De familia *

* questo perché Little Boss sta iniziando a studiare latino prima di iniziare il liceo, e io sto ripassando con lei

 

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Qualche anno fa girava un video: cosa succede se regali un’Ipad a tuo padre. Se non lo avete visto o non ve lo ricordate ecco qui.

Guardandolo oggi mi sento libera di dire: magari fosse stato solo così!

I miei genitori, entrambi, ma ognuno a modo suo, hanno preso il peggio dalla tecnologia.

Inizio con mia madre. Una donna che vivrebbe volentieri nel 1800, più precisamente in romanzo dalla Austen, a ricamar merletti e fare chiacchiere all’ora del the, tuttalpiù per darsi un tono le classiche vacanze a Bath. È una perfetta donna degli anni ’50 (che sono i suoi): casalinga, ama cucinare (ma non lo sa fare), ama starsene in casa a cucire, vive una vita ritirata (non ha sentito cambi di corrente con il Covid). Ma da quando gli è stato messo in mano il primo Iphone (mia sorella ama cambiarli spesso e dona gentilmente gli smessialla famiglia, me compresa) è cambiata. In peggio. Della tecnologia ha preso il lato peggiore. Si informa su Facebook (attenzione! Questo mi era stato personalmente preannuciato dal direttore del Tirreno – noto(?)giornale locale- Barnabò ben 10 anni orsono: i giovani si informano solo su Facebook. Ma dei vecchi non diceva nulla e io mi chiedo se non sia stato ottimista). Dato che le sue news viaggiano solo un canale che lei stessa sceglie senza esserne consapevole, ovviamente si infervora sempre più, sentendosi dare ragione praticamente ogni minuto da gente che scrive : habbiamo vinto! E sebbene lo snobismo sia di famiglia, si vede, ciò non la frena dall’esaltazione.

In pratica sta sempre appiccicata alla sua terza mano: le ricette? Su Pinterest! I libri? Su ibs! I video divertenti sui cani? Su Youtube!

Salvo poi non capire la differenza tra le tre.

E qui entro in gioco io.

Mi stampi questo disegno da Pinterest?

Mi prenoti questo libro su Ibs?

E, il peggiore: guarda questo video su Youtube! (con tanto di Memojipersonalizzata di Apple, che mi chiederà di modificare appena si taglia i capelli).

Ma se poi le dai la dritta super dritta, stile Scarica Spotify e potrai sentire tutta la musica che vuoi, da Baglioni a Cocciante, allora si ritira come un riccio (si vede che non segue i miei consigli, ma solo quelli di mia sorella, che è senza dubbio la figlia migliore delle due) e per dispetto compra pure un giradischi. Uno vintage, color pastello. Per sentire i suoi vecchi vinile. Pur di non darmi retta… (non fraintendetemi: io, appassionata di vintage fino all’osso, sono anni che vorrei un aggeggino come quello. Ma poi penso sempre alla bolletta dell’acqua, alla spesa. E sapete com’è: non ne faccio mai di nulla).

E poi c’è mio padre…

Ultimo modello di Iphone (eh sì, è una degenerazione familiare, ci stanno studiando), non si perde un messaggio, una foto, un vocale. Ogni tre secondi il suo telefono trilla: sono gli amici di Torino, quelli di Grosseto, quelli di Livorno…

Se non trilla nessun problema: si collega a Facebook (così guarda i video divertenti sui cani) oppure mette le foto superfighe su Instagram (lì mia madre, ancora non c’è arrivata). Appena andiamo a trovarlo è già lì che parte con i video o con i selfie da inviare a mezza Italia. In metà ho la faccia da pesce lesso. Dopotutto sono fotogenica come un mocassino usato.

Se non usa il telefono ha il suo Macbook, dal quale ascolta la sua Playlist preferita su Youtube (nulla, Spoty, il mio amore, lo scartano tutti tranne Little Boss), oppure si legge l’ultimo Roth sul suo nuovo Kindle.

Eh sì.

Vecchi e supertecnologici.

Eppure vecchi.

Sarà un momento, sarà che vedo anche me tanto invecchiata (la pelle, soprattutto la pelle), sarà che il tempo passa anche per loro, non solo per la mia Little e me.

Ma oggi mio padre l’ho visto davvero male. Lento, sconsolato, impaurito dal Covid.

Mentre mia madre la sento sempre più acida, autoconclusiva in un certo senso, dimentica le cose per ricordarsi solo ciò che la aggrada (quindi non me).

Magari è solo questo momento mio, che ho la percezione del mondo in nero.

Magari invece stanno invecchiando sul serio e devo iniziare a farmene una ragione: non sono più da anni i miei genitori (fonte di consigli, simbolo di protezione eccetera), ma da qui a essere io la loro badante a tempo sperso ce ne corre.

Ma soprattutto, come si fa a bilanciare le cose? Come si può essere figlia comunque (facendo la parte della figlia) e prendere anche il ruolo opposto, quello di assistere?

