Siamo quasi a un anno di blog e tiro qualche filo perché è un sabato pomeriggio pigro e caldo

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Tra sei giorni sarà un anno che ho aperto questo blog.

L’ho aperto per un motivo preciso, per farmi passare una super mega cotta simil adolescenziale per un tizio di nome TDL (Tizio Della Luna). Ma nel frattempo sono successe molte cose. Ho incontrato lo Shogun. Poi lui è sparito,talmente beneche ora ho quasi l’impressione di essermelo inventato. E dopo due storie che io credevo d’amore ho realizzato una sola cosa: che l’amore ancora non ho capito cosa sia, come trattarlo e soprattutto come uscirne.  Se ne esce benino quando l’altro scompare, si fantasmizza, perché nella tua testa e nel tuo cuore resta solo una cornice come di sogno, e se fai un bel lavoro anche gli oggetti si fantasmizzano. Certo, ci sono cose che restano, ci sono ponti che non cadono. Ma è più facile.

Lo è meno con chi resta e insiste, come TDL, a tirare il gomitolo di lana al gatto. La mia condizione felina a volte mi farebbe venire voglia di prenderlo, quel gomitolo. Il mio corpo ancora qualche volta mi gioca brutti scherzi, ma diciamo che l’ho presa come una nuova condizione. Nulla che abbia a che fare con il cuore.

Perché se c’è una cosa che Ale mi ha detto e di cui mi convinco giorno dopo giorno è che amare è una scelta.

Sbagliata, nel mio caso. Ho un certo radar che chissà dove si nasconde, forse tra la scapola e la spalla, che mi indirizza verso gli uomini sbagliati. Che poi, sbagliati… mica è del tutto vero. Solo che a me piace ancora pensarlo, che esistano uomini giusti e uomini sbagliati, che se sono giusti tutto è facile e se sono sbagliati si vede subito. E lo so da sola che è una conclusione del tutto fuorviante, che questo sì che lastrica il sentiero di mattoni gialli di difficoltà e infelicità, perchè dentro di me credo alle favole. Tutta colpa di Jane Austen, diceva un libro. È che essere realista non è che mi piaccia sempre sempre. Ogni tanto godo anche a sognare di credere, a sognare di fidarmi, quando in realtà faccio sempre più fatica.

E così la mia vita si allunga, senza allargarsi, come ricordava Non mi ricordo più chi.

Spezzare la corazza, che metto e levo senza alcun senso logico, non è poi così facile.

Ho iniziato dicendo che i 365 giorni iniziali sono quasi passati. E sì, sto meglio, ho una vita che alla fine mi sembra quasi normale, che poi alla fine è l’unica cosa che ho risolto davvero in questo ultimo anno: il mio conflitto spazio-armadio.

Ma siccome sono io… qualcosa mi dice che non sono in zona sicurezza. Che non mi posso rilassare. Che non mi devo rilassare, soprattutto, che devo stare attenta, che ricadere nel sonnambulismo cronico della non vita (che, appunto si allunga senza allargarsi mai) è un attimo. Dove i giorni sono tutti uguali, dove le cose sono sempre le stesse, dove io non sono altro che un corpo che cammina, lavora, fa l’amore, mangia.

Qualcuno dice che la vita senza quella follia scioglimembra che è l’amore non ha senso. Qualcun altro lo rifugge (e capisco ora perché). C’è chi lo vive e ne è felice.

Io, devo dirlo, la differenza l’ho notata. In me, dico. Ma non so se fosse davvero una cosa positiva. A conti fatti ho sofferto davvero troppo per augurarmi di innamorarmi di nuovo.

Che è la frase più triste che un essere umano posso scriversi…

19 pensieri riguardo “Siamo quasi a un anno di blog e tiro qualche filo perché è un sabato pomeriggio pigro e caldo

  1. io credo che sia sparito talmente-bene perché ha trovato un “fuori di qui” scritto papale papale in fondo ad un post … e ha rispettato. Po’ esse?

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  2. Hai camminato, ti sei dovuta fermare, qualcuno è cresciuto con te, qualcun altro ti accompagna, qualcuno l’hai lasciato alle spalle e qualcuno ancora ti attraversa la strada. Non so se tu abbia scelto una direzione e in fondo credo che nessuno di noi ne abbia il controllo. Ma hai imparato a fare il gelato e quello verrà con te. Vivi, impara e le cose accadono e l’amore ci piove addosso. Chissà perché, TVB

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  3. sono convinto che amare non sia affatto una scelta; basterebbe dire amami a tutti e magari qualcuno risponderebbe di si. Smettere può essere una scelta. Ma più che altro smettere è la scelta di sottrarsi a qualcosa che non abbiamo scelto ma è successa: come all’odio, alla rabbia. La provi: non scegli di provarla. Puoi scegliere di controllare l’impulso. Ma l’impulso lo senti, nasce da solo.
    Ma le convinzioni sono così.

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    1. Io non so chi ha ragione. Ma poi non è mai stato un argomento interessante per me, scoprire chi ha ragione o torto. Senza contare che su alcune questioni, come i sentimenti, non esistono 𝚛𝚊𝚐𝚒𝚘𝚗𝚒. Esiste il modo di viverli. Io non ho sempre vissuto così l’amore. Anzi. Tutt’altro. Ma poi ci sta che tra 10 anni viva le cose in un altro modo ancora.
      Infine, caro amico gallico, il tema dell’amore è un tema su cui mi dibatto, in modo puramente dialettico, da una vita. E resta così, teorico, nonostante gli accadimenti reali. Un po’ come se fosse qualcosa da definire in teoria. Perché in pratica si fa altro. Ecco, non so se qui mi sono spiegata. Esattamente come nell’altro articolo ci sta che sia rimasta roba incastrata tra le sinapsi. Succede…

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