Invece di dormire

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Ci sono momenti che la musica serve per riempire.

Silenzi. Vuoti. Mente. Anima.

Ci sono momenti che la musica serve. E basta.

Serve per non arrampicarsi sui bicchieri, per non scivolare sotto le coperte, per ricordarti di respirare, per guardarsi davvero, per farti sentire vera, per amarti.

Ed ecco che, su queste note (metaforiche), cado dentro Spoty, il mio amante virtuale, e gli chiedo aiuto, come sempre.

Sono arrivata al Daily mix 6, ma il 4 è quello che può farmi stare bene, stasera, che il mio cervello funziona a strappi. No, meglio, funziona a frammenti. Un po’ come Il libro dell’Inquietudine, ma senza tutta la bellezza. Senza la poesia.

Io non lo so cosa diavolo ho che non va.

Mi sento inabile. Credo sia questa la sensazione che provo adesso. Di essere inabile a vivere alcune cose. Tipo i momenti di felicità. Forse è per questo che mi hanno consigliato caldamente un libro dal titolo Mindfullness. Che poi è facile. Cioè. Lo sembra. Definisco: Per mindfulness si intende un’attitudine che si coltiva attraverso una pratica di meditazione sviluppata a partire dai precetti del buddhismo e volta a portare l’attenzione del soggetto in maniera non giudicante verso il momento presente.

Goditi il maledetto momento è un buon riassunto.

Io sono inabile, appunto.

E sì, lo so, siccome sono una persona razionale, basterà che passino alcune ore e tutto tornerà sui binari e i Foo Fighters non l’avranno vinta, e io ricomincerò il mio viaggio, sarò tranquilla, che poi è quello che sono, tranquilla, io sono una luna tranquilla, la luna lo è per definizione, sta ferma lì e riflette.

Non fa mica nulla, la luna.

È una cosa ferma.

Tutto questo domani finirà.

E io tornerò nei binari.

E sarà grazie alla musica.

E alle ore di sonno forse.

O forse la felicità non fa per me. Ci avevo già pensato?

La voglio, ma poi sono qui che la distruggo.

E allora do il via libera a tutte quelle frasi-frammento che ho nel cervello.

Magari mi fa bene. Anche se non hanno senso. Ma alla fine non c’è nulla che abbia un senso se non siamo noi a darglielo.

 

Siamo il risultato della somma di ciò che (ci) è stato.

 

Respirare è vivere non evadere dalla vita.

 

Una volta che comincio a scrivere non riesco più a fermarmi.

 

Sono in bilico tra sogno e realtà.

 

Ho una paura fottuta.

 

Riconosco le carezze d’amore.

 

Ho bisogno di respirare.

 

Sono pronta ad amare, ma non ad essere amata.

 

C’è un terremoto qui dentro.

 

Come è possibile che mi piaccia una canzone di Michael Bublè?

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