Finirà…

post 217

 

 

Sulla mia scrivania, nel mio Moon hole di pace, un angolino in bella vista dove però, stranamente, mi sento sempre me stessa (anche quando la reale me stessa si sente una defecazione di cane abbandonata sotto il sole di Luglio), ho un quadernetto.

Il quadernetto in questione ha raccolto finora appunti sparsi dei momenti in cui mi trovavo qui, davanti al mio super bellissimo pc, e quindi del mio Romanzo- fast (lo chiamerò così da qui in poi, rubando un’espressione al mio amico Leonardo Di Carlo, il pasticcere, che così chiama la sua meringa furba). Gli appunti in viola (una scelta dettata dalla necessità, nessuna preferenza) sono quelli che ho raccolto guardando video o leggendo documenti; le scritte con la matita sono le idee per proseguire il romanzo.

È tutto molto caotico, nel mio quadernetto, e ci sono anche post-it appesi qui e là, ma finora era rimasto illibato.

Sono giorni invece che la sua presunta purezza viene meno.

Ci sono appunti per bilanciare un semifreddo.

Ci sono password per accedere alle mail.

Ci sono le misure di Berta (la libreria di Little Boss comprata dagli svedesi).

C’è, soprattutto, il calcolo della retribuzione della CIGD per vedere se riesco a entrare in qualche altro contributo.

E nulla: il contributo in questione (per l’affitto) prevede che sia elargito per chi è, appunto, in CIGD, ma vuole anche una riduzione effettiva dei guadagni, rispetto all’anno precedente, minimo del 30%. Ora. Io non sono un asso della matematica. Ma so che la cassa integrazione in deroga è dell’80%. Quindi la riduzione è prevista per il 20%, se non erro. Poi vai a vedere il reale esborso dall’INPS e non è affatto il 20% in meno, ma il 30% e più. E qui arriva ciò che non sapevo: il resto (calcolato in base a non saprei cosa) lo dà il datore di lavoro: gli 80 euro di Renzi, per esempio, e le festività. Ma che festività sono se non ho lavorato? Bah. Mistero.

Cercate di capirmi, non è che mi lamenti, se qualche briciolo di soldo arriva arriva, solo che non capisco: fanno un contributo per chi è in CIDG e poi non posso prenderlo? Perché, a conti fatti, sforo. Sforo di 30 euro un mese, di cinquanta un altro, ma sforo.

Il Comune, piccolo cucciolo, sono mesi che si sbatte per me, mi manda mail, mi chiama come se fossi sua figlia, mi dice: provaci, rifai i conti. Ma nulla. l’ordinanza è regionale e l’autocertificazione è mia: mi pare di avere già troppi problemi per prendermi pure una sanzione per falsa dichiarazione.

Resta che non capisco il concetto base.

E forse ci sta, può essere che sono un po’ troppo nervosetta. Non è un buon momento, anche se sono rientrata a lavoro. O forse per questo? Sembra che l’universo si concentri tutto adesso: dopo mesi a non fare nulla se non esacerbarmi per ogni bollettino serale, adesso il mondo si è svegliato. E io non mi sento pronta. Sono inadeguata al mondo Covid: non respiro nella mascherina, mi frizzano le mani con il gel. Sono inadeguata al mondo ripartito, come lo sono sempre, ogni mattina: ho bisogno di tempo per partire, mi serve il caffè, mi serve la calma…

E così finisce che litigo pure con piccola Pigra Boss, che la mattina non sente la sveglia (e le mie milleduecento telefonate) e io pensando subito al peggio mi precipito riversandole addosso tutta quella frustrazione di madre inadeguata che mi sento sulle spalle.

Questo anno è terribile.

Ma finirà.

Oh, se finirà…

Per essere peggiore il 2021 dovrà mettersi proprio d’impegno.

 

 

Quintalogo per il nervosismo (di Moon)

post 111

 

 

Come farsi passare il nervosismo:

1)Torna a casa, prima di tutto.

