Prima di

post 61 e 62

Sei qui per mettere un punto simbolico. Quindi fallo. Questa storia non può avere seguito, quindi tanto vale che abbia una fine.

E tanto vale che la fine la scriva tu anche se sai che con i finali non sei brava, mai scritti dei bei finali nei tuoi racconti, tendi a far morire la gente, tuo padre te lo diceva sempre leggendoti. Poi ha smesso di leggere. Tu non glieli hai più dati e lui non li ha più chiesti. Troppa fatica, Moon, sembrava volerti dire.

Quando avevi sedici anni ti sei presa una cotta per un ragazzo, siete usciti poche volte, poche, prima che tu ti stancassi. Ma quei primi giorni eri eccitata all’idea di vederlo, la prima storia un po’ vera, i primi baci seri, le mani ovunque, quell’aspettarsi sempre qualcosa di più. E allora per calmarti prima di uscire facevi una doccia bollente e ti preparavi una camomilla. Lo hai fatto anche stasera prima di uscire, prima di incontrare lui, ma non è più eccitazione, è paura quella di cui cerchi di lavarti le tracce, che affoghi nella camomilla. E ora te ne stai qui, in questo parcheggio, la torcia attaccata al volante, aspetti. E scrivi. Ché una cosa l’hai imparata da quando avevi sedici anni, una cosa l’hai capita: scrivere ti fa bene, è il tuo massaggio, il primo sole sulla pelle  a primavera.

E ora, ora che stai per assistere al funerale di una parte di te, quella che crede e che ha creduto, quella che spera e che ha sperato, hai bisogno di cose che ti facciano bene. 

Il battito rallenta mentre ti chiedi per la centesima volta perché hai scelto questo posto, uno squallido parcheggio, qualcosa di talmente lontano dal bellissimo parco in cui vi siete imparati a conoscere. Ma forse sono gli inizi a scegliere i posti, così come le fini. Non scegli tu, scelgono loro.

Non ti sei truccata stasera, nemmeno il filo di mascara che ti metti di solito perché lo sai che quando ripartirai, quando tornerai a casa, non potrai non piangere. E ti congratuli con te almeno per questo, almeno per i dettagli: la maglia pesante per non sentire freddo, le scarpe comode per non inciampare, carta e penna per alleviare la tensione.

Manca poco, una manciata di minuti.

Non sono pronta.

Ho paura.

Ma dopo non potrai che stare meglio. 

33 pensieri riguardo “Prima di

  1. Punto.

    Comincia una nuova frase, lo scritto si allunga e riprende vita, paragrafo dopo paragrafo.

    Hai messo i tuoi punti, ora comincia un nuovo paragrafo. E che la prossima camomilla sia più dolce (triliardi di emoji e mai che ci sia quella giusta 😑)

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  2. Ci sono due Moon almeno in questo articolo…le due Moon principali. Entrambe hanno ragione…ma si combatte spesso con le paure e tantissime volte non si sceglie e si lasciano gli eventi alla loro evoluzione…tu hai avuto il coraggio di farlo…e questo coraggio si trasforma in coerenza…in lealtà…in sincerità e in correttezza. Per cui…ogni cosa fatta con la volontà di far bene…è sempre la cosa giusta. Un’altra parte che ammiro è la parte scritta…credo che sia una tra le cose più belle che ho letto di te…sarà perché non hai dovuto inventare niente…sarà che ci batte il cuore in ogni frase..ma articoli cosi…letteralmente letti per come sono scritti..sono magia. Mi ripeto sempre…tu sei una grande anima.

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      1. È più facile per me rispetto a loro… Quando nella visione si ha solo una parte pulita e molto accogliente. È più facile..chi ci vive tutto il giorno ha una parte periferica che spesso altera l’idea di noi…perché ovviamente noi siamo tirati al massimo Le persone che ti conoscono hanno altri parametri e spesso non ci accorgiamo di quanto ci apprezzano…quindi…considera anche questo. Io resto un ammiratore del Moon pensiero dunque da buon fan…non posso che esaltare…..

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          1. Se le offro in cambio una messa in piega e manicure? Potrtebbe funzionare. Non amo che le faccianoi a me, ma le so fare (ho fatto tanti lavori in vita mia…)

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          1. Tratto direttamente dalla wiki:
            La differenza tra suspense e sorpresa è molto semplice e ne parlo molto spesso. Tuttavia nei film c’è spesso confusione tra queste due nozioni. Noi stiamo parlando, c’è forse una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutt’a un tratto: boom, l’esplosione. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena assolutamente normale, priva di interesse. Ora veniamo al suspense. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perché ha visto l’anarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploderà all’una e sa che è l’una meno un quarto – c’è un orologio nella stanza – ; la stessa conversazione insignificante diventa tutt’a un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: «Non dovreste parlare di cose così banali, c’è una bomba che sta per esplodere da un momento all’altro». Nel primo caso abbiamo offerto alla platea quindici secondi di sorpresa al momento dell’esplosione. Nel secondo caso gli offriamo quindici minuti di suspense. La conclusione di tutto questo è che bisogna informare il pubblico ogni volta che è possibile, tranne quando la sorpresa è un twist, cioè quando una conclusione imprevista costituisce il sale dell’aneddoto.

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    1. Ho alzato la manina… non so cosa sia, ma tra poco, grazie a San Google, lo saprò. E magari lo inserisco nella wishlist delle serie tv da guardare con Little Boss? Dipende, se non è VM 14…
      ps. ho finito Walter. Ho quasi finito, giuro.

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    1. In questo caso no, potrebbe non essere per sempre. Anche se per come sto messa ora ho paura (che qui è in senso letterale, ho paura, non “credo”) che non sia così. Ma mi voglio ottimista 🙂

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