Like a New Born

Post 31E nulla, mi sono installata una nuova routine, quasi fosse un’applicazione: esco da lavoro, torno a casa, passo dal bar qui sotto a prendermi una coca (possibilmente zero, anche se non ce l’hanno quasi mai), mi metto al pc e accendo una sigaretta. E scrivo. 

Scrivo un pezzo di nulla ogni giorno, mi tengo in allenamento, mi costringo a pensare nel modo giusto, senza avvitarmici troppo. 

Stamani ho ricevuto una mail di Ale. Il mio piccolo tesoro nel cuore…

Mi parlava di Pilastri. E cercava di spiegarlo a me, ma prima di tutto a se stessa. I grandi Pilastri delle relazioni umane. Gesù, se è un casino. 

Per fare una casa occorrono fondamenta e cemento. 

Per fare una relazione occorrono Parole che abbiano un significato comune. Rispetto, Fiducia, Sincerità, ad esempio.

Io e Ale, che alla fine abbiamo ragionato un sacco a come riempire queste Parole, ci troviamo ancora a cercare di infilarci tutto a caso, ci infiliamo le persone, i fatti, perfino il meteo (so che sembra assurdo, ma ogni volta che piove io riempio un pezzetto della parola Amore). Ma poi quando ci troviamo a dirle, a scriverle, ecco che di nuovo si vuotano di senso, ecco che avremmo bisogno di ricominciare da capo. 

Quasi sempre. 

Perché Fiducia si riempie alla perfezione quando pensiamo l’una all’altra. Così come Rispetto e Sincerità. 

E mi ci è voluta Ale, di nuovo, per capirlo, per capire che se una relazione è giusta tutte queste parole si riempiono senza sforzo. 

La mia piccola amica sta imparando bene la Magia e me la sta trasmettendo. 

Le sue parole sono riuscite a far scomparire quel nuvolone nero che attraversa ogni tanto il mio cielo.

Dopo l’ultima domanda che ho fatto a TDL (Cosa siamo, ora, noi?)lui è scomparso. Nemmeno una capatina al Ristorante. Nessun messaggio. Riesce ogni volta a svuotare la mie Parole. Ogni volta. 

Ma oggi non mi sento così triste per questo. 

Oggi c’è Ale.

Oggi c’è anche un Nuovo Amico Atipico (NAA) che non credevo così facile da trovare. 

Oggi c’è David Gilmour, anche, che danza proprio davanti a me. 

E domani. Domani c’è un evento su racconti brevi e riviste on line al quale parteciperò e non vedo l’ora di esserci. Sarò con il mio Mentore, quindi l’entusiasmo raddoppia. E alla fine mi accontento di poco. 

Solo di sentirmi me stessa. 

Quindi rispolvero il mantra che avevo timidamente tirato fuori in questi mesi. L’ho girato ieri al NAA. 

E lo collego in maniera del tutto arbitraria al titolo di una canzone che ho sempre amato.

Quindi, Moon, muovi il culo.

E sarà finalmente Like a New Born.

13 pensieri riguardo “Like a New Born

  1. E quello che manca, quello che non c’è i non ce lo mettiamo , quando si costruiscono le cose che sia un matrimonio, un rapporto, una casa … le fondamenta senza le fondamenta crolla tutto se non subito poco dopo… mi piace quello che scrivi te lo avevo già detto scrivi cose che spesso mi ci ritrovo … e riesci al contrario di me a farti forza a cercare l’ottimismo è fai bene ti ammiro tantissimo, io non ne sono capace, ma leggerti mi rincuora ❤️❤️🍀🍀❤️❤️ un abbraccio e forza e avanti … lo dico a te anche se dovrei ripetermelo come un mantra a me stessa … ma questa è un’altra cosa ….😘😘😘 ciao alla prossima

