Della breve uscita con Little e altre amenità da Covid

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La candeggina. È tra gli odori che sento di più. Viene dal mio bagno, dove sono costretta a buttarne un po’ negli scarichi tutti i giorni. Viene dalla strada, che gli operai del comune lavano a giorni alterni. Verrà anche dal lavoro, dove saremo costretti a sanificare tutto e, si sa, la candeggina è la cosa che costa meno e può sanificare spugne, piani di lavoro. Ci sono anche altri odori: quelli dei gel per le mani, per esempio. Io e l’Amico Speciale abbiamo fatto una classifica: all’Ipercoop ne hanno uno che sa di gomma da masticare che ti si spiaccica sotto la scarpa, per esempio: è senza dubbio il peggiore che io abbia mai sentito.

Poi c’è l’odore della mascherina: un misto di panno nuovo e… non lo so, non so come classificare l’odore delle mascherine. Io le lavo ogni tanto (fino a che non sono proprio inutilizzabili) e quindi per i primi venti secondi sanno di bucato: ma poi riacquistano quel loro odore di mascherina e il gioco finisce.

Poi c’è la vista. Anche quella è cambiata: esco fuori e c’è un mare di azzurrino attaccato alle facce della gente. Sono talmente abituata a vederle che mi sale il panico se non le vedo.

Ed è il panico (sempre bene precisare: non il panico del virus. È un panico diverso, come quando vedi qualcuno che scavalca un muro di recinsione in modo furtivo: è il panico da stanno commettendo un reato e io assisto)che ho provato martedì quando sono uscita Con Little Boss.

La nostra gita è iniziata bene: a pochi chilometri da casa abbiamo trovato (abbastanza facilmente) la prima cache. E nella scatolina c’era pure una track, qualcosa (mi spiega Little) di ufficiale del gioco, con un numero di riconoscimento rintracciabile on line. Quella che abbiamo preso ( e che avremmo dovuto spostare subito) veniva dal New Hampshire.

Piccolo brivido di felicità, Andiamo alla prossima!, e siamo ripartite.  Ma le cose sono peggiorate. Vuoi perché la cache successiva era praticamente irraggiungibile in auto (avremmo dovuto fare un pezzo a piedi, ma Little non voleva, lei detesta la natura e io mi chiedo se davvero la detesti o non ci sia abituata e basta), vuoi perché Little sembrava davvero infelice. Ho sonno, mi ha risposto, stavo bene anche a casa.

All’ora di pranzo invece che rientrare alla casa base ho allora deciso di portarla in un posticino che conosco molto easy dove avremmo potuto mangiare un panino.

E qui mi è venuto il panico. È stato qui che ho risposto a moon l’altra. Nonostante tovagliette di carta e tutto monouso, i ragazzi del posticino easy non hanno rispettato alcuna distanza di un metro tra un tavolo e l’altro. Gente senza mascherina che faceva capannello, camerieri con la mascherina sotto il naso… la prima reazione è stata questa: ognuno fa davvero come cazzo gli pare. E allora mi chiedo se davvero possono multare il mio capo se al posto della mascherina chirurgica (che lei dovrà fornirmi) io preferirò indossare quella di stoffa con il filtro (quindi ben 3 strati) che ho comprato on line. E penso a quanto tutto sia assurdo. Dall’odore continuo della candeggina all’obbligo della mascherina. Dalla distanza di un metro tra i tavoli a quella di quattro metri tra gli ombrelloni (ma attenzione: tra i due pali: nel mezzo può esserci di tutto).

Ed è forse questo il panico che mi rende così poco incline a uscire. Quello che sale vedendo continuamente regole non rispettate. E che mi fa dire: oddio, sto assistendo a un reato.

Mi ci abituerò: ci si abitua a tutto.

Ma la giornata con Little si è conclusa alla svelta, lei a casa sembrava più tranquilla. E un po’ anche io.

