Il lato oscuro della Coronaquarantena

 

 

Stamani non ho intenzione di portarvi qui, a casa mia. Ma nelle case degli altri.

In questi giorni i social sono diventati, se possibile, ancora più attivi. Come dice l’Amico speciale, tutti a postare il pane fatto in casa e i figli che giocano a carte. Io compresa, mica mi voglio togliere dalla mischia. I miei profili social non rispecchiano quasi nulla di quello che sono, forse qualcosa di quello che appaio, ma no, non sono io in quelle foto. Credo di essere una dei tanti, i social sono solo vetrine dove abbiamo la possibilità di mettere quello che più ci piace di noi, solo quello che vogliamo mostrare.

Ma poi c’è il resto.

In mezzo a tutte queste foto di persone allegre e campi deserti non troviamo però quelle delle donne che, costrette a casa con i mariti, subiscono violenza.

La Casa della donna della mia Città stamani mi informava di aver ricevuto ben 65 telefonate in una settimana. 65. 65 donne che non sanno come poter tirare avanti, chiuse dentro una prigione, senza possibilità di fuga.

Ora, se state pensando alla violenza il primo pensiero che avrete sarà quello della donna presa a martellate dal marito. Beh, ecco, quello. E però molto altro. La violenza non è fatta solo di calci e pugni. C’è la violenza psicologica, quella economica, forse la più diffusa.

Non è passato molto tempo dalla volta che ho incontrato un’amica di mia madre. Era passata per prendere un caffè e far due chiacchiere, io e Little eravamo lì per caso. Mi chiede se sono sposata, io le do la risposta di rito: separata. Lei mi guarda un po’. Sorride. Mi dice che lo capisce, che non è la solita vecchietta che va in giro a diffondere il verbo della Sacra Famiglia. Che forse, se fosse nata in un altro tempo, il mio, avrebbe fatto anche lei quella scelta.

 

Ho passato tutta la mia vita al comando (ha usato questo esatto, di termine) di mio marito: lui ordinava e io obbedivo. Prima funzionava così, almeno qui. Appena sposata io stavo a casa e lui lavorava. Una coppia normale. Solo che i soldi li amministrava solo lui. Dalla sua busta paga, ogni settimana, mi dava i soldi per fare la spesa e alla sera controllava quello che avevo preso e quanto avevo speso. La mattina, mentre andavo a fare la spesa, mi capitava di passare davanti a un negozio di biancheria, magari. Vedevo delle belle lenzuola che avrei voluto comprare, o una coperta. Ma quando chiedevo dei soldi a mio marito per queste cose lui mi sgridava, dicendo che non avevamo bisogno di altre chincaglierie. Così io rinunciavo. E rinunciavo. Ma lui…lui non che non rinunciava. I soldi erano suoi, diceva, e ci poteva fare quello che voleva. Allora iniziai a pensare di cercarmi un lavoro. Ma lui non voleva. Chi avrebbe stirato le sue camicie? E chi avrebbe cucinato per lui? Mi sentivo in trappola. Non era certo questa la vita che sognavo una volta sposata. Ma ero debole. E, come tante di noi al tempo, mi sentivo senza alternative. Così ho vissuto gran parte della mia vita. E vivo così ancora oggi, con i miei figli che, oltretutto, mi disprezzano per quello che faccio. Perché ancora gli obbedisco.

 

Non ho potuto fare altro che ascoltare in silenzio. Io, quella donna, l’ho sentita.

Era violenza? Certo che sì. L’unica differenza è che ci sono stati tempi in cui queste cose erano comuni, tanto comuni da farti sentire nella media. E quindi dal farti desistere dal fare alcunché.

Che il matrimonio sia solo un atto di amore possono pensarlo solo le stupide Moon come me: per la maggior parte dei casi (grazie al cielo non tutti) è solo un contratto di affari.

Gli equilibri già instabili prima della Coronaquarantena oggi sono messi a dura prova. Le donne sono le più colpite (anche se certo non sono le uniche).

La cosa mi tocca tanto? Eh, sì, mi tocca  perché a modo mio ci sono passata. Perché anche io ho fatto quel numero rosa. E pur continuando a pensare che le croci si fanno con due pezzi di legno e che quindi la responsabilità sia stata anche mia che mi sono messa in condizione di subire, non posso fare a meno di pensare che non tutti possono trovare la forza, non a tutte può scattare quella molla. Se la mia non fosse scattata sarei ancora lì. E in questi giorni la mia vita sarebbe stata un inferno.

 

14 pensieri riguardo “Il lato oscuro della Coronaquarantena

  1. E poi ci sono quelle donne che criticano gli uomini che non si sanno impegnare (perché, anche se è incredibile a dirsi, pure alcune donne sono capaci di perpetrare “violenza”) e che sono diventati incapaci di mettere su famiglia.
    Io dico: al primo segno d’incompatibilità, molto meglio darsela a gambe.

    Piace a 2 people

    1. Io non condivido il Primo segno e nemmeno il Darsela a gambe, ma approfittarsi di una persona debole, uomo o donna che sia (o peggio, minore), dovrebbe essere punito (e io non credo neanche nelle punizioni!)

      "Mi piace"

  2. Brutta storia, e questo succede 1) perché c’è la NON certezza della pena in caso di denuncia, 2) la paura economica oltre che di quella fisica, 3) la “vergogna” di quello che potrebbe pensare la gente (questo vale sopratutto per le donne più avanti con l’età).

    Solo poche hanno la tua tenacia e fortuna, purtroppo aggiungo, quando dovevano e potevano essere molte di più.

    Piace a 1 persona

    1. Ti rispondo io: ci si può fare, senza strafare, ma si può mantenere una figlia anche senza mantenimento dal padre. E io ho uno stipendio minimo… basta organizzarsi. Io, quelle lenzuola, me le posso prendere se mi va. Magari risparmio fino all’osso su altro. Ho avuto fortuna in tante cose, devo ammetterlo, ma non tornerei mai indietro nemmeno per tutto l’ oro del mondo

      "Mi piace"

      1. Capisco che ci si possa riuscire ma non devono uscire fuori spese impreviste importanti. Io ho l’esperienza di Roma e dintorni dove solo l’affitto ti prosciuga buona parte dello stipendio, ma magari, lontano dalle grandi città la situazione migliora. Resta il fatto che è meglio pane e cipolla che un marito che ti vessa notte e giorno.

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...