Il Tizio della Luna e la Donna della Sua Vita

post 7Il fatto è che TDL mi manca da morire. Mi manca quel quotidiano scambio di banalità che avevamo, mi sentivo completamente nella sua vita, mi comunicava ogni suo spostamento, ogni opinione sui fatti di cronaca, erano milioni di messaggi scritti, vocali, telefonate, mail. Ero come una compagna virtuale. Ma nella realtà, nella realtà vera, quella reale, ero solo una conoscente, qualcuno da salutare se incontri al supermercato limitandosi a un Ciao, senza nemmeno prendersi il disturbo di aggiungere Come va. Credo sia stata questa dicotomia a farmi sbroccare. Il suo (e mio) tenere segreta questa specie di intesa era necessario (giustificazionista), indubbiamente la DSV non avrebbe capito. O avrebbe capito pure troppo, se avesse visto il mio sguardo da pesce lesso. Insomma, le cose sono andate così. Mettiamoci una pietra sopra e andiamo avanti. 

Già.

Andare avanti.

Mi chiedo dove diavolo dovrei andare, adesso, dato che mancano ancora ben 288 giorni alla fine di questa agonia. 

Nel frattempo cerco di non pensarci, mi sforzo di non notare la sua assenza in questa settimana che è in ferie, e quindi niente pranzi al ristornate per TDL, se ne starà sbracato al sole in un posto tipo Corfù, con le eleganti e abbronzate braccia della DSV attorno al collo, la sera usciranno a passeggiare al tramonto mano nella mano, lei con indosso solo un abitino bianco trasparente, lui con quell’aria spettinata che si ritrova sempre, con quel look non curato curatissimo e il berretto calato sugli occhi, la mattina faranno colazione con croissant deliziosi seduti su un balcone che si affaccia sul mare, guardandosi negli occhi, e forse sarà in un posto come quello che finalmente le chiederà di sposarlo, visto che rimanda da una vita, dice, per un motivo o per l’altro, tirerà fuori l’anello dalla tasca dei suoi pantaloni, un anello semplice ma bellissimo, si metterà in ginocchio, una cosa che fa con molto rispetto, e non dovrà aggiungere altro, saranno per sempre TDL e DSV, la coppia perfetta. 

Come ho detto, cerco di non pensarci. 

Intanto i giorni passano lentamente, io mi sono buttata in un progetto di reportage di storie vere che non ho idea dove mi porti (presumibilmente esattamente nello stesso punto di ieri, qui)con un Grande Artista, cerco di uscire a cena con altri uomini (deludenti), aspetto in gloria il ritorno di mia figlia dal mare, abbronzatissima e ingrassata di quattro chili (le ferie hanno sempre fatto male alla sua dieta), cerco di evitare gli incessanti inviti a cena di mia madre e della sua nuova compagna (che di solito cominciano con acerrime dispute politiche e terminano con accuse da parte di mia madre e recriminazioni da parte mia: la solita solfa), lavoro like a dog, per dirla con i Beatles. 

Ma la notte resto da sola. Mi rigiro nel letto cercando di scacciare i pensieri, mi assopisco per pochi minuti, poi mi risveglio, tocco con la mano la metà del letto alla mia sinistra, sempre vuota, intonsa, nemmeno una piega delle lenzuola. Allora apro la finestra, se ho fortuna il cielo è libero e stellato, lo scruto per cercare una stella cadente, prima o poi ci riuscirò, e nel mentre i miei occhi vagano a destra e sinistra, la mia mente si perde nel buio. E finalmente il mio corpo crolla, esausto. 

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