Risultati della clausura

 

 

 

post 69Risultati della clausura:

Ho male alla schiena perché sono stata troppo sul divano;

Ho male alla pancia perché ho mangiato troppo;

La pila del bucato è ancora in camera che mi aspetta:la coccolatrice si è ritirata dalla gara perché le fa male un braccio (è artrosi, mamma? Boh, che ne so. Ma dal medico? See, poi mi fa fare quelle cose che si fanno in palestra, fisioterapia mi pare. Sì, quella, ma se te la fa fare significa che funziona… ma in ogni caso, lui magari ti dice che dolore è. Ma che ne sa lui!– Qui ho lasciato perdere -)

Ho decisamente ridotto ai minimi termini le puntate di Lost che mancano al finale di stagione;

Ho una faccia slavata e irriconoscibile;

Ho fatto un dolce (e ora quindi riuscite a capire come sono messa, se per noia ho pure fatto un dolce);

Ho scritto.

Ecco, quello tanto. Certo, nei momenti magici in cui i coccolatori se ne sono tornati a casa. Sennò è stato tutto un parlare di cani e politica (mia madre), politica e viaggi (mio padre) e politica e politica (mio padre con mia madre).

Ed ecco che in questi giorni mi sono convinta sempre più che il mio allontanarmi dalle notizie, sia di cronaca che, sopratutto, di politica , non sia disinteresse. Forse sarò, come diceva Non mi ricordo chi nel discorso di Atene, inutile. Lo sono, certo. Ma per sopravvivenza.

Ascoltavo il discorso dell’ex sindaco di Treviso, un gran bel personaggio, che diceva che i culattoni (oltre alle altre categorie ormai blasonate) se ne devono andare da un’altra parte. In un altro video dichiara che gay e lesbiche devono stare nei loro recinti. Il web è pieno delle sue amenità.

Ora.

Io sono tollerante verso le varie forme di pensiero.

Sarà forse che mi sento toccata personalmente.

Ma questa roba non si può sentire.

Detesto parlare di politica. Perché mi sono scontrata con molte persone che non ragionano. Che non pensano. Che non sanno. Che non capiscono. E queste persone, che più volentieri credono nelle scie chimiche piuttosto che nel progresso (perdonate la parola obsoleta: e Pasolini si girerebbe nella tomba), sono quelle che amano scrivere Troie! Sotto un post di Salvini che ritrae tre ragazzine a una manifestazione.

Detesto parlare di politica. Perché mi sembra una battaglia persa, perché non capisco come cavolo siamo ancora qui, perché ho visto formarsi un Ministero delle pari opportunità, quando già il pensiero che debba esserci mi fa venire il voltastomaco.

Detesto parlare di politica. Perché mi sale la pressione, perché poi mi scoraggio, mi deprimo, il mondo mi sembra ancora più schifoso e faccio difficoltà a ridere con mia figlia.

E quindi faccio la persona inutile. Non sarà il sistema. Ma è il mio sistema per sopravvivere.

Detesto parlare di politica. E non l’ho fatto nemmeno qui. Ho solo pensato, in questi giorni, al perché lo detesto. E forse mi do solo un sacco di giustificazioni per il mio inanismo.

Forse.

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De media necessitudo

post 55

Ho il pc in aggiornamento e quindi rispolvero carta e penna, carezzando il mio lato vintage. 

Sarebbe bello poter solo fare delle foto di queste pagine  da mettere sul blog invece che trascrivere, peccato che la mia calligrafia sia diventata pessima (lo è perché voglio scrivere velocemente, per tenere dietro al mio cervello, ma con la tastiera sono più veloce, molto più veloce).

E quindi nulla: ieri sera, alla fine, l’ho fatto. Mi sono allenata con voi e poi l’ho fatto. 

All’inizio ero proprio convinta che avrei rinunciato, sono onesta. L’Amico Speciale è arrivato a casa mia quando avevo appena iniziato a guardare un film horror (sera di Halloween, che altro avrei dovuto fare?) suggeritomi da Tim Vision (1)  e mi ha chiesto: parliamo prima o dopo il film? 

Così l’ho trascinato sul divano, sotto la coperta, con me, ho appoggiato la testa sulla sua spalla e risposto: rimandiamo?

Un atto salvifico, per lui, che già sopporta poco le conversazioni, figuriamoci quelle su di noi.

E dopo il film avevamo fame e ci siamo fatti due spaghi, come diceva Elio, e dopo ancora ci siamo visti la cagata con Cusack ed ecco lì che siamo arrivati alla buonanotte e, mentre eravamo ancora abbracciati sul divano, lui mi ha chiesto : sei sicura che vuoi rimandare? Un atto di coraggio estremo, non ho altro da dire.

E così ha tolto il tappo. E, visto che comunque mi ero allenata, le parole sono uscite tutte in fila, come piccoli indiani, e ho confessato, finalmente, la mia grande verità:

Mi girano le scatole al pensiero di fare un passo indietro, ma non riesco a fare un passo avanti con te, e inizio a stare male in questa mezza relazione. 

Sì, sì, lo so, è un discorso da donne. Ma lui è lui. Mi ha sorriso, mentre io, come sempre, piangevo, e mi ha chiesto: quindi che si fa?

E io a questo non ho risposta. 

Allora si è alzato, si è messo il giubbotto, la scarpe, un bacio sulla fronte, uno sulla guancia, uno sulle labbra e in meno di dieci minuti eravamo già nudi nel mio letto. 

Lui ha riso, alla fine, Sono irresistibile, ha detto, ma so che ha capito quello che gli ho detto, forse più di me, so che mi lascerà libera, lo so, e non sparirà, non si allontanerà. Lui è così. 

Vorrei saperlo amare. 

Perché di cose buone, lui, ne è pieno. 

Che peccato che abbia incontrato me…

(1) Su questo apro una nota, qualcosa di molto wallaciano, chi ha letto DFW lo sa. Ecco, mi sono vista ben due film proposti da Tim Vision per la sera di Halloween, proprio film a tema horror, secondo loro. Il primo, Morgan, era vagamente tollerabile, ma di certo fantascienza e non horror; il secondo, Cell, lo abbiamo scelto – io per la seconda volta, quindi ditemelo tranquilli: errare è umano, perseverare…- per il dannato John Cusack, il bellissimo – questione di gusti, certo- Cusack. E questo superava tutte le aspettative possibili dell’orrido: mai vista una trama tanto brutta e inconsistente. E lui, Cusack, se l’è pure prodotto … ora, io mi dico che il genere Horror è tutt’altro. Horror è Shining, giusto per dirne uno. Quindi concludo che Tim Vision abbia catalogato Horror in senso letterale: pellicole tanto orribili da far vergognare per secoli e millenni regista, sceneggiatore, attori… pure lo scenografo.