Se insisti a restare a lavoro chiacchierando su cosa non va nella tua vita non risolvi nella. Lo sfogo (lo hai capito trilionidi anni fa) non ti fa stare meglio. Anzi, mette il focus su quello che non va, quindi ti fa stare peggio. Anzi, more, dovresti divulgare questo tuo Punto Di Vista (PDV), potrebbe fare comodo a qualche spostato come te.

2)Fai una doccia.

L’acqua è il tuo elemento, lo sai, non è che ci fai l’amore con l’acqua, ma riesce sempre a calmarti. Sarà il calore, e tu di calore ne hai bisogno sempre, forse è proprio un fatto biologico, ti hanno sempre detto che sei calda, hai una temperatura alta, quindi senti spesso il freddo. E il caldo ti fa stare bene. E poi c’è quella sensazione di lavarti di dosso la giornata, le incomprensioni, i brutti momenti, dove sei quasi caduta, ma no, non l’hai fatto del tutto. Questa te l’ha regalata tua nonna, che credeva si potesse lavare tutto, anche la colpa, a suon di candeggina.

3)Metti la crema profumata.

Cose da donne, diranno alcuni. Una cosa che mi fa stare bene, annusare qualcosa che conosco, è come essere a casa, ho bisogno dell’olfatto per sentirmi a casa. Potrei spalmarmi di caffè, perché non c’è nulla come il profumo della moka che mi fa più casa. Ma ok anche l’Iris. Basta che non sia il Muschio bianco. E su questo ho già scritto (ma non qui).

4)Togli le tazze della colazione dal lavello.

Anche perché si tratta di migrarle di venti centimetri, dal lavello alla Schiava. Non è proprio una gran fatica.

Nulla mi urta di più della mianegligenza. Non fare le cose che so che dovrei fare mi mette un sacco di meno (-)all’Ego. In modo del tutto fantascientifico non mi curo quasi mai della negligenza degli altri. Altrimenti avrei già decapitato Little Boss…

5)Scrivi il secondo capitolo.

Nulla, in assoluto, mi fa bene come scrivere. Meglio di mangiare, di bere, del sesso (eh, sì). Scrivere mi rende la tizia che allo specchio si riconosce. Quindi aver scritto il capitolo 2 di una storia che ho in testa e funziona mi sento vincente. Sono un po’ come Michael J. Foxin Voglia di vincere. La scena con il padre dove dice: Io ho una gran voglia di vincere. Io pure. Ho voglia di vincere da quando ho memoria. Solo che con il tempo la voglia di vincere si è ridimensionata, va detto.

 

E quindi ecco qui che il nervosismo sta scomparendo. Mi sono rilassata. E oggi al corso i miei ragazzisono riusciti a inventare un pre dinner degno del nome, e con entusiasmo, e ciò significa che hanno recepito le lezioni. Credo glielo farò mettere nel menù, dobbiamo trovare un nome adatto.

Lancio un mini sondaggio.

Qualcuno ha voglia di rispondere? Il cocktail è composto da un Gordon’s premium pink gin (aroma frutti rossi), Martini Dry e succo di mirtillo. Sì, lo so, è una rivisitazione del Cocktail Martini. Insomma, se l’ha fatto Hemingway, però, possiamo farlo pure noi, eh. È leggermente abboccato, ma prevalentemente secco. Limpido, perché il succo di mirtillo si deposita sul fondo.

Lo so, lo so, è roba da esperti di bevute. E se avevo fatto una foto era meglio.

Ma si fa per giocare, no?

Al vetriolo

post 108

 

 

Moon, andiamo tesoro, ammettilo: sei nervosa.

Che non è una questione di essere incazzati, secondo me si utilizza a sproposito questo aggettivo. Essere nervosi è una questione di nervi tesi, che non necessariamente ha a che fare con la rabbia. Che poi a volte ci sta, ci sta.

