Stellette

post 88

 

Eccomi tornata nella modalità Mogwai. Sono stata veloce, stavolta. Magari sono un Mogwai di secondo livello, quelli che escono da Gizmo quando si bagna, ma di certo non più un Gremlin, il che è fondamentale per la sopravvivenza di tutti i miei elettrodomestici.

Ma certo, per chi non ha visto il film tutte queste sono solo farneticazioni di un folle. E allora, per chi non ha visto il film: ma che stavate facendo alla metà degli anni 80? Ma come è possibile non prendere al volo citazioni come Tu esci. La musica attacca e tu cominci a sentirla e anche il corpo inizia a muoversi da solo. Oppure Nessuno mette Baby in un angolo. E davvero non sapete cosa diavolo è un Traccobbetto? E Venimmo, vedemmo e lo inculammo!Non vi dice nulla?

Quindi: o siete troppo giovani, come il mio Micro(bo), oppure negli anni dello splendore del trash americano eravate molto felici e magari eravate in un parco a giocare a palla. Io no. Io guardavo la tv. Tanta. Tantissima. Talmente tanta che il mio migliore amico era Uan.

Ecco perché ora non sono capace di guardarla: una vera overdose.

In ogni caso che sto meglio si vede dalla mia voglia di divagare. E nella capacità che ha mio padre di distrarmi con un messaggio in cui mi dice che nel 1920 fu instaurata una repubblica socialista a Viareggio. Durata ben due settimane. E poi passiamo a parlare di Tobino, e libri, e poi Basaglia, ed era tanto che non lo facevo con lui e devo dire che sono bei momenti. Per me. Assegnano stellette alla giornata. Così come il fatto che mi sia resa conto che le giornate stanno diventando sempre più lunghe, o che Little Boss sia davvero brava con la chitarra elettrica, tanto che sarà la mia giovane Slash (ma a lei gli occhi si vedranno, perché sono così belli). E lo stesso accade quando ascolto la mia nuova Lista su Spoty, la Lista della Nostalgia (che prende il nome dalla radio, la mia radio dalla personalità multipla, che suona Pupo subito dopo i Nirvana): stellette, stellette, stellette.

Stellette anche grazie allo Shogun che ha dimenticato pezzi di sé in giro per casa mia e questo rende tutto più reale. Nel senso: il mio appuntamento con lui c’è stato davvero, non me lo sono sognato, ho le prove. Anzi: c’ho le prove, avrebbe scritto Ceccherini. Giusto per non distaccarsi troppo dal filone iniziale.

Ed ecco che il Moonverso ricomincia a prendere la forma solita, si circonda pure di stellette, e io sono di nuovo capace di scrivere cazzate e frasi di senso compiuto (?) senza incolonnarle.

Ci sono ovviamente ancora delle cose che devo risolvere. Non praticamente, ma nel mio Dentro. Perché stavolta anche la teoria ho capito di non saperla tutta tutta. E se non so la teoria come potrò mai passare alla pratica? La recherche anche per me. Ma a modo mio, il che rende tutto molto caotico e molto meno extrasensoriale. Io i sensi li voglio. Li ammiro. Li stimo, direi.

 

In ogni caso: una stelletta anche per chi azzecca almeno due titoli? E una canzone regalo: qui

 

Postilla:sopportate le foto mie, ogni tanto: ci sto provando, ok? E io non sono un cavallino da corsa (nessunissimo talento). In compenso a volte sono un mulo da soma.

Quello che ancora non so di me

Post 50

 

Ci sono, non ci sono.

Vado e vengo.

AC/DC.

Non so perché ma queste parole me le ripetevo prima sotto la doccia, e di nuovo mentre mi asciugavo i capelli. 

Ci sono, non ci sono.

Vado e vengo.

AC/DC.

Oggi va così. Non sono sempre presente a me stessa, mi perdo, perdo, e non mi trovo. 

È come se stessi, a tratti, vivendo la vita di qualcun altro.

La conosco, questa sensazione. La conosco bene. Solo che erano mesi che non la provavo. Molti mesi. 

Tutto questo mi ricorda un mio professore al liceo. Dovevamo consegnare un tema sul Paesaggio interiore e si vede che il mio, di paesaggio, era davvero desolato o che so io, perché mi fermò, dopo le lezioni e mi disse: tu sei troppo sensibile. Usò quel Troppo. Non disse sensibile e basta, né molto sensibile, ma Troppo. Quindi, in un certo senso, mi stava dicendo che non andava bene, che avrebbe portato a conseguenze funeste. Ma certo, avevo sedici anni, in piena fase adolescenziale (allora l’adolescenza non arrivava a dodici anni, come adesso: eravamo un pelino più ritardati, diciamocelo), un po’ in crisi come tutti quelli che leggono Leopardi e restano affascinati dalla filosofia.  Tutto nella norma, quindi. 

Solo che ci penso anche adesso e scopro che forse tutti i torti non li aveva. Ancora oggi ci sono momenti che sono senza pelle, così vulnerabile a qualsiasi cosa che allora mi chiudo e stop, mi ritiro, come fa la mia tartaruga nel suo guscio, preferisco non parlare con nessuno, mettere la maschera del Va tutto alla grande (mia madre ancora ci casca), ma non andare oltre. Ogni parola potrebbe farmi male. 

E dentro mi sento così gelida, così invalicabile che ferirei anche chiunque si avvicinasse. E lo faccio. L’ho fatto e lo faccio ancora. Dovrei mettermi un cartello sulla fronte : keep out. Almeno le persone sarebbero avvisate.

Così, scrivendo, così è facile, lo ammetto. Sono io che parlo (scrivo), nessuno di fronte a me, nessuno a dire la sua nell’esatto momento in cui finisco di dire la mia. Così è facile. 

Nel momento in cui questa roba sarà sul web io mi sarò ricostruita la pelle, lo faccio sempre, è roba di poche ore, a volte, o pochi giorni. Ma ora, ora che vado e vengo, ora è complicato. 

Questo per dire che poi, alla fine, non sono così graziosa, diciamo che sono un mogwai. Carinissimo, certo, finché non gli date da mangiare dopo la mezzanotte: a quel punto ecco che arriva il gremlin. La mia capacità è di tornare un mogwai. E a trasformarmi in gremlin ci penso da sola, senza l’aiuto di nessuno. Sono un’ottima trasformista. 

Quello che ancora non so di me è come accade, perché accade e come impedirlo a lungo termine. Ma ci sto lavorando da anni, tanto che almeno ho capito che in certi momenti la gente la devo evitare. Ma punto in alto. 

Io punto sempre in alto per certe cose.