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  2. Mio dio com’è bello che abbiate ragionato su questo.
    Cioè sul fatto che le parole devono avere un significato comune: sembrerebbe ovvio, no? Il linguaggio dovrebbe avere ovviamente questa caratteristica. Rosso è rosso, per me, per te, per chiunque.
    Alla fine mi sono trovato a scontrarmi proprio su quelle tre precise parole : Rispetto, Fiducia, Sincerità.
    A volte è molto, molto difficile andare solo per definizioni. Perché per due persone queste parole abbiano davvero un significato comune devono essere un sentire comune. Puoi definirle, persino in tribunale, ma dovresti sentirle dentro. La mia piccola pensava di non potersi fidare più di me. Su tutto questo si era incasinato il dialogo, il non spiegarsi, il non capirsi e alla fine il litigare e fuggire senza parlare seriamente. Seriamente significa con la volontà di arrivare ad una soluzione. Anche di dire “per me significa questo, per te no, allora usiamo un’altra parola, anche se per tutti gli altri Italiani significa questo, ma l’importante è che ci capiamo”. Credo di aver descritto cosa successe. E tu mi leggi.
    Rispetto. Credevo di averla rispettata, tanto, tantissimo. Ma non a sufficienza. Del resto ognuno di noi è l’unico e solo giudice di ciò che sente come rispetto e la sua mancanza verso sé stesso, come il dolore, come un’offesa. Solo tu che lo provi sai cosa sia per te. E lo sai solo dopo che è successo. La strategia dovrebbe essere “ok, visto che lo possiamo giudicare solo dopo, non prendiamo decisioni su questo, ma ragioniamo su questo nuovo fatto”. Ovviamente se siamo robot. Ma se siamo impulsivi, ciao.
    Sincerità. Wow. Sincerità è dire tutto? Sincerità è dire la verità. Ma dirla tutta? Non possiamo avere il nostro spazio anche dentro? Serve persino fuori, non possiamo avere la libertà di “fare disclosure” quando E SE lo decidiamo e non per imposizione? Sincerità: a volte si scambia l’incapacità di contenersi per sincerità: io la chiamo incontinenza. Non potevi fare a meno di dirmi una cosa. Ma non era utile, era dannosa per me, serviva solo a svuotarti? “eh ma sai che io sono sincero”. Consideriamo la verità come acqua. Sei sincera se quando ti chiedo di aprire il rubinetto e tu acconsenti l’acqua che esce è limpida. Ed è acqua, soprattutto. Ma se il tuo rubinetto perde, per quanto quella sia davvero acqua, sei solo incontinente. Interessante? 🙂 Visione personale, ovviamente.
    Anche io quando mi dicono che non sono affidabile penso ad un amico: e lui dopo 17 anni mi ha detto “io so che di te, ci metto la mano sul fuoco, mi posso fidare”. E per me lui è quasi un eroe, uno stoico, uno di quelli che esagerano col dovere, la sincerità, l’onore, come un militare. Rispetto: quanto rispetto abbiamo? Eppure accadono molte di quelle cose per cui altre persone si sentirebbero mancare di rispetto. E invece no, ci rispettiamo moltissimo. Ma non siamo leccaculi. Siamo persino cortesi. E sincerità: quando penso a lui, io so che sono sincero. E pure lui. E piano piano lo siamo di più, anno dopo anno alcune cose vengono ridipinte con colori che mancavano: dettagli, vergogne, fatti omessi. Erano false le altre cose? No: e lo sappiamo e nessuno farebbe storie, tra noi. Eppure so che B, che ha vissuto con me (e sta vivendo con me) circa dal 19 anni, mi ritiene inaffidabile. Ma perché? Ho dovuto indagare: perché il suo concetto di “affidabile” rasenta la Divinità: questo si aspettava da me, una specie di semidio che sarebbe sempre stato disponibile, senza problemi. E non lo dico sfottendo: lo riteneva vero, aveva riposto in me questo carico di aspettativa. Ho provato, recentemente, a dirle che non mi sento offeso di essere inaffidabile a questo grado. Al grado “umanità e nei limiti del possibile” mi pare di essere d’aiuto, perché so che non esagererà, che avrà vere emergenze, che siamo entrambi di parola.
    Wow, il “cosa siamo ora noi” è bello eh 🙂 Come fu il mio iniziale “cosa vuoi da me?” … e il fatto che non volevo essere qualcosa, ma qualcos’altro. Mi piace chiarirlo, ho bisogno che sia esplicito, alla faccia del “non servono parole”.
    David Gilmour! Ma come?! Come mai? Sai che un tempo su usenet (do you know?) esisteva un gruppo intitolato “perché alle donne non piaccono i Pink Floyd” 😀 ?
    Ciao e che quelle tre parole trovino sempre velocemente il loro contenuto.
    No, non ho il potere della sintesi.

