La vita va sorrisa

post 112

 

Lunedì, giorno di festa, mi sveglio intorpidita, ma con una strana (per me) sensazione di relax. Quante cose accadono in tre giorni, penso.

Ho notato che l’universo desidera che io abbia delle overdose di felicitàdi recente, e così mi manda lo Shogun a sorpresa insieme alla mail di un’altra rivista che pubblicherà un altro mio racconto i primi di Aprile. Una diversa versione della Teoria dell’Universo dice che è il mio momento (devi sfruttarlo). Un’altra ancora dice che lo Shogun porta fortuna. Fatto sta che io ho ricevuto in regalo tanta bellezza, di nuovo, e mi dico, Beh, Moon, goditela finché dura. Che già lo sai che le seghe mentali sono sempre in agguato, nonostante tu abbia coscienza che sono seghe mentali. E infatti ho rispolverato un libercolo di un certo G.C.Giacobbe giusto per ricordarmi come sono fatte, le seghe mentali, e tentare di smantellarle sul nascere. Il libercolo mi è utile ai fini pratici, ma va detto che lo avevo già letto, capito e accettato. E poi nulla, come se non fossi del tutto io a comandare il cervello. Una sensazione frustrante. Un po’ come il film di Black Mirror su Netflix, Bandersnatch: tu sei consapevole che non vuoi fare una cosa, sai anche perché non la vuoi fare, ma poi la fai. Frustrante, ripeto. Mi fa pensare che l’evoluzione stia facendo un passo indietro con me.

In ogni caso ho creato una Parola d’Ordine (P.O.) che da qui in avanti utilizzerò nei momenti di sega mentale più acuti, quelli in cui il panico dilaga e la razionalità fa il dito medio.

Con tutti questi accorgimenti pratici mi sento più tranquilla, ma ancora poco evoluta, va detto, dove poco evoluta va letto come: un po’ stupida e un po’ paranoica.

Pensando alla paranoia, mi viene in mente la nervosi e beh, sì, lo sono, lo sono, nevrotica, rientra proprio nel mio nome/acronimo, quindi TDL ci aveva visto lungo (su questo).

Ma il punto di questa giornata non è la mia (conosciuta) nevrosi, né le mie (conosciute) seghe mentali, quanto piuttosto al mio rinnovato desiderio di cambiare queste due cose. Non si possono fare miracoli, certo, ma si può arginare con P.O. e qualche accorgimento razionale.

Ad esempio, perché andare a cercare guai? Spiego: quando stai particolarmente bene, come io oggi dopo la tre giorni di felicità, hai l’irrazionale pensiero che tutto può andare nel verso giusto solo perché tu sei felice. Il che a volte è vero (è una questione di relazione all’interno della comunicazione, di atteggiamento nei confronti dell’altro), ma non lo è necessariamente. Quindi ti prende quell’euforia da Risolvo hic et nunc tutti i miei conflitti con gli altri, perché ora sto bene e posso affrontare anche una discussione dolorosa, magari.

Stronzate.

Perché, mi dico, andare ora in cerca di guai?

Forse è il mio (latente?) masochismo che mi fa fare certi pensieri. Al masochismo ci sto lavorando, anche quello con P.O. e altro. Per la risoluzione dei conflitti, ogni cosa a suo tempo, non forzare la mano.

E ricorda il mantra del giorno:

la vita va sorrisa.

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Inutile e piagnucoloso: come dare il peggio di sé, lezione 1

post 107

 

Pomeriggio di sole, temperatura tiepida, ogni cosa piacevole al tatto, piacevole alla vista, piacevole al cuore.

Non credete: questa Moon modalità da cerebrolesa sorprende anche me.

Continuo a mettere Happy nel mio calendario da tavolo.

Le giornate sono positive, non ci sono dubbi, ho tante cose belle, come ho detto, ho tanta bellezza.

Però ci sono momenti in cui mi devo (mi devo!) anche un po’ di cedimento. Perché reggere va bene, io sono nata per reggere, ci sono stata allevata, così, e credo di averne dato prova in molti modi in tanti anni. Però ci sono cose che la stanchezza te la fanno arrivare di prepotenza e io la sento nella gola, stasera, come un rospo incastrato, e allora ecco qui che mi servo di questo mezzo per cercare di sputalo fuori, sia mai che è un principe, no? No, meglio di no, non iniziamo a fare cocktails con le favole.

Forse sento molto le responsabilità, credo sia questo il carico di stanchezza, quando devi fare tante cose e non trovi il tempo per te (cosa che io invece sto racimolando proprio così, ora), per coccolarti il cervello, per massaggiare l’anima, per rimettere tutto nella giusta prospettiva.

