Cicatrici

Post 17

Oggi mi sento un po’ triste. Capita, mi dico. La stanchezza, un pelino di stress per le cose che accadono, per i tentativi falliti di portare pace intorno a me, per quella stupida ostinazione a volersi fidare del mondo… le solite cose, insomma.

Mi sento triste. E non disperata. Quindi faccio passi da gigante. Mi fa male una cicatrice. No. Stavolta nessuna metafora. Stavolta mi fa male sul serio, una cosa fisica. Mi punge, come se mi volesse dire qualcosa. E mi viene in mente la bellissima scena dell’Odissea, quella della cicatrice di Ulisse che la vecchia nutrice riconosce dopo dieci anni (insomma, diciamocelo, una scena un po’ patetica: lo riconoscono prima il cane, Argo, e la nutrice, della moglie  e del figlio…). Comunque. Da quella cicatrice parte un pezzo epico (è proprio il caso di dirlo) in cui Omero ci racconta tutta una storia (della cicatrice stessa) e secondo me è un pezzo in Jazz (magari una volta vi dirò come la penso sulla scrittura in Jazz). Perché è vero. Le cicatrici hanno una storia. E ci raccontano di noi, ci ricordano chi siamo, ci fanno riconoscere, non tanto alle nutrici, tanto a noi stessi. 

 E allora anche io vi voglio raccontare la storia della mia cicatrice, quella che mi punge ora e mi fa penare a scrivere, perché è una cicatrice che ho sulla mano. 

E ve la racconto in jazz, perché non ci sono altri modi di raccontare una cicatrice, Omero ce lo dice bene, ce lo spiega in un numero di pagine che farebbe perdere il cervello a chiunque, ma non a lui, si vede, o a loro, chissà quanti erano, Omero, un po’ come la Ferrante, chissà quanta gente è la Ferrante, mi chiedo, e me lo chiedo perché chissà quante persone sono anche io, che sono stata solo Monica per tantissimi anni, e ora sono anche Moon, Molto Ostinata O Nevrotica, e lo sono, Nevrotica, perché ho incontrato un Tizio della Luna che ho amato fin dal primo istante, che poi mi chiedo: cosa avrà di speciale, il Tizio della Luna, me lo chiedo da così tanto tempo che le parole mi si sono scolorite in bocca, ma non c’è soluzione, ché poi è stato lui il primo a dirmi che scrivevo in Jazz, perché della mia follia verbale mai avrei pensato che fosse jazz, ma solo follia, solo una specie di tubo di scarico del cervello, perché se c’è una cosa che adoro è mordere il Tempo, azzannarlo come un cane, e lo faccio anche quando scrivo, a volte, le dita non ce la fanno a stare dietro a quel piccolo neurone che mi tengo a girovagare nel cervello, ed è per questo che faccio mille refusi, mi dispiace, davvero, per chi legge, se faccio refusi, poi sono pigra e non mi va di rileggere, ma non è nemmeno solo pigrizia, è che non posso rileggere sennò arriva il Censore e taglia e taglia e io non voglio che tagli, che a tagliarmi ci penso già da sola, perché sono distratta, mi tremano le mani e il cuore mi batte forte, e alzo la testa quando ho un coltello in mano e invece dovrei solo concentrati su quello che faccio, come ad esempio tagliare il salame, e invece mi vengono in mente delle cose, mi passa una canzone sotto al naso e io la seguo, ma le orecchie siccome non mi bastano, allora la seguo pure con lo sguardo, come se potessi vederlo, TDL, mentre la ascolta, quella canzone, povera piccola stupida Moon, povera piccola stupida ragazzina troppo cresciuta, TDL non è nella tua cucina, non gliene frega un fico secco del tuo salame, guarda il coltello, che invece di tagliare il salame sta tagliando la mano, prendilo, scema, uno strofinaccio, che stai facendo un casino in terra, è pure sabato sera e la farmacia sotto casa è chiusa per turno, speriamo che ti basti quel cerottino con le Winx che hai comprato per Little Boss anni fa, magari domani vai e ti compri le cose che ti servono se ti tagli di nuovo, che dici?, lo fai lo sforzo di essere grande?, lo fai lo sforzo di prenderti cura di te invece che perderti dietro ai sogni e alle canzoni?

Stasera mi fa male la cicatrice perché sono triste, perché piango, come quella sera del salame. E mi fa male per ricordarmi di stare attenta, di sforzarmi di prendermi cura di me. 

E io, per prendermi cura di me, per salvarmi, come ho detto a TDL giusto ieri, non posso fare altro che scrivere.

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