Di cosa parliamo quando parliamo di ex

post 19

Questa sera sono qui che penso. Sì, lo so che non è una novità, come dice l’Amico Speciale Io penso troppo. Che poi, come si fa a pensare troppo me lo deve ancora spiegare, anzi, mi chiedo, come si fa a pensare meno? Perché io, di sistemi, ne ho inventati a dozzine, ma l’unico che ha funzionato (e nemmeno poi molto) non ve lo dico.
Comunque. Sono qui che penso.
È passato un mio amico a trovarmi, un ragazzo che conosco da molto, due chiacchiere, ceniamo insieme? Ma sì, dai. Faccio una pasta veloce eccetera. E alla fine sono ricaduta nello stesso errore. Ho parlato del mio ex. Di quanto mi faccia incazzare come un toro appena vede la bandiera rossa. E sono due anni ormai che non parlo d’altro alla gente. Di quanto sia ingiusto avere una situazione devastante con un ex che insulta e minaccia e una figlia quasi adolescente di cui preoccuparsi e lui non mi parla, lui offende, non ragiona, e il tempo doveva sistemare le cose e non l’ha fatto, e ora sono stanca, e devo preoccuparmi davvero della mia incolumità?, ma perché non si trova un’altra e se ne sta zitto? E tutte le solite cose.
Da due anni
.
Insomma. Alla fine mi vengo a noia da sola. Forse è per questo che faccio un po’ la gnorri sull’argomento, qui, su questo blog: perché mi è venuto a noia. IO mi sono venuta a noia. Sempre a lamentarmi di non poter far questo. O quello. Quando la colpa è solo mia: mia che ho permesso; mia che non agisco; mia che me la prendo.
Però, scusate, il fatto è che ho passato metà della mia vita (vera) con quest’uomo. E sebbene mi chieda come tutte le donne farebbero nella stessa situazione: ma come hai fatto?, beh. In qualche modo ho comunque fatto, non credete? E questa è un’altra delle cose che non ho risolto della mia vita. Un’altra domanda a cui non so rispondere.
Fatto sta che il mio amico mi ha detto, dopo ore di dialogo (leggi: monologo), che stavamo parlando di niente. E che l’unica soluzione era andarmene. Andare via proprio. Via di qua. E portare Little Boss come me.
Ora. A parte il fatto che non posso farlo, avrei un inseguimento in stile Thelma e Luoise prima del burrone.
Ma in ogni caso, sto pensando, sebbene la soluzione sia splendida per Me, magari non lo è per Little Boss. Ho passato tutta la sua vita a pensare a cosa potesse essere meglio per lei. E per farlo mi ci sono sbattuta, l’ho ascoltata, anche quando piangeva per le maledette coliche, e ho cercato di entrare in contatto con lei in mille modi. L’ho guadata: da vicino, da lontano, anche da media distanza, che non si sa mai.
Tutto ciò che chiedo, ora, è poterle dare opportunità. Non negargliele. Tutto ciò che vorrei è che fosse non certo felice, non sono così stupida, ma almeno sicura del suo nido. Conoscete la Teoria dell’attaccamento di Bowlby? Se non la conoscete, conoscetela. Perché a me ha cambiato la vita.
Un nido. Almeno questo. Il nido sicuro dal quale partire.
Alla fine, visto che in teoria sono fatta di stecchi e bava, non dovrebbe essere così impossibile…

 

6 pensieri riguardo “Di cosa parliamo quando parliamo di ex

  1. Non so la tua storia. Se il tuo ex è violento credo che finalmente in Italia si inizi a prendere la cosa seriamente e potresti denunciarlo. Anche se è il padre di tua figlia, le insegneresti così che gli abusi verbali o fisici sono inaccettabili. Ma sto parlando a vanvera perché non so la storia. Ad ogni i bocconi amari sono di lenta digestione

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    1. Sai, il mio Settembre doveva iniziare proprio così, con una denuncia. Solo che non è facile prendere questa decisione. e poi ci sono i momenti di calma, come ora, che mi fanno tornare sui miei passi. Ma non passa giorno che non pensi a quello che hai scritto, a come insegnare a mia figlia.. la mia paura è quella di sbagliare, di esagerare, o di farlo incazzare ancora di più, o di rovinare quel poco di rapporto che c’è tra loro. Non è una decisone semplice…

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      1. No e mi dispiace tanto sentire di queste storie. E non è la prima volta che sento dire “ sai adesso lui è più sereno,il rapporto è più pacifico…”. Moon non devi avere sensi di colpa, a prescindere da ciò che farai. È un sentimento sprecato che fa male a te e a tua figlia. Scusa se mi sono permessa, ma hai la mia solidarietà femminile.

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        1. Tu puoi permetterti di dire qualunque cosa, sono io che scrivo qui tutto. E lo faccio perché mi fa bene essere onesta su alcune cose. È una cosa che non posso fare nella vita di tutti i giorni, devo tenere botta. Avrei dovuto reagire sin dal primo momento. Ecco perché mi sento in colpa. Eppure, guarda l’ironia, non so farlo nemmeno ora, perché mi dico che è passato troppo tempo…

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