L’idea della farfalla

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La terza cosa che devo dire è che ho una figlia, la mia Little Boss. Dodicenne solare, intelligente, come ho già detto, relativamente obbediente. Buona. Dico buona e non amo usare questa parola a casaccio. Lei ha ancora (e se dio vorrà lo avrà per sempre) un animo incontaminato, come una prato fiorito, non ha a che fare solo con l’ingenuità, che alla sua età è normale, ma con qualcosa che risiede nel suo piccolo cuoricino che comunque ne ha già viste molte, nelle sue speranze che sono vastissime, nel suo difendersi con il sorriso dalle atrocità del mondo, senza deriderle, ma affrontandole con coraggio. Insomma, pare proprio che la mela in questione sia caduta molto lontana dagli alberi che l’hanno generata. 

Un po’ deprimente a dirsi, ma è lei la mia migliore compagnia. Quando sto con lei mi diverto, quando non sto con lei mi manca. E già penso che mi mancherà quando, tra poco, sarò costretta a farmi da parte per farle vivere la sua vita, cercando di mordermi le mani per non star lì a evitare che cada, cercando di fare del mio meglio per tenderle una mano forte per rialzarsi. 

E questo rientra nelle preoccupazioni generali dei genitori: tutto normale. 

Questa settimana senza lei si fa pesante, è al mare con suo padre e io non posso vederla fino a domenica. In pratica ho una settimana di solitudine che molte persone oberate da impegni lavorativi e familiari mi invidierebbero, e che io invece stento a elaborare. Dannazione, mi manca, il piccolo cerbero. Mi manca tanto che stanotte ho sognato la sua voce acuta che mi ripeteva tutta la trama della sua serie tv preferita dal letto di camera sua, mentre io cercavo di dormire, la voce impastata di sonno, Tesoro, me lo racconti domani, adesso dormiamo. E mi sa che quel Dormiamo l’ho detto a voce alta mentre mi svegliavo e mi rendevo conto che lei, invece, non era lì. Ci ho messo un po’ per riaddormentarmi. 

Quando la chiamo al telefono, se risponde, spesso sembra un agente del KGB, sintetica, mi trattengo dal dirle Ricevuto, passo e chiudo, e so che in quei momenti è con suo padre e non vuole fargli capire… non vuole fargli capire cosa, esattamente, ancora non lo so. Forse che mi vuole bene? Che parla volentieri con me? Che ha con me degli argomenti in comune che con lui non ha? Sono domande che ancora non ho avuto il coraggio di farle e che forse attenderanno ancora anni. La situazione, come si può facilmente immaginare, è un po’ delicata, come tra tutti i divorziati. Oppure no, non lo so se gli altri divorziati ricevono insulti per messaggio ogni giorno ancora dopo due anni. Io sì, benvenuti nel mio mondo folle. Sono talmente abituata che trovo divertenti le sfumature che riesce a creare. 

La responsabile di tutto sono, senza ombra di dubbio, io, che ho accettato per i primi mesi, sperando si calmasse, poi per quelli successivi, ancora sperando, poi per gli altri ancora, continuando a sperare. Fino a che la speranza mi è caduta sotto i piedi, l’ho calpestata e mi sono indignata con lei, poverina, che non aveva alcuna colpa se non assecondarmi. E ora uscire da questo impasse non è facile. È una delle cose che mi sono ripromessa per la mia vita futura. Ma io a fare i passi sono sempre un po’ lenta, ho l’incedere di un bradipo per certe cose, ci penso su mille volte, valutando pro e contro fino a che non mi ci perdo del tutto, nei pensieri, e non ne faccio di nulla. 

In ogni caso che c’è una cosa che TDL mi ha lasciato, nel suo fulminarmi la vita: l’idea della farfalla. Voglio quindi ancora considerarmi una crisalide, già da fuori si cominciano a vedere i miei nuovi colori. Perché uscire dal bozzolo, se avete mai visto qualche documentario del vecchio Piero, non è mica facile. E occhio e croce sembra piuttosto doloroso. Quindi se mi attardo a sbirciare dalla fenditura prima di uscire del tutto, non è che mi sento tanto in colpa. 

2 pensieri riguardo “L’idea della farfalla

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