Non sono una che rifugge le responsabilità, sia mai, anzi, spesso prendo anche quelle che non sono mie, è una cosa che va a braccetto con la mia necessità di non rilassarmi mai, solo che magari a volte dovrei regolarmi. Dovremmo essere sempre con lo sguardo a In media stat virtus, ma io questo concetto ho difficoltà a farmelo entrare nel cervello e così mi trovo priva di virtù e oberata di cose da fare, pensare, organizzare, coordinare. E se non fosse il corpo a protestare io manco ci metterei il pensiero. Solo che il corpo mi si ribella sotto le mani, e così mi gira la testa, la schiena si piega, le gambe sono deboli. È la primavera, dicono tutti! È che sto gestendo tante cose. Tante cose buone, anche, come l’affido di Little Boss, ma l’altro lato della medaglia sono i messaggi deliranti del mio ex che si intensificano di numero e grado. E lo stesso per il corso per barman che, nonostante la soddisfazione, mi porta via tempo per pensare ai miei progetti come volevo.

Detta così sembro solo una piagnucolona. E magari sono solo questo. È che, come diceva ieri sera lo Shogun, non solo anche io vorrei avere giornate di 200 ore, ma vorrei che in quelle 200 ore il mio corpo e il mio spirito fosse al 100%. E invece non ce la faccio. Mi tocca cedere. Mettermi in un angolino a leccarmi le ferite.

Aspettando che arrivi un momento migliore.

Finito di scrivere questo pezzo mi sento tanto una bambina che fa le bizze prima di dormire perché è troppo stanca.

Ecco, ora un cocktail di favole mi farebbe comodo…

Invece di dormire

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Ci sono momenti che la musica serve per riempire.

Silenzi. Vuoti. Mente. Anima.

Ci sono momenti che la musica serve. E basta.

Serve per non arrampicarsi sui bicchieri, per non scivolare sotto le coperte, per ricordarti di respirare, per guardarsi davvero, per farti sentire vera, per amarti.

Ed ecco che, su queste note (metaforiche), cado dentro Spoty, il mio amante virtuale, e gli chiedo aiuto, come sempre.

Sono arrivata al Daily mix 6, ma il 4 è quello che può farmi stare bene, stasera, che il mio cervello funziona a strappi. No, meglio, funziona a frammenti. Un po’ come Il libro dell’Inquietudine, ma senza tutta la bellezza. Senza la poesia.

Io non lo so cosa diavolo ho che non va.

Mi sento inabile. Credo sia questa la sensazione che provo adesso. Di essere inabile a vivere alcune cose. Tipo i momenti di felicità. Forse è per questo che mi hanno consigliato caldamente un libro dal titolo Mindfullness. Che poi è facile. Cioè. Lo sembra. Definisco: Per mindfulness si intende un’attitudine che si coltiva attraverso una pratica di meditazione sviluppata a partire dai precetti del buddhismo e volta a portare l’attenzione del soggetto in maniera non giudicante verso il momento presente.

Goditi il maledetto momento è un buon riassunto.

Io sono inabile, appunto.

E sì, lo so, siccome sono una persona razionale, basterà che passino alcune ore e tutto tornerà sui binari e i Foo Fighters non l’avranno vinta, e io ricomincerò il mio viaggio, sarò tranquilla, che poi è quello che sono, tranquilla, io sono una luna tranquilla, la luna lo è per definizione, sta ferma lì e riflette.

Non fa mica nulla, la luna.

È una cosa ferma.

Tutto questo domani finirà.

E io tornerò nei binari.

E sarà grazie alla musica.

E alle ore di sonno forse.

O forse la felicità non fa per me. Ci avevo già pensato?

La voglio, ma poi sono qui che la distruggo.

E allora do il via libera a tutte quelle frasi-frammento che ho nel cervello.

Magari mi fa bene. Anche se non hanno senso. Ma alla fine non c’è nulla che abbia un senso se non siamo noi a darglielo.

 

Siamo il risultato della somma di ciò che (ci) è stato.

 

Respirare è vivere non evadere dalla vita.

 

Una volta che comincio a scrivere non riesco più a fermarmi.

 

Sono in bilico tra sogno e realtà.

 

Ho una paura fottuta.

 

Riconosco le carezze d’amore.

 

Ho bisogno di respirare.

 

Sono pronta ad amare, ma non ad essere amata.

 

C’è un terremoto qui dentro.

 

Come è possibile che mi piaccia una canzone di Michael Bublè?

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