A volte sto anche bene

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La settimana inizia così: una tazza di caffè mentre Little Boss ancora dorme, un salutino a Raschio, una candela alla vaniglia e i mille pensieri che mi affollano la mente.  Ho una To do list zeppa questa settimana, che è l’ultima di lavoro prima delle ferie.

Ho quindi voglia di cullarmi ancora un po’ nel dolce far niente, prima di partire alla carica. Ho voglia di scrivere qui, ancora.

Ho passato un sabato busy, come direbbe la mia Ale, il lavoro mi ha stroncato le ginocchia, ma una promessa è una promessa (mi pare sia anche il titolo di un film, sbaglio?) e ho dovuto accompagnare Little Boss in Città per sostituire il vetro del suo telefono. Trovo molto interessante il luogo verso il quale ci siamo dirette: un buco semi nascosto dove tre ragazzini (proprio: ragazzini) cinesi hanno dato un’occhiata veloce al suo smartphone e hanno detto: sessantacinque, tla mezz’ola. E in mezz’ora in effetti, mentre io, Little Boss e l’Amico Speciale ci deliziavamo il palato con una specie di the con le bolle di gelatina (se mai vi capita di andare in un Bobble Bobble non scegliete il Matcha: fa schifo alla grande, specie con le palline di Tapioca), hanno cambiato il vetro, perfetti, precisi, con la metà dei soldi che mi chiedeva il Centro Apple. Stupefacente.

Dopo questo gran risparmio ho ritenuto giusto invitare tutti per un aperitivo e una cena, quindi dopo un Coca-prosecco-birra ci siamo diretti in un locale da gourmet, adatto alle mie tasche (se voglio andare in ferie le mie tasche devono essere strettine): il mitico Mc Donald. Erano anni che non ci andavo, credo di averci portato Little Boss solo due volte e lei se ne ricorda solo una, quindi la prima volta mi sa che più che mangiare ha giocato con lo scivolo lì fuori, con grande guadagno per la sua salute. Mentre eravamo in fila, due ragazzini (l’età sarà stata quella dei cinesi del negozio) si sono fatti portare al tavolo ben 20 cheeseburger. Interessante modo di passare il sabato sera, ha detto l’Amico Speciale. Ma loro sembravano felici di quella pseudo sfida spacca stomaco. Lo sembravano un po’ meno quando io e Little Boss gli siamo passate davanti dopo una ventina di minuti per andare in bagno. Mi sono fermata davanti alle carte unte e appallottolate, erano quasi alla fine: come va ragazzi?,ho chiesto. Insomma…, ha risposto uno dei due. Tranquilli, domani sarà peggio,ho concluso. Dalle loro facce nauseate credo di non aver sbagliato oracolo.

Il sole ancora non era calato, e Little Boss fa: andiamo a giocare a bowling?

Di nuovo, sono anni che non gioco a bowling, ho pensato. E qui la conclusione è partita da sé: sono anni che non fai un cavolo di nulla!

In pratica la sala da bowling l’abbiamo aperta noi, se la russa che la gestisce mi dava una scopa sono certa che le avrei dato una mano. Che nomi mietto ragazzi?, ha chiesto poi. Mi fa sempre un po’ strano sentir parlare un russo, sembra a volte la caricatura di se stesso (un po’ come i cinesi di prima), solo che mi ributta anche negli anni ’80, in mezzo alla Guerra Fredda, e mi aspetto sempre che ne esca fuori uno scontro tra spie in stile James Bond.

Drugo, Bunny e Maude, gli faccio. Mi aspetto che qualcuno, se non lei almeno il tizio che ci dà le scarpette, colga la citazione. Ma non siamo in una sala da bowling? Possibile che nessuno, qui, abbia visto Il grande Lebowski?

A quanto pare no, visto che il tizio quasi si incazza a sentir nominare Drugo. Niente Drughi, qui! La porta è quella!

E ora siamo pari, perché come lui non ha colto la mia, di citazione, io non raccolgo la sua. Ci vuole l’Amico Speciale per spiegarmi che i Drughi sono i tifosi della Juve. Abbiamo incappato in un Interista, si vede. Maledetto calcio…

Chiarite le cose ripeto quattro volte Bunnyalla russa. Vanny?, chiede. No, Bunny, con la B di Bologna. Ah, come il coniglio!, mi fa lei. Mi arrendo. Mi becco il nome del coniglio sullo schermo. Accontentiamoci.

Little Boss rischia di rompere la pista un paio di volte, io invece pensavo peggio, un paio di Strikeli infilo (ma mai quanti i miei Gutter), con il risultato finale che, ancora oggi, mi fa male il gluteo sinistro e il braccio destro: una vera campionessa! Alla fine vince Drugo, come da copione. Magari se mi davo il nome di Jesusavevo qualche possibilità.

Più tardi l’Amico Speciale mi scopre a guardarlo mentre sorrido.

Che c’è?, Che sorridi?, mi fa.

Niente. Ah, che risposta fastidiosa. La dico apposta. Ma poi non reggo e gli dico:

È che sto bene.

E questo è il massimo della dichiarazione che posso fargli al momento. Ma lui lo sa. E restiamo abbracciati fino a che Little Boss non ci dice: mi fate venire il diabete!

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