Le considerazioni di base

post 58A volte mi capita di notare le coppie.

Non spesso, a dire il vero, ma capita. Sopratutto quelle non più giovani, diciamo non giovanissime.

Ne vedo passare tante al Ristorante.

Ne vedo passare tante anche per la strada.

Sono così orribile che spesso li guardo e penso a cosa ci sia di storto in loro, per cosa litigano, per cosa si odiano a vicenda,  per cosa si lanciano i piatti. Per cosa non si rivolgono parola per giorni.

Sono così orribile che non vedo mai l’amore, anche quando mi viene raccontato non ci credo.

Ok. Non ci credo alle coppie felici.

Non ne ho mai conosciuta una in intimità, forse, ma quello di cui sono sicura  è che a me non è mai successo di essere felice davvero con un’altra persona accanto.

Ora, questo potrebbe sembrare molto triste, molto Poverina, non hai mai incontrato quello giusto, ma noi sappiamo, vero? Lo sappiamo.

Vediamo, allora, di partire da quello che so io tanto per cominciare.

So che ho una predisposizione innata nel mandare a puttane le relazioni, sopratutto quelle che mi pare possano sboccare in una sicurezza e in una tranquillità che potrebbe anche prevedere il tenersi mano nella mano passeggiando in un prato, magari. Non necessariamente, ma ci stiamo intesi.

So che ho una predisposizione particolare nel togliermi ciò che mi fa bene, perché questo mi fa sentire in colpa, come se il mio cervello dicesse: Stai sfruttando quella persona, Moon, lo fai per il tuo bene, non per il suo.

So che ho una predisposizione particolare nell’infilarmi nei casini perché tendo a dire quello che sento in quel momento senza pensare alle conseguenze. E oltre a ciò, intendo, se ciò non bastasse, non sono capace di stare sola, lo desidero, nel senso che desidero uno spazio mentale solo mio, in cui io penso a me e Little Boss e basta, ma non succede mai, non è mai successo da quando ho , boh, quindici anni? Mai stata sola.

Ma non solo.

Mai stata lasciata.

Mica ho avuto chissà quanti uomini, ma sebbene con estrema fatica e sofferenza, come nei casi recenti, sono sempre rotolata via.

Ciò ti porta a pensare, vero?

Mi porta a pensare tante cose, tantissime, cose che ho già pensato e credevo di aver superato, ma no, si vede che è il mio modus operandi , sono una serial killer delle mie occasioni di felicità.

E non capisco perché.

Sono cinica, ok, non voglio ammettere che la felicità esista, da qualche parte.

Ma c’è di più.

Trovo sempre un sistema per soffrire.

Non riesco ad accontentarmi. Ma nel senso specifico: non riesco a farmi contenta. E allora spero che lo facciano gli altri. Il che è assurdo per definizione. Specie per una cinica come me.

Per essere felici basterebbe cederci, alla felicità. Non crederci.

Che cedere sia proprio il termine giusto. Lasciarsi andare.

Ma per una come me significherebbe solo arrendersi al fatto che la vita fa anche schifo. E che la felicità è come la solitudine, non una condizione, ma uno stato d’animo.

Non ci sono ancora arrivata a queste considerazioni di base.

11 pensieri riguardo “Le considerazioni di base

  1. Questo blog mi fa diventare scemo. Ogni giorno aspetto il post per vedere come va a finire, altro che le telenovele che danno in tv. Immagino sempre che il colpo di scena finale sarà Barbara D’Urso che ti invita alla trasmissione 🤓

    POSITIVITÀ CAZZO!!! Al tuo cervello ci penso io mettendoci una bella rotonda in centro per smaltire i pensieri di troppo, e poi due vie d’uscita per i pensieri positivi e quelli negativi: i negativi avranno l’uscita di forma quadrata e quelli positivi l’uscita di forma rotonda così che non possano prendere la direzione sbagliata 😎 (genialata del mattino ☀️)

