Dein Mann isst das Insekt

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Ho sentito di recente, in un film, questa frase: gli oggetti sono importanti in tempi duri.

Sempre stata d’accordo. Gli oggetti hanno la vita che decidiamo di dargli, hanno l’anima che scegliamo per loro, diventano le persone che non possiamo vedere, i ricordi che non vogliamo dimenticare.

La compagnia degli oggetti è quasi l’unica che posso avere in queste lunghissime giornate fatte di solitudine, anche le telefonate diventano spesso un riverbero, sarà che non c’è mai davvero nulla di nuovo da dirsi, riflettiamo come specchi ciò che leggiamo sui giornali o ascoltiamo in tv. Tutti connessi a un unico grande problema.

Sono sempre stata d’accordo, dicevo, eppure ci sono momenti che perfino gli oggetti perdono di senso, si smaterializzano, non hanno più poteri.

Questo è uno di quei momenti.

Sarà perché ogni gesto in questo periodo sembra sovrumano, solo andare a fare la spesa richiede due ore di attesa per il proprio turno, all’interno devi schivare le persone, ogni acquisto viene fatto in fretta (e spesso senza leggere attentamente il prezzo) perché sei in pena per tutta la gente che è ancora fuori, la mascherina non ti fa respirare, i guanti ti fanno sudare e si attaccano agli adesivi con il prezzo della frutta, le persone intorno a te sono tristi e tu pure, tra l’altro. Tristi, preoccupate, nevrotiche (soprattutto se stanno lavorando). Poi torni a casa, scarichi la spesa (buste belle piene e pesanti, che a fare la spesa mica ci vai ogni due giorni), fai una rampa di scale e appena arrivi in cima hai il fiatone, nemmeno tu avessi fatto la maratona di New York, perché ( e sì, cara Ale, hai ragione, va detto) stiamo assistendo anche un po’ all’apocalisse dei corpi, che se ne stanno fermi quasi 24 ore al giorno da un mese e anche fare una rampa di scale è uno di quei gesti che sembrano sovrumani.

E in mancanza di allenamento del corpo proviamo almeno ad allenare altro. Come le nostre capacità in cucina (le torte e il pane sono diventati simboli dell’hashtag #iorestoacasa), la capacità di leggere un libro che sembra un dizionario (io non mollo, non mollo, sembriamo dire a volte). Magari cerchiamo di imparare un’altra lingua, una difficile però (mica l’inglese o lo spagnolo e basta), che so, il tedesco, con la cupezza di ogni suo termine, con una grammatica che avevi dimenticato dai tempi del liceo. Certo va detto che le frasi che costruiscono in questi corsi a volte sono alienanti e se imparando l’inglese ti trovi di fronte a cose tipo: i miei pantaloni sono arancioni (la risposta può essere solo una: il tuo gusto in fatto di abbigliamento è davvero discutibile), imparando il tedesco invece leggi: tuo marito mangia l’insetto (e qui il raccapriccio è massimo. Puoi solo soprassedere e ringraziare il cielo di non aver conosciuto di persona chi ha scritto queste frasi).

E certo che scrivere tutto questo non in prima persona aiuta, e certo che potreste leggere tutto in prima persona.

Ma oggi avevo bisogno di prendere le distanze da tutto, soprattutto dalla mia vita.

 

 

6 pensieri riguardo “Dein Mann isst das Insekt

  1. Mi ha fatto riflettere: agli oggetti non ho mai dato molta importanza, né prima ma nemmeno ora, devo concentrare le forze che ho su me stesso (non per vanità ma per necessità). Forse in qualche momento si sente ancor più il bisogno di concentrarsi su sé stessi, come le foglie che si chiudono per non disperdere linfa vitale. È uno stato particolare, come mille altri che ognuno di noi ha passato, e come gli altri passerà anche questo.

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    1. Non a caso esiste il correlativo oggettivo. Ma sì, sono d’accordo con te: concentrarsi su se stessi è necessario ora… solo che io avverto una tale banalità, a volte, al concentrarmici. So che in realtà nessun soggetto è scontato. Ne’ banale in se’ per se’. Ma la mia realtà appare proprio così: banale, scontata. Inutile.
      Passerà, certo. Ma questo non ci trattiene dal doverla vivere

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