Bollettino di guerra numero…

Potevo decidere: fare l’eroina e buttarmi sul divano (questo riferimento è alla pubblicità tedesca di seguito: qui), oppure fingere di rendermi utile ribattendo al pc la lista degli allergeni del Ristorante (che da anni aggiorniamo a mano). 

Il mio spirito del dovere (leggi: noia) ha scelto la seconda. 

E mentre sono lì che batto e batto penso a quanto sono fortunata, io, in una regione che in una settimana ne ha viste di tutti i colori (dal giallo all’arancione al rosso: in sette giorni sette) ancora lavoro. Lavoro. Si fa per dire: due, tre, quattro ore quando sono fortunata. Passo il mio tempo a imprecare contro il polistirolo dell’asporto per il cappuccino (che si incastra), a chiedere all’anima solitaria di turno Come va da te? Tanti contagi? Ah, tuo fratello? E come sta? (Poi il mio cervello dilaga: quando sarà venuto, suo fratello, l’ultima volta al bar a prendere il cappuccino? L’ho toccato? Mi ci sono avvicinata? , ma questa è un’altra storia). Poi mi metto a pulire: spolvero polvere inesistente, strofino tazze non più toccate, spazzo un pavimento che ci potresti mangiare. Ogni tanto mi invento lavori nuovi: ma sarà il caso di rifare i baci di dama?, chiedo al mio capo. Lei mi guarda sconsolata mentre se ne sta lì davanti al tablet e mi indica la vetrina piena. Va beh, le dico, non li cuocio, li abbattiamo e li teniamo in congelatore pronti. Pronti per cosa? Per natale? Quale natale? Ma almeno per un’ora le mie mani lavorano (9 grammi per ogni guscio, li peso uno ad uno e formo la pallina di impasto da abbattere). Poi, inoltre, ho sporcato, quindi devo anche ripulire: altro tempo sottratto al divano. 

Quando esco e sono solo le dieci di mattina mi prende il panico: Little Boss è a casa a fare la Dad, se torno a casa devo restare pure zitta, che casa mia è un buco open space. Allora ecco che mi invento la lavanderia, la spesa, una passeggiata. Ma c’è ancora il pomeriggio, damn! Allora eco che due giorni fa ho scovato la lista degli allergeni del Ristorante, l’ho guardata e ho detto: ecco, un lavoro da fare nel pomeriggio! Perfetto! 

Poi ho visto pure i biglietti da visita, a cui manca il nuovo numero di cellulare: altro lavoro pomeridiano. 

Non so oziare. Cioè, intendiamoci, lo faccio eccome, ma mi deprime. Dopo l’incubo del primo lockdown ho il terrore di tornare a quella condizione di inattività perenne. 

Il guaio, per una come me, è che non sono capace di scrivere. E neanche leggere. Lo chiamo Disturbo Neurologico da Covid (DNC), una sindrome che mi impedisce di concentrarmi sulla finzione.  Leggevo poco fa a proposito della teoria dei Quanti grazie a un libretto di Rovelli che sottintesa, compresa nel pacchetto, c’è la teoria che la realtà esiste solo se c’è interazione tra molecole. Certo. Io, essendo un’ignorantona in materia, manco ho seguito la storia del bosone con la dovuta attenzione, posso trarne le conseguenze che voglio, da umanistica non scientifica: la realtà è quella con cui sei capace di interagire in un dato momento. E io ora interagisco solo con una dannata pandemia: anzi no: è lei che interagisce di continuo con me, non lasciandomi spazio per altro.

Ecco che ho mollato pure il corso di scrittura che provavo a seguire on line. Tanto non leggo, non scrivo, fatico a seguire…che lo faccio a fare? (senza contare il resto, ma questa è un’altra storia). 

E allora passo i pomeriggi a inventarmi lavori inutili, un portacandele con un vecchio Cd, l’ennesimo acchiappasogni, smonto il forno per capire perché non va la luce (l’Amico Speciale non viene a casa mia per via del Covid), cerco per ore la soluzione del malfunzionamento del wi-fi ringraziando il cielo di averlo, così una giornata è andata. 

Guardo, la mattina, i miei clienti fare colazione sul cofano della macchina: una nuova generazione di homeless. 

E tutto ciò mi fa tanta tristezza.

Forse è per questo che ho già fatto l’albero di Natale.

Quest’anno ci vuole più Natale, per tutti. Più a lungo. Più forte. Più luminoso. 

Ho ancora un’ora di eroismo prima di cena: forse mi guardo Piero Angela, giusto per tuffarmi nell’infanzia. Se mi raccolgo in posizione fetale Little Boss, con il suo sorriso, mi farà tornare in posizione eretta. 

Good luck a tutti

9 pensieri riguardo “Bollettino di guerra numero…

    1. Nel mio congelatore c’entrano si e no due pizze congelate… lo so che devo traslocare, ma non posso fare nulla per ora perché non ho il posto dove mettere eventuali scatole che farei… e poi a parte i libri, vestiti e qualche piatto non ho altro da inscatolare… contando che me ne vado a marzo sarà presto?

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    1. Più reattiva di così? Sono l’eroina del nuovo millennio! La coperta è il mio mantello e i calzini i miei stivali (come quando io e mia sorella giocavamo da bambine)

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