    😘

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    1. 🤣 meno male ci sei tu a farmi ridere… tra pochi giorni avrò recuperato il tempo. E anche altre cose. Non sarà un finale, ma voglio vederlo come un nuovo inizio. Che poi alla fine è la vita di tutti: inizi e fini…

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  2. Anche io dicevo così. Ma sono giovane e in meno di due anni mi sono trovata sposata e a desiderare un figlio che abbia i miei occhi ma non la mia propensione ad ingrassare😂quella no. Ancora non capisco come sia successo, io sono una professionista forte ed indipendente, vivo da sola da sempre. Ma la vita ci sorprende . Credo che il segreto sia arrendersi alla routine. Mi fa piacere leggerti, sei molto appassionante

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  3. L’amore quando arriva, arriva e non ha ragioni. Si dice: il cuore ha ragioni che la ragione non conosce. Profondamente vero. Accade all’improvviso, che tu lo voglia o no, non potrai esimerti e lo vivrai appieno, comunque vada, perché l’amore è così, non ha fissa dimora.

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  4. sono una serial killer delle mie occasioni di felicità.
    Non è masochismo, è una forma di difesa. L’importante è riuscire a capire da che cosa esattamente ti stai difendendo. Il che non è sempre facile, ma con un po’ di buona volontà, molto coraggio (a volte occorre scavare fino al centro della terra e andare molto molto indietro nel tempo, e può capitare di farsi abbastanza male, scavando, con tutti quegli spuntoni di roccia eccetera) e una grande onestà verso se stessi ci si può arrivare. Dopodiché non è che hai risolto il problema – solo quell’imbecille di Freud, con quel povero cervello spappolato dalla cocaina, poteva immaginarsi che basta capire la causa di un problema perché quello sia automaticamente risolto – però una volta che l’hai guardato in faccia puoi imparare a gestirlo e a conviverci dignitosamente.

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  5. Non capisco perché significherebbe arrendersi al fatto che la vita fa anche schifo, cedere alla felicità. Non c’è spiegazione. La metti li come verità. Magari si, ma spiega. Per me è una frase priva di filo logico: il senso lo so, vuole avere un senso assoluto. Ma non ce l’ha. Quindi spiegare.

    “Non riesco ad accontentarmi. Ma nel senso specifico: non riesco a farmi contenta. E allora spero che lo facciano gli altri. Il che è assurdo per definizione.”

    No. Dove sta questa definizione? nel verbo riflessivo? no no no, questo è un sofismo e i sofisti non avevano ragione, per questo li ricordiamo. Qui mi tocchi su un tasto importante, quello della Grande Cazzata che “se non ami te stesso come possono gli altri amarti?”

    Ah molto semplice: non sono due cose correlate. Per questo quando trovi la persona giusta e la perdi stai di merda. Era quella cosa che ti mancava: quella persona MI AMAVA PIU’ DI QUANTO IO NON AMI ME STESSO.

    facile no? quindi magari TU non riesci a farti contenta. Ma quella tal persona, se glielo lasciassi fare, lo farebbe.

    Che chi si accontenta gode è vero: si rende contento. E non vuole dire che cede alla mediocrità: cede al possibile e non si invaghisce dell’impossibile.

    Perché se tu non ti ami o non ti ami abbastanza chiunque ti ami lo fa più di te. Ci sono persone che credono in te quando tu in te non ci credi. Vedono i tuoi pregi e tu non li vedi.

    Vuoi che non ci sia qualcuno che sa renderti felice più di quanto tu non possa fare per te stessa?

    Certo, si: devi abbassare la guardia, lasciarti fare del male, anche. Mica lo deve fare. Ma la posizione è quella li: via l’armatura che protegge dalle frecce, perché blocca anche le carezze.

