Teoria, pratica e il Nulla che dilaga

post 57

Sto facendo una versione stracciona dell’happy hour mentre aspetto che il riso sia cotto ( mi piace il riso, va bene? Con il mio ex era impopolare, così come le linguine – o bavette, come le chiamate?-. E va da sé che ora in casa ho solo riso e linguine. Little Boss ogni tanto ci prova a chiedermi le penne, ma per la  pasta corta ho sempre delle remore… ) e sto pensando se trascrivere quello che ho scritto a penna oggi pomeriggio oppure scrivere tutto da capo. 

Indubbiamente ho già iniziato a scrivere da capo, quindi potrei continuare. 

Lì chiusa nell’abitacolo di Winny (la mia macchina si chiama così) ho iniziato con questa frase: non mi sto portando da nessuna parte.

Il fatto è che scrivo e scrivo e mi sembra di essere arrivata a delle conclusioni, ma non è affatto così. Perché il nocciolo è che non ci sono conclusioni a cui arrivare. 

Affronto la vita come se fosse un problema matematico, quindi l’errore esiste già in partenza. Senza contare che io e la matematica ci piacciamo sì, ma non è che abbiamo mai mangiato assieme.

(Qualcuno mi ha detto che sono discalculica, detta così sembra un’offesa pesante, in realtà è perché spesso, presentando i conti al Ristorante, inverto i numeri: il tavolo sei deve pagare 30 euro e 70? Ecco che io gli dico: 70 euro e 30 – generando non poco panico, ovvio-. La mia ipotesi è che invece la mia sia solo fretta. Sono nata con il sale sulla coda – o con la coda sul sale, scriverei, se fossi dislessica- e quindi ogni cosa tendo a farla nel minor tempo possibile. E quindi a volte ci sta che il mio cervello si confonda, no? Inverta le cose. Ok, ok: questa potrebbe essere solo l’ennesima versione edulcorata di me stessa, ma potrebbe essere, no?)

Terminata questa interminabile parentesi. 

Ce l’ho, la mania di calcolare la vita come se fosse un’equazione, che peraltro non conosco. Come se il nostro comportamento fosse solo un’insieme di azioni logiche, concatenate le une alle altre, e invece no, diamine, non siamo logici, consequenziali, coerenti, non siamo macchine, non possiamo calcolare i centimetri di una reazione, i minuti di un sentimento, i centilitri delle lacrime. 

Grande applauso a me, Brava Moon, come sempre sei la migliore per la teoria. Logorroica e prolissa (dipende cosa fai)poteresti rigirare il mondo come un calzino, ma poi c’è la pratica e tu, ammettilo, fai schifo nella pratica.

Quindi riassumo: il mio neurone solitario sa. Sa che non può calcolare tutto, che i sentimenti non si posso combattere, non si può metterli in una scatola da scarpe e spedire sopra l’armadio come una vecchia foto di cui ti vergogni. Eppure continua a provarci…

Io lo amo, lo amo ancora, diamine, lo sogno spesso, come stanotte, seguo le linea della sua schiena quando se ne va, lo guardo appena so di non essere vista, a rischio di farmi esplodere il cuore. 

Eppure sento anche un gran vuoto.

Come se si fosse portato via una parte di me. Magari quando lo vedrò da sola riuscirò a farmela restituire. Oppure questa cosa, vederci, non accadrà mai più. 

Sento che non ne ha voglia.

Che non ha più voglia di me (come biasimarlo?)

Nemmeno cinque dannati minuti.

E a scrivere queste cose il Nulla dilaga, rischia di distruggere Fantàsia. Ricordate il film? O il libro di Ende, ancora meglio.

Ma questa frase l’ho già detta. E Sebastian dopotutto l’ha salvata, Fantàsia. 

Il lieto fine…

Quello che lui voleva per me, voleva che avessi il mio lieto fine.

Senza capire che il mio lieto fine era lui.