Che brutto modo di vivere, però…

 

Ps nella foto il track in questione (che tra l’altro non abbiamo potuto ripiazzare subito perché le altre cache trovate erano troppo piccole)

Sto come a primavera

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Sto come a primavera  

In casa

I quarantenati

 

Con questa citazione altolocata torno a scrivere di nulla, seduta davanti al mio pc in Very 8 Mile style (per il riferimento vedi qui), con il profumo dei pop corn che aleggia nell’aria. Little sta di nuovo guardando la saga di Harry Potter. Non giudico, io me la sono rivista tutta la settimana passata. Ho notato un mio ritorno a diversi anni fa, per quanto riguarda la scelta dei film. Oggi, per esempio, mi stavo guardando Beverly Hill cop.  E devo dirlo: se guardare Rambo mi ha scioccata (per la cattiva interpretazione che gli avevo dato da bambina), B.H.C. mi ha scioccato per la sua stupidità. Cioè, sul serio credevo che le risate di Eddy fossero divertenti? A oggi le trovo fuori luogo per ogni scena.

Oh, cazzo, detesto crescere!

Sì, lo so, non si dice crescere, si dice invecchiare per le donne della mia età. Eppure dal dentista ancora raccolgo le stesse frasi di sempre: ma dai!, non dimostri la tua età. Da qui in avanti me ne faccio di poco, io allo specchio li vedo tutti e se gli altri non li vedono hanno problemi di vista.

Avendo ben poco da fare se non autoflagellarmi, in questi ultimi due mesi sono passata da Non sei buona a nulla, a Non lo vedi che fai schifo? Per approdare infine a Non sai reggere nemmeno una quarantena fatta di comfort?

Credo che l’autostima abbia fatto grandi passi indietro. Di pari passo al mio conto corrente (ma le due cose non sembrano correlate).

Il tedesco, per esempio, ho deciso di abbandonarlo. Non sono capace. È davvero difficile e arrivata al dativo ho detto: ok, hai vinto: non riesco. Quindi mi resta quel poco che ho imparato, frasi che nemmeno pronuncerebbe un bambino tedesco di due anni. Ma al prossimo tedesco che verrà al Ristorante potrò passare il giornale dicendo: zeitung? E basta.

Ma certo, che altro ho fatto? Ho incrementato la mia capacità di cucinare, una cuciniera schizofrenica, sono diventata. E Ale mi dice: ah, sei tornata ai vecchi tempi, come quando sfornavi una torta al giorno. Non so se lo dice con rimpianto o con rammarico. Sempre con la R cominciano entrambe le parole. Io? Non so se esserne rammaricata o meno. Da una parte quel pezzo di me mi soddisfa (cucinare per gli altri lo ha sempre fatto), da una parte mi ributta indietro di anni.

Il mio problema, che so di avere, è che alla fine ho avuto una formazione retrograda: sempre con mia nonna e mia madre che mi dicevano cosa bisognasse fare per essere una Brava donna di casa. E sì, mia nonna mi faceva girare per casa con i libri sulla testa (non è una metafora, è reale) e mia madre mi gonfiava il cervello con Ciò che a una donna è concesso e ciò che non lo è. Poi io sono cresciuta negli anni ’90, insomma si parla di mille miglia da tutto questo, eppure… eppure io reagisco sempre al contrario. Cerco di spiegarmi: non credo di aver davvero incamerato che uomini e donne sono uguali. Sono ancora qui a lottare. E le mie azioni si fondano sul contrario: una brava donna è una brava moglie? Sì. Allora cosa fa una brava moglie? Cucina, si occupa della casa, dei figli eccetera. E io reagisco al contrario. Non cucino, lascio che il caos invada la mia casa. Una donna è femminile? Sì. E io allora mi vesto come un uomo.

Affermo me stessa al contrario.

Che è quasi più stupido del seguire i dettami.

E questo, ovvio, conferma la mia incapacità.