    "Mi piace"

    1. Capisco il tuo scetticismo. Non rileggo mai quello che scrivo e a volte mi perdo nel mio cervello credendo di aver detto tutto. Di aver spiegato. Di essere compresa. Cedere, non credere alla felicità. Perché allora significa che la felicità è tutta qui, è tutto quello che ho già. Che non posso andare oltre. Una volta un mio amico mi disse, ai tempi in cui stavo ancora con il mio ex, i tempi bui devo dire: ma perché hai quel muso? Non hai una bella vita? Una casa tua? Un lavoro tuo? Una famiglia, una figlia? Cavolo, aveva ragione: avevo tutto. Ma non ero felice. Non riuscivo a cederci, alla felicità. Speravo ci fosse di meglio, per me. Tipo qualcuno che sì stava al mio fianco, ma che mi amasse davvero, che mi accettasse per quello che ero. Che mi vedesse, porca miseria. Vedesse ME. Non l’idea di una moglie qualsiasi. E infatti quando mi ha visto (perché qualcosa dentro di me ha urlato in modo animalesco) le cose sono cambiate…
      Ho spiegato?
      La mia definizione è che io per prima dovrei farmi contenta. Ma non lo faccio e aspetto che lo facciano gli altri. Non vorrei toccare quel tasto lì, CG, anche perché so che io non mi sono mai amata (finora, dico) e gli altri invece mi hanno detto di sì, che mi amavano o mi amano (ma su questo ho sempre i miei dubbi eccetera, altra storia che prenderebbe troppo tempo). Quindi sì, non lo tocco, ma lo tocco leggermente. Mi dicono che si può essere felici da soli. Farsi contenti da soli. L’altra metà, quella del Simposio, dovrebbe completarmi, non sostituirsi a me. Non è l’altra metà a fare di me una donna. Io dovrei esserlo a prescindere (ma tu guarda che uso sconsiderato del condizionale!)
      Ma infatti, concludendo(si fa per dire), il problema è proprio l’armatura. Io non ce l’avevo, prima. Tu? Quando l’ho abbassata il dolore è stato tale da rendermi imbecille. Perché io, il dolore fisico, lo sento poco, ho una soglia molto alta. Ma quello del Dentro, invece, è tutta un’altra storia.
      Ho scritto un po’ ma non so quanto abbia risolto i tuoi dubbi… ma si fa per parlare: il che è bellissimo e stupefacente.

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      1. Io non ce l’ho, non la voglio e vorrei non l’avesse nessuno quella cazzo di armatura. E si, ti sei spiegata. E tutti vogliamo che ci accettino totalmente e con questo stesso desiderio non accettiamo gli altri. Nel nostro essere ci sono caratteristiche di non-accettazione degli altri. Accettarle significa non accettare sé stessi. Quindi preferisco le imperfezioni che si completano.
        E certo che ad essere donna basti tu. Ma donna felice? O donna che pensa che valga la pena di vivere? (ok, questa non sei tu, sono io)
        Io credo che ci siano persone che si sono indurite molto presto, talmente dure per sempre che l’armatura sono loro stessi. E queste persone sono quelle che bastano a sé stesse.
        Ma quando ci parlo io sento un cinismo più potente di quello mio. Una disillusione – ma che tuttavia trasporta desiderio di sopravvivenza animalesco – totale, nichilista, più drastica del mio non-senso della vita. E cioé che sostanzialmente l’amore non esiste. Che l’altro che ti ama non esiste. Che esiste solo l’egoismo. E ad un certo grado della “piramide dei bisogni” sono d’accordo. Ma io non sto rovistando tra rifiuti e feci con un coltello in mano pronto ad uccidere per una banana marcia ma ancora mangiabile. Sono fuori da quel livello di sopravvivenza.
        La mia migliore amica ha detto che tutti sono egoisti e che tu devi aiutarti da solo oggi, quando cercava casa e si lamentava che nesuno la aiuta. Le ho chiesto se lo avesse detto a qualcuno.
        No.
        Egoisti di merda eh?
        mavaffanculo 😉

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