Stato di grazia

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Dopo qualche giorno di assenza il computer era diffidente, non mi faceva entrare. Anche la tastiera ha fatto una smorfia, come un’amante tradita.

La realtà, un po’ triste, è che quando stai bene ti dimentichi delle vecchie stampelle. Il rischio, effettivo, è esagerare: se ti servono delle stampelle, usale.

La felicità è una via, c’era scritto sul muro del mio paese qualche anno fa. Forse la scritta è ancora lì, luminosa di notte. Ma la felicità non è per sempre. Non è sempre. Quello che sto cercando di imparare è fare il pieno: metti nel serbatoio una bella scorta e ricomincia il viaggio della vita. Inutile raccomandarmi non accelerare, lo so, a me ora piace così, vivere, a tutto gas se possibile.

Beh, sì, il mio piccolo viaggio in Giappone è stato bellissimo. I ciliegi erano in fiore, il sushi ottimo, lo Shogun perfetto. In pratica ho vissuto un’altra vita, tornare a casa mi ha stordito come il jet lag. Ma non mi ha reso triste, il distacco. La teoria di Fare il pieno la sto iniziando a capire, si vede.

Tornare a casa ha voluto dire anche vedere l’Amico Speciale. Che è tornato alla fase Non voglio vederti per un po’. Stavolta è stato meno traumatico il suo gettarmi addosso la rabbia, la sua pacca sulla spalla per salutarmi andando via, il suo sguardo freddo. È come quando sai che una persona è malata e poi muore. Te lo aspetti. Ti addolora, ma ti sei abituato. La malattia ti ha abituato alla morte. E così anche la malattia della nostra relazione mi ha reso possibile superarne la perdita. Sapevo che prima o poi doveva andare così. Non si può sempre giungere a un compromesso. Ho imparato moltissimo da questo: non si può sempre aprire e qualche volta nelle scatole le persone ci vanno messe. Tutto ciò deriva da un mio atteggiamento (una tendenza di comportamento) tenuta dopo la separazione con il mio ex: dopo anni di catene (imposte e autoimposte), scatole in cui mettere definizioni e paletti piantati a delimitare relazioni, il mio cervello ha detto stop. Ho scovato e aperto tutte le scatole, tolto tutti i paletti, spezzato ogni singola catena. Tendenzialmente, certo. Una cosa che ho fatto in maniera inconscia, una cosa della quale mi sto rendendo conto solo ora. Si vive in tanti modi, dico sempre. E io ho voluto prendermi alla lettera (nel mio microscopico mondo lunare, ovvio) e l’ho fatto. Senza guardare, senza ascoltare. Guardando e ascoltando solo me. Credevo che bastasse dirlo, che bastasse essere onesti per evitare il dolore degli altri, qualcosa del tipo: ma io ti ho avvisato. Maniavantisti di tutto il mondo: il maniavantismo non è sempre la soluzione. Avvisare non serve. Bisogna solo avere il coraggio delle proprie azioni, tentare di vivere senza paura e accettare (accettare!) di essere persone in grado di far del male. Imparando, magari. Mettendo un + per ogni esperienza.

Lo sforzo di vivere senza paura per me è grandissimo. È qualcosa per la quale non sono allenata.

Ma qualche obiettivo bisogna pur darselo…

Il Moonverso si stava muovendo mesi fa. Mi ha dato un po’ di mal di spazio anche di recente. Ora invece sento che il suo movimento è come un cullare, qualcosa che mi rasserena, che mi fa sorridere. Che mi fa sognare.

Non mi resta che sperare in questo stato di grazia.

14 pensieri riguardo “Stato di grazia

  1. com’è difficile “accettare di essere persone in grado di far del male” , però

    ed è vero, a volte questi spazi sembrano esistere per essere solo dolenti, come quando, spesso, troppo, ci si avvicina agli amci solo quando le cose vanno male e poi quando le cose va bene non li vedi, perché sono occupati… a vivere? Ho cercato sempre di trovare lo spazio per fare il “giro della rubrica” comunque. Magari un ciao, un WhatsApp (cavolo!!! esiste per qualcosa o solo minchiate?) …
    … ma il blog (almeno il mio, credo il tuo) può essere proprio quello spazio. Anche per una riflessione che non hai voglia di dare in pasto allaGGente, oppure perché c’è solo laGGente e tu quella cosa non vuoi rimuginartela e segamentaLtela tutta da sola… e allora ok, è comunque da sola… ma con benefit 🙂
    magari un commento di qualcuno, magari di molti.

    ci si vede nel moon(e)verso

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    1. La vita è tutto: bene e male, dolore e felicità. Imparare a accettare il dolore, il proprio è quello degli altri, non è ovviamente facile, ma è compreso nel patto della felicità: non esiste il bianco senza il nero.
      E ,bando alle ovvietà, questo mio spazio, nato come dolente, alla fine è un sacco di cose, è uno spazio trasformista, che mi ha regalato momenti e persone davvero uniche. Solo per questo dovrei smettere di lamentarmi…

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