Mani rubate all’arte

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Questa mattina non faccio altro che guardarmi le mani. Tutta colpa del Mio Primo Cliente, Sergio. 

Sergio è un adorabile vecchietto, anni più o meno centocinquanta, che alle otto in punto (tutte le sere) arriva appoggiandosi al suo bastone, si siede al tavolo tre (tutte le sere) e ordina una grigliata mista (tutte le sere). È più che il classico Cliente Abituale, ormai fa parte dell’arredamento. Faceva il pittore, da giovane, o così mi ha sempre detto. Mai visto un quadro suo e l’unica volta che ho provato a googolarlo non ho trovato traccia. Ma questo non vuol dire nulla. Lo chiamo il Mio Primo Cliente perché quando ho iniziato a lavorare al Ristorante, proprio la prima sera di servizio, ancora non sapevo portare nemmeno un piatto, lui mi ha visto e mi ha scelto. Ha detto proprio: vorrei essere servito dalla biondina, se è possibile (ha sempre modi molto eleganti, quindi tralascio di commentare quel biondina). Devo dire che grazie a lui sono riuscita a sciogliere il ghiaccio (che per me era un iceberg tipo quello del Titanic visto che era la prima volta che lavoravo al pubblico dopo quasi vent’anni di lavoro in ufficio). E da allora lo servo sempre io. 

Ma, come sempre, tendo a divagare. Dicevo delle mani. È che ieri sera Sergio ha detto: hai delle belle mani, biondina (ok, no, non ha smesso di chiamarmi così anche se conosce perfettamente il mio nome). Sarebbe stato interessante ritrarle, ha aggiunto. Poi me ne ha presa una, se l’è rigirata sotto al naso, guardandola come una casalinga guarda una melanzana al supermercato, e ha detto, ancora: queste mani sono rubate all’arte. Non ho saputo dire nulla sul momento. E quando avevo trovato qualcosa da dire lui se ne era già andato. Ho perso il momento. 

Ma mi chiedo cosa davvero intendesse dire, probabilmente nulla, Alzheimer arrivo!, e via dicendo.    

Ma la sua frase mi è rimasta. E stamani mentre sorseggiavo il caffè ci stavo ancora pensando (chi ha rubato le mie mani?), e così ho deciso di riprendermele e sebbene sia convinta che non sarò mai una pittrice, né una pianista, né qualsiasi altra cosa si possa artisticamente fare con le mani (anche le ombre cinesi), in ogni caso le posso usare qui, su questa tastiera, posso muoverle qui. E scrivere ancora su questo blog, riappropriandomene almeno per mezz’ora al giorno. 

Così.  

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