Superficialità

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Alla fine ruberò di nuovo un’ora di tempo alla mia piccola mostriciattola per… per cosa? (diranno subito i miei piccoli lettori. Sì, ok, è una cit.)

Beh, per scaricare.

Il fatto è che sono giorno che perdo il passo. Cosa significa, diranno subito…va bene, basta. Spiegherò cosa significa perdere il passo a lavoro:

fai conto di avere un piatto che sta per uscire (tempo 2 minuti) e un tavolo a cui portare da bere (tempo 1 minuto). Basterà un piccolo intoppo(il tavolo a cui porti da bere ti ferma per chiederti qualcosa; cade un forchetta al tavolo a cui sta per uscire il piatto eccetera) affinché ti si presenti la possibilità di perdere il passo. Se perdi il passo, quindi, tutto ritarderà e potenzialmente potresti trovarti nella classica situazione in cui porti la trippa al tavolo del vegano (senza riferimenti) e il vino al tavolo degli astemi. Ma se sei in forma tutto ciò non accadrà. E non accadrà semplicemente perché, appena si presenta l’eventualità di perdere il passo, tu fai come l’assistente di Google map: ricalcoli. Solitamente il ricalcolo è più che sufficiente. Nel ricalcolo è compresa anche la telefonata al numero interno, dove risponde Micro(bo) che, con le sue gambe lunga, e le braccia lunghe, sarà lieto(?) di aiutarti.

Se invece non sei in forma, semplicemente perdi il passo. E tutto va a rotoli. In quei giorni ho visto cose che voi umani… ok. La smetto. Ma il concetto è chiaro?

Insomma, dicevo: sono giorni che perdo il passo. E non solo a lavoro. Anzi, a lavoro me la cavo anche se perdo il passo, alla fine, perché è la settimana prima delle ferie, c’è un gran mortorio, si lavora a spot.

e quindi oggi avevo deciso: cosa ci vuole per una che perde il passo? Per una che perde il passo perché pensa troppo, poi. Perché ha il cervello intasato come le arterie di un malato di colesterolo?

Risposta: un bel pomeriggio di superficialità.

E quindi, vade retrosaggi sull’utilità dell’inutile, vade retro argomenti di conversazione sulla fame nel mondo (vabbè, mica li faccio davvero, era solo un esempio): vado dal parrucchiere!

Nonostante stamani abbia inserito nella borsa il kit di sopravvivenza (due libri e un quaderno per scrivere), quando finisco di lavorare sono ben decisa a andare dalla Maga del Biondo solo per spettegolare e per leggere Novella 2000.

Carica come un gommino entro alle quattro. Non c’è nessuno, tranne me e la Maga. I pettegolezzi saranno ridotti. Ma non mi scoraggio! Sono superficiale, oggi, ne ho bisogno, eh!

Partiamo alla grande: chiacchiericcio indistinti sulla relativa prole e poi lei mi consiglia un’app per la musica diversa da Spoty (poverina! Non conosce la nostra storia d’amore, non può capire, lei), le do soddisfazione, faccio finta pure di scaricarla. Attendo. Silenzio. Ma quando mai si è sentito silenzio dal parrucchiere? Porto davvero merda, io.

Poi mi dice di essere andata a una mostra, a Firenze. Una certa Mila, dice. E poi non sa il nome.

Si mette in moto la mia vena scimmiesca. Googlo come se non ci fosse un domani. Lei intanto mi dice : che schifo, che ribrezzo, mi ha sconvolta, sono uscita da lì e quasi vomitavo. E io sempre più curiosa.

Ok. L’artista è Marina Abramovic.

Che io, ‘gnorante, manco sapevo chi fosse. Ma San Google ha risolto i miei drammi. E le due ore successive le ho passate a spiegarle perché lei faceva questo o quello. Ipotizzando, leggendo. Guardando. Rabbrividendo. Godendo come una matta.

E beh. Il risultato del mio pomeriggio di dichiarata superficialità si è trasformato in un’azione mirata di conoscenza verso questa artista. Controversa. Masochista, forse. Diavolo però, interessante come poche.

Ho dei capelli da urlo.

Ma non ne faccio mai una giusta, eh…

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22 pensieri riguardo “Superficialità

  1. Ho visto i cartelloni OVUNQUE della Abramovich nei giorni scorsi, a saperlo… Che poi come artista non la capisco (e nemmeno mi interessa a dirla tutta), però qualcosa di carino poteva uscirne fuori.

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    1. Mah… io non posso dirlo. Posso dire che mi incuriosisce, che mi interessa, che mi affascina. Ma che è una cagata no, affatto. Prima dovrei assistere (non vedere) a una mostra.

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      1. Anche senza vederla potresti per esempio sapere che lei e il suo uomo hanno fatto il giro del mondo in direzione opposta e a metà del giro si sono incontrati. Il tutto allo scopo di separarsi e dirsi addio per sempre. Poi una che mette sulla porta d’ingresso un uomo e una donna nudi vicinissimi in modo che per poter passare ti devi fortemente strusciare addosso a entrambi, se non è una cagata pazzesca questa non so davvero cos’altro lo potrebbe essere.

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        1. Un esperimento sociale? Ipotizzo eh… a me di un qualunque artista interessa la poetica. E la sua ancora la conosco poco. Ma rimedio. Non posso giudicare il mezzo se non comprendo il fine ( che non è un banalissimo : il fine giustifica i mezzi, attenzione)

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          1. Il fine lo trovo molto peggio che banalissimo: è inesistente proprio, consistendo unicamente in un esibizionismo sfrenato. E il fine NON giustifica i mezzi. Mai (il mio esame su Machiavelli l’ho impostato in una brillante dimostrazione del fatto che sono i mezzi, al contrario, a giustificare il fine: se i mezzi non sono giusti e adeguati, nessun fine si giustifica).

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        1. Non esiste, in cucina soprattutto, buono o cattivo: esiste piace o non piace. Della trippa, fatta in qualunque modo, mi fa schifo la vista, l’odore e il sapore. Il fatto che al ristorante vada per la maggiore dubito sia in grado di cambiarne l’aspetto, l’odore (il tanfo, per la precisione), il sapore.

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  2. ho solo letto due acche su wikipedia e : CAZZO!!!!! che mente!
    io mi chiedo sempre: come fanno a campare? Perché anche solo “ritmo zero” sembra un classico (ok, sono pochissimi in realtà) esperimento sociale. Di quelli di cui c’è bisogno per fare le leggi, secondo me (ne ho scritto molto in passato) …
    Bello, comunque.
    Ma perché perdi il passo? su HOP! passooooooooooooooooooooo! unò dué!
    interessante questa Abramovic, comunque

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    1. Interessantissima in effetti. Come facciano a campare non lo so. Manco so come facciano a fare questo tipo di arte senza morire (lei ha rischiato ben due volte) .
      Ora credo di iniziare a riprenderlo, il passo… magari mi ci voleva Marina.

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