Interpretazionedeisogni.com

Stanotte ho fatto un sogno: ero di nuovo madre, un piccolo esserino vestito di azzurro, come del resto era vestita anche Little appena nata (i medici avevano sbagliato a dirmi il sesso e fino a che non è nata non sapevamo che non sarebbe nato). Era così piccolo e sentivo tutto il peso irrilevante del suo corpo sopra di me, tutto quel tepore, l’odore di latte e sapone sulla testolina. Lo tenevo mentre salivo su per delle scale a chiocciola di legno, erano in una casa che sapevo mia, una casa bellissima e calda, piena di tutte quelle cose per bambini appena nati che ormai ho dimenticato. E mentre salivamo le mie menti si sono parlate: io gli dicevo che avevo paura di farlo cadere, lui mi diceva che non dovevo avere paura, che sapevo quello che stavo facendo, che si fidava di me. Nel sogno la sua voce era chiarissima, la voce di un adulto, nella mia testa, un po’ come Paolo Villaggio in Senti chi parla, ma non c’era ironia, solo un gran senso di pace. 

È stato un sogno molto realistico. Uno di quei sogni che ti svegli la mattina e non puoi crederci che non c’è un seguito nella realtà, ma che comunque ti lascia una sensazione di felicità, ti svegli col sorriso e il caffè è più buono, i vestiti sanno di bucato, i capelli vanno a posto senza sforzo. 

Quando ero piccola vedevo spesso un libro sul tavolo quando facevo colazione al mattino. Era un libro di mia madre sul significato dei sogni. Nulla a che fare con i numeri da giocare al lotto, ti dava solo una frasetta secca su ogni tipo di sogno che potevi fare: hai sognato le vespe nella vasca? Hai paura di qualcosa, che qualcuno possa danneggiarti. Questa me la ricordo perché è stato uno dei miei sogni ricorrenti (insieme a un altro, ben più terrificante). Insomma, quel libro è stato sempre presente, mia madre lo consultavo spesso e così anche io ho imparato a farlo. Ho perso il conto dei sogni che ho interpretato. Nonostante il libro sia rimasto a casa dai miei, quando sono andata a vivere per conto mio mi capitava spesso di chiamare mia madre. 

Prendi il libro dei sogni e mi dici cosa significa sognare di morire dissanguata? Grazie. 

L’era di internet ha semplificato le cose e devo dire che sono felice di non dover chiamare mia madre alle 5.30 del mattino. Che si sa, se non ti scrivi i sogni prima di fare pipì al mattino te ne dimentichi (questa frase mi pare di averla già scritta pochi post fa… O l’ho scritto da un’altra parte? Accidenti all’Alhzeimer!)

Tornando al sogno, quindi, forse è il semplice risultato dell’equazione: Forse sono incinta+ Faccio il test= Non sono incinta/ Sono delusa?

Si vede che la matematica non sarà mai il mio mestiere, vero? Venditti docet.

Ma forse significa semplicemente che ci saranno delle novità, novità belle, tanta fortuna, dice un sito di Intrepatazionedeisogni.com. 

Su un’altra pagina, invece,  ho letto che il sogno denota la volontà di iniziare un progetto creativo, un libro per esempio. 

Ah ah. Ah. Ah. Ah…

Allora dovrei sognare asili nido pieni zeppi tutte le notti da cinque, sei anni! 

A dispetto di quello che significa (molto probabilmente una parte del mio cervello si sta rendendo conto che più passa il tempo e meno scelte ho, una cosa biologicamente sensata che l’uomo invece tende a combattere invece di accettarla e basta, un limite della nostra civiltà che vuole sentirsi sempre un Jeeg robot), la sensazione che le cose stanno andando bene non mi è passata.

E poi oggi ho ricevuto l’anticipo della cassa integrazione dall’Inps:  magari eccolo qui il significato del sogno: una gran bella novità. E tanta fortuna. 

p.s.: avevo inventato il nome della pagina mentre scrivevo (non me la ricordavo davvero), ma poi ho cercato e esiste davvero, anche se mi dice che è in costruzione o qualcosa del genere. spero di non aver violato nessun copywrite… Mi denunciano?