E pensare che volevo scrivere questo piccolo pezzo sulla mia nuova collezione di mascherine. Si sta ampliando a tal punto che potrei organizzare uno spaccio a prezzi modici. Senza contare la mascherina Super chic diamantata che vedete in foto. Un vero tocco trash da aggiungere alla mia collezione.

E da domani, almeno qui, si potrà uscire per fare due passi, anche lontano da casa.

I carcerati avranno la loro ora d’aria.

Ma mica che voglio far polemica. Ci pensano gli altri, alla polemica. Io, come ho sempre detto, sono una tipa obbediente. Al limite del servizievole. Come Brava donna di casa sono perfetta…

Dein Mann isst das Insekt

post 196

 

 

Ho sentito di recente, in un film, questa frase: gli oggetti sono importanti in tempi duri.

Sempre stata d’accordo. Gli oggetti hanno la vita che decidiamo di dargli, hanno l’anima che scegliamo per loro, diventano le persone che non possiamo vedere, i ricordi che non vogliamo dimenticare.

La compagnia degli oggetti è quasi l’unica che posso avere in queste lunghissime giornate fatte di solitudine, anche le telefonate diventano spesso un riverbero, sarà che non c’è mai davvero nulla di nuovo da dirsi, riflettiamo come specchi ciò che leggiamo sui giornali o ascoltiamo in tv. Tutti connessi a un unico grande problema.

Sono sempre stata d’accordo, dicevo, eppure ci sono momenti che perfino gli oggetti perdono di senso, si smaterializzano, non hanno più poteri.

Questo è uno di quei momenti.

Sarà perché ogni gesto in questo periodo sembra sovrumano, solo andare a fare la spesa richiede due ore di attesa per il proprio turno, all’interno devi schivare le persone, ogni acquisto viene fatto in fretta (e spesso senza leggere attentamente il prezzo) perché sei in pena per tutta la gente che è ancora fuori, la mascherina non ti fa respirare, i guanti ti fanno sudare e si attaccano agli adesivi con il prezzo della frutta, le persone intorno a te sono tristi e tu pure, tra l’altro. Tristi, preoccupate, nevrotiche (soprattutto se stanno lavorando). Poi torni a casa, scarichi la spesa (buste belle piene e pesanti, che a fare la spesa mica ci vai ogni due giorni), fai una rampa di scale e appena arrivi in cima hai il fiatone, nemmeno tu avessi fatto la maratona di New York, perché ( e sì, cara Ale, hai ragione, va detto) stiamo assistendo anche un po’ all’apocalisse dei corpi, che se ne stanno fermi quasi 24 ore al giorno da un mese e anche fare una rampa di scale è uno di quei gesti che sembrano sovrumani.

E in mancanza di allenamento del corpo proviamo almeno ad allenare altro. Come le nostre capacità in cucina (le torte e il pane sono diventati simboli dell’hashtag #iorestoacasa), la capacità di leggere un libro che sembra un dizionario (io non mollo, non mollo, sembriamo dire a volte). Magari cerchiamo di imparare un’altra lingua, una difficile però (mica l’inglese o lo spagnolo e basta), che so, il tedesco, con la cupezza di ogni suo termine, con una grammatica che avevi dimenticato dai tempi del liceo. Certo va detto che le frasi che costruiscono in questi corsi a volte sono alienanti e se imparando l’inglese ti trovi di fronte a cose tipo: i miei pantaloni sono arancioni (la risposta può essere solo una: il tuo gusto in fatto di abbigliamento è davvero discutibile), imparando il tedesco invece leggi: tuo marito mangia l’insetto (e qui il raccapriccio è massimo. Puoi solo soprassedere e ringraziare il cielo di non aver conosciuto di persona chi ha scritto queste frasi).

E certo che scrivere tutto questo non in prima persona aiuta, e certo che potreste leggere tutto in prima persona.

Ma oggi avevo bisogno di prendere le distanze da tutto, soprattutto dalla mia vita.