo a un ranocchio, la mia prima amica mi ha tradito fregandosi il merito di un progetto a cui io avevo lavorato da sola. Un inizio con il piede sbagliato nella Moonlife. 

Poi a vent’anni ho conosciuto Ale. La donna migliore che conosca. La persona migliore che conosca. L’essere vivente migliore che conosca. 

Ale è. Punto. Senza dire altro.  

È completamente diversa da me.

Ma non mi giudica.

È una grande ascoltatrice.

Ma ama parlarmi di sè.

È un’amante della birra.

E questo ci accomuna.

Lei è semplicemente la mia anima gemella, esiste solo per me, e io mi sento di esistere solo per lei. Ma abbiamo delle vite completamente separate. È qualcosa che faccio fatica a spiegare. 

Visto che mia madre si è scoperta lesbica a cinquant’anni, come è ovvio e di rito, mi sono fatta delle domande. Non che non me lo fossi poste anche prima, la mia generazione lo ha imposto di sicuro, meno forse della generazione di mia figlia, ma più di quella dei miei genitori. E queste domande me le sono poste con lei. Era l’unica a cui potevo affidarmi. Abbiamo risolto con lo stesso pensiero: è come se ci amassimo, ma senza l’urgenza che mette addosso il sesso. È come un amore platonico. E io la catalogo come Amicizia vera. 

Dopo di lei ne ho cercate altre. 

Nessuna è come lei, sia donna che uomo, ma ho scoperto altre forme d’amore che non pensavo possibili. E devo tutto ad Ale. 

Ora posso parlare di Cerchia, un po’ come se fossi in Google +, ma nella realtà. Ho scoperto che ci sono persone che faccio entrare nella mia zona, un cerchio che traccio intorno a me e che TDL chiama Cerchio di Moon (C.M.). Quelle persone sono dentro. E per uscire dal CM ci sono solo due possibilità: o la fai immensa (il mio ex ne è uscito proprio così) o te ne vuoi andare. 

Chi vuole restare nel CM lo fa a suo rischio e pericolo. Il rischio è quello che si corre con una Bulimica di Vita (B.V.) come me, il pericolo è affezionarsi troppo. In ogni caso la vita può essere sconvolta da pensieri che scavano in profondità, che non danno nulla per scontato, che fanno guardare il mondo con occhiali tristi, in certi giorni, o occhiali fluo, in altri. Su questo non posso farci proprio nulla….

Acronimi

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Diciamo che a questo punto avete un’infarinatura della mia vita, una base da cui partire, anche se non mi sono ancora presentata. Mi chiamo Moon che non è, ovvio, il mio vero nome. Mia madre è strana, ma non fino a questo punto. Questo nome me l’ha affibbiato TDL quando, un giorno, parlavo di acronimi per acronimi. Gli ripetevo la solita tiritera sul Novecento, che è il secolo degli acronimi: O.N.U., N.A.T.O, E.U.R. e chi più ne ha più ne metta. E così via gli ho snocciolato tutta una serie di acronimi che uso ogni tanto, il P.D.V. (Punto di vista) del narratore, F.S.F. (Francis Scott Fitzgerlad), D.F.W.(David Foster Wallace) e altri. Non so perché, ma gli acronimi fanno proprio al caso mio, che non ho mai tempo da perdere quando parlo di qualcosa che mi appassiona. E così lui ha risposto: tu sei M.O.O.N , Molto Ostinata O Nevrotica, oppure sei Moon, come luna, e il tuo lato in ombra non me lo mostri mai. 

Forse ora capite perché mi sono innamorata di TDL. Le donne si fanno fregare da cose come queste. Almeno. Io mi ci faccio fregare alla grande.

Il fatto che io non stia insieme a TDL, cantando canzoni mentre facciamo la doccia insieme o scrutando il cielo di Agosto per beccare una stella cadente(che io, tra l’altro, non ho mai visto in vita mia e quando la vedrò la prima volta sono certa che urlerò come una bambina, oppure diventerà il mio più grande rimpianto)  invece che scrivere su questo blog non è facile da spiegare. Oppure sì: lui ha un’altra. E non un’altra a caso, ma un’altra donna di cui è innamorato. Fine del lieto fine, tutti a casa, sarà per la prossima volta, Moon. 

Ma. 

Ma. 

Ma. 

E la vita è tutta una serie di Ma uno in fila all’altro, tipo locomotiva e vagoni.

Ma al mio cuore non gliene importa un fico secco.

Mi ero sempre chiesta come si potesse amare un uomo e non essere ricambiata. Credevo che l’amore fosse un flusso continuo tra due persone, uno scambio etico e solidale, come i prodotti della Coop, io ti amo, tu mi ami e il mio amore cresce grazie al tuo e viceversa. E poi ho scoperto che non funziona così. Funziona che tu incontri una persona che ti piace, ci parli e ti piace ancora di più, lo sfiori e senti della roba che se non avessero abolito l’elettroshock saresti convinta di essere al manicomio, lo vedi da lontano e le gambe iniziano a tremare, ci parli e il respiro fatica a uscire. E ti ritrovi al sera sotto le coperte a pensare che vita magnifica sarebbe la tua al suo fianco, che no, con una persona così la quotidianità, killer di ogni rapporto di coppia, non riuscirebbe nemmeno a fare un graffietto, che vorresti fosse il padre dei tuoi figli, che ne vorresti ancora, di figli, solo per dargli lui come padre, che una sera a casa a guadare la tv con lui seduto accanto a te sul divano potrebbe essere come scoprire che esiste Shangri-La. Insomma. Capite la follia? Capite come sono messa, maledizione? E chi non vorrebbe disfarsi di pensieri così, dopo una militanza di quarant’anni nel Partito dei Cinici? 

Ho ancora 292 giorni, mi dico. Forse qualcosa meno. Poi il mio cervello andrà automaticamente in blackout, il sistema si riavvierà, e io potrò tornare a essere una militante perfetta.