Ho paura che non mi ci vorrà molto a scoprirlo…

 

 

E quindi ieri…

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…era (di nuovo) il mio compleanno. Ormai sono nell’ordine del 40 e più. Cintura nera, primo dan.

Devo dire che è stata una giornata di probabilità e imprevisti.

Le probabilità erano per lo più del lavoro: turno massacrante e infinito, ma che devo dire è volato grazie alla mia collega. Sulla lavagna del Ristorante ha scritto appena arrivata Auguri Moon! , e in tutto il giorno non ha perso occasione per ricordare a tutti di farmi gli auguri: un traguardo è un traguardo, vecchietta, ha commentato. E così la giornata è passata con la classica domanda: quanti anni fai?

14!

Sì, per gamba!

Magari

E poi è stata la volta degli imprevisti. Tipo la visita a sorpresa di mio padre all’ora di pranzo. Ora, mio padre non vive vicinisssimo, un’ottantina di chilometri da casa mia, e inizia ad avere più di 70 anni, quindi, beh, non è nemmeno più di primo pelo. Mi sono resa conta che sta invecchiando, oltre che ingrassando pericolosamente, e i suoi riflessi non sono più quelli di un tempo. anche il suo cervello è diventato più pigro e ora si concentra molto su cose che mi fanno fare fatica a riconoscerlo: il meteo, le fake news, le amministrazioni comunali… tra poco sarà uno di quei pensionati affacciati oltre le recinzioni dei Lavori in corso, teso a giudicare il buon andamento della spesa pubblica.

Ma insomma, nonostante questo, il fatto che mi abbia fatto una sorpresa (e un bel regalo) mi ha reso felice. Mi rendo conto che per lui è stato un piccolo sforzo. E per me lo è stato il selfie che ha preteso con me, rubato nella mia micro pausasigaretta, dove sfoggio un sorriso tiratissimo: chissà cosa hanno pensato gli amici a cui lo ha inviato…

E dopo un pranzo di fine turno al Ristorante che, come ha detto Micro(bo), Ma che è, Natale? (eravamo tutti, più mio padre, 8 quindi. Ho messo le tovaglie vere, niente tovagliette di carta, e i bicchieri da vino per brindare. Mancava il dolce, ma tanto io sono a dieta…), proprio mentre stavo per tornare a casa (erano quasi 11 ore che stavo lì dentro), è arrivato il secondo imprevisto: il Mentore.

Il Mentore ha letto il blog e ha deciso che la parola Eliminazione non faceva al caso suo. Nostro, anzi. E devo dire che parlandone con lui, beh, mi tocca dargli ragione. Devo dire che il suo, di regalo, è stato graditissimo: mi ha tolto da una fissa un po’ bambinesca (che io invece ho reputato da persona matura)e ha riassestato un equilibrio diverso. E quindi no, nessuna discussione, nessuna spiegazione, solo una chiacchierata tra amici, un aggiornamento tra le cose, qualche risata di gusto, un bell’abbraccio. Eravamo stanchi entrambi, per motivi diversi, ma mi ha fatto bene.

E quindi sono uscita dal Ristornate dopo più di 12 ore di soggiorno e ho raggiunto l’Amico Speciale a casa mia (che nel frattempo aveva fatto le sue cose da maschio: stuccare e imbiancare il suo nuovo appartamento). Siamo usciti a festeggiare, cena al ristornate messicano, io in una nuvola di semi incoscienza che solo l’entrada extra piccante ha un pelino dissolto, lui con ancora qualche macchia di vernice sulle mani, mi ha stretto le mani sopra il tavolino e mi ha detto: vecchietta!(ieri mi è toccato spesso questo appellativo, lo so…) Il tuo regalo arriverà prima delle fine del mese. E di nuovo, ogni volta, penso che lui non ha mai fatto regali, che non è il suo stile, fare regali per le ricorrenze, lui è Il matto (come lo chiama sua madre). Ho sorriso. Ed ero felice. E allora ha ragione la mia collega quando, mentre gli parlavo di lui, a un certo punto ha gridato: Capo!! Abbiamo perso Moon! E vabbè, mi avranno persa, ma io non mi sento affatto perduta.

E Little Boss? Nulla. La chiamo alle 6 del pomeriggio e mi fa, prima di dire Pronto: lo so, ma io gli auguri te li voglio fare di persona! E vabbè, crediamole… tanto oggi non mi scappa. Abbiamo l’appuntamento per mettere l’apparecchio di mattina e nel pomeriggio andiamo in Città a vedere una mostra sui Futuristi. È il mio compleanno, no? Decido io come festeggiarlo.

E quindi la giornata si è conclusa prima delle dieci, mi sono trascinata fino al letto, mi sono buttata addosso all’Amico Speciale, ho iniziato a vaneggiare su cose improbabili che nascondo nel cassetto sotto al letto e gli ho chiesto: mi racconti una storia? La cosa incredibile è che lui l’ha fatto. Ma io ho ascoltato solo le prime parole. Stavo già dormendo.