Sorellanza

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Oggi ho questa specie di frenesia: ho bisogno di parlare con Ale.

La mia dolce amica del Sottosopra, l’addestratrice di fate e folletti che se ne sta in mezzo ai boschi.

Ma non messaggi, telefono: proprio della sua presenza fisica, ho bisogno. Avrei bisogno. Condizionaliamola, sta frase.

Mi manca terribilmente e parlare di lei me la fa mancare ancora di più. Siamo fatti così, è vero, ci si abitua a tutto, alla fine, anche all’assenza, ma mica sempre, eh. Mica sempre. E quando mi succedono cose strane, cose che non capisco e che so che lei invece può sbrogliare, perché lei è bravissima a sbrogliare le cose ingarbugliate, ha proprio il dono dello sbrogliamento, allora la sua assenza pesa come un macigno. Perché la sua capacità è anche quella di sapere quale strada percorrere per riportare tutto alla realtà, tutto qui, sulla terra. Senza di lei, mi sono resa conto, sono un po’ più alla deriva, mi manca una parte, la parte che mi guarda da fuori, che mi conosce, che percepisce i cambiamenti e sa quali sono veri e quali mi passeranno. È come un gancio. E io oggi mi sento sganciata.

Perché nonostante tutto il mio impegno, tutto il mio dannato studiare, leggere, capire, analizzare, auto analizzare, scrivere eccetera, a volte manco di senso pratico (ma è esattamente questo? Senso pratico? Non so, forse è altro, qualcosa che è legato ai piedi per terra, sì, ma … non lo so, se mi viene il concetto giusto prima di terminare correggerò).

E lei è quella cosa lì, tra le altre mille.

E so, lo so, che sta lassù tra i boschi per salvarsi la pelle, so, lo so che questa è la sua vita e la sua scelta, so, lo so che sono felice che lei stia cercando la sua strada, ma so anche, lo so, che mi manca e alla fine un po’ egoisti lo siamo, noi bipedi.

In questa vita lunare, la nuova vita dopo quella vecchia, le cose si stanno assestando. No, non è vero, non sono le cose, sono io che mi sto assestando. Ho ripreso dei ritmi, ho stabilito obiettivi, mi ci sono voluti anni, ecco, quando dico che riesco a riconoscermi allo specchio, ora, sto dicendo anche questo. So cosa voglio, so dove voglio andare e, nonostante i mille problemi, le difficoltà, i cambiamenti, le instabilità, io sono stabile. O meglio, mi sento stabile. Sento che posso contare su di me, il che non è poco. E ho un sacco di amici, in questa vita lunare, veri, sinceri, vicini in molti modi. E sento che posso contare anche su di loro, sulla mia rete di salvataggio (e spero che loro contino su di me allo stesso modo, ovvio).

Quindi sto bene. E negli ultimi tempi sto ancora meglio grazie a un tizio che viene dal Giappone.

Non mi manca Ale perché sono sola. Mi manca Ale perché è una parte di me.

Ci sono poche cose come la sorellanza.

19 pensieri riguardo “Sorellanza

        1. Quella del reato minore è una legislazione tua, che io non riconosco perché la mia è molto più migliore assai, e in quella il furto di battute, se perpetrato da altri ai miei danni, è un reato molto più maggiorissimo e va punito con settemila randellate, diluibili, dietro congruo pagamento, in sette comode rate (per arrivare a settanta rate, il pagamento deve essere congruissimo).

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          1. No tengo dinero, per cui se hai la voglia e la pazienza di somministrare settemila randellate…
            Però dovrai aspettare che la tua legislazione sia ratificata nel mio piccolo regno in cui, tra l’altro non vige estradizione…
            😎

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          2. Indubbiamente siete meglio del mio articolo, voi due che battibeccate… quindi facciamo così: io continuo a scrivere le mie cose del cavolo e voi commentate ancora così, che è uno spasso 😀

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          3. Secondo me quei due sono amanti (non troppo) di nascosto, altrimenti la cosa non si spiega 😏 e se non lo sono lo diventeranno a breve 😌

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          4. @Moon: il merito è tutto suo, perché è sempre lui che mi provoca.
            Walter: Coooooosa?????
            PS: mi sono accorta adesso che nella fretta di cominciare a randellare mi sono dimenticata di precisare: randellate sulle gengive.

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  1. questo è amore. soffriamo perché ci manca un pezzo di noi stessi. per questo alcuni ci chiedono di farne a meno, di contare solo su noi stessi, di sentirci completi da soli.
    E io me ne sbatto.
    Sono prono alla sofferenza per questo, offro il fianco al più comune dei mali, presentato in più forme.

    Ma quando sei completo, quanto completo sei? 🙂

    Du gust is megl che uan

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