Googol=10 alla 100

Vediamo…

Musica?

Ce l’ho.

Sigarette?

Ci sono.

Pc? 

Acceso.

In realtà ho cannato un appuntamento, stasera (con Wal, ma ti ribecco su Raiplay), perché, inaspettatamente, l’Amico Speciale nel pomeriggio non lavorava e mi sono dedicata alla visione di un film splendido, che non dovrebbe mai mancare nelle videoteche di nessuno nessuno, soprattutto in questo periodo: Freddy vs Jason. 

Un cult movie, un bel riassuntone delle cazzate che ci siamo visti noi Millenials (dice Little Boss che io sono una Millenials) da ragazzini. 

E siccome la serata era allo scazzo già da prima, abbiamo voluto finirla con una ricerca su Google.

Ora.

Le ricerche su Google sono un passatempo recente, un modo per noi ossessivo compulsivi maniaci del controllo di far finta di sapere le cose quando la nostra fonte è (se va bene) la Wiki. 

La domanda del secolo era: perché viene la lanugine ombelicale?

Sono onesta: non avrei mai creduto di trovare qualcosa sul web. No, non è vero: lo speravo.

E invece…

E invece c’è un tizio che ci ha fatto pure una ricerca universitaria. Un certo Karl, in Australia, nel 2001. E siccome l’Australia deve essere un paese prolifico per la lanugine, un altro tizio, un certo Graham, per circa 20 anni ha raccolto e conservato la propria lanugine ombelicale. A scopi scientifici, dice lui. Posso vomitare? Ok.

Se comunque volete togliervi la curiosità, la lanugine ombelicale è (ovvio) un accumulo di fibre dei vestiti che si concentra nella cavità. Non mi pare che ci sia da perder soldi per farci una ricerca scientifica. E se siete donne e vi chiedete perché voi, invece, non l’avete, non c’è certo bisogno di essere Sherlock per capirlo: non abbiamo peli sullo stomaco. E non dico in senso metaforico. 

Ciò che mi sciocca è che qualcuno abbia davvero fatto partire una procedura per studiare il fenomeno. E, soprattutto, che qualcuno abbia acconsentito a far fare la ricerca…

E che il signor Graham sia entrato nel Guinness dei primati. 

Primati: ragioniamo su questo termine. 

Ma c’è ancora una cosa che mi risulta più scioccante, se possibile: ma che cazzo faccio del mio tempo libero se faccio ricerche su Google sulla lanugine ombelicale? 

Ormai Google è una droga per me. Ho un dubbio? Chiedo a San Google. Cerco un numero di telefono? Google. Devo ricordarmi del dentista? Google calendar. Ho un corso di scrittura on line? Google meet. Le ricevute dell’affitto? Su Google drive. Il Ristornate? L’ho messo personalmente su Google my business. Devo andare a Roncolla? Google maps. E Google earth per verificare. 

Non è Google in sé che voglio demonizzare. Se non ci fosse lui ci sarebbe altro. E altro c’è, nel web. Io sono altamente tecnologica: pago tutto tramite Home banking, faccio acquisti su Amazon e Ibs (tanto che per il mio compleanno i miei colleghi mi hanno regalato un buono Amazon), ho fatto pure la Pec per chiedere i contributi del comune, guardo Netflix, Amazon prime video, ascolto Spotify (come ora), chiamo Siri per farmi rimettere il timer per cuocere i biscotti in forno a lavoro, chiedo a Youtube le ricette… mi stoppo perché potrei continuare a oltranza. 

Mi chiedo cosa sarei senza internet e vari device. Questo compreso. 

Riuscirei a riadattarmi? Perché io mica sono nata con questa roba qui, io le ricerche le facevo in biblioteca, telefonavo dalla cabina con la scheda telefonica da 10 mila lire (che se chiamavo da casa gli amici i miei si incazzavano), scrivevo a mano, avevo l’Atlante statale dell’Italia in casa, l’elenco telefonico, l’agenda dei numeri accanto all’apparecchio grigio di bachelite, e la gente la incontravo al bar (poco, però, che io sono sempre stata riservata, diciamo così).

Riuscirei a riadattarmi?

Boh.

Però sono onesta: mi piacerebbe scoprirlo. 

7 pensieri riguardo “Googol=10 alla 100

  1. Sì. Ci sapremmo riadattare benissimo, ne sono convinto. Parlo anche per me che sono nella tua stessa situazione. Perché noi ci siamo nati senza tutta questa roba che, però bisogna ammetterlo, è fottutamente comoda.
    Ps: mi hai dato buca e “questa forse non te la perdono” (cit. R. Vecchioni).
    😜😜😜

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  2. Se si tenta di stare qualche giorno senza connessione, si gira per il mondo con la sensazione di aver perso un braccio. Di non essere completi. Poi, però, superata l’anomala fase di astinenza, pian piano ci si abitua.

    Finché non ci si ricasca, fatalmente.

    Piace a 1 persona

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