27 pensieri riguardo “Teoria, pratica e il Nulla che dilaga

          1. La dritta è sorridere sempre. Qualsiasi cosa accada, ridere e sorridere risolve tutto. Diglielo. E dille che il lavoro è duro, ma a se lo scegli allora ti dà molte soddisfazioni. Le persone … sono quelle che ti soddisfano, nel mio caso, almeno…

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  1. Non parliamo di numeri e matematica che ci siamo sempre odiati a morte fin dall’asilo. Per quanto riguarda gli strafalcioni scritti quelli sono venuti subito dopo e non mi hanno più abbandonato 😁

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  2. 1. L’inversione è una delle caratteristiche specifiche delle dis- : dislessia, disgrafia, discalculia. Non è la fretta, è la discalculia. Ma non agitarti: non è contagiosa e non è letale.
    2. Se ti sembra che non ci siano conclusioni, è semplicemente perché non ci sei ancora arrivata.
    3. La vita è un’equazione. Solo che ci sono coefficienti e costanti e variabili che non conosciamo: è per quello che i conti non tornano mai. Ma chi l’ha detto che conoscere il risultato sia necessario, o anche solo utile, per avere una vita degna di essere vissuta?
    4. Resto della mia idea che è molto più suggestione d’amore che realmente amore: la tentazione del grande-amore-talmente-grande-che-non-lo-posso-dimenticare è forte, ma prima o poi bisognerà pure svegliarsi.
    5. Sì, molto meglio il libro. O meglio: nel film c’è solo metà della storia, e non è quella più significativa.
    6. La mia si chiama Filippa.
    7. Negare le penne è crimine contro l’umanità.
    8. Nessuno è il lieto fine di qualcun altro: il nostro lieto fine siamo noi.

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    1. Cara Barbara… 1 e 2 mi spaventano, ma c’è sempre qualcosa che il mio neurone solitario sa prima che io possa davvero ammetterlo. 3 mi consola. 3 mi fa sentire sana. 4 è come 1 e 2: e infatti ho fatto. Scrivo dal passato. Ancora per poco eh. I tempi si accorciano, mi sto raggiungendo, scrivo meno, pubblico di più, e tra poco ci sono. 5: il libro è un flash, specie se letto a due voci con una bambina di 7 anni come ho fatto io al tempo. 6. Avrei da ridire per motivi personali che non dirò qui, ma chiamare le mie cose per nome mi rende felice, meno sola, il che è preoccupante o folle, ma in ogni caso sono io. 7: non le nego, ma le evito… 8: non ci sono ancora arrivata in pratica a queste considerazioni di base. Ma in teoria ho dieci e lode 😉
      È bello averti qui. Grazie con tutto il cuore…

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      1. Io do il nome anche ai piatti che invento: Caterina di Russia, imperatrice Sissi, Mata Hari, Madame Bovary, Carmen, Odradek, Madame Pompadour, Poppea, Ninotchka…
        Intendevo dire negare nel senso di rifiutare. Rifiutare le penne a una figlia è crimine contro l’umanità. E rifiutarle a se stessi è masochismo.
        È bello essere qui.

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  3. ok, piango. Gli altri un’altra volta, vado a dormire. Che domani devo sedurre una donna, o almeno così la pensava … come si chiama… dio mio l’ho anche scritto. Quel fotografo famoso e fico. Ma intanto piango un po’, che erano magari già due o tre giorni che no.

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      1. Figo non l’ho detto 🙂
        Era Helmut Netwon, mi pare, uno dei miei post sul fatto che mi ha segnalato la mia migliore amica che il mio modo di vedere l’atto del ritratto e tutto l’incontro precedente sia … quello che tutto sommato diceva anche lui.
        Ma ora mi sto perdendo e non so più perché ne parliamo 🙂
        pazienza 😉
        anche la mia memoria fa schifo, ma da sempre 😉

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