Elastici

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Avete presente quei barattolini pieni di elastici? Quella roba da ufficio (che in casa mia non manca mai, insieme a confezioni da 10 di matite B e penne Stadler). Ecco, quando avete bisogno di un elastico piccolo immancabilmente ne tirate fuori cento tutti insieme, arruffati, ma di questi cento nemmeno uno è come lo vuoi tu. Potrebbe sembrare una classica legge di Murphy. In realtà è come sento la mia testa in questo periodo. Un agglomerato disordinato di pensieri, tutte intricati. E quando tento di tirarne fuori uno, ecco che saltano fuori i cento elastici.

Quelle che proprio mi creano ansia sono le scadenze:

entro il 31 luglio presentare la domanda per i contributi affitto entro il 1 agosto consegnare le certificazioni all’avvocato entro il 10 agosto chiamare l’ospedale per prenotare la visita entro il 31 agosto paga la seconda rata della spazzatura…

Poi ci sono le cose che ti devi ricordare, in generale:

regalo di compleanno di tua madre prenota i libri per Little Boss per la scuola vai dal dottore per la ricetta porta le scarpe dal calzolaio invita tuo padre a cena…

Va da sé che in mezzo a questa roba a volte ti sfuggono i fondamentali, e così sono costretta a rimettere sveglie di ogni tipo a ogni ora. Ad esempio, medicina alle 9, prepara cena alle 19, e la più inquietante di tutte, alle 16: bevi. Sì, perché se non me lo ricordo con una sveglia rischio di morire disidratata e manco me ne accorgerei.

Ringrazio il cielo che abbiano inventato gli organizer, prima, e quei mini computer che ci portiamo in tasca ogni giorno, adesso. La tecnologia mi aiuta a non avere Equitalia alle calcagna, a non farmi staccare la luce, a non farmi fare figure di merda con amici e parenti, a non morire.

Certo, ci sono cose che, nonostante tutto, dimentico di ricordarmi. E così salto l’appuntamento dal dentista, dimentico l’iscrizione allo scuolabus per Little Boss, mi alzo la mattina e non ho più una goccia di latte.

Tralascio quei lunghi quarti d’ora in cui mi sforzo, prima di uscire da lavoro, di ricordare se ho fatto tutto quello che dovevo fare, se ho preso tutto quello che dovevo prendere, chiedo inutilmente ai miei colleghi che, siccome non sono nel mio cervello, giustamente non mi sanno aiutare. Ma ci provano, poretti.

In questo caos primordiale zeppo di elastici colorati, io, non certo paga, voglio anche mettere i miei progetti. Quindi sveglia alle 5, come programmato, scrittura di almeno un’ora, studio nel pomeriggio, lettura serale di un autore che merita.

Non sono capace di lasciarmi in pace.

Il fatto è che penso che sono sempre riuscita a gestire mille cose senza eccessivo sforzo, finora, e che quindi perché mai non dovrei esserne più in grado?

Forse non faccio i conti con l’età che avanza. Forse dovrei essere più permissiva con me, tanto nessuno mi darà mai una medaglia al merito, e poi invece penso che se non mi do da fare ora certo dopo sarà sempre peggio, sempre più faticoso, sempre più elastici, sempre più colori, sempre più dimensioni, sempre più difficile ricordarsi, sempre più…

Una delle mie paure (tra le mille che ho) è quella che il mio cervello si ammali, che non riesca più non solo a fare quello che faceva prima, come ora, ma che non riesca più a ricordare, connettere. A fare il suo lavoro base. E così cerco sempre di tenerlo in allenamento, dimenticando, spesso, che anche il corpo va curato di pari passo.

Ci provo, eh, a curare anche il corpo, ci provo a mangiare in modo regolare, a mangiare meno schifezze (il cibo casuale, come lo chiamo io), a dormire regolarmente, ma in fondo in fondo io questo involucro lo detesto, l’ho sempre detestato, e finisce che tutti i miei buoni propositi finiscono nel cesso in pochi giorni. Poi la vita frenetica mi riacchiappa per i capelli, torno a saltare i pasti, a non guardare le occhiaie, a non andare a camminare.

Intanto nel mio programma forzato oggi ho inserito questo, che alla fine mi fa stare sempre bene, anche se non è niente, ma alla fine è tanto.

Sono solo Punti Di Vista.

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Sognare non costa nulla

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Il campanello d’allarme è suonato oggi: sono stanca. Molto stanca. Troppo stanca. Ci saranno persone che mi diranno che essere stanche dopo turni di 10 ore di lavoro quattro giorni su sei, andare a prendere Little Boss a musica, portala alle lezioni di yoga, stare(seppur poco) dietro alla casa, alla macchina, scrivere, vedere gli amici eccetera forse alla fine porta a un po’ di stanchezza. Mio padre mi ha sempre detto, sin da ragazzina, che pretendo troppo dal mio corpo. Ma il mio corpo ci è abituato. Quello che voglio dire è che ci sono cose che ho sempre fatto e ora, invece, sono stanca da due settimane sole. E non può certo essere che la stanchezza corrisponda al compimento dei 40… sarebbe la cosa più assurda del mondo. 

Quindi mi devo trovare un’altra spiegazione. 

All’Amico Atipico ho detto che forse ho tirato troppo la corda. 

Il mio capo mi ha detto che se campo a sigarette e caffè non posso aspettarmi altro.

Mia madre dà colpa a quel famoso esame che non va.

Fatto sta che non riesco a fare molto di più che lavorare (e a fatica), gestire la piccola, tornare a casa, cercare di scrivere due cazzate, e dormire. Stasera avrei voluto essere a Pistoia (L’anno che verrà), o in alternativa a un evento teatrale a casa di un amico, o in alternativa pure al piccolo concerto rock che ha organizzato la Proloco proprio sotto casa mia(talmente proprio sotto che gli sto anche dando la luce per le casse). Ma sono appena le quattro e mezzo del pomeriggio e io sono distrutta. Ho fatto la doccia, e nemmeno alla cena riesco a pensare: vorrei andare a letto subito. E so già che anche domani sera sarò knock out. E quindi salterò anche la presentazione del libro di un altro mio amico. 

Vabbè, dice il moon neurone solitario: è un periodo. Il problema è che non so proprio dove tagliare le energie per poterle recuperare. O come farmene venire di nuove. 

Quindi navigo a vista, come sempre, facendomi girare le balle per le cose che non posso fare e incolpandomi di essere una mammoletta. 

Per le prossime ferie devo aspettare Febbraio. E devo ancora decidere dove andare. Ho in progetto Torino, a casa di amici di mio padre. Milano, a casa di mia zia. Ma i progetti per partire sono sempre inversamente proporzionali ai soldi che avrò. 

Ma sognare è concesso, no? 

Quindi sogno di poter fare entrambe le cose, e poi di prendermi altri tre giorni per vedere un posto che non ho mai visto qui in Italia, e poi portare Little Boss al famosissimo museo della scrittura e magari farci un salto di nuovo a un parco giochi, e perderci un giorno intero in una libreria, che io e lei, se entriamo in libreria, ci sta che ne usciamo pure con il proprietario, e poi portala a mangiare il tartufo, che le piace tanto, e poi sogno un week end da sola, magari alle terme, che adoro, basta che non mi facciano i massaggi, che quelli li voglio solo da mani che conosco, e poi sogno un giorno intero in un bosco, solo io e io, di nuovo, ascoltare i suoni della natura, perdermi (non letteralmente, ovvio), sedermi sotto a un albero per risposare, ascoltare il mio cuore in silenzio, lontana da tutto e tutti. 

Sì, sognare non costa nulla…