Intermezzo: ho tutto quello che mi serve

 

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Credo di aver preso un po’ di raffreddore: un male di stagione, anche se devo dire che pare estate più che autunno. Oggi tutti i clienti del Ristorante hanno scelto di mangiare fuori. Eccicredo: un clima perfetto. Eppure tra poco è Halloween (una festa non festa piuttosto sentita al Ristorante, per motivi quasi strutturali, se così si può dire. Sto cercando nuovi biscotti mostruosi da fare, qualche ricetta spaventosa, torte terrificanti, robe così.  Anche se devo dire che il tempo è uguale a zero. Ma non zero e basta, Zero Assoluto, proprio -273° circa.

Tra le cose che mi assorbono ci sono le solite beghe con l’ex (il periodo autunnale forse influenza, chissà), nuove beghe (non mie, ripeto) per la casa, il trasloco infinito dell’Amico Speciale, la palestra. Ecco, però, quest’ultima, sebbene mi crei ansia per i soldi (sono una madre quasi single e povera), dall’altra parte mi toglie lo stress che riesco ad accumulare durante la giornata. Perché a voi sembra facile fare il mio lavoro, ma il mio lavoro consiste in: servire clienti al banco del bar, fare l’aiuto pasticcera e la gelataia (ma senza aiuto), servire ai tavoli, fare la pizzaiola, all’occorrenza cucinare qualche piatto, gestire i social, gestire le crisi di panico del mio capo per tutto ciò che riguarda la tecnologia (dal computer all’Ipad, dal telefonino all’home banking, da Satispay al palmare per le comande), gestire gli ordini di alcuni fornitori e, soprattutto, gestire i clienti. Ho un lavoro a 365°, una mansione che non è una mansione, in pratica sono una che sa fare tutto senza essere specializzata in nulla (gelato a parte, dove di sicuro sono la più specializzata lì, ma non certo un genio).

Quindi, ecco, il raffreddore credo sia giunto per un calo delle difese immunitarie dovuto. Nonostante la dieta, nonostante la palestra, ecco, ci si ammala perché una volta usciamo senza giacchetta, perché sudiamo freddo in un momento di paura, perché dopo 10 ore di lavoro, per amore (non so come altro definirlo) ci mettiamo a pulire le mattonelle del bagno di un Amico (Speciale) che trasloca. Le difese immunitarie si abbassano quando ci danno una brutta notizia, quando ci rendiamo conto che tra poco è il compleanno del proprio padre e non si sa davvero più cosa ama perché non ci parliamo davvero da tantissimo tempo, quando guardiamo il conto corrente e facendo due calcoli ci rendiamo conto che arriveremo al dieci del mese quasi puliti, quando le giornate sono grigie e non hai preso l’ombrello, quando qualcuno scrive una recensione del cazzo sul tuo lavoro, nonostante il sangue che ci metti.

Ma poi ci sono le scorte. Le scorte, non dimentichiamole mai. Stamani, mentre viaggiavo verso il lavoro pensavo a quanto io riesca a fare nonostante sia, effettivamente, sola: riesco a mantenere me e mia figlia, riesco a farle vivere una vita molto più piena della mia alla sua età, riesco ad arrivare a fine mese nonostante qualcuno se ne strasbatta, riesco anche ad aiutare mia madre, riesco a dare amore, assoluto per Little Boss, sempre, ci sono ad ogni difficoltà, all’Amico Speciale, ho rivoluzionato la sua vita (e non è un modo di dire), riesco nel mio lavoro, riesco con gli amici, dove e quando posso. Le mie scorte sono qui. Mi ci nutro quando sono stanca.

E ok, mi nutro anche di grassi, quello sempre, i formaggi nonostante la dieta non mancano mai al mio desco.

C’è quindi una parte di me che è abituata a lamentarsi e che vorrebbe farlo: per alcune ingiustizie della vita, per la fatica che sopporto per tappare i buchi degli altri, per giudizi non dovuti, per mancanze, per.

Ma poi (si vede che l’età entra in gioco) c’è un’altra parte di me che invece si dice: ma alla fine, non va davvero tutto bene?

E sì, ho tutto quello che mi serve. Bella sensazione.

 

 

16 pensieri riguardo “Intermezzo: ho tutto quello che mi serve

      1. Per tutto ciò che sei e che fai, sei una grande Donna e questo non dimenticarlo mai. L’amore che dai, le fatiche ma anche le gioie piccole e grandi che ricevi fanno di te ciò che sei, e di questo devi solo ringraziare te stessa.

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  1. siamo tutti sulla stessa barca (perdonami la banalità), ma sì, abbiamo tutto quello che ci serve. e questa è una gioia incontenibile. ora, per chiudere indegnamente questo commento iniziato con una frase di scadentissima fattura, ti regalo una perla della quale puoi fare a meno: i peripatetici sostenevano che non è felice chi ha ciò che vuole, ma chi non vuole ciò che ha.

    c’ho pensato un sacco, a ‘sta cosa. non sono giunto a una conclusione che soddisfacesse pancia e cervello. se a te va meglio, fammelo sapere. sciao

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    1. Stamani ho letto il tuo commento prima di andare a lavoro… ho pensato alla frase dei tuoi peripatetici. Poi ci ho ripensato. E (perdonami ma mi scappa) siamo sulla stessa barca: nessuna conclusione soddisfacente. Quindi… boh! (Come direbbe il mio collega Osaro)

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    1. Sai … il mio lavoro è proprio fare la tappabuchi in un certo senso. E direi che mi va anche bene questa posizione: sono più difficile da rimpiazzare . E questo lavoro mi serve come l’aria… per il resto, beh, per me ciò che conta è avere un poco di amore. Lo sento In the air, a volte, come dice la canzone. E mi fa stare bene

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