Sei nervosa per il clima, per il cambio di stagione, perché non ti viene il ciclo, perché non scopi (nemmeno in autonomia), perché ti rendi conto di essere una masochista del cazzo, perché a lavoro avverti una sorta di lassismo da parte dei colleghi che ti rende più carica di cose da fare, perché l’Amico Speciale ti musa, perché il tuo ex litiga con Little Boss pomeriggi in interi (su whatsApp, eccheccazzo!), perché manca ancora tanto tempo prima che tu possa rivedere lo Shogun… tante motivazioni? Ecco, Moon, prendine solo una per buona, prendi il clima, questo clima ballerino che un giorno è estate e ascolti i racconti delle cinquantenni al Ristorante che domenica si sono spogliate -e non avevo il costume, ih ih, ridono guardando Micro (bo)- mentre tu sudavi cercando di servire una pletora(1) di clienti affamati e incazzati che non facevano che chiamarti perché la frittura non è eccezionale come al solito o Sto aspettando il secondo da troppo tempo… mentre la mia collega fingeva un’allergia invalidante per lasciarti il comando nel pieno del caos; e il giorno dopo è inverno pieno, un vento che porterebbe via anche Giuliano Ferrara (ok, è un esempio un po’ anni ’80, ma capitemi: io sono vecchia), gelido, prepotente,  che la sigaretta te la fuma lui in due secondi netti, e così pure la pausa, che già per te dura meno che per gli altri, perché tu servi, la puoi mandare a puttane tranquilla tranquilla.

Ecco, Moon, le altre motivazioni lasciale perdere.

Ignora i messaggi del tuo ex, ignora il visino triste di Little Boss, che poi non è tanto triste, quanto incazzato (ma non ha logica quello che scrive babbo!, dice lei: benvenuta nel club del romanzo distopico della tua vita, amore mio, ci sono passata prima di te), ignora i clienti maleducati, ignora i padroni di casa invadenti, ignora gli uffici chiusi di lunedì mattina, ignora le tue paranoie, insomma, Moon, ignorati, santo cielo! Lo hai fatto per anni e anni, e adesso non riesci a farlo per, che ne so, un paio di settimane? Il tempo, anzi, il Tempo è l’unico strumento che hai, usalo, usa il Tempo per tornare quella che sei, no, quella che vuoi essere, per tornare a riconoscerti allo specchio. Usa lo specchio, come Alice.

E poi rilassati (risata lunga un giorno), resta lucida, non farti sopraffare da quella scossa che ti attraversa e che ti ha causato il taglio sul dito di stamani, cerca di dormire davvero, senza incubi, e, dannazione, scrivi!

Hai una bella idea, stavolta, qualcosa che coniuga la tua voglia di scrivere esattamente quello che desideri con qualcosa che forse vogliono sentire anche gli altri. oh, certo, devi essere brava a seguire te stessa, senza farti prendere la mano dalle cazzate che ci sono in giro, devi essere lucida, concentrata, ma se non lo fai ora, Moon, se non ci provi ora, Moon, che stai meglio, che le cose potrebbero davvero decollare, quando mai lo farai? Quando mai ci proverai? Accampando scuse (sai, mi sono appena separata, non è questo il momento giusto; sai, a lavoro devo fare più ore, sono stanca) non andrai mai da nessuna parte, ricordatelo, il Non ho tempoè una cazzata che non puoi raccontarti. È il Non ho voglio di mettermi in gioco, che se fallisco…, piuttosto, no?

Il vetriolo è solo una parola comune che indica, se non sbaglio, l’acido solforico. Parole al vetriolo è diventato di uso comune, ormai. Sono parole dette per vendetta, per lo più, per rivalsa.

Io stasera le ho usate per sentirmi meglio.

E ha funzionato.

Come sempre scrivere mi salva il culo (perdonate il francesismo).

 

1)Era tanto che volevo usare questa parola che adoro e se l’ho usata a cazzo scusate