L’Irrisolto

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Non riesco a dormire.

Un fatto che per molti è una cosa normale. Molte sono le cose normali che per me sono invece straordinarie, come per esempio soffrire il caldo. Di solito io sto al caldo come un pesce sta all’acqua. Invece mi sono trovata in difficoltà di recente.

Lo stesso è per il sonno. Insomma, da quando sono bambina mi sono fatta mancare un sacco di cose, ma mai le ore di sonno. L’Amico Speciale mi ha sempre preso in giro per questo,Basta che tocchi il letto, tu.  E si vede che invece non lo tocco, il letto, quando mi ci sdraio, e passo molto tempo a rotolarmici senza risultati.

Little Boss mi dice che se vado a letto tardi mi gioco il Sonno di bellezza. Beh, io vorrei tanto essere bella, ma giuro che non lo faccio apposta.

Stasera, dopo aver inutilmente tentato di leggere il Manuale più stupido della storia dei manuali psicologici, sono venuta qui per continuare a fare quello che ho fatto per buona parte del pomeriggio: l’ennesima revisione a un romanzo di un amico. Mi ero detta che non lo avrei più fatto, ma non c’è nulla da fare, è una cosa che mi piace, una cosa che stuzzica un lato di me che oltretutto nemmeno apprezzo particolarmente, ma tant’è. Così, invece di continuare il mio romanzo, leggo quelli degli altri e ancora tento di piazzare i miei ultimi racconti sulle benedette riviste on line. Una, ieri, mi ha risposto di no a tempo record: tutto in un solo pomeriggio.

Contando che ne ho piazzati dieci, ormai, in questi anni, e che me restano nella cartella (che ho nominato proprio così: Racconti da piazzare) solo tre, direi che almeno su quel lato non sono stata poi così male. Ostinata, come sempre. Vorrei buttare la mia ostinazione anche nella cartella con scritto Romanzo.

Sulle scuse fantasiose che invento ogni volta per evitare il confronto con quel foglio vuoto di word la più carina di sicuro è, appunto, che fa troppo caldo per scrivere. Ma c’è anche Sono in un periodo di confusione (mi chiedo, da quando ho compiuto 20 anni,  se ho mai avuto un periodo di non confusione, per una storia o un’altra), Ho troppo lavoro al Ristorante, Non sono abbastanza brava, Il romanzo non è la misura per me( e allora perché non scrivi un racconto, diamine?).

Ebbene sì, credo che stasera sia questo pensiero a non farmi dormire. Tanti anni fa risposi alla fatidica domanda da Primo giorno di corso di scrittura: perché scrivi? E avevo una valanga di Perché. Anche oggi sono validi, ma credo di avere paura, semplicemente. Scrivere fa paura. Fa paura perché tira fuori della roba che invece per far filare tutto liscio tendi a tenere nel cassetto. Chiuso a chiave. E con la combinazione.

Mettermi alla prova pochi mesi fa con un racconto nuovo mi ha fatto capire che ci sono conflitti che ancora non ho risolto. Banalmente sempre gli stessi. Eh, beh, ok, sono una recidiva. Ci sono tante cose in cui tento di migliorare, giorno dopo giorno (e, a proposito, secondo il Grande Psicologoche ha scritto il Manuale più stupido della storia dei manuali psicologici, pare che questa sia una dote del tutto femminile, venusiana, per dirlo in termini suoi), ma c’è uno boccone duro che non mi va mai né su né giù, che da oggi chiamerò l’Irrisolto. Cosa, esattamente, non abbia risolto, beh, non lo so.

La logica vorrebbe che invece di averne paura io lo affronti. O almeno, è così che io faccio quando ho paura di qualcosa.

Ma la mia voglia di normalità, in questo momento, è talmente forte che sto facendo resistenza.

Ma siccome questa cosa mi è entrata in circolo, soprattutto scrivendoci ora, stasera, mi sa che qualche passetto in quella direzione dovrò farlo. Un piccolo passo. Alla fine è proprio questo blog che mi insegna che sono lenta, sì, ma se voglio una cosa…

15 pensieri riguardo “L’Irrisolto

  1. Lo psicologo va rigorosamente mandato a cagare.come TUTTI gli psicologi.
    A volte occorre l’umiltà di prendere atto che non tutto è affrontabile. Se hai a che fare con un drago e tu non sei san Giorgio, i casi sono due: o ti fai ingoiare viva in un boccone, o chiudi il drago nella stanza più remota e butti via la chiave. Perché i draghi veri esistono. E SONO IN GRADO DI INGOIARTI. (certo, anche dalla stanza remota ogni tanto li senti ruggire, e non fa per niente bene, ma almeno non riescono a ingoiarti).

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  2. Ci sono momenti della nostra vita che ti ritrovi in una terra di mezzo, fai tutto ciò che devi fare ma nella realtà con la testa non ci sei. Quell’irrisolto in maniere preponderante esce fuori, cresce di giorno e da nervosismo 3 agitazione, cresce di notte e non ti fa dormire. Ti capisco anch’io sono nominata la dormigliona di casa, perché ho un ottimo rapporto con il letto. Purtroppo non ho consigli anch’io in questo periodo mi trovo in questa terra di mezzo. Spero che ne uscirai prima di me! ❤️❤️❤️

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  3. Ciao, si scrive per prima cosa per se stessi, perché ci fa stare bene, se vuoi avere un parere pubblica sul blog qualcosa….. Sul blog di Giovanni Di Rosa da consigli veramente utili a chi come te vuole pubblicare qualcosa. Lui ha appena pubblicato un libro.

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  4. L’irrisolto comunque è un buon titolo per un romanzo. O un racconto. O una poesia. O un biglietto d’auguri. O una lista della spesa. O un menu da ristorante. O come nome per un cane. O per un gatto. Per un coniglio è perfetto. Irrisolto. Potrebbe essere il secondo nome di tutti noi.
    L’irrisolto.
    Coming soon…

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    1. Già… peccato che il mio problema non sia il titolo, ma il Biancone che c’è dopo la copertina. Ma potrebbe essere questo: l’Irrisolto: un libro senza trama e senza finale (non perdo occasione per citare 😁 stavolta è toccato a Checov. Di nuovo)

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      1. Da brava citazionista hai citato il citato perché sai che far citazioni senza citare chi vien citato può compromettere la citazione stessa e sminuire così il suddetto citato. (Specie se chi legge la citazione non ha idea che si tratti di una citazione a meno che la, o il citazionista non citi il citato.)

        Io ho idee per almeno tre romanzi… Quello che mi manca è il tempo. E come sappiamo ne abbiamo sempre meno a disposizione…
        Che palle…

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