Ferie, compleanni e bebè

Post 21
Sono ufficialmente in ferie da tre ore e diciotto minuti.
Ho fatto un turno massacrante, oggi, scrostato forni, teglie, pulito pavimenti (il Ristorante deve essere perfetto prima del riposo), ma finalmente sono a casa. Il mio ex mi ha portato Little Boss che sarà tutta per me, 24 ore su 24, per i prossimi dieci giorni. Domani partiamo per una settimana di mare (il tempo sembra già invernale, ma chissenefrega, il mare è bello anche così, quando non se lo fila nessuno), mi riposerò, leggerò, scriverò.
Tutto sembra un idillio, ora, che è il sabato del villaggio.
Ho solo un ultimo scalino da fare, uno piccolo, una festicciola di compleanno di mia nipote, la figlia di mia sorella, anni quattro. Non sarà poi così terribile…
Quindi regalo incartato (un miracolo che abbia trovato nascosta in un cassetto una vecchia busta decorata), capelli messi in piega (io e Little Boss), mi sento benissimo, tanto che decido di dare la seconda occasione a un paio di scarpe con tacco dieci che ho comprato questa estate.
La casa di mia sorella, invece, è un inferno.
Bambini che urlano, piangono, corrono. Genitori che parlano di pannolini e grembiuli dell’asilo. Vecchi che parlano di badanti e malattie.
Ok. Sapete quella cosa del Partito dei Cinici, no? Sono ancora militante, specie durante le feste di compleanno, che non ho mai del tutto apprezzato, nemmeno quando dovevo portarci Little Boss (ormai lei è nell’età in cui le feste si fanno con una cena in pizzeria tra amiche), ricordo che mi portavo sempre un libro da leggere, sceglievo un posto isolato e via.

Ma ORA. Ora che questo periodo per me è passato, non ricordo nemmeno più come si fa conversazione. Ma tanto sarebbe impossibile farla, vista la cacofonia.
Quindi lascio che Little Boss confabuli con quei due/tre bambini della sua età (fratelli maggiori di nanetti dell’età di mia nipote) e mi metto a guadare.
Mia sorella ama fare le feste a tema e quest’anno ha scelto il Messico. Quindi mi prendo un sombrero, stappo una Corona e mi siedo accanto alla pignatta (in seguito questa cosa si rivelerà una pessima scelta: i bambini con una mazza da baseball in mano sono armi improprie).
Mi avvicina una mamma che non ho mai visto, pancia a occhio e croce sei mesi, suo figlio sta sbizzando attaccato alla porta della casetta di legno mentre il padre cerca di farlo uscire tirandolo per un braccio. Che bella festa, mi dice, tua sorella è davvero brava!
Cerco di mettermi nei suoi panni: gravidanza durante l’estate, piedi gonfi, un bambino che urla per ogni pinzo di zanzara, un marito che sembra la brutta copia di Woody Allen (ma senza umorismo). In effetti questo per lei potrebbe essere El Dorado. Sorrido come un automa , ma non le dico nulla. Lo so che non si fa,  ma ha l’effetto voluto e lei se ne va.
Passo le tre lunghissime ore che dura questa agonia sbocconcellando sandwich, bevendo caffè e cercando di non sbadigliare vistosamente. Little Boss è sparita sul retro: meno male si è aggiunta anche qualche bambina.
Rifletto molto, in queste tre ore. Rifletto sul fatto che sono in una fase pericolosa. I bambini, prima di Little Boss, non mi sono mai piaciuti. E nemmeno dopo, a dire il vero. Io ho amato alla follia Little Boss quando era un batuffolo cicciottello e vomitava pappette, non so perché, ma era adorabile anche quando dovevo cambiarle il pannolino o piangeva perché voleva guardare i cartoni animati. Ma gli altri bambini non è che mi piacessero molto. Non sono il tipo che Ma dai, come è carino, posso prenderlo in braccio?
E invece ora è già qualche mese che i bambini piccoli mi fanno una strano effetto: tenerezza. Vengono al Ristorante dentro le loro carrozzine e io sono già lì che faccio facce da scema mentre li guardo. Ecco, se devo dirlo, sono diventata altamente tollerante nei confronti dei bambini. E questo mi preoccupa. Perché avere un bambino ora, per me, nella mia condizione un po’ parecchio disastrata…sarebbe come guidare una Ferrari senza sapere cos’è un cambio. Eppure. Eppure siamo agli sgoccioli, pensa il mio corpo. Non avrò mai più un altro figlio, pensa la mia mente.
Eppure nulla, Moon
.

Togliti dalla testa tutte le tue idee assurde, guarda ancora questi bambini urlanti e fai il conto alla rovescia per Little Boss: taglio della torta e dopo dieci minuti che è andata via la prima famiglia (prima sarebbe scortese) andiamo a casa.
E domani si fanno le valigie e andiamo al mare.