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    1. Le tre parole , i Pilastri, io con un uomo mi sa che non ci arriverò mai. E ci ho pensato. Vabbè, non dico uomo in quanto tale, ma come compagno. Mi fregano le aspettative.
      In ogni caso, le tre parole sono fondamentali. E la Sincerità è semplicemente essere se stessi con l’altro (la verità è un’altra cosa, la verità non esiste come termine assoluto), e questo non significa essere coerenti, significa essere liberi.
      Il Rispetto è lasciare che l’altro sia libero di essere. Questo è rispetto.
      La Fiducia corrisponde al quel giochino in cui tu sei di spalle e ti lasci cadere all’indietro. La persona dietro di te ti prende. Punto.
      Questi sono i miei significati.
      Ma le parole non le riempio perché non si riempiono così. Da soli. Si riempiono in due. Mentre io continuo a fare lo stesso errore di sempre: le riempio da sola e poi mi incazzo se la’ltro non fa la sua parte: aspettative.
      Per David … non sono una fan dei Pink Floyd. Ma mi piacciono. E soprattutto mi piace David Gilmour. E sopratutto mi piace quella dannata canzone, dancing right in front of me. Mi piace perché mi ricorda un racconto di Carver (Perché non ballate?), mi piace perché il testo è una poesia, perché amo chi sa usare una chitarra, perché quelle note mi entrano dentro.
      Evvabè, io ho finito.
      Grazie di essere passato.
      Ciao

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      1. Vero, le aspettative sono un’ingiustizia, nei rapporti: entri nella vita di qualcuno aspettandoti a priori cosa o come questa persona debba essere e in special modo come e cosa debba reagire A TE, persona completamente “altra” dalla persona con la quale ti approcci. Ti aspetti addirittura qualcosa che ti manca, che tu non fai o non sei per te. Te lo aspetti tu, non quella persona. E se non lo è (quello che ti aspetti) gli/le abbassi il voto. E’ terribile no? Ma mica tu eh, non perché lo fai tu. Lo facciamo tutti.
        Ed è terribile nei nostri confronti.
        Esempio idiota?
        Sei bellissima, vestita. Ma la mia aspettativa, è che da nuda tu sia in un certo modo. Togli il vestito e non accade la magia. Ma chi cavolo ha detto che doveva accadere?
        Ed è questo che facciamo: vogliamo sempre dettare la regola di cosa ci debba essere sotto il vestito di un altro. E quando ci fa il regalo di toglierlo, quel benedetto vestito di protezioni e difese…

        Essere sé stessi con l’altro può portare al disastro. Perché in qualche modo l’altro deve accettare ogni cosa (e a questo punto tu etichetti la cosa con “rispetto” se ho capito; quindi esempio logico ma fastidioso: se tu mi picchi sei te stessa e il rispetto significa accettare con gioia le botte) ma ui le cose si complicano. Mi limito a questa considerazione. Cmq ho capito eh, sofismo a parte.
        La fiducia: io sono perfettamente d’accordo. Ma ho avuto il mio bel daffare con questa parola. Esistono condizioni. Esiste il fatto che c’è chi si butta all’indietro quando tu non sei nella stanza, non sei nemmeno nel continente. E’ appunto l’aspettativa il problema.

        Gilmour: ho afferrato.

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